{"id":45963,"date":"2021-05-27T18:24:11","date_gmt":"2021-05-27T17:24:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45963"},"modified":"2021-05-27T18:24:12","modified_gmt":"2021-05-27T17:24:12","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-il-labirinto-degli-specchi-di-simonpietro-spina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45963","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Il labirinto degli specchi&#8221; di Simonpietro Spina"},"content":{"rendered":"\n<p>Di l\u00e0 era gi\u00e0 passato, no, di l\u00e0 era impossibile. Un errore, doveva essere un errore. Che fosse invece dalla parte opposta?<\/p>\n\n\n\n<p>Le immagini, tutte uguali eppure tutte distorte, tutte sformate, s\u2019inseguivano fra infinite pareti di specchi; a perdere l\u2019orientamento gli ci volle poco. Riconosceva s\u00e9 stesso in quelle rifrangenze, ma difficile era dire con certezza che si trattasse proprio di lui. Da che l\u2019agitazione inizi\u00f2 ad avvolgerlo, come un rampicante attorno ad un sostegno verticale, aveva preso a correre in preda alla disperazione. Sfrecciava fra i vicoli aiutandosi con le palme delle mani nell\u2019atto di svoltare: ansimi angosciosi di ricerche affannose attraversavano i torti corridoi; echi alieni anticipavano il suo passaggio. Ad ogni svolta, un nuovo corridoio uguale al precedente; poi, ogni tanto, una figura di persona si rifletteva in senso opposto al suo e infilava una stradina, finendo inghiottita in quel gioco di specchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto scavava nella memoria e sempre pi\u00f9 vi annaspava: come fosse arrivato fin l\u00ec fu il primo suo pensiero, il primo che strinse, il primo che lasci\u00f2 andare. Appresso venne il dubbio di sapere chi fosse, se avesse un nome ed un passato: caduto anche quello. Proseguiva in quella corsa e intanto consegnava all\u2019oblio ogni domanda priva di risposta. Gli altri, poi, erano assenti: emergevano ogni tanto frammenti di relazioni lontane, impossibili a pensarci, perch\u00e9 le ultime immaginate sconfessavano, a un uso rigoroso della ragione, le precedenti. Impossibile era infatti che fosse figlio di suo figlio, padre di suo padre, zio di un suo zio e nonno di un uomo che era il suo stesso nonno. Strano era, soprattutto, che non sapesse dire della sua et\u00e0, neppure a larghi giri: pi\u00f9 esattamente, era strano che non fosse in grado di dirsi vecchio o adulto o giovane o infante, come non avesse avuto mai alcun termine di paragone, come non avesse veduto mai altri simili suoi e non conoscesse altri volti che il proprio. Ma il suo era poi un volto conosciuto? si conosceva, lui?<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo, quella figura riflessa di persona si presentava in lontananza, sparendo dietro un angolo. Ora era pi\u00f9 vicina, poteva forse raggiungerla e vi prov\u00f2: si dilegu\u00f2, per\u00f2, svelta, dietro luccichii stordenti. Ne approfitt\u00f2 allora per riprendere fiato. Piegato in due per la gran corsa, si vide, una volta di pi\u00f9, riflesso con singolare nitidezza. Scrut\u00f2 bene i contorni del viso: non capiva. Una mano, caricata di esitante necessit\u00e0, ebbe il compito di scandagliare la carnosa consistenza e scoprire, forse, da quanto tempo quella carne fosse carne viva.<\/p>\n\n\n\n<p>Con fulminea rincorsa, un\u2019altra volta, una presenza familiare, pure se oscura, sfrecci\u00f2 alla sua destra per un breve istante, percorrendo il corridoio perpendicolare al suo: si volt\u00f2 d\u2019istinto a guardarla; non ne ebbe il tempo, che, dalla sinistra, attraverso il corridoio parallelo, sul lato opposto, un\u2019altra figura corse via veloce. Poi, come non fosse gi\u00e0 abbastanza snervante sapere di non essere il solo a inseguire non si sa chi non si sa perch\u00e9, accadde un fatto impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Due altre figure, ancora nuove, gli corsero incontro: quella dietro inseguiva quella avanti ed entrambe venivano verso di lui. Venivano avanti con la massima energia e nel correre, come velocisti in assetto da gara, avanzavano a testa bassa, quasi dovessero guadagnare centimetri in vista del traguardo. In un attimo, gli furono addosso: il primo, l\u2019inseguito, scivol\u00f2 oltre e scapp\u00f2 via; il secondo, l\u2019inseguitore, lo travolse e prosegu\u00ec la corsa. Nello scontro, l\u2019uomo senza et\u00e0 cadde a peso morto, urtando con le spalle la parete, cosicch\u00e9 il vetro s\u2019infranse. Il colpo esplose alcuni proiettili acuminati e uno, uno guidato dal destino, schizz\u00f2 in avanti, ferendogli una guancia. Voltatosi, vide l\u2019immagine di s\u00e9 scomposta in mille triangoli deformi, che convergevano al centro dello specchio, devastato dall\u2019urto. Un coccio affilatissimo era a terra, scintillante e attraente come un\u2019opportunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Pens\u00f2 a quel punto di praticarsi un taglio al centro della mano: il sangue, come inchiostro, gli avrebbe reso possibile marcare i corridoi gi\u00e0 percorsi, forse consentendogli di trovare una via d\u2019uscita dal labirinto. Incise allora la plica palmare che costeggia l\u2019eminenza tenar, quella che nella chiromanzia rappresenta la linea della vita, la simbolizzazione dell\u2019energia vitale dell\u2019essere umano. Una lieve pressione fu sufficiente e subito vide sgorgare una stilla salvifica: accost\u00f2 quindi a un vetro il palmo aperto della mano e appose, con solennit\u00e0, il primo segno del suo passaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era pronto a proseguire, cos\u00ec si avvi\u00f2 verso lo sbocco pi\u00f9 vicino del corridoio: l\u00ec, passi rapidi s\u2019inseguivano, divenendo via via pi\u00f9 vicini; attese in agguato, nascosto dietro la svolta del muro, l\u2019orecchio teso e accostato alla parete. Sent\u00ec i passi avvicinarsi, ormai vicinissimi e, giudicando propizio il momento, si fiond\u00f2 alla cieca su quel corpo in movimento: lo afferr\u00f2 per le caviglie ed entrambi, lui e l\u2019altro, precipitarono orizzontali sul pavimento, lui aggrappato a lui; lottavano. L\u2019uomo tent\u00f2 di liberarsi, si volt\u00f2 e ad entrambi si offr\u00ec la vista del proprio rivale. Negli occhi dei due, l\u2019immagine riflessa (identica nella sostanza, diversa nei segni lasciati dal tempo) di un unico volto: l\u2019uno era uguale all\u2019altro, l\u2019altro era solo pi\u00f9 vecchio. Nel vedere s\u00e9 stesso pi\u00f9 grande, lo assal\u00ec un moto di orrore: la vigoria della presa si esaur\u00ec e il vecchio s\u00e9, liberatosi, si rialz\u00f2 e prese a fuggire. Ogni invocazione fu vana, un inutile spreco di fiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Subito sent\u00ec correre dietro di s\u00e9: dalla parte opposta del corridoio, un uomo, che era lui stesso pi\u00f9 giovane di una decina d\u2019anni, si era fermato a riprendere fiato e lo osservava: negli occhi aveva la foga del predatore, la scintilla omicida di un animale che punta una preda ferita, stesa in terra e vulnerabile. Dalle sclere oculari dell\u2019uomo emergevano in rilievo venature sanguinee e, se prima il Nostro inseguiva, ora comprese che doveva fuggire: il s\u00e9 stesso pi\u00f9 giovane era certo pi\u00f9 agile e atletico di lui. Doveva quindi alzarsi e correre: ora o mai pi\u00f9. Di nuovo, una fuga isterica si aggiunse alle molte altre in corso per le vie del labirinto. Dall\u2019alto, sorvolando quel monumentale dedalo di cristalli, scopriamo la verit\u00e0 del labirinto degli specchi: infinite copie dello stesso uomo rinchiuse e obbligate a scontare la vita, gemelli asincroni, come singoli fotogrammi di uno stesso film, uno per ogni istante della medesima esistenza vissuta, ed uno, uno pure per ogni istante di ogni vita ipotetica, di tutte quelle vite, cio\u00e8,&nbsp; rimaste in potenza. Erano, in quel labirinto di specchi, tutti insieme infiniti frammenti di infinite vite, cos\u00ec che, noi stessi, non possiamo non chiederci quante vite possibili stiano mai in ogni vita possibile.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45963\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45963\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di l\u00e0 era gi\u00e0 passato, no, di l\u00e0 era impossibile. 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