{"id":45789,"date":"2021-05-20T18:14:55","date_gmt":"2021-05-20T17:14:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45789"},"modified":"2021-05-20T18:14:56","modified_gmt":"2021-05-20T17:14:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-cammino-ancora-di-tullio-bugari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45789","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Cammino ancora&#8221; di Tullio Bugari"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 dalle ore dell\u2019ultimo buio della notte che camminiamo. I primi passi erano stati incerti, le mani a cercare spuntoni di roccia a cui aggrapparsi, il piede ad assicurarsi la solidit\u00e0 della terra sul sentiero, prima di fare forza e sollevare un pezzo di corpo alla volta, un passo dopo l\u2019altro, i fiati che sbuffano cercando l\u2019aria. Siamo partiti nel cuore del silenzio, senza seguire l\u2019ordine di nessuno ma ordinati, rispettando la sequenza dei pensieri e dei gesti gi\u00e0 immaginati e pronti alla partenza, come gi\u00e0 liberati dal nostro peso. Arrancando incerti, ma certi della direzione. Con il giusto umore, un entusiamo contenuto. Avevamo preso tutto, non mancava nulla. A dire il vero, avemmo qualche discussione su come inerpretare la mappa, ma ora stavamo partendo. I chiarori dell\u2019alba potevamo ancora soltanto immaginarli, e gi\u00e0 stavamo raggiungendo le prime praterie, dove lo sguardo pu\u00f2 galoppare in avanti spavaldo come un puledro ribelle. Le nubi erano basse ma rade, sparse a caso tra qui e l\u2019orizzonte. Il primo sole, a noi ancora nascosto, le faceva gi\u00e0 brillare di rosso, le illuminava radente da sotto. Anche noi eravamo rossi e contenti di esserlo, come il fuoco che arde. Appena giunti sul pianoro ci disponemmo in formazione aperta, a ventaglio, come l\u2019ala di uccello, pronti a prendere il volo, il primo che osavamo tentare dopo essere riemersi dal fondo dei nostri anfratti. Volavamo, cos\u00ec ci sembrava, sfiorando veloci il tappeto d\u2019erba dell\u2019altipiano, come gabbiani sospinti dalla brezza, ma non eravamo ancora abbastanza, non riuscivamo a dare la giusta forza per rendere pi\u00f9 sicura quella prima scorribanda, dovemmo anche arretrare, planare d\u2019emergenza, raccogliere i nostri primi caduti e fissarli nella memoria, anche se fissarli \u00e8 una parola che inganna, noi non sapevamo ancora che proprio quando si fissa \u00e8 pi\u00f9 facile perderlo, il ricordo. C\u2019erano ancora nuovi anfrattidove rifugiarsi, dopo quel primo assaggio di pianura, e il sole gi\u00e0 si stagliava dritto di fronte a noi, laggi\u00f9 all\u2019orizzonte. Avemmo appena il tempo di fissarlo, per un istante veloce, e poi volgerci indietro verso le nostre ombre che mai pi\u00f9 furono cos\u00ec lunghe, nell\u2019istante in cui perdevanoil legame con l\u2019infinito dal quale eravamo emersi. Lo perdemmo, ci immergemmo in un vallone di nuovo buio, ma non lo conoscevamo. Camminavamo in fila, veloci e serrati uno dietro l\u2019altro, pronti a serrarci di nuovo ogni volta che qualcuno cadeva e lasciava di s\u00e9 un vuoto duro da colmare. Eravamo come una corda tesa che qualcuno strattonava, ci sentivamo vibrare tutti insieme ad ogni colpo ricevuto, ma ogni volta il nostro giusto umore ricresceva, fresco e generoso come prima. Qualcuno si staccava di sua volont\u00e0 e fuggiva in avanti, pieno di impazienza. Poi si fermava e lo raggiungevamo, altri per\u00f2 li abbiamo persi, per un po\u2019 ci siamo attardati a cercarli ma poi abbiamo ripreso a camminare, entusiasmandoci ancora, e quando l\u2019entusiasmo ci sembr\u00f2 pronto, siamo di nuovo riemersi dai nostri anfratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole ora \u00e8 alto e la stanchezza si fa sentire, il cammino \u00e8 diventato ancora un altro, diverso, siamo su un nuovo altipiano mai visto, largo, che sale, anche se di poco, rispetto a prima sembra quasi una discesa, e i vuoti tra le nostre fila oramai sono colmati da nuovi compagni di viaggio, pi\u00f9 freschi e riposati, che oziavano da queste parti, in attesa che noi aprissimo il cammino. Siamo stati noi ad attirarli, cos\u00ec ci hanno detto, e ora vogliono fare la loro parte, noi forse ne siamo anche lieti, il nostro umore sembra sempre quello giusto ma \u00e8 anche dolce potersi rilassare un po\u2019. Alcuni dei nuovi hanno preso a camminare in testa, ci precedono, sembrano a loro agio su queste strade pi\u00f9 piatte e ci indicano come procedere, l\u2019andatura pi\u00f9 consona a noi che ancora camminiamo sgraziati, come se dovessimo scalare chiss\u00e0 che, qui non c\u2019\u00e8 nulla da scalare. S\u00ec, ci sarebbero ancora delle rocce da superare, ma ci dicono che sia meglio aggirarle. Solo in pochi tentiamo di salirle. Mi unisco anch\u2019io, non so se faccio bene, procediamo gomito a gomito ma dobbiamo toglierci ogni tanto dal sentiero perch\u00e9 qualche altro che non conosciamo, partito dopo di noi, sale con il fuoristrada, chiss\u00e0 dove lo ha preso. Prima di superarci si fermano, ci aggiornano, parlano un po\u2019 e poi ripartono, chi di noi vuole pu\u00f2 anche aggrapparsi dietro e farsi portare un po\u2019 in avanti, tra il fumo di scarico e la polvere che ci scaricano addosso. Si trova sempre qualcuno che si aggrappa. Noi no. Siamo arrivati su da soli ma degli altri andati avanti non c\u2019\u00e8 nessuna traccia, dobbiamo attendere un po\u2019 prima di vederli uscire fuori, s\u2019erano fermati in un ristorante nascosto da qualche parte ma noi non lo abbiamo visto lungo il nostro cammino. Riprendiamo tutti insieme ora \u00e8 davvero una discesa, presto ritroviamo la folla di prima e questa volta facciamo fatica a camminare restando uniti tra noi gomito a gomito, la folla \u00e8 disordinata e ci spinge qua e l\u00e0, ci sparpaglia, forse dimentichiamo perfino il nostro umore. Siamo anche noi confusi nella folla, io stesso devo ritrovarm per non perdermi. Per la prima volta non riesco pi\u00f9 a vedere bene che cosa accade davanti, ma proseguo lo stesso tra agli altri, il sole \u00e8 alla sua massima altezza e ci picchia in testa, fa caldo, non c\u2019\u00e8 nessuna ombra e siamo in tanti, davvero, siamo quasi tutti qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi, \u00e8 il quasi ora che inizia a stuzzicarmi mentre vado ancora avanti, camminiamo tutti verso la direzione giusta, ancora ne siamo convinti, camminiamo cercando tutti di affollare il centro della folla, chi resta sul lato esterno rischia di perdersi, ma chi si perde in questo modo non lascia alcun vuoto da riempire, anzi alleggerisce la folla.&nbsp; Non m\u2019importa, io preferisco portarmi di lato, e camminare gomito a gomito con i nuovi compagni d\u2019avventura, quelli &nbsp;che come me preferiscono i lati aperti. Ogni tanto ci allontaniamo, camminiamo discosti qualche metro, continuando a seguire la folla ma da fuori, la guardiamo e la vediamo come la folla non pu\u00f2 vedere se stessa. Ma proseguiamo anche noi insieme alla folla, con la stessa andatura, non vogliamo distaccarci troppo, qualche volte cerchiamo di accelerare il passo e precederla di un po\u2019 ma nemmeno cos\u00ec riusciamo a scorgere cosa davvero accada in testa. Se c\u2019\u00e8 ancora una testa. Il sole sta iniziando a scendere e le nostre ombre riprendono lentamente consistenza, seguendoci allineate. Camminiamo, la prateria ora \u00e8 davvero in discesa occorre fare attenzione a non prendere troppa velocit\u00e0. La folla ora \u00e8 in corsa e dal suo centro vediamo sollevarsi nugoli di polvere e formarsi al suo centro avvallamenti che risucchiano, come i mulinelli di un fiume in corsa che inghiottono ci\u00f2 che riescono ad afferrare. Decidiamo di entrare dentro e andare&nbsp; a vedere, vogliamo renderci conto. Ci aggrappiamo tutti a una corda per non perderci tra di noi e iniziamo a incunearci. \u00c8 da un po\u2019 che stiamo avanzando, lenti, come in una massa di burro che ci contamina, la presa della corda si fa scivolosa, qualcuno gi\u00e0 si perde. O forse lo fa volontariamente, per abbandonarci e ridiventare tutt\u2019uno con la folla disordinata. Il terreno non \u00e8 compatto ma nessuno era stato avvertito, ci sono buche e tanti ci finiscono dentro, non sono questi i vuoti che dovrebbero colmare, chi arriva da dietro pu\u00f2 proseguire camminando sopra i corpi di chi c\u2019\u00e8 caduto dentro, \u00e8 cos\u00ec che la folla passa oltre. Noi abbiamo gi\u00e0 visto troppo e a fatica torniamo verso il lato esterno ma siamo sempre di meno, e cos\u00ec \u00e8 difficile restare aggrappati a noi stessi. Quando arrivo fuori il sole \u00e8 gi\u00e0 basso e io sono rimasto solo, aggrappato al mio margine, cammino di lato staccato dalla folla una dozzina di metri. Sparpagliati qua e l\u00e0 ce ne sono altri, solitari come me, ma non abbiamo pi\u00f9 voglia di riprendere il cammino tra noi gomito a gomito. Alziamo ancora le nostre voci ma a caso senza alcuna armonia, isolate, \u00e8 evidente che abbiamo perso qualcosa perch\u00e9 non me nesono accorto prima? Forse non era questa la direzione da seguire, inizio a dirmi, mentre continuo comunque a camminare, ma soltanto per inerzia, e la folla continua ad aumentare l\u2019andatura su questo piano sempre pi\u00f9 inclinato, c\u2019\u00e8 chi inciampa ruzzola o si rialza e tutto questo lo scambia per il suo passo naturale. Io ho gi\u00e0 preso un\u2019andatura pi\u00f9 lenta, all\u2019inizio mi sembrava quasi di restare indietro ma ora mi accorgo che non \u00e8 cos\u00ec, tento di spiegarlo agli altri, che non \u00e8 una questione di direzione ma di andatura, ma qualcuno gi\u00e0 mi fischia addosso e m\u2019insulta, mi deride e fa gesti da lontano, perch\u00e9 non mi fermo del tutto o addirittura non torno indietro, gi\u00e0 che ci sono? Ma lo dicono solo perch\u00e9 cos\u00ec pensano di provocarmi. Io cammino ancora, staccato di lato appena qualche dozzina di metri, e non mollo, intanto il sole \u00e8 di nuovo sul filo dell\u2019orizzonte e la mia ombra si allunga, ancora una volta, verso l\u2019infinito, come la risacca perenne del mare. Cammino ancora, non so verso dove ma la direzione adesso sono io a darla.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45789\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45789\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 dalle ore dell\u2019ultimo buio della notte che camminiamo. 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