{"id":45733,"date":"2021-05-20T17:00:27","date_gmt":"2021-05-20T16:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45733"},"modified":"2021-05-20T17:00:29","modified_gmt":"2021-05-20T16:00:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-invisibile-di-francesco-montonati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45733","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Invisibile&#8221; di Francesco Montonati"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando si parla di agricoltura biologica tutti pensano a qualcosa di bello, a una cascata di grano dorato sotto un cielo azzurro terso. Solo che quel grano, come lo vediamo adesso, non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Non era cos\u00ec, per dire, ai tempi dei romani. Era pi\u00f9 scuro, meno buono, e infestato da bestioline. C\u2019\u00e8 stato l\u2019intervento dell\u2019uomo, che nel corso dei secoli ha scelto le piante pi\u00f9 pregiate e quelle pi\u00f9 resistenti, scartando le altre. C\u2019\u00e8 l\u2019intervento dell\u2019uomo anche quando mangiando gli spaghetti non ci capita insieme al grano di ingerire anche insetti tritati. C\u2019\u00e8 tutto un lavoro l\u00e0 dietro, che nessuno vede e nessuno sa. Stessa cosa con il rosmarino, qui al vivaio. Lo disinfetto, prima di esporlo al pubblico, non voglio vendere piantine infestate da parassiti.<br>Sotto il lavabo c\u2019\u00e8 la&nbsp;<em>garolina<\/em>&nbsp;di Reldan. Basterebbero 20 ml di prodotto ogni dieci litri di acqua, ma io ne uso venti per otto litri, cos\u00ec \u00e8 pi\u00f9 concentrata. Ci aggiungo anche del Closer, un altro insetticida potente: voglio farle fuori tutte quante quelle carognette. Con quel coso sulle spalle e spruzzare a destra e manca, mi sembra di essere un\u2019acchiappafantasmi, solo che quando spruzzo si alza sempre un odore fetido e nauseante, come di una carcassa in putrefazione. La prima volta \u00e8 dura, ma piano piano ci fai l\u2019abitudine, o almeno cos\u00ec dicono. Io metto la mascherina per sentirlo di meno, ma sono due anni che lavoro qui e ancora non mi ci sono abituata del tutto. Oltre al puzzo di marcio, ogni volta che faccio quel lavoro si sollevano anche le lamentele dei colleghi. Sandro, ad esempio, il cicciottello del reparto Piante da Giardino. Mi d\u00e0 sui nervi con i suoi scherzi idioti perch\u00e9 la mattina non sono ancora del tutto lucida e non ho la prontezza di rispondergli a tono.<br>Oh\u00e9,&nbsp;mi strilla,&nbsp;<em>\u2019sa set adr\u00e9 a fa\u2019 cun chel rob l\u00ec<\/em>?&nbsp;<em>Che udur!<\/em><br>Crede di essere simpatico, ma il mio sguardo dovrebbe fargli capire il contrario. Lo fisso sempre come se me lo volessi mangiare, lui e il suo culone, ma ogni volta \u00e8 sempre la stessa storia.<br>Ero vicina al telefono, quando \u00e8 suonato, per questo ho risposto io. \u00c8 dentro lo stanzino, come lo chiamiamo noi, un loculo di un paio di metri quadri, senza finestre, dove uno va l\u00ec a mangiare a pranzo, o a fumare, quando non lo vedono. Mino il mingherlino, figlio della proprietaria, fa finta di passarci per caso e se sei dentro a fumare lo va a dire alla vecchia. Io non fumo, non ho questo problema, ma il Sandrone pi\u00f9 di una volta s\u2019\u00e8 sentito le sue. Io mi limito a ridergli in faccia, quando mi passa vicino con i suoi occhietti da talpa, ma il Sandrone ci rimane male. Appoggio la bestia verde a terra, vicino al mobile del telefono e premo l\u2019interruttore diverse volte. Impreco forte e la vecchia mi risponde da chiss\u00e0 dove.&nbsp;&nbsp;<br>\u00ab\u00c8 fulminata!\u00bb<br>Allora lascio la porta aperta per far passare un filo di luce, anche se oggi \u00e8 una giornata buia, uggiosa e la foschia si sfilaccia sulle piante spinta da un venticello freddo.<br>Alzo la cornetta, il telefono \u00e8 un vecchissimo modello grigio con la raggiera, che fa ancora&nbsp;<em>driiin<\/em>&nbsp;quando squilla. Dall\u2019altra parte, una voce arrochita, come di una persona che si \u00e8 appena svegliata. All\u2019inizio non riesco a capire se \u00e8 uomo o donna. Mi chiede il preventivo per pulire la tomba del marito nel cimitero di Ossago Lodigiano due volte al mese, allora deduco che \u00e8 una donna. Le dico sessanta, senza nemmeno chiedere alla vecchia. Trenta a botta. Caro? Del resto, ci vuole pi\u00f9 tempo per arrivare in quel postaccio che a pulire la tomba.<br>\u00abCi fa un bonifico o ce li porta qui?\u00bb<br>\u00abSe iniziate domani, mi faccio trovare alle otto\u00bb.<br>\u00abBene\u00bb&nbsp;dico, \u00abperch\u00e9 apre alle otto. Sar\u00e0 difficile che mi veda l\u00ec prima. Signora?\u00bb&nbsp;Ha gi\u00e0 attaccato.<br>Riprendo a spruzzare diserbante insetticida, Sandro a bestemmiarmi, Mino il meschino a girovagare per il vivaio senza apparentemente fare nulla. Chi era? mi chiede la vecchia, invisibile dal suo nascondiglio. Io mi giro verso la sua voce che sembra provenire da dietro le camelie e mi accorgo di rispondere una ragazza. Solo adesso mi rendo conto che \u00e8 quella l\u2019impressione che ho avuto. \u00abUna giovane vedova, vuole che le puliamo la tomba del marito.\u00bb<br>\u00abQuante volte?\u00bb<br>\u00abDue al mese, come al solito.\u00bb<br>Sto per rimettermi a spruzzare che arriva la sua vociaccia sgraziata. \u00abOttanta! Dovevi fare ottanta!\u00bb<br>Misuro con lo sguardo la serra per stanare Mino il tapino e lo pesco, \u00e8 lontano, allora alzo il medio in direzione delle camelie.<br>La sera torno a casa con il Fiorino che ho gi\u00e0 caricato con materiale e attrezzi, domani andr\u00f2 direttamente al cimitero, senza passare dal vivaio.<\/p>\n\n\n\n<p>Esco alle 6.50, c\u2019\u00e8 ancora buio, un gelo paralizzante, salgo sul furgone e accendo il riscaldamento. Con la nebbia non riesco a vedere la fine del cofano e la vegetazione ai margini della strada \u00e8 coperta di brina spessa. Vado piano lungo la provinciale, perch\u00e9 \u00e8 una stradina stretta e tutta curve. Il ghiaccio sull\u2019asfalto \u00e8 sempre insidioso e, anche se questa strada l\u2019ho fatta un\u2019infinit\u00e0 di volte, la nebbia scura riesce sempre a strapparmi un brivido. Se incroci qualcuno qui&nbsp;<em>te gh\u00e8 da fermatt,&nbsp;<\/em>ed \u00e8 quello che faccio quando quei due fari enormi mi arrivano incontro veloci. Rallento, accosto, ma l\u2019altra macchina non accenna a fare lo stesso, continua a corrermi incontro. Sento il suo motore alzarsi di giri. Mi sposto ancora, ma esco di strada con le ruote di destra. Inchiodo sul ciglio, il Fiorino in bilico, obliquo e traballante. Alla fine mi sfreccia a fianco e l\u2019aria fa sobbalzare il furgone. \u00c8 un fuoristrada massiccio e nero, torvo, ma non riesco a vedere niente dentro, tra fari e buio. Rimango ferma nella campagna, i fari accesi verso il vuoto e la nebbia buia. Abbasso il finestrino e caccio fuori la testa, ma il fuoristrada si \u00e8 allontanato e non riesco a vedere la targa. I suoi fanali evaporano in una macchia di nebbia rossastra.&nbsp;<br>Non avevo mai visto quella macchina da queste parti. \u00c8&nbsp;piuttosto vistosa, l\u2019avrei notata. Forse non \u00e8 di queste parti. Forse passava qui per caso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivo al cimitero alle otto meno dieci, il cimitero \u00e8 ancora chiuso e mi tocca aspettare Carmelo. La signora non c\u2019\u00e8 ancora. Le otto arrivano insieme al custode, che mi osserva con il suo sguardo strabico e mi apre senza dir nulla, nemmeno buongiorno. Aspetto ancora dieci minuti prima di entrare, poi gli chiedo di avvertirmi nel caso vedesse una donna o di avvertire lei che sono dentro. Lui mi fa un cenno con la testa, ma va tutt\u2019altra parte rispetto alla sua guardiola.<br>Il cielo sta schiarendo ma \u00e8 una di quelle giornate che non vedr\u00e0 mai la luce. Un reticolo di nebbia grigiastra copre il sole e affiora dalla terra, velando le lapidi e l\u2019ambiente circostante. Le cime scure e affusolate dei cipressi sembrano avvolte da nugoli di cotone, disfatto e ingrigito dal tempo. Avanzo per il sentiero centrale del cimitero, i miei passi risuonano sordi, masticati dalla sabbia e dalla ghiaia. Le lapidi sono disposte a due a due, e quella che devo pulire, accoppiata a una identica, \u00e8 di marmo scuro e ha una forma piuttosto semplice, senza decori. C\u2019\u00e8 solo un fregio, in alto, e l\u2019epitaffio dice:<\/p>\n\n\n\n<p>TOMASO DE CURTIS<br>(1958-2019)<br>Un sogno che capiter\u00e0 anche a te<\/p>\n\n\n\n<p>Spruzzo il mangiapolvere, di polvere ce n\u2019\u00e8 parecchia. Sembrano passati anni dall\u2019ultima volta che qualcuno \u00e8 venuto a pulire. Passo lo straccio, rapida, passate fulminee, senza esitazioni. Pulisco la parte frontale, poi passo al retro. Spruzzo, la macchia bianca si contrae come un animale ferito entrando in contatto con il marmo gelido. La raccolgo con lo straccio umido. Spruzzo e frego. La foto, la scritta, il piccolo Ges\u00f9 Cristo sul fregio. Spruzzo e frego. Ora le piantine. Tiro fuori la forbicina e inizio a sferruzzare quelle troppo lunghe. Devo innaffiare la nandina domestica e due dipladenie bianche, perci\u00f2 vado a prendere l\u2019innaffiatore del cimitero comunale di Ossago Lodigiano, plastica color carta da zucchero con tanto di logo del comune in rilievo, torno e mi accorgo che sotto il vaso c\u2019\u00e8 una busta. Il cimitero \u00e8 deserto. Apro la busta, quaranta euro. Sento di avere vagamente voglia di bere, ma non credo che basti l\u2019acqua gasata che ho sul furgone. Mi ci vuole qualcosa di forte. Un profondo respiro, infilo i soldi in tasca \u2013 avevamo detto trenta \u2013 e finisco il lavoro. Quando passo dalla guardiola, Carmelo \u00e8 al davanzale che fissa il vuoto; fa paura con quegli occhi da camaleonte. Faccio un cenno con la mano, lui risponde con la testa.<br>\u00abL\u2019ha mica vista la signora che le dicevo?\u00bb<br>Lui scuote la testa.<br>\u00abPerch\u00e9 mi hanno lasciato dei soldi l\u00ec, sulla lapide. Per\u00f2 se prima era chiuso, il cimitero, sar\u00e0 arrivata adesso. Sicuro di non averla vista?\u00bb<br>Carmelo mi guarda, le labbra curvate verso il basso, la barba ispida sul mento appuntito, si stringe nelle spalle.<br>Carico il furgone senza aggiungere altro e mi preparo per l\u2019oretta di viaggio di ritorno, la nebbia sembra essersi diradata. Sto per accendere il motore ma la mia mano si immobilizza sulla chiave. Mi stanno battendo sul vetro. \u00c8 Carmelo che mi fa cenno di seguirlo. Non ricordavo che fosse muto. Entra nel cimitero e prende la stradina di ghiaia e sabbia. Lo seguo incuriosita.<br>Ho lasciato in giro qualcosa? Ho potato per sbaglio le piante di qualcun altro? Se fai una buona azione in un cimitero, rischi grosso. Se tocchi un morto non tuo, se gli cambi l\u2019acqua ai fiori, se gli innaffi le piante nei vasi, poti, o magari gli dai una spolverata alla lapide, capace che ti trovi un vivente a dirti di non impicciarti. Parlo per esperienza, e non \u00e8 stato carino.<br>Il custode strabico si ferma davanti alla lastra tombale di De Curtis, lucida che ti ci puoi specchiare \u2013lavoro eccellente, mi congratulo con me stessa. Mi indica qualcosa e se ne va. Il cielo \u00e8 basso e scuro, e si alza un vento che mi getta foglie accartocciate e aghi di abete in faccia. Ma dove diavolo \u00e8 un abete, qui? Non c\u2019\u00e8 nessun abete, io me ne intendo di piante. Qui non c\u2019\u00e8 nessun abete. Poi, finalmente, capisco cosa stava indicando Carmelo: la lapide di fianco a quella di Tomaso De Curtis. Ci passo una mano per levare la coltre di polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>MARIA VERONICA BELANTI IN DE CURTIS<br>1961-2001<br>Non piangere, la morte \u00e8 solo non vedermi pi\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando, la ghiaia sembra meno pungente sotto le scarpe. Ha iniziato a piovere e ora le gocce picchiettano forte sul parabrezza. Rimango un po\u2019 a guardare nel vuoto, lo sguardo fisso su niente in particolare, come Carmelo poco fa alla finestra della sua guardiola. \u00c8 solo un\u2019assoluzione consolatoria quella che mi do non vedendo. Come tanti altri fanno, come tante altre cose nella vita. Metto in moto e parto diretta al vivaio. Non so se mi andr\u00e0 di parlarne, l\u2019invisibile \u00e8 invisibile fintanto che non lo vuoi vedere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45733\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45733\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di agricoltura biologica tutti pensano a qualcosa di bello, a una cascata di grano dorato sotto un cielo azzurro terso. Solo che quel grano, come lo vediamo adesso, non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Non era cos\u00ec, per dire, ai tempi dei romani. Era pi\u00f9 scuro, meno buono, e infestato da bestioline. C\u2019\u00e8 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_45733\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45733\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21762,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-45733","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45733"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21762"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45733"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45733\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45784,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45733\/revisions\/45784"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}