{"id":45846,"date":"2021-05-24T17:50:29","date_gmt":"2021-05-24T16:50:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45846"},"modified":"2021-05-24T17:50:30","modified_gmt":"2021-05-24T16:50:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-il-falo-dei-vocabolari-di-concetta-pintacuda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45846","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Il falo&#8217; dei vocabolari&#8221; di Concetta Pintacuda"},"content":{"rendered":"\n<p>Il ticchettio della pioggia era ormai incessante da giorni. In alcuni momenti gli era di conforto. Trovava rilassante il ritmo cadenzato delle gocce sul tetto. La luce accecante del sole che illuminava la stanza a volte lo irritava. Faticava a concentrarsi. Il chiarore faceva apparire le cose esattamente com\u2019erano, senza alcun mistero. E la semplicit\u00e0 non era nella sua indole. Non amava la schiettezza, la considerava volgare. Detestava anche quel tipo di persone che si credono detentori della verit\u00e0, che scambiano l\u2019educazione per ipocrisia, elargendo parole al limite dell\u2019offensivo in nome della sincerit\u00e0. Blasfemia del rispetto per gli altri, conseguenza di un bagaglio culturale pari a quello di un poppante. Nonostante il grigio del cielo rivestisse di malinconia ogni cosa come lui amava, non riusciva a mettere gi\u00f9 nemmeno una frase. Stava col computer davanti al viso, osservando le vecchie foto dei viaggi in cerca di ispirazione. Ma nulla, nemmeno due parole messe insieme. Ci si metteva anche la gatta, che con la sua gelosia non sopportava di essere esclusa.&nbsp; Aveva iniziato il rito del corteggiamento. Prima strofinandosi tra le gambe, poi con un balzo sulla scrivania con la zampetta allontanava la mano dal mouse. Infine, non contenta delle sole carezze, passeggiava sulla tastiera digitato una successione di lettere senza senso fino a che lui esausto la faceva accucciare sulle ginocchia.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuava a tormentarlo un certo sapore d&#8217;amaro in bocca. Ma forse non era in bocca, quel senso di nausea lo pervadeva per intero. Non ne poteva pi\u00f9 di tutto. Qualcosa si era inceppato. Avrebbe voluto distendersi e aprire la pergola per osservare in eterno il cielo. Ma pioveva e non poteva bagnare il bel sof\u00e0 color pavone. Si sentiva in trappola, avvinghiato dall&#8217;apatia, non trovava uno spiraglio. Forse una sigaretta lo avrebbe appagato, ma quella manciata di minuti a inalare veleno non produsse alcun effetto sul suo stato d&#8217;animo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oramai non riusciva pi\u00f9 a sentirle, le parole. Non gli erano pi\u00f9 familiari. Si erano confuse tra le amputazioni verbali sui cellulari e le deformazioni linguistiche giustificate dalla consuetudine. Non l&#8217;aveva mica mai compresa questa consuetudine. Non riusciva ad accettare il prevalente atteggiamento di considerare regola ci\u00f2 che ormai era diventato abitudinario nella vita sociale. Quindi se diventava usuale imprecare in pubblica piazza allora poteva essere considerato come un semplice modo colorito di esprimersi, bestemmie e volgarit\u00e0 evoluzioni della lingua. Apriva i giornali e un groviglio di termini volgari, parole straniere inserite alla rinfusa, quasi gli bruciavano le sinapsi. Le testate giornalistiche esordivano con titoloni aggressivi e irrispettosi anche per le notizie di morte. Regnavano i femminili forzati, ignorando totalmente le desinenze latine, in nome di una parit\u00e0 dei sessi che in realt\u00e0 si dissolveva nei contratti lavorativi e dentro le mura di casa. I premi letterari venivano attribuiti alle opere pi\u00f9 scabrose od offensive. Frasi sgrammaticate erano stampate su tutti i cartelloni pubblicitari e se accendevi la televisione, valanghe di offese caratterizzavano gli scambi di opinione. Sapeva che la lingua si evolveva, d&#8217;altronde in passato era successo cos\u00ec, ma non si era mai allontanata dalle regole grammaticali o dalla decenza. Per lui era una violenza, lo stupro della lingua. Qualche anno prima era stato fatto un timido tentativo da parte del Governo di preservare la dignit\u00e0 del linguaggio dando delle direttive all\u2019interno dell&#8217;educazione scolastica, ma in nome della democrazia e della libert\u00e0 di espressione, fu quasi accusato di tirannia.&nbsp; Vennero indette manifestazioni di protesta in tutto il Paese, capeggiate da quel ramo dell\u2019opposizione che pur di arrivare al potere appoggiava qualsiasi nefandezza del popolo. Le minoranze erano cos\u00ec esigue che non poterono contrastare il delirio generale. Vinsero i nuovi governanti con lo slogan \u201cal bando l\u2019autocrazia del latino\u201d. Molte delle regole grammaticali vennero considerate sorpassate, le radici della lingua latina annientate. Si diffusero gli <em>a me mi<\/em>, i <em>ma per\u00f2<\/em>; i <em>se io avrei<\/em>. Emblematico divenne l\u2019uso del <em>piuttosto che:<\/em> perse il vero significato avversativo di anzich\u00e9 e invece, per essere usato in senso disgiuntivo o aggiuntivo <em>con oppure<\/em> e <em>oltre che. <\/em>Paladina del misfatto ful&#8217;arroganza di quella fascia del paese che si riteneva detentore del progresso, sia dal punto di vista economico che culturale.&nbsp; Persino i dialetti, emblema del senso di appartenenza di una comunit\u00e0, soprattutto in certe aree del territorio, vennero considerati illegali, limitando i diritti a quella fascia della popolazione delle piccole realt\u00e0. Il pregiudizio dettato dall&#8217;ignoranza si scagli\u00f2 quindi anche contro la Costituzione che vietata la discriminazione su basi linguistiche. La Nazione era immersa nel caos pi\u00f9 totale: nelle scuole gli insegnanti definiti di \u201cvecchio stampo\u201d venivano rimossi. La letteratura e l&#8217;arte ridotte al minimo indispensabile. Il latino e la filosofia aboliti per ampliare le ore di informatica, robotica e tecnologia. In nome del progresso parole straniere presero il sopravvento: i termini \u201cincontri\u201d o \u201criunioni\u201d scomparvero, e insieme a loro il senso di umanit\u00e0 e di vicinanza che emanavano. Cos\u00ec con <em>meeting<\/em> venne indicato qualsia raggruppamento di persone o cose senza alcuna distinzione, come un freddo agglomerato di oggetti non identificati. L\u2019uso dell\u2019inglese, serv\u00ec persino a camuffare certi lavori umili, dandogli un tono altisonante, pur di giustificare richieste di qualifiche spropositate rispetto al ruolo realmente ricercato. L&#8217;apoteosi del ridicolo fu l&#8217;introduzione del termine inglese \u201cflow\u201d, con il quale scomparvero espressioni come il <em>flusso del tempo<\/em>, il <em>flusso della vita<\/em>. E questi erano solo alcuni esempi dello scempio linguistico, perch\u00e9 molte altre aberrazioni prendevano sempre pi\u00f9 piede.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i significati che rappresentavano raffinatezza nel lessico, furono spazzati via. Cos\u00ec era svanita anche questa ultima bellezza: l&#8217;eleganza del suono della lingua Italiana, che nonostante nel resto del mondo fosse considerata melodia, era invece disprezzata dal suo stesso popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>In pochi cercarono di resistere per non smarrire il senso identitario che solo una lingua pu\u00f2 dare, per non tradire la memoria dei grandi letterati e intellettuali del passato o quelli contemporanei che erano stati esiliati. Ma non era facile, e cos\u00ec Luca che dello scrivere ne aveva fatto un mestiere, che negli anni precedenti al colpo di Stato, era riuscito a pubblicare qualche romanzo, si ritrovava a non poter pi\u00f9 essere se stesso. Le vecchie case editrici erano fallite, e l\u2019unica via di uscita sarebbe stata adeguarsi al nuovo Sistema. Il suo linguaggio era ormai sorpassato, nessuno avrebbe pi\u00f9 comprato i suoi libri, e rischiava di essere censurato per uso improprio delle parole e peggio accusato di essere un reazionario.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mente era atrofizzata, svuotata dalle parole ormai perdute. Non riusciva pi\u00f9 a formulare alcuna frase, quella nuova lingua oscena non poteva accettarla, meglio il silenzio, scegliere di essere muti, in ombra, allontanarsi da tutto. Ma poi vedeva in fondo alla parete l\u2019immensa libreria e i molteplici nomi di chi aveva lottato per una societ\u00e0 etica, civile e giusta trovando le parole pi\u00f9 nobili per arrivare al cuore del popolo. Allora pensava di non arrendersi, di continuare a combattere contro tutta la bruttezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma mentre rifletteva su come uscire dall\u2019impasse sent\u00ec suonare in maniera concitata alla porta. Ebbe appena il tempo di giare la maniglia e subito fu travolto dall\u2019irruenza della sorella che quasi soffocando nel suo respiro affannato gridava &lt;&lt;Allora sei in casa! Ho provato a chiamarti mille volte al cellulare! Non hai visto cosa sta succedendo? E perch\u00e9 hai le tende chiuse?&gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Non rispose, quasi si vergognava del suo sconforto. Giulia era sempre stata una ragazza forte, e spesso non sopportava l&#8217;arrendevolezza del fratello. Era stata lei a spingerlo a rincorrere il suo sogno di diventare scrittore, aveva sempre creduto in lui. Entrambi avevano le stesse passioni, gli stessi valori in cui credere e la loro complicit\u00e0 era l&#8217;arma contro l&#8217;imperante disumanizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt;Vieni andiamo fuori, pu\u00f2 essere che non ti sia nemmeno affacciato alle finestre?&gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt;No perch\u00e9 dovrei, tanto sta piovendo!&gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt;Mah! Diamine, non senti nemmeno questo odore?&gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Destandosi dal torpore dei pensieri, prese lentamente coscienza e sent\u00ec l&#8217;odore agre dell\u2019aria invadergli le narici.&nbsp; Ebbe un sussulto, quello che avevano temuto da tempo forse stava avvenendo. Prese per mano la sorella e si precipit\u00f2 in terrazza: una serie di colonne di fumo si ergevano in vari punti della citt\u00e0 e nemmeno un elicottero della polizia sorvolava il cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;&lt; Hai visto Luca, \u00e8 successo! In ogni quartiere stanno bruciando i vocabolari. Hanno preso d\u2019assalto pure le biblioteche. La polizia, che tra l\u2019altro \u00e8 ormai ridotta a poche decine di agenti, ha avuto l\u2019ordine di non intervenire. Siamo a un punto di non ritorno. Luca \u00e8 finita!&gt;&gt;<\/p>\n\n\n\n<p>Luca guardava immobile e atterrito: persino la pioggia era contro di loro, si era arrestata per non disturbare quei fal\u00f2.&nbsp; Un senso di rassegnazione lo pervase e in un istante cap\u00ec che non restava altro da fare. Come molti altri che gi\u00e0 da tempo avevano avuto il sentore di ci\u00f2 che poteva accadere, doveva cancellare ogni brandello di speranza che gli era rimasto attaccato al cuore: si diresse verso il pc e apr\u00ec la pagina web dell&#8217;aeroporto. Con la sorella consult\u00f2 il calendario, si guardarono, i loro occhi erano inumiditi dalle lacrime. Ebbero un attimo di esitazione ma dalle finestre il cielo diventava sempre pi\u00f9 scuro e con un click Luca spazz\u00f2 via il presente, mentre dentro di s\u00e9 infuocava la rabbia e il dolore di dover dire addio alla sua lingua, alla sua cultura e alla sua terra.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45846\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45846\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ticchettio della pioggia era ormai incessante da giorni. 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