{"id":46188,"date":"2021-05-29T18:59:05","date_gmt":"2021-05-29T17:59:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46188"},"modified":"2021-05-29T18:59:06","modified_gmt":"2021-05-29T17:59:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-fantosmia-di-marco-ruggiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46188","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Fantosmia&#8221; di Marco Ruggiero"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono con mezzora d\u2019anticipo ma non aspetto per strada. C\u2019\u00e8 odore di umido in fermentazione, di un passaggio con i finestrini aperti davanti ad una discarica. E poi chiss\u00e0 se \u00e8 vero!<\/p>\n\n\n\n<p>Citofono, spingo, salgo, suono, apro.<\/p>\n\n\n\n<p>Annuso quel che resta della folata alcoolica che mi ha pedinato dall\u2019asfalto al marmo del pianerottolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Entro, chiudo, silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sfuma quel fetore nel sandalo e nel fumo che serpeggia da una brace appena spenta di un camino che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace la luce che c\u2019\u00e8 in questo posto. Guardo il pulviscolo che galleggia su una lama di sole, polvere di fata. Chiss\u00e0 che odore ha? Il resto \u00e8 rovere antico, libri ingialliti ma ordinati, poltrone di pelle e parquet a doghe larghe. \u00c8 la mia camera di decompressione, \u00e8 la sala d\u2019attesa del mio psichiatra.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fantosmia, <\/em>mi ha detto, allucinazioni olfattive. Una parola immersa in un odore di medicinale e ammoniaca.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me era solo l\u2019odore dei sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Siedo tra due librerie. Dovrei leggere qualcosa ma tra due pareti di libri mi sento osservato. Sembra che loro vogliano leggere me.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrido, distendo le gambe, massaggiandomi le cosce. Nemmeno quarant\u2019anni e due piani di scale mi fanno bruciare i muscoli. Nemmeno quarant\u2019anni\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fantosmia. <\/em>Il silenzio \u00e8 la cura, il silenzio e l\u2019immobilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 immobile non vive, ci\u00f2 che non vive non fa male e quindi non puzza, ma non fa nemmeno bene se non vive e quindi non odora. Quindi il silenzio e l\u2019immobilit\u00e0\u2026 questa stanza \u00e8 la cura\u2026 ma sa di sandalo, di fumo di brace &#8211; respiro &#8211; di carta asciugata dal tempo. Quindi odora, quindi \u00e8 viva, ma non fa male.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se non credo che ci\u00f2 che adesso non faccia male prima o poi non possa iniziare a farlo e ci\u00f2 che profuma prima o poi potrebbe smettere di farlo. Emma lo ha fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Emma odorava dell\u2019albero di fico del giardino dei miei nonni. Non uno qualunque, quello! Sapeva della mia pelle bruciata dal sole, della canottiera bianca sporca di terra, dei pantaloni corti, di ginocchia sbucciate, del tempo che sembrava non passare; erba secca, pallone, nonna che mi chiamava per il pranzo e io che mi arrampicavo sul fico in fondo al giardino. Con le mani appiccicose, la testa tra le foglie, il fiatone, respiravo quel fico come poi, con la testa tra i suoi capelli, il cuore in gola, respiravo Emma, che aveva un buon odore, sapeva di un\u2019estate infinita che poi \u00e8 sfumata impercettibilmente in una casa tutta nostra, in una cena su uno scatolone, a far l\u2019amore su un lenzuolo steso sul pavimento, che sapeva di pulito. Emma inizi\u00f2 a sapere di quello, di pulito, di panni stesi al sole, di vele bianche e detersivo, spiegate su una terrazza condominiale. Eravamo felici in quel momento al punto da non essere pi\u00f9 sufficienti a noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso ad un raro ricordo delle elementari. La mia classe, l\u2019odore di polvere di gesso e merendine, la maestra che graffia sulla lavagna due grossi cerchi che si toccano in un punto. In uno scrive in stampato maiuscolo IO, nell\u2019altro TU. Nel punto d\u2019intersezione, ci guarda e in coro diciamo \u201cNOI\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi\u2026 Io non potevo contenere te, tu non eri in grado di contenere me. Ci siamo uniti e, a quel punto, noi potevamo contenere un qualunque numero da due all\u2019infinito e chili di borotalco su quella pelle morbida, notti insonni, pannolini, passeggini, febbre, baci e risa &#8211; tante risa &#8211; che, tra quelle quattro mura, sapevano di vita e borotalco.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori c\u2019era l\u2019odore dello scampato pericolo, quello delle gomme bruciate da una frenata. Non era un buon odore &#8211; \u00e8 vero! &#8211; ma almeno non era quello delle lamiere contorte, della benzina sversata. Era comunque un odore forte ma una volta chiusa la porta c\u2019era solo il borotalco, oltre alle bollette, al mutuo, alla revisione della macchina, alla babysitter, alla scuola, ai libri, piscina, inglese, pianoforte.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambio lavoro, entro in un nuovo ufficio, tappandomi il naso e sorridendo all\u2019odore di latte rancido che emanava il mio capo. Non berrei mai il latte andato a male, gi\u00e0 l\u2019odore ti dice che non ti puoi fidare, che ti far\u00e0 male e che passerai serate intere seduto su quella sedia e rivedere un progetto senza speranza di successo. Ma il borotalco costa pi\u00f9 della coca. Ho tappato il naso e mandato gi\u00f9 lunghe sorsate di quel latte avariato, ad ogni ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Emma in tutto questo si confondeva in quell\u2019odore. Ogni tanto mi arrampicavo ancora su quel fico e immergevo la testa in quei panni, ma poi calava il sonno e noi &#8211; Io e te &#8211; abbiamo iniziato a odorare di sonno, di stanza chiusa al mattino. Speravo che aprendo la finestra qualcosa cambiasse, che la luce portasse un profumo di vita in quella stanza mentre invece ha illuminato mesi di bugie, tradimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella stanza il sonno aveva lasciato spazio all\u2019odore di ferro di quando perdi sangue dal naso, di rotaie dei treni\u2026 nel resto della casa, ancora borotalco. A quel punto di risa non ce ne sono state molte ma ho deciso di restare, di smettere di annusare il mondo pur di sorridere al saggio di danza, di vedere un cartone animato, di studiare le addizioni a tre cifre con il riporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho smesso di annusare ma non di respirare e, respirando, gli odori entrano; forse meno rispetto a quando annuso, ma entrano. Non pi\u00f9 il fico n\u00e9 i panni puliti &#8211; quelli erano nostalgia &#8211; Emma aveva iniziato a odorare di naftalina e lacca, di immobilit\u00e0, di capelli di nonna e calze spesse ed io respiravo, a piccoli atti, rapidi e brevi. Ho accumulato senza accorgermene, ogni giorno, poche molecole di odore che si sono depositate in piccole pozze immobili, in piccole metamorfosi, costanti, quotidiane, avvenute nel silenzio e nella disattenzione che mi ero imposti. Poche gocce di naftalina e lacca, poche ma costanti &#8211; insistenti &#8211; sono scivolate trasformando l\u2019immobilit\u00e0 in movimento, in fuga. Ho aperto la porta e sono andato.<\/p>\n\n\n\n<p>La porta in fondo al corridoio si apre con uno scatto, scuotendo il silenzio della stanza. \u201cArrivederci signora, proseguiremo mercoled\u00ec.\u201d Dei passi ticchettanti si mischiano ad una voce femminile secca che ricambia il saluto. Una donna, spigolosa come la sua voce, sfila rigida nel suo tailleur rosa e scompare lasciandomi nell\u2019odore e nella consistenza di una Bigbabol masticata troppo a lungo; non \u00e8 spiacevole, \u00e8 solo sdolcinata e indurita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuonasera, anche oggi in anticipo\u2026 bene!\u201d esordisce il dottore guardando l\u2019orologio e invitandomi con il gesto del braccio a seguirlo nello studio in fondo al corridoio. \u201cSono soddisfatto nel vedere che inizia prenderci gusto.\u201d Penso si riferisca al fatto che sono in anticipo, quasi smaniassi. Evito di deluderlo dicendogli che \u00e8 stato un caso e che in realt\u00e0 tutto avrei voluto fare fuorch\u00e9 essere l\u00ec, ad annusare il suo dopobarba al rosmarino. Mi giro verso la sala d\u2019attesa, la luce soffusa, i libri, inspiro un\u2019ultima boccata di sandalo e brace appena spenta, e lo seguo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46188\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46188\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono con mezzora d\u2019anticipo ma non aspetto per strada. 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