{"id":45735,"date":"2021-05-20T18:54:36","date_gmt":"2021-05-20T17:54:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45735"},"modified":"2021-05-25T11:03:00","modified_gmt":"2021-05-25T10:03:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-lessico-di-teresa-celestino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45735","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Lessico&#8221; di Teresa Celestino"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cA casa vostra fate come vi pare, ma quando vi sedete nella mia macchina dovete parlare l\u2019italiano\u201d \u2013 ce lo diceva Nino \u201cil pittore\u201d non appena udiva un\u2019espressione dialettale dai sedili posteriori; o semplicemente a scopo preventivo, per darsi un po\u2019 di arie. Lui, che l\u2019italiano non lo conosceva poi cos\u00ec bene. La figlia Vittoria, seduta davanti a noi sul lato passeggeri, stava prudentemente zitta. Io e Rita sghignazzavamo: il dialetto goffamente italianizzato sbucava di proposito, mentre interloquivamo con la voce impostata, la stessa che usavamo nel rispondere alle interrogazioni. A 9 anni sapevamo imbastire discorsetti in una lingua artificiale, vagamente libresca; al momento opportuno ecco infilarvi con nonchalance la nota stonata e scambiarci un sorriso d\u2019intesa: vediamo se ci becca. Il gioco si ripeteva di luned\u00ec e mercoled\u00ec, quando a Nino toccava accompagnarci a scuola. Le prime volte l\u2019errore era stato spontaneo, poi avevamo preso dimestichezza con l\u2019improvvisazione. Verso la fine dell\u2019anno scolastico cominciammo a preparare il copione in anticipo, con un divertimento perverso e raffinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa mattina la mamma mi ha preparato un\u2019insolita colazione, c\u2019era persino una <em>craffa<\/em> squisita. (Ma cc\u00e8 diciti!? Si dice <em>craffen<\/em>! Ve lo dice uno che ha lavorato in Germania, guardate che conosco pure il tedesco!)<\/p>\n\n\n\n<p>Questa notte il gatto \u00e8 balzato sul mio letto e <em>mi sono sbantata<\/em>. (Ma senti a queste&#8230;i vostri genitori vi imparano a parlare cos\u00ec?)<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri sono andata dalla nonna, le galline erano libere nell\u2019<em>ortale<\/em>, mi facevano quasi paura! (Questa non l\u2019avrebbe mai sgamata; ma poi scoprimmo che si trattava di una parola italiana, nonostante le maestre ci correggessero puntualmente: si dice <em>orto<\/em>!).<\/p>\n\n\n\n<p>Domenica abbiamo pranzato dai nonni, come al solito c\u2019erano le <em>stacchiodde<\/em>&#8230; (Ignoranti, si dice <em>orecchiette<\/em>!)<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver giocato a campana&nbsp; mettiamo le <em>stacchie<\/em> nel nascondiglio, senn\u00f2 ce le rubano. (Qui non sapeva suggerirci un\u2019alternativa, e a dire il vero non la conoscevamo neanche noi).<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottore ha detto che le <em>gingomme <\/em>possono provocare la carie. (Nessuna reazione, l\u2019inglese era fuori dalla portata di Nino, mica come il tedesco&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>Lo zio dice che i piccoli non possono bere il<em> miero<\/em>, senn\u00f2 si arresta la crescita. (Lu vinu, ppi \u2018lla matosca, lu vinu!).<\/p>\n\n\n\n<p>Il modo di far imbestialire davvero Nino era quello di ricordargli le sue origini leccesi chiamandolo <em>p\u00f2ppito<\/em> (da <em>post-oppidum<\/em>, oltre la citt\u00e0; niente di offensivo, solo un\u2019indicazione geografica, ma&#8230;). Pi\u00f9 tardi, da liceale, appresi l\u2019etimologia di <em>mieru<\/em>, dal latino <em>merum<\/em>. E anche di ortale, <em>hortus. Stacchia<\/em>\u00a0in tutta probabilit\u00e0 derivava da staccare. E infatti le stacchie erano per noi semplici pezzi di mattonella, anche se altrove erano veri e propri frammenti di roccia; le\u00a0<em>rocce staccanti<\/em>, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nino mor\u00ec per una banale caduta dalla scala sulla quale stava lavorando. Se solo fosse vissuto qualche altro anno, gli avrei spiegato le origini del nostro dialetto, ma credo non mi avrebbe ascoltata. Erano gli anni \u201880 nell\u2019alto Salento, e il dialetto non era di moda. Non era considerato un patrimonio, ma qualcosa da cui ci si doveva emancipare. Noi bambine ci sentivamo importanti perch\u00e9 parlavamo in italiano, l\u2019italiano della scuola. I nostri genitori ci parlavano in dialetto, ma non volevano che noi facessimo altrettanto. Per cui ci chiedevano in dialetto e noi rispondevamo in italiano; ci sembrava naturale. Meno naturale era la lingua forzata di Nino; percepivamo d\u2019istinto le stonature e ne ridevamo. Non che fossimo accademiche della Crusca in erba; ci volle molto tempo perch\u00e9 venissimo a conoscenza della differenza tra un pittore e un imbianchino. Ancora all\u2019Universit\u00e0, a Trieste, mi capitava di confondermi: oggi viene il pittore a imbiancare casa. E tutti si piegavano dal ridere. Giocavano in casa, i miei amici triestini, cos\u00ec mi correggevano anche per inezie alle quali non avevo il coraggio di ribattere: le comuni buste di plastica non sono <em>buste<\/em>, sono <em>sacchetti<\/em>. Le buste sono quelle di carta che si usano per le lettere. Alla scuola di guida ridevano nel sentirmi dire <em>lo pneumatico<\/em>; si dice <em>il pneumatico<\/em>. No, no, dicevo, guardate che dico bene; la regola \u00e8 dire lo pneumatico, lo psicologo, lo psichiatra. Nel caso di pneumatico si pu\u00f2 usare anche l\u2019articolo <em>il<\/em>, ma \u00e8 un\u2019eccezione alla regola. Non \u00e8 vero, la regola prevede sempre l\u2019articolo il quando la p \u00e8 seguita da un\u2019altra consonante: il plotone e &#8230;<em>il psicologo<\/em>. Inutile portare il dizionario con gli esempi. Si rifiutavano di leggerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 nel frattempo io e le mie compagne di corso, a Chimica, avevamo inventato un linguaggio curiosamente ibrido tra il colloquiale e lo specialistico, che solo noi sapevamo decifrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo studiato le coppie che andavano formandosi in dipartimento, inizialmente sempre sbilanciate sul piano del rendimento nello studio. Poi il lui o la lei con pi\u00f9 difficolt\u00e0 miracolosamente cominciava a macinare esami a grande velocit\u00e0. La spiegazione era che l\u2019altro\/a fungeva da <em>catalizzatore<\/em>. Noi avremmo fatto scrivere sul certificato di laurea: studi compiuti con le proprie forze, senza cat\u00e0lisi. Per noi idealiste una relazione non doveva fondarsi su presupposti di convenienza, ma implicare un dare-avere, un po\u2019 come il flusso di elettroni nel legame tra <em>gruppo carbonilico<\/em> e <em>metallo di transizione<\/em> nei complessi di coordinazione. Questi erano composti in cui un metallo centrale si legava a pi\u00f9 gruppi atomici impiegando fino a sei braccia; se uno di questi per un qualche motivo si staccava, un altro legante poteva inserirsi a causa della <em>vacanza coordinativa<\/em> che si era creata. E cos\u00ec, le occasioni che occorreva cogliere prima che se ne approfittasse qualcun altro, erano dovute a momentanee vacanze coordinative.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima ancora di leggere Primo Levi, il cui mestiere di chimico ci era stato inspiegabilmente occultato negli anni di scuola, avevamo capito che la chimica \u00e8 una sorgente inesauribile di metafore; qualcosa che si fa sentire anche da assente, come accade scorrendo le righe di Elias Canetti.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei compaesani avevano opinioni pi\u00f9 concrete. Quando mi chiedevano cosa studiassi, subito dopo aver udito la risposta dicevano \u201cAh, robba di analisi, no?\u201d e cercavano conferma con un cenno della testa, muovendo appena la mano col palmo rivolto verso l\u2019alto e col braccio piegato. Ma la scena pi\u00f9 comica ebbe luogo in auto, diretti a un matrimonio di amici nella Valle d\u2019Itria. Questa volta anche Vittoria era seduta sui sedili posteriori. Mio fratello Massimo ogni tanto si voltava verso di noi e strizzava l\u2019occhio prima di sfruculiare il guidatore per ottenere l\u2019effetto sperato. Un po\u2019 come facevamo io e Rita con Nino ma senza tirare in ballo la lingua, che pure era essenziale per dare forma alle opinioni bizzarre di Vincenzo su questioni di politica, presunte reti di spionaggio, ruolo degli americani nella vicina Base Usaf di Brindisi. Questi, secondo il parere di Vincenzo, avevano sotterrato ogni sorta di materiale radioattivo sotto i campi da golf, e svariate armi chimiche non meglio precisate. Nascondevano spie che si infiltravano nei palazzi del potere condizionando la politica italiana; anche se il pi\u00f9 grande destabilizzatore della nazione era stato Di Pietro, <em>ca\u2019 s\u2019era ffari li cazzi sua<\/em>, perch\u00e9 aveva rotto un equilibrio. Un equilibrio che si basava sulle tangenti, s\u00ec, ma pur sempre un equilibrio. I recenti fatti di cronaca giudiziaria lo mandavano in bestia. Pagare \u00e8 normale, diceva, \u00e8 normale; \u00e8 un vizio vecchio quanto il mondo, quello di pagare ci\u00f2 che non si deve pagare. Perch\u00e9, i miei genitori non hanno pagato per farmi entrare in aeronautica? Tozzo e miope com\u2019era, non stentavamo a crederlo.<\/p>\n\n\n\n<p>E voi? &#8211; chiese d\u2019un tratto &#8211; E voi che fate nella vita? Studiate? Massimo mi dice che siete brave a scuola, tutte e tre. Rita rispose che il tempo della scuola era chiuso; aveva iniziato l\u2019Universit\u00e0 a Bari, ingegneria elettronica. Vincenzo la fiss\u00f2 dallo specchietto retrovisore con gli occhi sbarrati, evitando di scansare una buca che per un momento cattur\u00f2 i nostri sederi nella strada dissestata percorsa a gran velocit\u00e0 dalla 127 scassata di Vincenzo. <em>Mizzica!<\/em> <em>Allora tieni \u2018na capu tanta!<\/em> E mentre prendeva un\u2019altra buca, allarg\u00f2 le braccia come a simulare il volume del cervello di quella ragazza carina ma cos\u00ec anonima e discreta.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo si rivolse&nbsp; quindi a Vittoria. Rispose Rita al posto suo, Vittoria rideva ancora&nbsp; dopo l\u2019urlo di Massimo. Lei si sta preparando al concorso, vuole fare la maestra alle elementari. Vincenzo guard\u00f2 ancora dallo specchietto retrovisore cercando il volto delicato di Vittoria; reclin\u00f2 appena il capo di lato in segno di approvazione, le labbra serrate con le estremit\u00e0 verso il basso. Una manifestazione di ammirazione, sebbene molto meno plateale di quella riservata a Rita. Il caso, ad ogni modo, gli sembr\u00f2 poco interessante, e pass\u00f2 subito a me. E tu che fai, Antoni\u00e9? Tuo fratello <em>mi conta miracoli<\/em> di te. Dice che a scuola eri un cannone. E mo\u2019 che combini? Massimo si intromise, incurvando le labbra in un mezzo sorriso: guarda, in futuro potrebbe scoprire tutte le porcherie seppellite sotto i campi da golf della base americana. Ah\u2026 disse Vincenzo: sei una di quelli che scavano? Che ne so, archeologa? No, facevo con la testa. Poi potrebbe pure trovare qualcosa che ti arresta la caduta dei capelli. Qui Massimo carezz\u00f2 bonariamente i radi peli sulla sommit\u00e0 del capo di Vincenzo, come a sfotterlo per le continue e inutili visite tricologiche cui si sottoponeva. Farmacista? Medico? Ancora no con la testa. Il mistero, anzich\u00e9 svelarsi, si infittiva. Poi ti potrebbe anche consigliare l\u2019olio pi\u00f9 adatto da mettere al posto della benzina <em>intra<\/em> \u2018<em>sta scasciunetta<\/em> \u2013 continu\u00f2 Massimo alludendo alla 127 datata di Vincenzo. Ingegneria anche tu? No, per carit\u00e0, dissi stavolta. Non potrei mai fare l\u2019ingegnere. Mica sono pazza come Rita. Vincenzo si arrese. Continuava a guidare all\u2019impazzata; trulli, masserie e muretti a secco si susseguivano veloci oscillando ad ogni buca. Convinto che non ci sarebbe mai arrivato, Massimo pronunci\u00f2 solennemente: chimica. Mia sorella Antonietta studia chimica. AAAhhhh, reag\u00ec Vincenzo alzando al cielo una delle braccia mentre teneva l\u2019altra mano sul volante. Era cos\u00ec facile\u2026. Come mai non ci sono arrivato. E poi, col tono di uno che la sa lunga: il chimico, s\u00ec, farai il chimico. Il chimico, ripeteva fra s\u00e9 e s\u00e9, <em>curu ca faci l\u2019analisi ti la pisciazza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un silenzio innaturale penetr\u00f2 nell\u2019abitacolo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45735\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45735\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La distanza etica e culturale, che non cambia con il passare delle generazioni e il cambiamento delle condizioni di vita al sud, da ex-emigrati a persone con un posto fisso ottenuto pagando. Lo shock culturale trasferendosi al nord, l&#8217;incontro con altri linguaggi. La fortuna di poter studiare e di valutare criticamente tanti mondi diversi con l&#8217;aiuto della lingua. Infine, un omaggio a chi, della generazione dei nati negli anni &#8217;70, ha compiuto il salto rispetto ai genitori.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_45735\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45735\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21763,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-45735","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45735"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21763"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45735"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45735\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45914,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45735\/revisions\/45914"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45735"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45735"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45735"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}