{"id":45929,"date":"2021-05-25T17:59:43","date_gmt":"2021-05-25T16:59:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45929"},"modified":"2021-05-25T17:59:44","modified_gmt":"2021-05-25T16:59:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-arnold-di-alessandro-castrichella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45929","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 \u201cArnold\u201d di Alessandro Castrichella"},"content":{"rendered":"\n<p>Non sapevo di star buttando la mia vita prima di entrare in quel bar. Mi ero appena trasferito in citt\u00e0 per lavoro, casa piccolissima in affitto, il minimo indispensabile per un supplente lontano dal suo paesino di origine. Nei primi giorni decisi di scendere a fare due passi per rassettare i pensieri e darmi un\u2019occhiata intorno. Proprio il primo giorno l\u2019umore non era dei migliori e la giornata uggiosa, degna di una canzone di Lucio Battisti, non aiutava. Mi fermai nel primo bar. Mi appoggiai al bancone e ordinai un caff\u00e8, dando inizio al mio solito ipnotico ballo zucchero-cucchiaino. Un rintocco prolungato dell\u2019orologio appeso al muro interruppe il mio stallo, spingendomi a sollevare lo sguardo sulle lancette che osservai sentenziavano le 16. Anche il barista sollev\u00f2 lo sguardo, e un istante dopo la sua attenzione pass\u00f2 all\u2019orologio che portava al polso, come a cercare conferma del tempo dichiarato dall\u2019orologio a muro. In quel momento entr\u00f2 un uomo. Sul viso era tracciato un sorriso che mi parve un po\u2019 forzato, innaturale. Si accomod\u00f2 sullo sgabello accanto al mio e disse: \u00abSalve, sono il signor Arnold\u00bb. Immediatamente le mie riflessioni confinarono nell\u2019idea che nessuno, almeno dopo aver superati i sei anni, inizierebbe mai una conversazione in questo modo. Naturalmente, cattur\u00f2 del tutto la mia attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGradirei un t\u00e8, per favore.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il barista sorrise, come un nonno sorriderebbe davanti a un nipotino prediletto, e si accinse a preparare un t\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Arnold, nell\u2019attesa, non si scompose; rest\u00f2 fermo, immobile, con la schiena dritta, senza dare l\u2019impressione di compiere alcuno sforzo. Istintivamente, cercai di raddrizzare anche la mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il barista poggi\u00f2 una teiera accanto al signor Arnold.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa ringrazio, gentiluomo. Adoro questo t\u00e8, mi ricorda tanto gli anni vissuti in Inghilterra. All\u2019epoca prendevo il t\u00e8 ogni pomeriggio, alla stessa ora. Potrei chiederle qual \u00e8 il suo nome?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGiancarlo\u00bb rispose il barista. \u00abE il suo qual \u00e8, signore?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il signor Arnold si rivolse verso me, ponendomi la stessa domanda. Ne rimasi per un attimo spiazzato, non mi ero accorto di partecipare alla conversazione con lo sguardo e il corpo rivolti verso loro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAh, Francesco. Il mio nome \u00e8 Francesco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn bel nome, caro signore. Signor Giancarlo e signor Francesco, \u00e8 un vero piacere fare la vostra conoscenza. Ditemi, raccontatemi qualcosa di voi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda era interessante, ma esitai, pensando: che si pu\u00f2 dire di un professore di 29 anni trasferitosi da un paesino di provincia giusto per fare un anno di supplenza?<\/p>\n\n\n\n<p>Intervenne subito Giancarlo a togliermi dall\u2019imbarazzo, come se recitasse un copione; forse era una cosa che gli chiedevano pi\u00f9 spesso di quanto pensassi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGentile signor Arnold, il piacere \u00e8 mio. Da trent\u2019anni lavoro in questo bar e quello che so del mondo lo leggo sul giornale ogni mattina e me lo racconta il mio barbiere due volte al mese.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante un certo velo di rassegnazione che percepivo nelle parole di Giancarlo, pensai che di certo non era lui l\u2019uomo che avrebbe mai chiuso il suo Caff\u00e8 per emigrare in Costa Rica o in Argentina. Ironico non sapere come avrei risposto io; la domanda era l\u00ec, aperta anche a me, ma restai in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Arnold fin\u00ec il suo t\u00e8, salut\u00f2 con garbo il barista e rivolgendosi a me disse: \u00abBeh, caro signore, ora devo andare, semmai un giorno ci rincontreremo in qualche angolo del mondo mi racconter\u00e0 anche la sua storia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un gesto come per rimettere un cappello che non aveva e usc\u00ec. Giancarlo inizi\u00f2 a passare lo straccio per pulire il bancone:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScioccato da Arnold? Fa questo effetto, lo capisco\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa lei gi\u00e0 lo conosceva? Non l\u2019ha visto oggi per la prima volta, vero?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il barista sorrise alle mie parole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMe lo dica lei. Torni domani e mi dir\u00e0. Ah, e mi raccomando, sia puntale!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indomani feci la stessa strada e giunsi al bar qualche minuto prima delle 16. Giancarlo sorrise al mio ingresso senza sollevare lo sguardo dal bancone che stava riassettando. Non disse una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardammo entrambi l\u2019orologio sulla parete e scattate le ore 16 i nostri sguardi si mossero all\u2019unisono verso la porta di ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Puntuale, il signor Arnold entr\u00f2 nel locale e si sedette dritto dritto sullo stesso sgabello del giorno precedente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSalve, sono il signor Arnold. Gradirei un caff\u00e8 ristretto, per favore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivolsi immediatamente uno sguardo stupito a Giancarlo a cui lui rispose con il suo solito, ormai, sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Muovendo elegantemente la tazzina, il signor Arnold si rivolse verso di me che ero l\u00ec a fissarlo in modo certamente insistente senza rendermene conto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl caff\u00e8 mi ricorda le mie origini, gli anni che ho vissuto a Napoli\u2026 Oh, ma mi perdoni, che maleducato, non le ho nemmeno chiesto come si chiama.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEhm s\u00ec, scusi. Francesco, molto piacere, ci siamo present\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Giancarlo lasci\u00f2 cadere un piattino nel lavandino e voltandomi a guardarlo fece cenno col la testa per intimarmi a non proseguire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGrazie signore, questo caff\u00e8 era perfetto. Davvero buono. Signor Francesco, mi scusi, sfortunatamente ora devo proprio andare. \u00c8 stato un piacere conoscerla, semmai ci rivedremo in qualche angolo del mondo spero di poterla conoscere meglio, magari mi racconter\u00e0 la storia della sua vita\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Fece di nuovo il gesto come per rimettersi un cappello che non possedeva e and\u00f2 via.<\/p>\n\n\n\n<p>Restai un po\u2019 cos\u00ec, immobile qualche secondo, mentre Giancarlo puliva il bancone e asciugava i bicchieri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon glielo dice mai?\u00bb chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCosa? Che non \u00e8 vero nulla di tutto ci\u00f2 che dice? E io chi sono per stabilirlo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa lei s\u00e0 qual \u00e8 la verit\u00e0?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa verit\u00e0, la verit\u00e0\u2026 La verit\u00e0, signor Francesco, \u00e8 che io mi alzo ogni mattina e amo e odio le stesse cose; vengo al bar percorrendo sempre la stessa strada e incontro sempre le stesse persone che gi\u00e0 conosco da tanto tempo. Arnold ha scelto che non sia cos\u00ec. E lei, signore?\u00bb<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45929\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45929\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sapevo di star buttando la mia vita prima di entrare in quel bar. 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