{"id":46064,"date":"2021-05-28T18:10:53","date_gmt":"2021-05-28T17:10:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46064"},"modified":"2021-05-28T18:10:54","modified_gmt":"2021-05-28T17:10:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-una-scossa-di-emozioni-di-grazia-maria-zenzola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=46064","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Una scossa di emozioni&#8221; di Grazia Maria Zenzola"},"content":{"rendered":"\n<p>Cosa pensa la gente quando passa davanti ad una porta chiusa? La maggior parte di essa tira dritto senza neanche farci caso ma non si pu\u00f2 escludere che qualcuno si fermi a pensare che potrebbe bussare a quella porta per farsi aprire.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non fossi ostacolato dalla mia patologia, mi deciderei forse a leggervi due righe di questo racconto ma, siccome passo dalla sdraio alle persiane tutto il giorno, vi chiedo di riflettere un istante su quanto sto per dire. Preferisco scrivere quello che dico piuttosto che raccontare quello che penso. Non \u00e8 facile per chi come me vive il disagio della propria condizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio oggi mi sono fermato sulla soglia della finestra che d\u00e0 sulla strada. Ho preso, come faccio di solito, il registratore e ho cominciato a parlare. Di fronte a me una fila di alberelli dal fogliame quasi assente finge di mettersi all\u2019ascolto e si lascia trasportare dal vento in un movimento che si atteggia ad un classico: \u201cs\u00ec, s\u00ec, no&#8230; oddio, mi stai facendo cadere le foglie\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 il mese di novembre, che depressione! Anche se io sono nell\u2019aridit\u00e0 della mia condizione anche in tutti gli altri mesi. Ho provato in passato a cercare un\u2019alternativa o, meglio, una soluzione al triste andamento della mia esistenza ma tutti gli sforzi mi portavano sempre allo stesso punto di partenza, tanto che ho risolto la questione dicendomi che quello era l\u2019unico punto nel quale avrei potuto trovare il mio equilibrio. Ma c\u2019\u00e8 sempre un\u2019altra verit\u00e0 e spesso \u00e8 proprio quella che non si vuole ammettere.<\/p>\n\n\n\n<p>E, in parte, io vivo cos\u00ec&#8230; senza spostarmi ormai da tanti e troppi anni. \u201cMichele, vieni! Sta per uscire&#8230; si vedono le persone.\u201d Cos\u00ec mia madre mi invitava ai funerali, ai matrimoni, a tutti gli avvenimenti che succedevano agli altri nella strada dove abitavamo. Per anni, mi sono aggiustato gli occhi in modo che centrassero la fessura della persiana per distinguere volti, vestiti, emozioni, comportamenti di quelli che vivevano o transitavano vicino al nostro sottano. E, quando la storia di qualcuno non si svolgeva al piano della strada ma a qualche piano superiore, si spostava l\u2019ultima stecca della persiana stessa, in modo che lo sguardo potesse alzarsi in direzione dell\u2019accadimento. Ma mai che uscissimo allo scoperto per partecipare ai fatti narrati dalla gente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe belle scarpe teneva oggi Melina.. da quando si \u00e8 messa con quello, come cambia la vita&#8230;\u201d \u2013 mia madre era solita ripetere questo ritornello tutte le volte in cui vedeva il mondo e si rendeva conto dell\u2019arretratezza in cui c\u2019eravamo sistemati e non agiva per superarla, anzi! Era contenta di quello spazio di tempo e di luogo che il destino ci aveva favorito. Ma io non accettavo quella condizione e mi ritrovavo dietro le persiane a catturare i momenti di vita del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono trovato coinvolto in litigi, tradimenti, storie d\u2019amore&#8230; tutto quello che si appoggiava alla nostra porta-persiana chiusa aveva come testimoni volontari le mie orecchie e i miei occhi che, in quel momento, si riposavano sulla sdraio ma&#8230; dall\u2019altra parte della porta. In certi momenti, avrei voluto uscire per sedare gli animi ma l\u2019eccezionalit\u00e0 della mia condizione mi rendeva faticoso l\u2019intervento. Altre volte, me ne stavo accucciato vicino al basamento a sentire l\u2019odore dei fiori nei primi momenti della loro fioritura. Cos\u00ec ho scoperto un mondo diverso da quello che conoscevo e mi sono trovato a pensare che forse poteva essere possibile anche per noi un mondo pi\u00f9 umano da quello che vivevamo da sempre. L\u2019illusione non \u00e8 mai una cosa buona, considerato che ci costringe a vedere la realt\u00e0 in modo forzato e a desiderarne una in tutto e per tutto aderente al nostro pensiero. Per\u00f2 ci potrebbe tornare utile in momenti particolari, quando ci occorre quella spinta ulteriore per fendere le nostre sicurezze e correre verso l\u2019ignoto. E cos\u00ec un giorno, anzi una notte, un suono indistinto finisce nel nostro minilocale a distrarci dal sonno. Io e mia madre eravamo soliti andare a dormire subito dopo la cena, in modo da non consumare troppa luce oppure rimanevamo alzati qualche minuto in pi\u00f9 nelle feste di paese quando l\u2019illuminazione comunale era cos\u00ec estesa e accesa da penetrare agevolmente nelle assi della porta ma&#8230; quella notte si presentava gi\u00e0 diversa dalle altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Non abitavamo in un luogo pericoloso, tutt\u2019altro. Nel paese si conoscevano tutti, mia madre era la madre di tutti i bambini del paese. Non ci poteva essere pericolo in quel tratto di strada che delimitava le nostre vite. Il progresso non ci aveva mai raggiunti o, meglio, non c\u2019eravamo fatti travolgere da costui, ritenendolo troppo invadente e distruttivo. Ma non tutti i pericoli potevano essere portati dal progresso. Ve ne sono alcuni che stazionano nelle nostre menti e convincono la nostra coscienza a costruire muri e pareti anche laddove non ve ne sia realmente bisogno e permangono fino a quando questi muri non crollano nel buio e nell\u2019assenza della propria convinzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi ero mai mosso da quel locale alla strada dove mia madre mi aveva portato fin da bambino, subito dopo aver saputo della irreversibilit\u00e0 della mia condizione. Lo aveva attrezzato come avevo potuto e saputo, con una bella sdraio e quelle persiane che favorivano l\u2019ingresso della luce e consentivano di sbirciare con discrezione il flusso inevitabile della vita fuori di l\u00ec. A causa della continua assistenza che mi portava non le era stato possibile continuare il lavoro in fabbrica e aveva deciso di chiudere anche il lavoro nelle pareti che ormai proteggevano le nostre vite. Cos\u00ec aveva continuato a cucire gli abiti eleganti delle signore di citt\u00e0 e a rattoppare gli stracci dei contadini che invece popolavano quel paese lontano dal mondo. Io la guardavo e mi piaceva come muoveva a ritmo le mani mentre scorreva i diversi tessuti sotto la macchina da cucire. E mentre cuciva mi raccontava le storie che sapeva o che si inventava al momento, in alternativa e in aggiunta a quelle che solitamente rubavamo da dietro le persiane. Il paese chiedeva di me, senza per\u00f2 mai andare oltre le risposte che mia madre aveva gi\u00e0 programmato da tempo. E mentre passava il tempo, venivano sempre a tirare due calci al pallone davanti alla nostra porta-persiana i ragazzini, figli dei ragazzini che qualche anno prima giocavano a calcio, e vedevo davanti a me la gente del posto ringiovanire\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Un suono indistinto era penetrato nel silenzio della stanza e ci aveva svegliati di soprassalto. Era notte fonda e di lontano cominciavano a sentirsi gli echi della gente che era scesa in strada. Mia madre infil\u00f2 la prima cosa che le venne in mano e usc\u00ec in strada, curandosi di chiudersi dietro le persiane. Mi alzai anch\u2019io e mi posizionai dietro la porta per cercare di capire. Dalle persiane semiaperte non si riusciva a vedere, orientai le stesse in modo da guardare di fronte, ai piani superiori, ma era scuro e s\u2019intravvedevano solo le sagome della gente del paese che correva e gridava spaventata. Cominciai a pensare di uscire per andare a cercare mia madre ma le bende che avevo sistemato la sera prima sulle ferite aperte si erano allentate e avevano lasciato scoperto il viso.\u201cUna scossa, \u00e8 stata solo una scossa&#8230; niente di pi\u00f9&#8230;\u201d \u2013 i primi commenti arrivavano da quanti passavano velocemente davanti al nostro sottano. La gente era scesa in strada per paura e commentava a caldo quello che era successo e il da farsi. Mia madre non era ancora rientrata e il viso cominciava a bruciarmi. Seguivo le vicende da dietro le persiane, considerando anche la possibilit\u00e0 di un\u2019altra scossa che avrebbe potuto coinvolgermi in casa. Non volevo lasciare quelle notizie viventi, le uniche cui potevo riferirmi, ma il viso scoperto era pericoloso almeno quanto la scossa e cos\u00ec cominciai a fasciarmi nuovamente con le stesse bende della sera precedente. La situazione fuori era ancora concitata ma sotto controllo. Dentro invece lo stesso suono indistinto aveva aperto una crepa nel soffitto e fatto cadere la brocca dell\u2019acqua. Dallo spavento, d\u2019istinto mi portai alle persiane per uscire ma il peso della mia condizione mi paralizzava. Non \u00e8 facile uscire allo scoperto dopo anni di clausura forzata nel luogo da cui ora tenti di uscire. Ti sembra di tradirlo, sembra di non aver fatto abbastanza per proteggerlo&#8230; sembra di non portare abbastanza riconoscenza a quei muri che ti hanno protetto per lunghi anni dallo sguardo curioso della gente, che si interrogava sul perch\u00e9 fossi sempre chiuso in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl fiume, il fiume! Scappiamo!\u201d \u2013 nuovi commenti dei paesani spaventati.<\/p>\n\n\n\n<p>Se fosse straripato il fiume, non avrei avuto scampo nel sottano. Aprii istintivamente le persiane, con tutte le bende che mi cadevano sul collo, e corsi anch\u2019io dietro la folla. Una signora si ferma a guardarmi ma \u00e8 solo un attimo e riprende poco dopo la corsa. Anch\u2019io tento di stare al passo.. sono anni che non cammino pi\u00f9 di cinque metri di fila, sono anni che non faccio movimento, se non quello che mi porta a girare intorno al tavolo per raggiungere le persiane e il mondo. E\u2019 un momento d\u2019azione, sono disorientato ma anche stupito perch\u00e8 questo momento l\u2019ho sempre sperato.. magari non me lo sarei aspettato cos\u00ec catastrofico anche se, a ben guardare, il fiume non si vedeva e a governarci era solo la paura che ci avevano messo in corpo quei primi commenti in strada. In realt\u00e0 fu proprio cos\u00ec.. non accade nulla di quanto si era predetto, il fiume non strarip\u00f2 e le case si mantennero in piedi come lo erano sempre state, da decenni ormai. Io mi trovai su un terrazzino, appena qualche metro sopra il livello della strada, in compagnia di altre persone che non badavano assolutamente alla mia condizione ma alla propria. Si chiedevano vicendevolmente lo stato di salute, i bambini chiamavano i genitori, qualcuno si guardava intorno per recuperare i familiari&#8230; ma per me era una musica sentire tanta agitazione che si andava quietando man mano che spuntava l\u2019alba dietro il monte. Le mani portate al volto, ormai sgombro da qualsiasi bendaggio, carezzavano una persona nuova, nata dalle rovine di un terremoto che nel nuovo giorno nessuno commentava pi\u00f9 ma che aveva scosso l\u2019abitudine di una comunit\u00e0 che andava conoscendo ogni singolo membro nella sua particolarit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati anni da quel giorno e vivo ancora in quel sottano. Alle volte mi chiedo se sia venuto veramente gi\u00f9 il costone della montagna a seppellire il paese accanto o se non sono state le dicerie del popolo a svuotare il paese delle sue risorse migliori. Alle volte non so come la convinzione di una cosa si radichi nella nostra coscienza, rendendo difficile il cambiamento. Per quanto mi riguarda, da quel giorno non porto pi\u00f9 le bende e ho aperto le persiane&#8230; qualcuno si ferma a parlare, qualcun altro tira dritto, altri si fermano curiosi, gli alberi continuano a partecipare ai miei discorsi col loro scarso fogliame&#8230; e poi quel giorno, torno a quel giorno&#8230; in alcuni momenti, sento ancora quella musica fatta di agitazione e speranza, di realt\u00e0 e fantasia che mi ha portato a desiderare di vivere un\u2019altra vita e di averlo fatto, insieme agli altri, seppur per un breve istante&#8230; la gioia che possa ricapitarmi una nuova scossa \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo, sono rimasto apposta in questo paese lontano dal mondo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_46064\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"46064\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa pensa la gente quando passa davanti ad una porta chiusa? 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