{"id":45614,"date":"2021-05-17T10:44:30","date_gmt":"2021-05-17T09:44:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45614"},"modified":"2021-05-17T10:44:36","modified_gmt":"2021-05-17T09:44:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-morsi-di-fabio-volpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45614","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Morsi&#8221; di Fabio Volpe"},"content":{"rendered":"\n<p>N\u00e9 bambino, n\u00e9 uomo. Avevo solo quindici anni.<\/p>\n\n\n\n<p>A quell&#8217;et\u00e0 avrei dovuto essere felice, credere nell&#8217;amicizia, urlare alla vita e bussare alla porta dell&#8217;amore con il cuore spalancato. E invece passavo le mie giornate chiuso in camera a guardare il soffitto, a proteggermi dall\u2019ironia, dal sarcasmo e a salvare quel cuore che diventava sempre pi\u00f9 piccolo. Cercavo aiuto per dimenticare chi fossi e ogni mattina abbassavo la testa davanti allo specchio. Non avevo il coraggio di guardarmi perch\u00e9 sapevo che se l&#8217;avessi fatto, il primo giudizio sarebbe stato: fai schifo.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;inizio il mio peso non era un problema, scherzavo con i compagni di scuola, ridevo delle ossa grosse e di quanto fossi fortunato a vivere in una famiglia di buona forchetta che non perdeva occasione di cucinare, impanare, ungere e friggere qualsiasi cosa. Ignoravo il senso di quelle battute e non le prendevo come offese perch\u00e9 era vero che a casa cucinavano bene e se avessero fritto le sedie, avrei mangiato pure quelle. Una volta dissero con affetto che sarei stato un meraviglioso scaldabagno, se non avessi avuto le orecchie.&nbsp; Ogni tanto quei colpi facevano male, ma non lo dicevo; sorridevo, me ne fregavo, e mentre quelle parole stratificavano inconsciamente nel mio stomaco, io perdevo i pezzi. Pezzo dopo pezzo ho cominciato a sparire, a nascondermi e ho visto chiaramente che intorno a me c&#8217;era il vuoto. O forse c&#8217;era sempre stato. Nel gruppo non ero mai il primo, neanche il secondo o l\u2019ultimo. Ero semplicemente anonimo, trasparente. Centodieci chili di trasparenza, per l\u2019esattezza. Ridicolo, quasi comico e la tonnellata di grasso gettata a caso sul mio corpo generava una tale indifferenza che perfino le ragazze non mi vedevano come una minaccia.&nbsp; Al contrario, si fidavano e mi confessavano le angosce con la stessa naturalezza dei ragazzi che mi chiudevano in bagno per gioco. Col tempo le cose sono peggiorate e da semplice bersaglio da chiudere in un cesso ho vinto etichette come ciccione, zimbello, sfigato, disadattato. Pretendevano, chiedevano, minacciavano e se non passavo i compiti mi aspettavano fuori. Io non mi ribellavo, non reagivo. Anzi, speravo che qualcuno lo facesse per me, ma non succedeva mai. Era impressionante quante parole pesanti sapessero i bambini, quanti proiettili lanciassero quelle lingue. Alcuni traboccavano di rabbia e l\u2019ossessivit\u00e0 con cui mi perseguitavano era l\u2019unica via per allontanare i problemi che <em>loro<\/em> avevano con il mondo. Speravo che la mia apatia li spingesse verso altri bersagli ma non funzionava mai e puntualmente mi trasformava in una calamita ancora pi\u00f9 grande. Per questo, ogni volta era peggio della precedente, ogni insulto scavava pi\u00f9 di quello che avevo gi\u00e0 assorbito. Un branco di cani, ecco cos&#8217;erano. Randagi che mostravano i denti con la sicurezza che un giorno avrebbero usato anche quelli. E io rimanevo l\u00ec, fragile, porcellana, cristallo. Una lastra di vetro sottile nonostante tutti avessero cominciato a chiamarmi bombolone, palla di ciccia, mongolfiera. Qualcuno pi\u00f9 ispirato mi fece recapitare anche la poesia sulla danza del maiale. Una vera chicca o forma d\u2019arte contemporanea, come aveva tristemente ridacchiato un genitore pensando che fossi lontano abbastanza da non sentire. Era come affrontare uno specchio rotto e ogni sguardo era un frammento che rifletteva l&#8217;immagine deformata che la vita si era fatta di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Di giorno o di notte non c&#8217;era tregua e io vivevo sempre incazzato, represso, frustrato. Non dicevo mai niente e la sera mi chiudevo in camera con le cuffie a cento e disegnavo mostri, diavoli e alieni che alla fine morivano sotto i colpi di un supereroe dalla spada di fuoco. Nemmeno nei sogni mi davano pace e quando un incubo finiva, ne iniziava subito un altro nell&#8217;ora di ricreazione. Se ero fortunato mi toglievano il panino dalle mani, altrimenti lo distruggevano o lo riempivano di colla senza che me ne accorgessi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ragazzate, non ci pensare\u2026<\/em>&nbsp; &#8211; dicevano alcuni genitori per minimizzare; <em>fatelo ancora e vi caccio!<\/em> &#8211; gridavano i professori quando reagivo; <em>s\u00ec, per\u00f2, pure tu\u2026<\/em> &#8211; e all&#8217;improvviso il grande faro dell\u2019indifferenza puntava sul mio faccione sudato: il problema ero io che non sapevo scherzare o non riuscivo a integrarmi. Ero io, che non mi sapevo accettare.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina decisi che ne avevo abbastanza e feci il nome di chi aveva tagliato la mia cartella nuova. Fu la mossa pi\u00f9 stupida che il cervello potesse suggerirmi e lo capii dalle pupille gonfie e nere che mi puntavano dai banchi che avevo dietro; sentivo gli occhi dei miei compagni a pochi centimetri dalla schiena e non osavo girarmi per paura di incrociarli. La guerra che volevo chiudere era appena iniziata.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni seguenti ignorai i calci allo zaino, i graffi alla bici e le infinite offese che arrivarono addosso ma il panico che colpiva la pancia era devastante. Mi dava la nausea e tutte le volte mi sentivo come se un palloncino pieno d\u2019acqua si gonfiasse nelle viscere premendo sulla bocca dello stomaco.&nbsp; Il cappio al collo stringeva l\u2019aria trasformandola in gelatina e il mio tacere insospett\u00ec i miei genitori che cominciarono a fare domande. La gabbia di silenzi che avevo intorno stava esaurendo l\u2019ossigeno, avevo smosso qualcosa e alla fine mi punirono. Non pensavo che i bambini della mia et\u00e0 fossero capaci di agguati alle spalle ma quando mi acchiapparono e mi coprirono gli occhi era troppo tardi. Eravamo appena usciti da scuola e l&#8217;ultima cosa che ricordo \u00e8 la linea dell\u2019asfalto che tremolava sotto le frustate di giugno e qualche cicala che suonava timida dietro i cespugli.&nbsp; Non vidi pi\u00f9 nulla e cominciai a tremare. L&#8217;odore della plastica che avvolgeva la testa si mischiava al buio impastando la paura con la saliva. Sentivo voci confuse, un fruscio che graffiava le orecchie e il calore del fiato che bruciava dopo ogni schiaffo.&nbsp; Avvertii le spinte, e le mani che mi colpirono affondavano nella pelle come canini affilati. Mi sollevarono la maglia perch\u00e9 avevo le tette, facevo schifo e dovevano vederlo tutti.&nbsp; Il silenzio che segu\u00ec dur\u00f2 quanto un respiro e senza piet\u00e0 mi presero a calci. Nessuno venne a salvarmi ma in quel momento usai la rabbia che avevo dentro e la trasformai in forza. Vidi il mio supereroe, pensai alla sua spada di fuoco e cominciai a rispondere agli attacchi, prima alla cieca e poi liberando gli occhi. Lessi lo stupore sulle loro facce rabbiose ma la mia rivolta fu spezzata dallo scatto di una lama. Avevano un taglierino e in un attimo mi squarciarono il dorso della mano prima di scappare via.<\/p>\n\n\n\n<p>Successe tutto cos\u00ec velocemente che passai ore senza dire una parola e ascoltai il mio respiro divampare nei polmoni, crescere fino a scoppiare nel cervello e poi rallentare fino a spegnersi. Qualunque cosa dicessi la cospargevo di rancore, impregnavo di rabbia ogni singolo pensiero e mi graffiavo fino all\u2019ultimo centimetro di pelle. A casa si accorsero del sangue, dissi che ero caduto, poi chiam\u00f2 la scuola, mio padre rest\u00f2 immobile con il telefono in mano e mia madre croll\u00f2 sulla sedia piangendo. Smisi di mangiare, dimagrii, cambiai scuola e qualcuno disse pure che ero diventato bello. Ma io mi sentivo bello come una poesia romantica scritta in un cesso dell\u2019autogrill. La mia era una dieta malata, fatta di rancore e veleno, e cos\u00ec conobbi un dietologo, uno psicologo e un altro professorone con tre lauree incastrate in cornici di faggio. Sentivo parlare di mancanze, disturbi, sbalzi di umore e tutti si affannavano a scrivere diagnosi per salvare l&#8217;elefante di cristallo che ero diventato. Io ascoltavo tutto e se da una parte avrei voluto ricominciare, dall&#8217;altra speravo di morire. Sfioravo la ferita che avevo sulla mano e sentivo le urla di quel pomeriggio nel piazzale della scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>Quante volte avrei voluto urlare ma sono rimasto in silenzio. Il mio unico sfogo era rimasto il disegno cos\u00ec versavo tonnellate di inchiostro nero fino a quando vedevo sulla pagina tutto il buio che avevo dentro. C&#8217;erano giorni in cui passavo davanti la vecchia scuola e tornavo a casa con un formicolio nello stomaco, qualcosa di simile al vuoto d&#8217;aria sulla ruota panoramica. Erano giorni in cui salutavo la mamma, salivo in camera mia e l\u00ec piangevo o ridevo nel cuscino finch\u00e9 non mi sembrava che mi stessero per saltare in aria le budella. Vibravo, avevo paura e quando mi trovarono per terra in un lago di sudore tra mia madre che urlava, mio padre che si chiedeva dove avesse sbagliato e le mie gambe che tremavano, capii che stavo uccidendo il mio corpo in nome della tolleranza. Il tempo stava scadendo e mentre il sangue pulsava caldo sulla nuca realizzai che non esiste tolleranza, come non esiste il perdono. Si vive distrutti dai commenti e si arriva al punto in cui \u00e8 vitale scegliere da che parte stare per sopravvivere. E io dovevo solo decidere se continuare a essere martire o diventare un boia. Sapevo che non sarei morto per quello e dovevo reagire perch\u00e9 ormai ero a un bivio: Vittima o carnefice? Ma io non ero come quei cani nel piazzale della scuola, non ero tanto coraggioso da sopportare la paura negli occhi degli altri, cos\u00ec scelsi di farmi aiutare e ho scoperto che c&#8217;\u00e8 una terza strada: volersi bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho impiegato anni per guardare veramente la cicatrice che mi \u00e8 rimasta sulla mano. Ventisette lunghissimi anni per assorbire i colpi, per affrontare le ansie, le depressioni, le dipendenze che ancora mi porto addosso; ho cercato in tutti i modi di conviverci, a volte ho fallito, altre ci ho fatto pace ma ho capito finalmente che la guerra finisce quando si alza la testa. Oggi guardo la mia cicatrice e penso a come sono riuscito a trasformarla in una sorta di talismano. Per tanti anni, per\u00f2, ha avuto un senso completamente diverso e ha scavato molto di pi\u00f9 di quanto vedessi da fuori; dalla mano \u00e8 arrivata al cuore irrorandolo di cemento e ho dovuto quasi morire per capire che anche le cicatrici hanno un ruolo essenziale. Da quel momento le uso come filtri per vedere la realt\u00e0 delle cose. Sono capitoli dell&#8217;esistenza che si chiudono, punti che sigillano la vita sulla pelle e ti ricordano dove cercare la forza. I miei poteri sono racchiusi sul dorso della mano, la spada di fuoco mi protegge da l\u00ec, e oggi, davanti allo specchio sono il supereroe di me stesso, che al dolore sopravvive col coraggio. Al quindicenne che ero avrei voluto dire che il tempo sprecato a odiare \u00e8 utile quanto velenoso e che non riuscir\u00e0 a nascondere del tutto le crepe disegnate sul suo corpo. Bisogna avere il coraggio di mostrare la propria vulnerabilit\u00e0, accettarsi e prendersi cura delle proprie imperfezioni. Bisogna essere imperfetti per trovare qualcuno o qualcosa che completi le nostre mancanze perch\u00e9 tanto, se uno \u00e8 perfetto, non si basta comunque. La vita non si ferma mai, i difetti non spariscono e non si \u00e8 costretti a essere per forza felici ma si pu\u00f2 diventare gentili trasformando il dolore in sensibilit\u00e0; solo cos\u00ec riuscir\u00e0 a sopravvivere perch\u00e9 non si guarisce dai morsi uccidendo i cani.&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45614\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45614\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>N\u00e9 bambino, n\u00e9 uomo. Avevo solo quindici anni. A quell&#8217;et\u00e0 avrei dovuto essere felice, credere nell&#8217;amicizia, urlare alla vita e bussare alla porta dell&#8217;amore con il cuore spalancato. E invece passavo le mie giornate chiuso in camera a guardare il soffitto, a proteggermi dall\u2019ironia, dal sarcasmo e a salvare quel cuore che diventava sempre pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_45614\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45614\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21690,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-45614","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45614"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21690"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45614"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45614\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45615,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45614\/revisions\/45615"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}