{"id":45826,"date":"2021-05-23T18:47:45","date_gmt":"2021-05-23T17:47:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45826"},"modified":"2021-05-23T18:47:46","modified_gmt":"2021-05-23T17:47:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-la-casa-dagli-occhi-ciechi-di-gianni-antonio-palumbo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45826","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;La casa dagli occhi ciechi&#8221; di Gianni Antonio Palumbo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\"><em>Quella casa era il bel ritiro della sua anima. Una villa immersa nel silenzio suburbano. Da stanze si aprivano stanze, stretti corridoi sfociavano in ambienti pi\u00f9 ampi e luminosi, puntellati da cassapanche d\u2019antan, con vedute paesaggistiche o ritratti a irrorare di colore le pareti. Dappertutto v\u2019erano finestroni, le cui imposte battevano agitate da un vento che non sapeva da dove si originasse. Gli sembrava quasi non provenisse dal mondo esterno, ma dall\u2019interno stesso della casa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><em>Ne percorreva gli anditi seguito da suo fratello, che se ne stava pressoch\u00e9 incantato a guardare, mentre lui si affannava a serrare le imposte e quelle continuavano a battere battere battere. Prima una poi l\u2019altra, poi tutte all\u2019unisono e il tranquillo incedere per gli ambienti della villa si trasformava in una corsa angosciante per stornare chiss\u00e0 quale calamitosa circostanza avversa. E poteva sentire le voci serpeggiare, sussurrando non capiva cosa, e poi ridere d\u2019un riso strozzato, piuttosto uno squittio di topo. Subito dopo il tonfo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Il professor Desini sent\u00ec quel rumore chiaramente e distintamente, eppure non era reale. Dalle persiane filtrava gi\u00e0 la luce del giorno. Sua moglie doveva essere uscita presto, per poter salire sul treno delle 7.20. Sua figlia Giulia, l\u2019unica a vivere ancora con loro (la sorella studiava in Germania), probabilmente era ancora tra le braccia di un dolce sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2 pigramente, facendo attenzione a ridurre i contraccolpi di un fastidioso attacco di cervicale, col rischio di ritrovarsi dolorante per terra. Mancavano ancora tre ore alla sua lezione di filologia in universit\u00e0. Poteva concedersi una mattinata pi\u00f9 o meno comoda; il pomeriggio, invece, era ricco di appuntamenti, tra tesisti e colleghi desiderosi di sottoporgli varie e spinose questioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era sbagliato. Giulia era gi\u00e0 in cucina e gustava la torta di mele preparata dalla madre. Era bellissima, leonardesca nei tratti. Desini era sempre vissuto in adorazione delle sue figlie, le accostava alla primavera, alla freschezza, alla solarit\u00e0; la loro immagine, associata alla grazia di sua moglie, evocava sempre una sequela di concetti e icone degni di un plazer. La ragazza lo baci\u00f2 e, mentre facevano colazione e chiacchieravano, l\u2019attenzione del professore fu catturata dallo schermo dello smartphone, che segnalava un messaggio dell\u2019amico Giorgio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli apparve strano il tentativo di contatto a quell\u2019ora del mattino. L\u2019amico e collega non era affatto amante della tecnologia; condivideva lo snobismo di tanti intellettuali radicalmente passatisti, anche se poi non mancava di pubblicizzare ampiamente sui social network qualunque evento lo riguardasse, dai seminari alle presentazioni di libri. Il messaggio era laconico. Annunziava la morte di un loro coetaneo. <em>\u201cErnesto, ricordi Cesare, il belloccio del gruppo?\u201d<\/em> Lo ricordava, s\u00ec. Come non rammentarlo? <em>\u201cSembra sia morto, stanotte. Suicidio\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutto bene, pap\u00e0?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto, Giulia. Perch\u00e9 me lo domandi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai un\u2019espressione strana. Come se avessi visto un fantasma\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Per un istante, il suo pensiero torn\u00f2 alla villa in cui si recava in sogno ogni notte. Perch\u00e9 gli sembrava appartenere alla sua famiglia da generazioni, sebbene non l\u2019avesse mai veduta all\u2019infuori delle peregrinazioni notturne?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, cara. \u00c8 morto uno che conoscevo, ma nulla di importante. Non lo vedevo da decenni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, non lo vedeva da quando Cesare aveva abbandonato l\u2019ambiente parrocchiale per volare verso altri lidi. Potevano avere circa vent\u2019anni o qualcosa in pi\u00f9. Con il suo diploma di perito industriale, non aveva pensato nemmeno per un istante di iscriversi all\u2019universit\u00e0. Non che non ne avesse le capacit\u00e0, ma di certo gli faceva difetto la costanza un tempo necessaria per portare avanti un percorso di studi serio. Cos\u00ec Ernesto non l\u2019aveva pi\u00f9 veduto e tutto sommato la cosa non gli dispiaceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riusciva a stare in sua compagnia. Cesare lo inquietava profondamente. Architettava sempre scherzi raffinati, a volte vere e proprie torture ai danni del malcapitato di turno. In un caso, durante un campeggio estivo, si era divertito con i suoi \u2018scherani\u2019 a tenere immersa nel water la testa di un quattordicenne, facendogli bere acqua sudicia, e rideva mentre i curiosi ciabattavano per assistere all\u2019insolito rito di iniziazione. In realt\u00e0, con lui Cesare era stato sempre sgradevole e caustico, ma non si era mai spinto a manifestare con eccessiva aggressivit\u00e0 la sua evidente superiorit\u00e0 fisica e sensuale. All\u2019adolescente Ernesto Desini piaceva pensare che ci\u00f2 accadesse perch\u00e9 il ragazzo temeva le sue qualit\u00e0 intellettuali. Magari era consapevole che su quel terreno sarebbe stato sempre e irrepugnabilmente sconfitto. Per questo \u2013 si illudeva \u2013 si era instaurato tra i due una sorta di <em>limes <\/em>che raramente l\u2019adone inquieto avrebbe varcato.<\/p>\n\n\n\n<p>In alcuni casi questo era accaduto durante le incursioni estive nella casa dagli occhi ciechi. Era un edificio incompiuto, uno dei tanti incautamente elevati a mezzo e poi rimasti col triste scheletro all\u2019aria e il buio pi\u00f9 desolante in corrispondenza delle finestre, per Ernesto simili a occhi morti spalancati sul nulla. In parrocchia si diceva che bisognasse tenersi lontani da quel posto, perch\u00e9 vi si era impiccato uno spretato. Alcuni ragazzini raccontavano di aver visto il suo spirito correre per quei luoghi privi di vita, con il volto atteggiato a un ghigno maligno. Tutto questo mentre i rumori della vicina ferrovia producevano uno stridio infernale, al punto che ti sembrava gi\u00e0 d\u2019essere sulla via dell\u2019Acheronte. Gi\u00e0 a dieci anni Ernesto non credeva allo spettro del prete. Si chiedeva come, dall\u2019esterno e non dall\u2019alto o dalle stanze, si potessero cogliere dettagli quali la mimica facciale dell\u2019anima inquieta in presunta erranza per quei luoghi. Non ci credevano \u2013 o almeno fingevano di non prestar peso a quelle idiozie \u2013 nemmeno i suoi amici e cos\u00ec la casa dagli occhi ciechi diveniva a turno il quartier generale di una delle due bande di adolescenti che si fronteggiavano in guerra perpetua. C\u2019erano lui, Giorgio, altri nerd, tra i quali tale Daniele aveva un po\u2019 pi\u00f9 di popolarit\u00e0 scolastica e parrocchiale, e poi la gang di Cesare, con Rabarbaro, Marcantonio e campioni di braverie dai nomignoli che scimmiottavano calciatori vari. Inutile dire che quei bellocci erano pi\u00f9 robusti e la lotta era impari. In pi\u00f9 di una circostanza, conflitti combattuti a forza di pietre e randelli improvvisati gli avevano fatto rimediare lividi e contusioni. Una volta Rabarbaro lo aveva colpito alla testa con un sasso ed Ernesto era rimasto a lungo intontito per l\u2019inaspettato attacco. Non di rado era stato catturato da quell\u2019associazione a delinquere e si era ritrovato, legato e imbavagliato con mezzi rudimentali, nella casa dalle finestre cieche, con un aguzzino in attesa del \u2018riscatto\u2019 pagato dai compagni. Una volta era stato proprio Cesare a sorvegliarlo e, come per gioco, aveva cominciato ad accarezzargli le gambe e i piedi nudi. \u201cTi piace, eh? Ti sei irrigidito proprio come una femmina\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ernesto sentiva di odiarlo e ancor pi\u00f9 lo aveva detestato, a diciotto anni, in occasione della visita di leva. La caserma brulicava di voci maschili, di accenti ora irridenti ora apparentemente rispettosi di un\u2019autorit\u00e0 cui tributare un rispetto esclusivamente formale.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio ed Ernesto si erano ritrovati a essere \u2018esaminati\u2019 nello stesso giorno di Cesare e Rabarbaro. Mentre erano seduti a compilare i moduli del famigerato test \u2018pissicologgico\u2019 \u2013 cos\u00ec l\u2019aveva definito l\u2019addetto alla sorveglianza \u2013, non gli erano sfuggiti uno sguardo beffardo del ragazzo e la successiva occhiata di complicit\u00e0 all\u2019inseparabile compagno di scorribande.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi piacciono i fiori?\u201d, aveva chiesto Cesare, nel momento in cui il militare era in un\u2019altra ala del camerone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFottiti\u201d, aveva replicato infastidito. In realt\u00e0, a essere sincero, non sapeva cosa rispondere. I fiori, s\u00ec, gli piacevano. Adorava l\u2019immagine dell\u2019Ofelia di Millais con le gonne colme di rose, viole e altri boccioli. Gli sembrava che quella creatura eterea fosse stata creata per essere amata e per morire nell\u2019acqua, incoronata da bellissimi fiori. A volte si soffermava a pensare che avrebbe potuto amare solo una donna con quella grazia talmente leggera da farla apparire sbocciata in un prato o in un giardino.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Se rispondi di s\u00ec, penseranno che sei strano. Che hai gusti femminei. \u2018No\u2019 \u00e8 la risposta esatta. Agli uomini i fiori non piacciono.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure come negare che un mandorlo fiorito sia lo spettacolo pi\u00f9 commovente che la Natura possa offrire? E che dire delle gravine punteggiate di giallo e azzurro che talora gli si schiudevano allo sguardo nelle passeggiate murgiane? Avrebbe risposto di s\u00ec, ma non di certo alla domanda se desiderasse lavorare come fioraio. Ernesto sarebbe diventato uno scrittore. Questo lui lo sapeva bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 rispondeva alle domande, pi\u00f9 gli apparivano insulse e prive di costrutto. Desiderava fortemente essere scartato. Gi\u00e0 si vedeva, all\u2019universit\u00e0, a tremare all\u2019altezza di ogni rinvio, nel timore di non riuscire a superare un numero di esami sufficiente a procrastinare la partenza per la naja. Poi, per\u00f2, guardava Cesare con la sua maledetta sicumera e gli passava la voglia di essere riformato. Sicuramente quel bullo gliel\u2019avrebbe rinfacciato per l\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu con sorpresa che, al termine della mattinata, si vide spedire diritto dallo psicologo. Dietro di lui c\u2019era il tiranno della casa dagli occhi ciechi. Lo guard\u00f2 di sfuggita e vide che sorrideva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCos\u00ec ti ci hanno mandato, Desini?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh, anche tu ci devi andare, m-mi sembra\u201d, aveva quasi balbettato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, ma io mi sono divertito a rispondere a caso. Non sono di certo uno fuori di testa, io\u201d. E lo aveva superato con fare sprezzante. Di fatto, dopo appena cinque minuti era sgusciato fuori con aria sorniona, mentre Ernesto aveva fatto il suo ingresso nello studio della dottoressa. Aveva sempre paura di varcare le porte. Credeva fermamente che avessero il potere magico di captare i pensieri degli uomini e di polverizzare le loro illusioni; per questo, nei momenti di maggiore terrore recitava mentalmente delle formule a mo\u2019 di oscuri scongiuri.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle pareti aveva subito notato una riproduzione del <em>Ritratto dei coniugi Arnolfini <\/em>di Jan van Eyck.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSplendido\u201d, aveva commentato. \u201cL\u2019originale si trova alla National Gallery di Londra. Ha notato che aria compassata ha quel mercante lucchese? Per non parlare della sposa dagli occhi spenti. Sembra malata di malinconia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cComplimenti\u201d, lo guard\u00f2 la dottoressa, ma, dall\u2019espressione che aveva assunto, Ernesto cap\u00ec che doveva averlo classificato come un alieno, affetto da chiss\u00e0 quale disturbo narcisistico.<\/p>\n\n\n\n<p>E non aveva di certo sbagliato a percepire la brillante decodificazione della sua anima compiuta dalla donna, perch\u00e9 dopo due ore si era visto spedire dallo psichiatra. Un cinquantenne dai capelli grigi e gli occhialini, che non faceva altro che annuire e scrivere, scrivere e annuire\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Mezz\u2019ora di colloquio e ne era venuto fuori convinto di aver fatto un\u2019impressione migliore, anche perch\u00e9 non si era lanciato in letture d\u2019opere d\u2019arte o in dotti commenti. Si era finto omologato al raccogliticcio livello culturale medio-basso della maggior parte dei suoi coetanei, a cominciare da Cesare.<\/p>\n\n\n\n<p>Al momento della visita medica, le giovani leve attendevano in corridoio, con indosso la sola canottiera e gli slip. Quella schiera di ormoni sudore afrori arroganze lo atterriva. Avrebbe voluto dileguarsi, rendersi invisibile, anche perch\u00e9 tutti gli apparivano inesorabilmente pi\u00f9 belli, pi\u00f9 in forma, pi\u00f9 virili. Soprattutto lui e inutile dire che l\u2019\u2018amico\u2019 non si era lasciato sfuggire l\u2019occasione di avvicinarsi e sussurrargli all\u2019orecchio: \u201cDallo psichiatra, eh, Desini? L\u2019ho sempre saputo che sei completamente pazzo! Vero, Rabarbaro?\u201d. Il compagno aveva riso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE ora, Desini, perch\u00e9 non ti sollevi quella canottiera e ci mostri i muscoli? Non vediamo l\u2019ora di ammirare i tuoi addominali\u201d. Ernesto aveva esitato e allora Cesare aveva sibilato, sempre col sorriso sfottente sulle labbra: \u201cObbedisci, recluta\u201d. Ernesto si era sfilato la canotta e il ragazzo era scoppiato a ridere. \u201cDi\u2019 un po\u2019, l\u2019hai visto? Ha il seno come quello di Mary. Lo dicevo io che sei come una donna, Ernesto. Di sicuro sarai scartato, fidati. Del resto uno come te in caserma non dura. Ti mangerebbero vivo\u201d. Si erano allontanati ridendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Desini si era sentito umiliato come non mai, ma, raggiunto da Giulio, aveva deciso di forzarsi a proseguire in quel percorso, tappa dopo tappa, sino a quando si era trovato al cospetto di un giovane dagli occhi verdi, di venticinque anni al massimo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019hanno mandato dallo psichiatra\u201d, aveva osservato il soldato accanto al militare dall\u2019aria gentile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, ma l\u2019hanno solo definito \u2018ipersensibile\u2019\u2026 Piuttosto, guarda: una miopia ai limiti. Riesci a vedere senza occhiali?\u201d, gli aveva domandato con aria cortese. Era la prima persona che in quel luogo gli aveva rivolto la parola con dolcezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cInsomma, \u00e8 tutto piuttosto sfocato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPotresti essere riformato, lo sai?\u201d Aveva annuito. \u201cMa tu cosa vorresti? Desideri farlo? Vuoi fare il servizio militare?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ernesto si era rivolto verso Cesare, che continuava a fissarlo con quel sorrisetto malizioso che aveva il potere di indurlo a sentirsi fuori dalla grazia di Dio. &nbsp;\u201cS\u00ec\u201d, aveva risposto. \u201cCi tengo tantissimo\u201d. E il soldato \u2013 o quello che era \u2013 dai modi cortesi aveva sorriso e impresso con un timbro sulla sua scheda la parola \u201cidoneo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si riebbe dal flusso torrentizio di quei ricordi alla voce della sua Giulia che si esercitava per il concerto in programma in conservatorio. \u201cO della madre mia casa gioconda \/ La Wally ne andr\u00e0 da te, da te! \/ Lontana assai, e forse a te, \/ E forse a te, non far\u00e0 mai pi\u00f9 ritorno, \/ N\u00e9 pi\u00f9 la rivedrai! Mai pi\u00f9, mai pi\u00f9!\u201d Il suo brano pi\u00f9 amato, dalla <em>Wally<\/em>. Sent\u00ec un\u2019infinita dolcezza nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il telefono squill\u00f2. Era la moglie, Chiara, che approfittava di un momento di pausa dalle lezioni per chiedergli di tirar fuori dal frigorifero il pentolino del sugo con le olive. \u201cCos\u2019\u00e8, sfotti? Sai che non pranzer\u00f2 a casa e vuoi farmi venire l\u2019acquolina in bocca?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La donna aveva riso; poi, dopo un attimo di esitazione, aveva detto: \u201cCaro, ricordi quell\u2019edificio incompiuto vicino alla ferrovia? Quello dove andavate a giocare, da quei matti che eravate? Una volta ho sentito che lo chiamavi \u2018la casa dagli occhi ciechi\u2019\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, lo ricordo vagamente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStamattina la stavano demolendo. Peccato: sembra fosse diventata un ricettacolo di cani randagi e drogati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh\u201d, aveva commentato con tono incolore, ma, mentre la salutava  per lasciarsi cullare dalla voce di Giulia al pianoforte, non pot\u00e9 fare a meno di sciogliere il dolore, prima inconsapevole poi lacerante, in un pianto liberatorio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45826\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45826\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella casa era il bel ritiro della sua anima. Una villa immersa nel silenzio suburbano. Da stanze si aprivano stanze, stretti corridoi sfociavano in ambienti pi\u00f9 ampi e luminosi, puntellati da cassapanche d\u2019antan, con vedute paesaggistiche o ritratti a irrorare di colore le pareti. Dappertutto v\u2019erano finestroni, le cui imposte battevano agitate da un vento [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_45826\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45826\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21770,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-45826","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45826"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21770"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45826"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45826\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45833,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45826\/revisions\/45833"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}