{"id":46326,"date":"2021-05-31T11:03:10","date_gmt":"2021-05-31T10:03:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46326"},"modified":"2021-05-31T11:03:11","modified_gmt":"2021-05-31T10:03:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-polvere-di-alice-cupini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46326","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Polvere&#8221; di Alice Cupini"},"content":{"rendered":"\n<p>Emma era l&#8217;unica che sopportavo ad una distanza ridotta, pi\u00f9 ridotta possibile.&nbsp;Emma e il suo accappatoio, con o senza, pi\u00f9 senza possibile.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Me ne stavo sotto al lenzuolo rimboccato fino alle spalle, nella luce di un gioved\u00ec di febbraio che si credeva marzo. Non mi era mai piaciuto il mio corpo: fin dalla seconda media i chili in pi\u00f9 si erano piazzati sul giro pancia, sedere e coscia, rimanendoci.&nbsp;<br>\u201cMarcolino mio hai il corpo a fiasco, neanche fossi in menopausa\u201d mi aveva detto mio zio, in uno dei macchinosi pranzi di famiglia, con mamma a cucinare per dieci, senza saper cucinare. Per fortuna zia non aveva sentito, lei s\u00ec che era in menopausa da un po&#8217; e che non aveva accettato le nuove rotondit\u00e0 strette nelle gonne, nelle camicette, persino nei mocassini.&nbsp;<br>Zio era un militare, della marina, molto ufficiale ma non sempre gentiluomo. Non lo fu con me, quel pomeriggio dei miei tredici anni, in cui mi sentii ancora meno uomo, cos\u00ec inadeguato con quei quattro peli l\u00e0 e quel grasso da donna in piena crisi ormonale. Iniziai l\u00ec, a tavola, davanti ad un arrosto brutto, a pulire ossessivamente le lenti da miope nei momenti di imbarazzo; ne scoprii il piacere da pi\u00f9 grande, infilandomi di proposito in un mondo senza contorni, fatto per chi sente bene gli odori, ma vede male la vita. Cos\u00ec mi piaceva anche guardarmi allo specchio: senza occhiali, con poca luce, con il perimetro ondulato e senza una vera forma a farmi da contenitore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Emma mi toglieva gli occhiali come se non esistessero momenti da cui fuggire, toccava il mio corpo come se fosse davvero quello di un uomo nel suo giusto stadio ormonale e vitale.<br>Lei fu la prima a cui dissi <em>Ti amo<\/em>, credendoci un bel po&#8217;. A differenza della prima volta in cui cercai di struggermi di passione per Giulia, per tre mesi nei miei sedici anni. La stessa Giulia che a tre anni di distanza iniziai a chiamare Gaia e cos\u00ec feci per un tempo infinito, finch\u00e9 non ritrovai la foto di classe e la sua dedica: \u201cAll&#8217;amore della mia vita, Giulia\u201d. Nemmeno il nome, per dire.&nbsp;<br>Di Emma no, di Emma conosco le lettere: due vocali e una consonante ripetuta; le ricordo come fossero le uniche nel mio alfabeto a tre. Di Emma conosco la voce, il profumo, le unghie, i sorrisi, i nei tutti. La storia, i capelli, la luce, i contorni, con o senza occhiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci incontrammo in un mercatino dell&#8217;usato, nel periodo in cui sentivo che guardare bancarelle avrebbe potuto indicarmi una volta per tutte la strada giusta da prendere. Non funzion\u00f2. Vagare tra quei tavoli e tende mi aveva sempre restituito un senso di pace passiva: scorrevo inerte il sentiero di ciottoli bianchi in attesa che il fato mostrasse ai miei occhi la via di casa, o di fuga, o quel che era. La massa di dvd, le anatre appoggiate ovunque, la macchina da scrivere buttata l\u00e0, le stuole di coltellini di tutte le nazioni: mi credevano forse regista, sceneggiatore, intagliatore o impagliatore. Finiva che uscivo dal mercato con una pannocchia in mano e credendomi scemo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quel giorno vidi Emma, davanti ad un banco di bottoni. Li guardava, toccava e rimetteva al loro posto; lo faceva con cura, come se ne stesse cercando uno in particolare, perso secoli prima da una trisavola ben vestita. In un attimo un bottone cadde, bianco perla. Sfugg\u00ec e si perse tra i ciottoli di terra decolorata.&nbsp;<br>Non ero quasi mai istintivo, piuttosto controllato e ossessivo, principalmente misantropo e sarcastico, ma quel gioved\u00ec, con due passi lunghi mi fiondai e franai col ginocchio sul brecciolino.<br>Emma era gi\u00e0 chinata e si spavent\u00f2 nel vedermi arrivare con tanta foga, alzando anche una leggera nebbia di polvere bianca. Borotalco a lenire il rosso delle mie guance, goffi fanali di una manovra uscita male.&nbsp;<br>\u201cEntrata sobria ed elegante\u201d dissi di getto.&nbsp;<br><em>Ironia, vecchia bastarda.<\/em><br>\u201cCertamente d&#8217;effetto\u201d rispose lei, \u201cGrazie dell&#8217;aiuto, ma sai cosa stiamo facendo?\u201d<br>\u201cCerchiamo un bottone, quello bianco perla.\u201d&nbsp;<br><em>Bella risposta da maniaco.&nbsp;<\/em><br>\u201cE come fai a saperlo?\u201d<br>\u201cTi stavo guardando da lontano, mi chiedevo di che segno fossi e in quale universo parallelo avrei potuto conoscerti senza sembrare un depravato mentecatto.\u201d<br><em>Ma che cavolo?<\/em><br>Emma rise e per la prima volta mi guard\u00f2 senza il timore che potessi trascinarla a forza dietro una siepe, o soffocarla con un sacchetto di plastica da un momento all&#8217;altro.<br>Le trasmissioni su omicidi, o cataclismi, avevano sempre suscitato in me un interesse perverso e a tratti preoccupante. Dopo troppi documentari, un certo tipo di pensiero lugubre aveva iniziato a infiltrarsi nel mio senso ironico, diventando inquietante, pi\u00f9 per me stesso che per gli altri. Molti infatti ne ridevano, come Emma.&nbsp;Ecco, Emma rise e fu tsunami.<br>\u201cTrovato!\u201d disse lei, tenendo tra le dita bianche un bottone cammeo, in cui era intagliato un profilo di donna tra i boccoli.<br>\u201cCome vedi, mi hai spiato male, non \u00e8 di perla, \u00e8 un cammeo\u201d.<br>Lo guardai tra le lenti da miope: percorsi di capelli nella madreperla finivano in minuscoli sbuffi di ciocche fissate per sempre in un disordine perfetto, intorno ad un viso fine, di sorrisi e polvere, appoggiato su un ovale rosa scuro.<br>\u201cLo compro\u201d dissi al vecchietto mezzo addormentato dietro il banco, mentre cercavo di alzarmi sui sassi arrotolati.<br>\u201cGrazie\u201d disse Emma, prendendo il cammeo con delicatezza, non sembr\u00f2 in imbarazzo e questo mi piacque, \u201cMi ricorda qualcosa di lontano\u201d.<br>Le offrii una pannocchia e mi innamorai. L&#8217;anatra sulla mensola pi\u00f9 in alto del gazebo di fronte, acquattata tra le piume senza colore e abituata a vedermi uscire come un scemo, quel giorno sghignazz\u00f2. Ci accompagn\u00f2 con lo sguardo, mentre lasciavamo il sentiero di ciottoli, per ritrovare l&#8217;asfalto del marciapiede, pi\u00f9 stabile e prevedibile. Ci vide abbandonare infiniti destini alternativi sui banchi, a prender polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce del gioved\u00ec era invadente e le lenzuola pesavano come lastre di piombo. Emma se n&#8217;era andata e non mi alzavo da giorni, non mettevo gli occhiali da giorni. Presi il cammeo dal comodino e me lo rigirai tra le dita, vedendolo appena, ma conoscendone ogni millimetro. <br><em>Sputo madreperla su sangue sbiadito, schifo di saliva e terra. Strada pi\u00f9 corta del muro su cui sei andato a sbattere.<\/em><br>Mi misi a sedere sul letto, senza occhiali. Guardai il telefono, morto vicino al posacenere e al bicchiere opaco di latte, di giorni prima. La stanza puzzava di chiuso e sudore.&nbsp;<br>Sentii i muscoli delle gambe vibrare storti, quando cercai di alzarmi in piedi. Mi toccai la faccia, realizzando solo in quel momento del prurito della barba di settimane; mi grattai a farmi male, camminando verso il bagno. La penombra che trovai l\u00ec mi fece piacere, la sentii pi\u00f9 adatta al mio buio. Sbattendo alla tazza e strusciando all\u2019accappatoio appeso, arrivai allo specchio e mi guardai, senza occhiali.<br><em>Marcolino mio sei senza contorni, torna a prender polvere.<\/em>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46326\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46326\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emma era l&#8217;unica che sopportavo ad una distanza ridotta, pi\u00f9 ridotta possibile.&nbsp;Emma e il suo accappatoio, con o senza, pi\u00f9 senza possibile. 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