{"id":45932,"date":"2021-05-25T18:01:08","date_gmt":"2021-05-25T17:01:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45932"},"modified":"2021-05-25T18:01:09","modified_gmt":"2021-05-25T17:01:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-io-sono-lei-di-alexandro-lupis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45932","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Io sono lei&#8221; di Alexandro Lupis"},"content":{"rendered":"\n<p>Elena spalanc\u00f2 la vetrata panoramica che affacciava sul prato. Uno sbuffo d\u2019aria fresca le si insinu\u00f2 nelle narici riempiendole i polmoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Usc\u00ec percorrendo il vialetto ciottolato fino al capanno. La porta si spalanc\u00f2 lamentandosi. Tast\u00f2 la parete in mattoni alla ricerca dell\u2019interruttore e lo premette. La luce del neon illumin\u00f2 pigramente gli attrezzi che il padre utilizzava per il giardinaggio, perfettamente disposti sulle mensole di metallo.<\/p>\n\n\n\n<p>Afferr\u00f2 rabbiosamente dei rotoli di plastica nera e usc\u00ec, lasciandosi alle spalle il ricordo di quando, da piccola, i genitori la rinchiudevano il quel buco con il solo conforto di una bambola di pezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripercorse il sentiero ciottolato sotto gli occhi vigili dei nani da giardino che sembravano seguirne ogni mossa, imperturbabili, con le guance paffute e l\u2019espressione soddisfatta di chi ha trovato il proprio posto nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Li super\u00f2 decisa, puntando verso l\u2019ingresso della casa. Entr\u00f2 nello studio: <em>lei <\/em>era seduta a terra, con la schiena poggiata alla libreria.<\/p>\n\n\n\n<p>Muta, ansimante. Ancora maledettamente viva.<\/p>\n\n\n\n<p>Trov\u00f2 ristoro nel pensare che s\u00ec, forse era meglio che rimanesse cosciente ancora per un altro po&#8217;. Avrebbe avuto tutto il tempo di verificare se era vero quanto si diceva in giro, ossia che l\u2019ultimo bagliore di vita risplendeva quanto la vita stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Osserv\u00f2 il sangue scivolare dal collo verso i seni con fare indolente, come se non fosse convinto di dover abbandonare quel corpo con il quale aveva condiviso tutta la sua esistenza. Si strofin\u00f2 lentamente i polpastrelli per calmare i tremori che le percorrevano la pelle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuffo\u201d, pens\u00f2, guardandola negli occhi \u201cme l\u2019hai insegnato proprio tu\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicin\u00f2 leggermente al corpo piegando la testa di lato, come a imitarne la postura. Sembrava una bambola di ceramica, vestita e truccata a festa, con i riccioli biondi che scendevano sulle spalle candide e due cristalli di vetro incastonati in un viso slavato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei proprio una bambolina\u00bb, sussurr\u00f2, sfiorandole l\u2019orecchio con le labbra.<\/p>\n\n\n\n<p>Si volt\u00f2 verso la sorella, ancora inginocchiata sul tappeto, quello stesso quadrato di tela su cui giocavano insieme quando ancora odoravano d\u2019innocenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSmettila di frignare\u00bb, le disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta strisci\u00f2 verso di lei, poi scoppi\u00f2 in lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCosa le abbiamo fatto?\u00bb La sua voce sembrava stanca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMeno di quello che meritava.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 ancora viva?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon per molto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE adesso cosa facciamo?\u00bb, chiese singhiozzando.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuello che avremmo dovuto fare anni fa: ci liberiamo di lei.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elena sorrise, poi allung\u00f2 il braccio afferrando il manico del suo coltellino svizzero ancora piantato nel collo della madre. Lo estrasse. Un fiotto di sangue schizz\u00f2 sul pavimento di creando delle piccole chiazze dai bordi irregolari che si spandevano come lava incandescente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAiutami\u00bb, ordin\u00f2 alla sorella mentre dispiegava i sacchi neri sul <em>parquet<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta si asciug\u00f2 le lacrime e obbed\u00ec senza ribattere. Sollevarono il corpo con fatica, poi lo distesero sulla plastica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAspetta\u00bb, disse Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>Allung\u00f2 il braccio agguantando il ciondolo a forma di tartaruga che pendeva dal collo della madre. Lo strapp\u00f2 via.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto non ti serve pi\u00f9\u00bb, mormor\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Prese del nastro isolante, poi si rivolse nuovamente a Marta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerca stracci e candeggina\u00bb, indic\u00f2 le chiazze di sangue \u00abquesto schifo deve sparire. Intanto io la <em>impacchetto <\/em>per bene\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un risolino, pensando che mai nessun termine sarebbe stato pi\u00f9 appropriato. Quell\u2019ammasso di carne morta era un regalo. Per lei, per la sorella, per l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta si avvi\u00f2 verso il bagno. Ritorn\u00f2 poco dopo e si mise a pulire. Un\u2019ora ore dopo avevano terminato e si sedettero entrambe sul divano, esauste.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAspetteremo che faccia notte, poi la porteremo alla discarica\u00bb, disse Elena \u00abAntonio ci aspetta l\u00ec, \u00e8 pronto con tutto il necessario.\u00bb Poggi\u00f2 entrambe le mani sulle ginocchia \u00abLo vuoi un caff\u00e8?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta sgran\u00f2 gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe c\u2019\u00e8? La caffeina ci serve, se non lo vuoi basta dirlo\u00bb, ribad\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta scosse la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora inizia a farti la doccia.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto sangue ci si attaccher\u00e0 alle ossa.\u00bb, disse Marta con un filo di voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena si svegli\u00f2 di soprassalto, come se fosse risalita da una lunga apnea. Quell\u2019incubo l\u2019aveva svuotata, e adesso si sentiva arida, al pari di un pozzo senz\u2019acqua. Niente di quello che aveva appena sognato aveva senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei che accoltellava la madre senza alcuna remora, per giunta con la complicit\u00e0 della sorella, incapace di fare del male a chicchessia. E poi l\u2019odore acre del sangue, il suono ovattato delle macchine che sfrecciavano in strada, l\u2019immagine di s\u00e9 stessa, gelida, insensibile, crudele.<\/p>\n\n\n\n<p>Accese l\u2019abat-jour e si mise a sedere sul letto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon \u00e8 reale\u201d, e pi\u00f9 lo ripeteva, pi\u00f9 il cuore le martellava nel petto. Respir\u00f2 profondamente, recitando la filastrocca che le aveva insegnato la sorella da piccola, quando l\u2019ansia non le permetteva di addormentarsi. Finalmente riprese il controllo del proprio corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orologio segnava le 5:45 del mattino.<\/p>\n\n\n\n<p>Scese le scale fino a raggiungere il piano inferiore. Il contatto dei piedi nudi con il pavimento le regal\u00f2 una piacevole sensazione di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Si diresse verso la cucina e apr\u00ec il frigorifero. Arricci\u00f2 le labbra, indugiando perplessa davanti alla bottiglia di <em>champagne<\/em> coricata sulla mensola. Cerc\u00f2 di ricordare in quale occasione l\u2019avesse acquistata senza riuscirsi. Si appunt\u00f2 mentalmente di ripensarci quando sarebbe stata pi\u00f9 lucida, prima di versarsi un bicchiere d\u2019acqua fresca e spostarsi nel salone.<\/p>\n\n\n\n<p>Il divano l\u2019accolse avvolgendola. Chiuse le palpebre, gustandosi il silenzio della notte che, come un manto di neve, aveva soffocato i rumori del giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le riapr\u00ec di scatto, come se un\u2019immagine proveniente da un altro presente le si fosse impressa nella retina. Si volt\u00f2 di scatto in direzione del tavolino di vetro: adagiato accanto al vaso di fiori, c\u2019era un ciondolo a forma di tartaruga, macchiato di sangue. Rest\u00f2 a guardarlo per un tempo indefinito, chiedendosi se non fosse frutto della sua immaginazione. Allung\u00f2 il braccio toccandolo con la punta del dito, poi si ritrasse di scatto e si alz\u00f2 dal divano in preda al panico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDeve esserci una spiegazione, deve esserci!\u00bb, url\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Afferr\u00f2 il cellulare con l\u2019intenzione di chiamare la sorella digitando il codice di sblocco. Il display si illumin\u00f2 facendo apparire una conversazione di qualche ora prima. Lesse l\u2019ultimo messaggio ricevuto, con le mani tremanti ed il respiro che si faceva sempre pi\u00f9 affannoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Strizz\u00f2 gli occhi incredula, poi ricominci\u00f2 a leggere, stavolta dal principio.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p><em><strong>08:29<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Marta, ci sei? <\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 leggi i messaggi e non rispondi???<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>08:32<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Hey?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>08:35<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Sono qui<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Finalmente! Dove diavolo eri finita?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Stavo dando da mangiare al cane<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Oggi \u00e8 il gran giorno! Sei pronta?<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>08:37<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Ma vuoi rispondere???<\/p>\n\n\n\n<p>Mi stai facendo veramente incazzare!<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>08:43<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Sei Elena?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Certo che s\u00ec!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Allora dimmi come mi chiamavi da piccola<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Che cazzo significa adesso?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Rispondi e basta<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Non ho tempo per questi giochetti<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Fammi parlare con Elena!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Conosci i patti: fino a quando non \u00e8 finita questa storia il controllo \u00e8 mio. Avete entrambe bisogno di me, lo sai bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>08:44<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Ti rendi conto di cosa stiamo per fare?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena<\/em>: Perfettamente<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Non \u00e8 vendicandoci che staremo meglio<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena: <\/em>Invece si! \u00c8 esattamente cos\u00ec che ci libereremo di tutto il marcio che ci portiamo dentro<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio guardare quella stronza mentre piange pentendosi dei suoi peccati, consapevole che non ci sar\u00e0 alcuna remissione!<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio che sia invasa dalla stessa angoscia che provavamo noi quando ci <em>affittava<\/em> a quegli esseri schifosi per pochi spicci!<\/p>\n\n\n\n<p>La voglio vedere morire davanti ai miei occhi!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marta<\/em>: Mia sorella non parlerebbe cos\u00ec<\/p>\n\n\n\n<p><em>Elena: Io sono lei<\/em>, che tu lo voglia o meno<\/p>\n\n\n\n<p>Stasera ore 22:30<\/p>\n\n\n\n<p>Lo faremo con o senza il tuo aiuto<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-dots\"\/>\n\n\n\n<p>Elena lasci\u00f2 cadere il telefono sul tappeto, come se, improvvisamente, fosse diventato un tizzone ardente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una miriade di domande le si accalcarono in testa spingendo contro le pareti del cranio nel tentativo di uscire, con il risultato di creare ancora pi\u00f9 confusione.<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2 nuovamente in direzione del ciondolo: era ancora l\u00ec, illuminato dalla luce fioca della lampada, inerte, inconsapevole di essere appartenuto a una donna uccisa dalle proprie figlie.<\/p>\n\n\n\n<p>Si lasci\u00f2 andare sul divano sperando che la notte la inghiottisse, seppur conscia che niente avrebbe potuto far sparire quell\u2019angoscia che sentiva azzannarla dall\u2019interno.<\/p>\n\n\n\n<p>Volt\u00f2 la testa verso la tv spenta, incontrando il riflesso del suo viso.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sorprese a sorridere.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il buio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45932\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45932\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elena spalanc\u00f2 la vetrata panoramica che affacciava sul prato. 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