{"id":46464,"date":"2021-06-01T12:07:05","date_gmt":"2021-06-01T11:07:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46464"},"modified":"2021-06-01T12:07:06","modified_gmt":"2021-06-01T11:07:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-piccoli-sprazzi-di-marco-baroncelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46464","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Piccoli sprazzi&#8221; di Marco Baroncelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Il tempo oggettivo non ha pi\u00f9 significato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sin dall\u2019inizio di questa esperienza, i battiti dell\u2019orologio non hanno pi\u00f9 avuto importanza, ma l\u2019istinto ti spinge a non mollare, a sperare che la luce ritorni a illuminare la tua solitudine. Buona parte di me non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. All\u2019inizio ho provato a contare il passare dei giorni, ma non avevo nemmeno un gessetto ed un muro dove appuntarlo, potevo solo appiccicare post-it mentali a quella parete scivolosa che si chiama memoria. Pi\u00f9 o meno al ventesimo giorno i foglietti hanno cominciato a staccarsi, mescolandosi e perdendosi. In questo niente introspettivo tutto \u00e8 uguale, pure i pensieri verbali a poco a poco sfumano, nell\u2019oscurit\u00e0 impalpabile del mio mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono persone che, perdendo l\u2019amore, svolgono i pi\u00f9 disparati rituali: alcuni STRINGONO i pugni mentre si disperano sdraiati nel letto, ASCOLTANDO musica consona al proprio animo, per riempire di senso il loro dolore; altri BEVONO, si bagnano le labbra e DEGLUTISCONO alcol, BARCOLLANO per poi GETTARSI su una sedia o un divano; altri ancora CAMMINANO irrequieti avanti e indietro, APRONO la finestra e CONTEMPLANO tristi il silenzio della notte; i pi\u00f9 forti, ma anche i pi\u00f9 deboli, prendono in mano il loro destino, progettandosi la fine: rivendicano il loro diritto ad AGIRE e dire BASTA alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Invidio questi fortunati, hanno occhi, bocca, naso e orecchie, scelgono di muoversi o di stare fermi, determinano la loro essenza, anche quando si lasciano morire. Le loro perdite sono banali contraccolpi dell\u2019essere vivi. Anche io sono vivo, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, ma, per me, la lotta per la sopravvivenza \u00e8 finita, posso solo aspettare la conclusione di questa incalcolabile attesa.<br>Non chiedo di avere niente indietro, \u00e8 stato un mio errore: non si sorpassa in curva. Me ne sono reso conto in pochi secondi, quando, dopo i fari di un\u2019auto, ho visto il motore sgorgare dalla plastica del cofano, trapassare l\u2019airbag ed affondare nella carne del mio compagno di viaggio, bagnandomi con uno schizzo dal sapore metallico. Poi una forte pressione all\u2019interno del cranio. Infine niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccomi qua, non sento, non vedo, non mi muovo. Non vedere non significa vedere nero: semplicemente non vedo, n\u00e9 bianco, n\u00e9 nero, n\u00e9 altro. Come per le altre funzioni che ho elencato, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo di non poterle usare, semplicemente non esistono pi\u00f9. Sono un corpo inerte che letteralmente non possiede queste capacit\u00e0, descriverlo \u00e8 impossibile, come una persona normale non pu\u00f2 descrivere cosa si sente a non percepire i campi magnetici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unico senso rimasto \u00e8 il tatto, unitamente alla coscienza, anche se quest\u2019ultima si sta avvizzendo, atrofizzandosi nello scaricare gli impulsi neurali in questo universo fatto solo di contatto passivo col resto del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai non esiste pi\u00f9 il giorno e la notte, i miei tempi sono scanditi solamente dalle mie routines. Non accade molto di interessante, ma a Te, che sei probabilmente un\u2019allucinazione mentale del mio desiderio di compagnia, voglio raccontare una giornata particolarmente speciale, molto pi\u00f9 ricca del solito, piena di momenti di gioia, piccoli sprazzi di sensazione che squarciano la mia monotona e noiosa vacuit\u00e0. Non so se le mie routines corrispondano a ore, giorni o settimane, questi concetti non hanno pi\u00f9 valore. Mi scuserai l\u2019uso improprio del termine, ma vorrei descriverti la mia \u201cgiornata\u201d speciale. Ti prego, ascolta le parole mentali che ho inciso nel diario del mio conscio.<\/p>\n\n\n\n<p>INIZIO DELLA GIORNATA, LAVAGGIO<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sveglio, come ogni routine, con mani che mi toccano, mi spogliano e cominciano a strusciarmi addosso una superficie semiruvida ed umida, \u00e8 la mia ginnastica mattutina: partendo dalla fronte mi sfregano il viso e le guance; conclusa la pulizia del capo, scendono al petto, alle braccia e alla pancia, poi mi sollevano lateralmente, mi puliscono la schiena e le gambe. Infine procedono all\u2019igiene intima.<br>Lo strusciare delle spugne sulla mia pelle mi rammenta i confini del mio essere, mi permette di assaggiare il limite tra ci\u00f2 che \u00e8 il mio corpo e ci\u00f2 che ne \u00e8 fuori. Le mani che mi spostano su un fianco mi ricordano cosa sia una pressione sulla carne, differente da quella della mia schiena immobile sul materasso del letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono Mani diverse che mi toccano. Mani Pesanti sono le peggiori: sono poco accurate e, nonostante la piccola dimensione, mi strofinano addosso le spugne con una pressione eccessiva, irritandomi la cute, mentre, quando mi sollevano, sento il loro sforzo nello svolgere il compito, ma mi accorgo pure dell\u2019odio che esse trasmettono, attraverso movimenti bruschi e indelicati.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, senza ombra di dubbio, Mani D\u2019Angelo sono le migliori: sono gigantesche, ma allo stesso tempo leggere. Mi accarezzano, strofinandomi addosso, non dimenticano di pulire accuratamente ogni piccolo pezzo di me, aiutandomi nel mio tentativo di ricordare attraverso il tatto di avere un corpo. Da sole riescono a sollevarmi e, con la loro forza, mi spostano dolcemente, con morbidi movimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Esistono altre Mani, pi\u00f9 o meno gentili, ma tutte hanno una cosa in comune. Il loro tocco sa di lattice, \u00e8 liscio, tuttavia crea contemporaneamente resistenza muovendosi sulla pelle. E\u2019 un tocco sintetico e freddo, niente a che vedere con il raro contatto con un\u2019epidermide calda.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia routine solitamente termina qui, fino allo svolgimento di un altro lavaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>IMPREVISTO N\u00b0 1<\/p>\n\n\n\n<p>Un fischio mi sveglia, poi silenzio. Oscillazioni sonore mi invadono, un brivido attraversa la mia mente persa nel vuoto. Sono voci. Stanno conversando, mi parlano, sento l\u2019ondulazione emotiva del loro tono, ma non afferro i vocaboli. Non riesco ad afferrare i fonemi, la conversazione rimane un flusso di suoni, di timbri vocali che si alternano, a volte accavallandosi.<br>Un puntino luminoso. Si allarga, diventa una sfera di bianco troppo intenso, troppo vivo. Decade in macchie, poi forme geometriche. C\u2019\u00e8 una casa circondata da alberi, una figura ovale rossa. Mi ci concentro, \u00e8 un auto? Dietro questa c\u2019\u00e8 una distesa di acqua ondosa e viola. Le immagini si allargano, da un fuoco di circa novanta gradi si ampliano a un\u2019ampiezza di centottanta.<br>Le persone continuano a conversare, dove sono? Perch\u00e9 tutto oscilla e non rimane stabile?<br>Le immagini si espandono ancora, vedo a trecentosessanta gradi. Poi solo macchie di colore. Mi focalizzo sulle voci e ne scopro il segreto: sono solamente un\u2019infinit\u00e0 di fischi sovrapposti. Le immagini sono miraggi in macchie di luce insensate.<\/p>\n\n\n\n<p>Che sia l\u2019equivalente sensoriale di un arto fantasma?<\/p>\n\n\n\n<p>IMPREVISTO N\u00b0 2<\/p>\n\n\n\n<p>Sono nel mio solito stato di veglia inerte, uno di quegli istanti infiniti di noia che si alternano al sonno, quando sento collassarmi il diaframma. Sento che l\u2019ossigeno cala e il petto, nell\u2019unico movimento involontario che mi era concesso, rallenta il suo gonfiarsi e sgonfiarsi. Il mio cervello mi dice di tossire, il mio corpo non risponde.<br>Inizia quella che sembra un\u2019eterna asfissia.<br>Succede qualcosa, sento delle vibrazioni, che arrivano da sotto il materasso fino al mio corpo disteso. Forse stanno spostando il mio letto.<br>Le vibrazioni finiscono, mani di lattice mi allargano le labbra e infilano qualcosa di lungo. Mi struscia sulla lingua, mi attraversa la gola e si allunga fino all\u2019interno del petto. Il dolore \u00e8 straziante, l\u2019oggetto mi scivola dentro, ma \u00e8 abbastanza grande e solido da irritarmi. Il cervello pi\u00f9 profondo esplode in sinapsi, mi urla: \u201cMuoviti, dimenati, vomita, urla, strappa quel corpo estraneo, quel serpente che ti sta facendo un nido in gola!\u201d. Inutile, nessuna risposta, le sue urla non vanno pi\u00f9 lontane della voce in una cornetta del telefono col cavo staccato. Il mio corpo \u00e8 arreso all\u2019invasione.<br>Il petto si gonfia di nuovo, ma non da solo. Il diaframma riposa, \u00e8 il serpente che mi ha violato che mi dona nuova pressione polmonare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 uguale a prima, eccetto un insopportabile fastidio doloroso che occupa il mio vuoto. Eppure questo mio nuovo compagno mi consola: \u00e8 percezione, \u00e8 qualcosa di vivo!<br>Chiss\u00e0 se, superata la novit\u00e0, mi abituer\u00f2 o finir\u00f2 per odiarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>IMPREVISTO N\u00b0 3<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sveglio. La gola mi brucia per il tubo, ma qualcosa di pi\u00f9 importante sta accadendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mano sfiora il mio braccio destro, lo accarezza. Sento la lieve pressione di polpastrelli, che dal gomito alla mano salgono e scendono. Salgono e scendono, poi di nuovo. Poi di nuovo. E\u2019 il contatto umano pi\u00f9 intenso che possa ricordare.<br>Improvvisamente la mano non sale pi\u00f9, si ferma, se ne aggiunge una seconda ed insieme avvolgono la mia. Tremano un poco.<br>Piccole gocce cadono sul mio avambraccio, ma la gravit\u00e0 le reclama verso il basso, formando piccoli rivoli caldi sulla mia pelle.<br>Qualcosa di pi\u00f9 caldo, ancora pi\u00f9 morbido. Sono labbra. Mi regalano lenti baci sul mio palmo, cinto dalle sue mani. Calde, soffici, leggermente umide e in qualche modo pure tristi. Troppo intenso in confronto al mio solito nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Il catetere tira un po\u2019, fa un po\u2019 male. Lo sento che cresce.<br>Non sono io a controllarlo, mi spiace, non volevo rovinare un contatto puro. Spero non fosse mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani mi stringono ancora per un tempo che non saprei quantificare. Poi si sfilano dalla mia. Dopo una carezza sulla fronte, torno alla mia familiare solitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>FINE ROUTINE<\/p>\n\n\n\n<p>Amico mio, questi sono tra i miei pi\u00f9 intensi istanti di vita. Spero che Tu esista e mi ascolti, perch\u00e9 questa condivisione mi salva dal mio oblio, da questo limbo inerme che surclassa la disperazione.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46464\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46464\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tempo oggettivo non ha pi\u00f9 significato. 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