{"id":46110,"date":"2021-05-28T19:01:03","date_gmt":"2021-05-28T18:01:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46110"},"modified":"2021-05-28T19:01:04","modified_gmt":"2021-05-28T18:01:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-la-torretta-nella-valle-del-biferno-di-giovanni-manocchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46110","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;La torretta nella valle del Biferno&#8221; di Giovanni Manocchio"},"content":{"rendered":"\n<p>Da secoli, forse millenni, adagiata sopra uno spuntone di roccia, fiera ed austera osservavi tutto quello che anno dopo anno, secolo dopo secolo si avvicendava ai tuoi piedi, nella sottostante alta valle del Biferno. Della tua vera origine non \u00e8 dato sapere. Quello \u00e8 sempre stato un punto di osservazione strategico per quel territorio, e si saranno servite di te, in vesti mutate, secondo le esigenze, dal legno alla pietra, per la caccia e raccolta, segnalazione e difesa, tante civilt\u00e0 e forse pi\u00f9 di una umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti facevano sorridere quelli che, non conoscendo civilt\u00e0, vedevi raccogliere pietre, che scheggiavano alla meglio, per tagliare le prime grezze fiorentine.<\/p>\n\n\n\n<p>La natura loro non l\u2019anno cambiata in meglio; non lasciti di grandi monumenti, torri favolose o altre grandezze. Tutto \u00e8 rimasto com\u2019era, ne di pi\u00f9, ne di meno; qualche cumulo di sassi che gli archeologi ritengono loro appartenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Passati alla storia, ti aspettavi di osservare civilt\u00e0 progredite e giuste, che lasciassero alla tua memoria gesta memorabili per nobilt\u00e0. La comunicazione allora, nelle alterne vicende belliche delle guerre sannitiche, con postazioni consimili, avvenivano con semplici fumate; non erano state ancora inventate le valvole termoioniche e la corrente non si misurava in ampere, ma dalla quantit\u00e0 di schiuma che l\u2019impeto dell\u2019acqua produceva nell\u2019infrangersi contro le rocce, ed assistevi &nbsp;&nbsp;impotente all&#8217;orda di lupi romani che assaltavano i nostri vitelli sanniti e ti chiedevi \u201cma \u00e8 questa civilt\u00e0, mi dovr\u00f2 ricredere?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ammansuetiti i romani, la religione nascente sembrava apportare un barlume di giustizia e speranza per i nuovi generati; macch\u00e8, a valle passava allora una trafficata via di comunicazione che collegava importanti monasteri e vescovati, come Montecassino e San Vincenzo al Volturno, ma quelli con la stessa casacca, si pugnavano davanti a te, affinch\u00e8 nelle nostre chiese si celebrasse messa con rito latino invece che con quello di Bisanzio. Punto e accapo; la fiducia nel meglio iniziava a vacillare. Pi\u00f9 tardi, le frenesie nazionaliste del ventesimo secolo lasciavano il segno anche in questa valle. Nelle notti buie quando ognuno si ristorava dalla fatica del giorno prima, nel proprio ricovero, ad un tratto ti si vedeva illuminata come in pieno giorno; non era vera luce, ma la scia delle bombe che passavano sopra di te, dirette alle postazioni nemiche, e che spesso cadevano colpendo abitanti e monumenti della nostra cittadina capoluogo. La gente traslocava dal comodo letto, al giaciglio di fortuna dentro le dure e scomode botti situate in cantina, e l\u00e0 rimaneva fino ai chiarori dell\u2019alba quando il fuoco d\u2019artificio si esauriva. Ad ottobre inoltrato, soldati in ritirata, attraversato il fiume, facevano saltare i ponti alle spalle, ma questo non era servito a niente, un altro scempio inutile; i canadesi all\u2019inseguimento, passavano anche essi all\u2019altra sponda attraversando il fiume con i loro mezzi corazzati per niente sensibili al freddo che quella acqua limpida emanava. Non era migliorato niente, solo uno immane spiegamento di risorse umane ed economiche per arginare e riparare i danni causati da quelli che si ritenevano superiori ai consimili. La storia delle epoche si ripete, ma anche l&#8217;anno solare con le sue stagioni ripropone le medesime scene. La piena dopo le piogge ingigantisce ed agita come sempre Tifernum, che in veste di Tifeo, inonda, scardina ponti, atterra ogni cosa, e solo quando la sua rabbia si placa, la gente torna di nuovo dopo mesi a comunicare con i parenti residenti oltre l\u2019altra sponda. Non si riesce pi\u00f9 a capire qual \u00e8 l\u2019originale letto del fiume. Narratori di vecchia data raccontavano che qua, sfilavano a volte, galleggiando, paioli di rame, materassi, ad altri utensili da cucina che l\u2019onda a monte &nbsp;aveva stanato dalle abitazioni di Boiano, a dieci miglia da qua. &nbsp;Dove prima c\u2019erano coltivazioni, adesso \u00e8 solo acqua, che col passare dei giorni man mano inizia a ritirarsi lasciando dietro pozzanghere ed acquitrini dove &nbsp;&nbsp;pescetti e grosse trote iridee, isolate, sguazzavano. Un uomo agile e vigoroso, si arrampicava fino a te, e le gracchie note emesse dal suo corno, nel quale soffiava a pieni polmoni, fin quando ha la sicurezza di aver destato l\u2019attenzione dei parenti ed amici abitanti nei dintorni, per le circostanze divisi dall\u2019acqua, gridava poi a voce alta \u201cnoi qua tutti bene; accendete i fuochi che la cena \u00e8 assicurata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non sempre \u00e8 andato tutto bene; raccontavano i nonni in una antica storia &nbsp;che sembrerebbe a sfondo comico, ma in realt\u00e0 non lo \u00e8; quella di \u201cPetruccio\u201d, un ragazzo &nbsp;finito nel vortice dell&#8217;onda, ormai un destino legato al flutto. La madre da riva disperata gridava \u201cPtrucc com te sient?\u201d e lui \u201cEh m\u00e0, che t\u2019aggia d\u00ec&nbsp; , nnc&#8217;\u00e8 tropp mal\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a te vedevi quelli de li Casali che tagliavano i pioppi a riva, e trasportavano i tronchi alla vicina cartiera e pensavi \u201c, ma qua nessuno legge il giornale, si racconta tutto a voce\u201d. Vedevi, in un particolare periodo dell&#8217;anno carovane di giovani e giovanette, che per la fiducia reciproca che avevano l&#8217;uno dell&#8217;altro, attraversavano il ponte superstite, per andare a solidificare quel sentimento di fiducia, al santuario sempre li a li Casali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se alzavi lo sguardo dall&#8217;altra parte, osservavi la consueta scena del mulino Corona, che \u00e8 sopravvissuto tale e quale fino ai nostri giorni, dove il moto meccanico delle pale era garantito da &nbsp;un camino d\u2019acqua, che separandosi dal corso principale, si dirigeva con logica diversa in altra direzione e d\u2019improvviso, in forte pendenza, versava il contenuto con moto violento e fragoroso sotto i ritrecini, e zio Mario, il mugnaio, al piano di sopra, azionando le leve, modulava la finezza della farina che polverosa calava nei sacchi, a seconda &nbsp;che il consumatore fosse umano o animale. Zi Catarinella, sua moglie, una donna senza tempo e senza et\u00e0, con rughe di espressione o meglio di fatica ben delineate fin da giovane et\u00e0, rattoppava, seduta sul gradino di pietra, un sacco della farina che un topolino malandrino aveva rosicchiato per accedere al ghiotto contenuto, e te la ridevi ricordando il detto \u201cmus farina est\u201d. Ma qualche decennio fa l&#8217;acqua del Biferno d&#8217;un tratto venne dimezzata, la piena non correva pi\u00f9; il corso era stato dirottato indebitamente verso altra terra, anche essa ghiotta della nostra acqua, e ti rendevi conto di non aver pi\u00f9 ragione di essere, il compito come scriba di appuntare quello che in bene o male si avvicendava davanti al tuo occhio vigile nella valle, per poi renderlo noto a chi non conosceva quelle storie, veniva meno. Ti eri rattristito, poich\u00e8 la tua parabola entrava in una fase meno piacevole; qualche sconsiderato approfittando del tuo debole stato, ti ha perfino sottratto parte dell&#8217;arco, del tuo bel portale di accesso, per abbellire il suo misero giardino senza nessuna storia importante da raccontare. In tanti che conoscevano la tua storia hanno cercato di rassicurarti dicendoti \u201cvedrai che prima o poi ritorner\u00e0 tutto come prima\u201d. Ma il fragore del vento che dalla tua vetta cozza a valle contro le rocce, si ricompone in un suono, che come l\u2019oracolo di te stesso, sembra dire: \u201cacqua passata non macina pi\u00f9 mulino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46110\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46110\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da secoli, forse millenni, adagiata sopra uno spuntone di roccia, fiera ed austera osservavi tutto quello che anno dopo anno, secolo dopo secolo si avvicendava ai tuoi piedi, nella sottostante alta valle del Biferno. 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