{"id":46172,"date":"2021-05-29T18:28:23","date_gmt":"2021-05-29T17:28:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46172"},"modified":"2021-05-29T18:32:36","modified_gmt":"2021-05-29T17:32:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-il-corvo-adattato-dallomonima-opera-di-e-a-poe-di-edoardo-e-amedeo-di-paola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46172","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Il corvo&#8221; (Adattato dall\u2019omonima opera di E.A. Poe) di Edoardo e Amedeo Di Paola"},"content":{"rendered":"\n<p>Una volta, stanco e affaticato, peregrinando in un tetro d\u00ec per &nbsp;un desolato campo, rimuginavo su molti strani e astrusi volumi di obliata sapienza, prigionieri della mia biblioteca e che, sapevo, mai pi\u00f9 avrei rivisto. Mentre, cinto dai miei pensieri, socchiudevo gli occhi, mi riscosse d\u2019improvviso un frusciare sommesso, a tergo, un delicato rumore di fronde, un sottile crocidare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE\u2019 un pellegrino ; un agreste&nbsp; viandante, incuriosito dalla mia singolare presenza, solo questo e nulla pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ah, distintamente ricordo che si era in un tormentato dicembre e che ogni stizzo morente della brace che mi&nbsp; rincuorava le membra, disegnava un suo particolare spettro sullo spoglio terreno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sospiravo ansioso il mattino; &nbsp;giacch\u00e9 invano avevo chiesto alla Terra Madre di lenire il mio dolore, ch\u00e9 risposta alcuna i libri &nbsp;mi avevano offerto- il dolore per la perduta Lenora- per la rara e radiosa fanciulla cui gli angeli dan il nome di Lenora- ma che <em>qui<\/em> non avr\u00e0 un nome, <em>mai pi\u00f9. <\/em>Il serico, triste fruscio di pallida erba, fronde, arbusti, mi suscitava un brivido- m\u2019accendeva d\u2019immaginari terrori mai prima avvertiti; Sicch\u00e9, infine, per placare il pulsare del mio cuore, mi convinsi ad abbandonare la mia anima all\u2019oblio di Morfeo, e mi stesi, all\u2019ombra della brace, ripetendo: \u201cE\u2019 un pellegrino che insiste sulla mia egual via, qualcuno che s\u2019attarda, e inciampa sulla mia strada; &#8211; solo questo e nulla pi\u00f9.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E quando il sonno mi colse, ti rividi; la mia Lenora, sul talamo di morte, negata a me e a questo mondo da un fato cupo e amaro. E quando sfioravo il tuo viso, Lenora, &nbsp;le mie mani erano fredde quasi quanto te e rivelavano la tragedia che ci accumunava. &nbsp;Di tanto, in tanto, l\u2019anima di un uomo tace un cos\u00ec pesante fardello che solo la tomba pu\u00f2 accoglierlo; e quindi, l\u2019essenza del delitto non viene conosciuta. &nbsp;La memoria della nostra comune &nbsp;sfiorita felicit\u00e0 costituisce il mio eterno tormento del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, il germoglio dell\u2019alba mi infuse coraggio; e, al ripetersi dell\u2019umile gracchiare, annunciai, senza pi\u00f9 indugio:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Mio Silvestre compagno di viaggio, umilmente ti chiedo perdono, ma il sonno mi colse e il vostro frusciare fu cos\u00ec sommesso, cos\u00ec &nbsp;leggero fu il segno della vostra presenza, &nbsp;un tenue ciarlo, che appena ero certo d\u2019averlo io inteso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;<\/em>Quindi mi accostai al vetusto tetro groviglio che&nbsp; troneggiava solitario e fiero, come mai pi\u00f9 io sar\u00f2. Tuttavia, nulla colp\u00ec i miei sensi, solo il silenzio e nulla pi\u00f9 da contemplare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed io scrutai allora con cura in quel ginepraio di rovi, sostai lungamente, con dubbio e timore, sognando sogni che mai un mortale os\u00f2 prima sognare; ma &nbsp;non v\u2019era nulla da contemplare; solo un crudele alito di vento, che mi travolse l\u2019anima con il suo bisbigliare; un&#8217;unica singola parola, mi giunse:\u201cLenora!\u201d. Solo questo e nulla pi\u00f9. Ma appena prima di abbandonare l\u2019insignificante groviglio, mi avvidi che ai miei piedi giaceva il ritratto della mia Lenora, bizzarramente sfuggito alle pieghe del &nbsp;mio saio. <\/p>\n\n\n\n<p>La ammirai, quantunque la sua immagine fosse eternamente intagliata nella mia mente, e, rimessa l\u2019effige al sicuro, ripresi il cammino.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;<\/em>Col cuore infiammato, prosegu\u00ec il mio infelice peregrinare, e, ancora, ud\u00ec il ciarlare di un uccello, da qualche parte, sopra il mio capo, un po\u2019 pi\u00f9 forte, insistente, dall\u2019ultima volta che&nbsp; l\u2019avevo udito.<\/p>\n\n\n\n<p>Dissi: \u201cCerto, c\u2019\u00e8 qualcosa qui fuori con me; m\u2019accerter\u00f2, dunque, esplorer\u00f2 questo mistero;- con cautela esplorer\u00f2 questo mistero; sar\u00e0 il vento e nulla pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Volsi gli occhi al fosco cielo: ed allora con strepito d\u2019ali un maestoso corvo volteggi\u00f2 beandosi della mia attenzione; non fece alcun cenno d\u2019ossequio, non un attimo s\u2019arrest\u00f2 o indugi\u00f2; ma con portamento d\u2019un gran signore o di dama si pos\u00f2 su un alta roccia a lato del mio cammino- si pos\u00f2 proprio in cima alla rupe- lass\u00f9 si pos\u00f2 e nulla pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Inducendo allora quest\u2019uccello d\u2019ebano un po\u2019 al sorriso i miei tristi pensieri, con il grave e severo contegno che si dava, allora gli dissi: \u201cPer quanto la tua cresta sia rasa e tagliata, tu non sei certo n\u00e9 vile n\u00e9 spregevole, orrido cupo e antico corvo, qui giunto dalle rive della notte; dimmi qual nobile nome \u00e8 il tuo sulle plutonie rive della Notte!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Disse il corvo: &nbsp;\u201c Mai pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto fui stupito a udir parlare cos\u00ec distintamente quel goffo uccello, quantunque non avesse molto senso, scarsa attinenza avesse anzi la sua risposta;<\/p>\n\n\n\n<p>poich\u00e9 certo ognuno converr\u00e0 che, sebbene un cos\u2019 banale incontro non possa crear meraviglia, \u00e8 invero cosa certa che a nessuna persona vivente tocc\u00f2 mai di vedere un uccello posato su una rupe con tono grave,<\/p>\n\n\n\n<p>e con un tale nome: &nbsp;\u201cMai pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ma il corvo, solitario sedendo sul placido trono roccioso, altro non disse che quella sola parola, quasi che tutta la sua anima in quella sola parola avesse profuso.<\/p>\n\n\n\n<p>N\u00e9 altro pi\u00f9 aggiunse- n\u00e9 piuma pi\u00f9 scosse- finch\u00e9 dissi, in un soffio: \u201cAltri amici gi\u00e0 volaron via- e domani anch\u2019egli andr\u00e0 via, come le speranze che gi\u00e0 tutte volaron via\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Disse allora l\u2019uccello: \u201cMai pi\u00f9\u201d.&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Attonito per quell\u2019appropriata risposta che cos\u00ec infrangeva il silenzio, ripresi: \u201cSenza dubbio, \u00e8 quel che dice tutto quel che sa, appreso da qualche infelice padrone che la Sventura strinse dappresso, sempre pi\u00f9, e pi\u00f9, finch\u00e9 ogni suo canto non si ridusse che a quel ritornello- finch\u00e9 gli inni della sua mesta speranza non si ridussero che a quell\u2019unico, malinconico, Mai- Mai pi\u00f9\u201d. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;E mentre il corvo ancora m\u2019induceva al sorriso i tristi pensieri, ripresi il penoso cammino, avvolto dal mio saio e dall\u2019aria umida dei monti; mi diedi a collegare pensiero a pensiero,domandandomi cosa mai quel sinistro uccello d\u2019altri tempi volesse dire, gracchiando \u201cMai pi\u00f9\u201d. Cos\u00ec proseguivo tra lande primitive, immerso nelle mie&nbsp; congetture, e non pi\u00f9 mi volgevo all\u2019uccello i cui fieri occhi sentivo bruciare sulla mia schiena<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A un lato della mia via, dinanzi &nbsp;ad una reliquia di tempi scomparsi, un consunto uomo, la cui visione delle vane belt\u00e0 di questo mondo era preclusa, apostrof\u00f2 il vento&nbsp; con fare guardingo. Disse: \u201c Chi vaga nell\u2019oscurit\u00e0? Manifesta la tua presenza, non&nbsp; dileguarti senza proferir verbo!\u201d Allora risposi: \u201c Non ho intenzioni nocive; sono solo un\u2019 affaticato viandante e nulla pi\u00f9\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec andai oltre, impugnando la solinga via che il destino mi aveva imposto, ancora rimuginando su quel vento che ostinatamente mi suggeriva il tuo nome, voltata la testa su un fiore viola sul quale il sole fissava il suo occhio di luce, e che lei, Infelice Lenora, non potr\u00e0 vederlo e toccarlo mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, cos\u00ec mi parve, divent\u00f2 l\u2019aria pi\u00f9 densa, quasi fosse profumata da un invisibile incensiere da serafini agitato, col suono dei loro passi che sfiorano la terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corvo abbandon\u00f2 la nuda rupe, volteggi\u00f2 su di me,&nbsp; adagiandosi con algido sdegno sul ramo di un albero, e si mise a fissarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cAh, misero\u201d, \u201cmostro del male!- profeta pur sempre, uccello o demonio!- Sia che il Maligno stesso t\u2019abbia mandato o la tempesta qui gettato sulla riva, afflitto ma non domato, su questa deserta terra stregata- su questa casa visitata dall\u2019orrore- ora dimmi, io t\u2019imploro- Lei potr\u00e0 giacere infine in pace? Dimmelo- dimmelo, io t\u2019imploro!\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Disse&nbsp;il corvo: \u201dMai pi\u00f9\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Gli dissi, allora :\u201cProfeta\u201d, &nbsp;\u201cmostro del male!- profeta per sempre, uccello o demonio! Per quel cielo che su di noi s\u2019incurva- per quel Dio che entrambi adoriamo, d\u00ec a quest\u2019anima oppressa se mai nel remoto Eden abbraccer\u00e0 mai pi\u00f9 una fanciulla beata che gli angeli chiamano Lenora-\u201c<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Disse il corvo: \u201cMai pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Con durezza, apostrofai il corvo e agitai un braccio minaccioso verso di lui e gli ringhiai contro, minaccioso: \u201cE sia questa tua parola per noi ora segno d\u2019addio, ritorna alle tue tempeste e alle plutonie rive della notte. Non lasciarmi nulla della tua nera piuma a significar la tua menzogna! La mia solitudine lascia a me intatta, e tu lascia quell\u2019insulsa fronda e libera da te la mia veduta. Porta via il tuo becco dal mio cuore, porta via la tua figura dalla mia veduta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Errai, insensibile a nulla che non fosse il tuo ricordo. Sotto ai miei piedi il fiume sussurra sommesso, sussurra in eterno, acqua errabonda, fulgido flutto di lucido cristallo. &nbsp;Ma non indugiai nel mio cammino, e deciso prosegu\u00ec lungo la diritta via che affatto avevo smarrito. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Disse il corvo: \u201cMai pi\u00f9\u201d. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rifiutai di donare anche un solo frantume della mia anima a quell\u2019incubo figlio del buio e, alfine, quando fui quasi giunto al luogo che avrebbe incoronato la mia liberazione, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;D.P.<\/p>\n\n\n\n<p>Una prava anima, egra e marcescente si present\u00f2 alla mia vista, da un oscuro recesso di quel luogo ameno; un\u2019insensibile catena lo ancorava&nbsp; a quel poco tempo che ancora gli era concesso di trascorrere su questa terra; gli dissi: \u201c La maschera della morte nera si \u00e8 impadronita &nbsp;anche di te. L\u2019incubo delle tenebre stringer\u00e0 presto la sua morsa eterna&nbsp; sulle nostre anime, amico mio\u201d; cos\u00ec &nbsp;lo lasciai;<\/p>\n\n\n\n<p>Sapevo d\u2019esser ormai vicino al culmine del mio ermo e oscuro cammino; in questa strana, selvaggia contrada che si stende fuori di spazio- fuori dal tempo, mi trascinavo, trascinato, impotente, da un fosco destino. In questo lazzaretto dello spirito e della carne passai accanto a disperate e sole anime, a demoni oscuri che non ebbi l\u2019ardire di &nbsp;osservare apertamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla la mia volont\u00e0, un succube pupazzo, una\u00a0 marionetta della mia fosca sorte  \u00a0prostrato ad un\u2019oscurit\u00e0 che mai mi sar\u00e0 possibile allontanare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma io sapevo che uno solo moto di libert\u00e0 mi &nbsp;restava ormai, un unico gesto, o mia Lenora, per ricongiungere le nostre anime gemelle,&nbsp; perdutamente incatenate al giogo della pestilenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E Il mondo stesso non \u00e8 forse un gigantesco, immane sepolcro? E vagai, quindi, celere quanto la mia anima mi consentisse e lo sguardo di quelle croci attorno a me offendeva la mia carne e dalla stessa terra mi giungeva l\u2019urlo disperato inflitto al mondo dalla pestilenza. E sopra ogni angosciata umana forma, cala il sipario, drappo funereo, dramma inspiegabile, del quale l\u2019eroina \u00e8 la Maschera della Morte Nera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un orribil ombra offusc\u00f2 la mia vista, un oscuro necroforo, un corvino rostro, &nbsp;personificazione del flagello che ti colp\u00ec, mia Lenora, e presto, molto presto, alfine, strapper\u00e0 l\u2019anima anche dalle mie carni. Quella tetra ombra non profer\u00ec un fiato, pur osservandomi, credo,<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;e altrettanto io feci e fiero puntai ancora lo sguardo sul tuo sepolcro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E il faticoso cammino che mi condusse in questo luogo malinconico, lugubre e, tuttavia non abbandonato,<\/p>\n\n\n\n<p>Mi venne istigato dal pietoso rimorso d\u2019esser stato cagione del tuo imperituro sonno. &nbsp;La tua anima, disperata e sola fra i bui pensieri di una grigia lapide.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo gli occhi di quel demone alato, su di me, assassini della mia anima. Ma, nemmeno per un attimo, sviai dalla rotta verso la mia destinazione suprema. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cupe nubi di inquietudine mi opprimevano; ovunque posassi lo sguardo non vi era che l\u2019immagine della morte. &nbsp;Quando infine veni ad sepulcrum \u2013dolce Lenora-&nbsp; era &nbsp;solo la tua memoria, derelitto il tuo riflesso in me, &nbsp;che poteva sostenermi sul baratro della follia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Pi\u00f9 al corvo resi neppur una scheggia della mia volont\u00e0; solo a te- mia Lenora- gli ultimi barlumi della mia essenza; -solo per te, Lenora- decisi di rendere la mia anima al&nbsp; buio oltre l\u2019ignoto,&nbsp;&nbsp;&nbsp; D.P.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 vago \u00e8 il confine che divide la Morte dalla Vita, e io non posso pi\u00f9 esser sicuro di sapere dove finisca l\u2019uno e inizi l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Prostrato sul tuo sepolcro, piansi le mie lacrime penitenti e sterili, bagnai l\u2019 immonda stele che pesava sui &nbsp;tuoi inconcepibili resti; e quelle lacrime erano cos\u00ec pesanti da a scavare le rocce in cerca di te. E attorno a noi, le croci continuavano ad&nbsp; urlare senza voce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo posto \u00e8 tutto ci\u00f2 che la Morte Nera \u00e8: il buio, il disfacimento,&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; dominano indisturbati su tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non riesco pi\u00f9 nemmeno a concepire il prode Sisifo al colmo della sua felicit\u00e0; pi\u00f9 nulla, ormai, pu\u00f2 quietarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia anima \u00e8 tua, o Lenora.<\/p>\n\n\n\n<p>Gettai un orrida, sfuggevole occhiata al corvo, che, impassibile, mi violava con i suoi occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, con un triste sospiro, agii; bramavo il momento in cui tutto ci\u00f2 avrebbe avuto termine; da ultimo, saremmo giaciuti insieme- l\u00e0 dove i morti devon stare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E lacrime penose laceravano il mio spirito, mentre dalle pieghe&nbsp; del mio saio portavo a favor de il miei occhi , l\u2019ultimo simulacro che di te mi rimane.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre lo riducevo in polvere, scorsi il corvo; non rifulgeva nessuna &nbsp;comprensione per me nei suoi occhi, e io mi specchiai in lui e gli rivolsi un eccentrico e mesto sorriso: &nbsp;\u201cNon so se la mia morte ti porti soddisfazione, ma io da oggi sar\u00f2 libero: non pi\u00f9 il rimorso della colpa mi opprimer\u00e0; non pi\u00f9 il pensiero che, seppur fui io il primo tra noi due a ad esser marchiato dalla morte nera, fosti tu, mia Lenora, a ricevere l\u2019onere dell\u2019oblio; non pi\u00f9 beni, non pi\u00f9 desideri, pi\u00f9 nessun male, o Corvo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, mi sporsi dal muretto di pietra che delimitava quel sepolcro: delle spoglie e insensibili rocce mi osservavano mute dal basso.<\/p>\n\n\n\n<p>Se guarderai a lungo nell\u2019abisso, l\u2019abisso vorr\u00e0 guardare in te.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlai al corvo: \u201cNon c\u2019\u00e8, forse, in natura una passione diabolicamente pi\u00f9 impaziente di colui che, tremando sull\u2019orlo di un precipizio, medita di gettarvisi\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201dCorvo, vi dico che se mi ritenete pazzo, cadreste in errore; la mia non \u00e8 follia, \u00e8 soltanto estrema acutezza&nbsp; dei sensi\u201d. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cForse, &nbsp;&nbsp;forse tutto quello che un uomo pu\u00f2 sperare, allora, \u00e8 &nbsp;solamente morire con i giusti rimpianti\u201d.<br>Quindi volsi gli occhi al cielo e al baratro sotto di me e non pi\u00f9 al nero Corvo e allargai le braccia: \u201cSignore, aiuta la mia povera anima\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019abbraccio dell\u2019oblio \u00e8 tutto ci\u00f2 che pi\u00f9 mi avvicina a te, Lenora.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>D.P.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma disse il corvo: \u201c Mai pi\u00f9\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E mai pi\u00f9 volando via da l\u00ec,<\/p>\n\n\n\n<p>il corvo ancora l\u00ec posa, ancora l\u00ec siede, sul rinsecchito ramo, sulla dura rupe,<\/p>\n\n\n\n<p>dimora la mia anima, e mai i suoi occhi mi abbandoneranno, e sembrano i suoi gli occhi d\u2019un demone che sogni e la luce del sole ne getta l\u2019ombra sulla nuda terra;&nbsp;e la mia anima da quell\u2019ombra che fluttua e tremola sulle pietre non sar\u00e0 sollevata- Mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu che un odioso inganno. Ci\u00f2 che dei miei occhi era rimasto mi concesse la grazia di riaffacciarmi al mondo e lei non v\u2019era. Solo la mia solitudine, la mia sofferenza. La casa, una vuota, fredda caverna. La maschera della morte nera, inappellabile simulacro dell\u2019indifferenza,&nbsp; mi cingeva sempre pi\u00f9 con il suo abbraccio.&nbsp; Quelle coperte plasmate dal mio sangue, mi ancoravano al mondo, e mi tenevano lontano da te, Lenora.<\/p>\n\n\n\n<p>E lui ancora mi osservava, senza&nbsp;&nbsp; emetter verbo. I nostri occhi divennero uno soltanto, si incontrarono, proprio l\u00ec, dentro quel vetro che mi separava da una vita che mai pi\u00f9 vivr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora dissi: \u201cMai pi\u00f9, mai pi\u00f9, mai\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Tutto ci\u00f2 che vediamo o sentiamo non \u00e8 altro che un sogno in un sogno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una volta, stanco e affaticato, peregrinando in un tetro d\u00ec per &nbsp;un desolato campo, rimuginavo su molti strani e astrusi volumi di obliata sapienza, prigionieri della mia biblioteca e che, sapevo, mai pi\u00f9 avrei rivisto. Mentre, cinto dai miei pensieri, socchiudevo gli occhi, mi riscosse d\u2019improvviso un frusciare sommesso, a tergo, un delicato rumore di [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_46172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21790,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[413],"tags":[],"class_list":["post-46172","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-in-concorso"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46172"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21790"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46172"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46226,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46172\/revisions\/46226"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}