{"id":45476,"date":"2021-05-10T18:15:48","date_gmt":"2021-05-10T17:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45476"},"modified":"2021-05-10T18:15:49","modified_gmt":"2021-05-10T17:15:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-un-incontro-di-gianni-cesari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45476","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Un incontro&#8221; di Gianni Cesari"},"content":{"rendered":"\n<p>Gavino e Bobore correvano a perdifiato, sugli impervi altipiani della montagna grande che sovrastava, incombente, il paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano anni bui, in cui camionette di Questura e Carabinieri presidiavano le tanche e non di rado loro bambini si rifugiavano negli ovili, al solo sentire crepitare i mitra e talvolta risuonare, con una eco sinistra e sorda, quasi la tonalit\u00e0 bassissima&nbsp; e pi\u00f9&nbsp; profonda del \u201c<em>bimbabambaro<\/em>\u201ddel canto a tenore, il rombo lacerante delle bombe a mano. Non passava mese che i banditi si facessero pi\u00f9 intraprendenti e che <em>\u201csa forza\u201d<\/em>,con i suoi capi generalmente siciliani e napoletani, non occupasse per qualche giorno il paese, senza riscuotere particolare simpatia tra gli abitanti, che continuavano farsi gli affari loro, vedendo solo quello che c\u2019era da vedere, sentendo quel che c\u2019era da sentire ma mai dicendo quello che c\u2019era da dire. Bastava poco, anche una sola parola , per rischiare di ritrovarsi, una domenica mattina , all\u2019uscita dalla messa, con una scarica di pallettoni piantati nel petto da un paesano a viso scoperto, davanti a tutti perch\u00e9 tutti sapessero.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei loro giochi di bambini, \u201c<em>sos pitzinnos<\/em>\u201d, Gavino era il Carabiniere, con una cintura bianca del fratello, che suonava nella banda del paese, messa a tracolla come bandoliera e Bobore era Grazianeddu, l\u2019ultimo eroe romantico, un eroe buono, arrestato e rilasciato, accusato ingiustamente ed evaso, scappato, ripreso e riscappato, rispettato e amato, come un re pastore, saggio, forte e implacabile. Nella testa di un bambino il fascino del proibito speso prevale sulla normalit\u00e0 del bene. Ma Grazianeddu era Zorro, Robin Hood, Sandokan tutti insieme. Nessuno ne parlava in paese, ma alle fanciulle spesso luccicavano gli occhi, quando le vecchie ne raccontavano la storia, ribelle, triste e disperata.<\/p>\n\n\n\n<p>Correvano, d\u2019estate, Bobore e Gavino, su per l\u2019altopiano, raggiungevano le cime dei crinali e precipitavano nelle forre, cercando le piste dei cinghiali e le grotte dei cacciatori di frodo o dei banditi, dove talvolta rinvenivano i resti di un bivacco, di un pasto, di una sosta notturna. Avevano imparato a conoscerle tutte quelle grotte, memorizzandone ingressi, conformazione e via di fuga, sottraendosi spesso alle ire dei pastori che infuriati li inseguivano perch\u00e9 avevano fatto spaventare le bestie al pascolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano anni di pochi conforts, di fame, spesso dura, di genitori che stanchi di una terra avara decidevano di traversare il mare, affrontando il lavoro in fabbrica, i pi\u00f9 fortunati a Genova, gli altri a Torino e Milano, senza prospettive di riabbracciare, nell\u2019immediato futuro, i vecchi, che aspettavano, seduti sulla pietra vicina all\u2019uscio di casa, il trascorrere del tempo e che spesso si lasciavano morire di nostalgia, con il nome di figli lontani esalato insieme all\u2019ultimo respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini non capivano, giocavano, correvano, ogni giorno inventavano un\u2019avventura nuova, un fantastico susseguirsi di agguati, imboscate,fughe, inseguimenti e lotte corpo a corpo, che si risolvevano ogni tanto in una sbucciatura dei gomiti e delle ginocchia. Gavino Carabiniere e Bobore Grazianeddu riuscivano a far scorrere i pomeriggi in un lampo, il lampo che li separava dall\u2019et\u00e0 adulta.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Bobore, sempre vestito meno bene rispetto all\u2019amico, dovette un giorno salutarlo: suo padre entrava alla Fiat e mamma aveva trovato lavoro come magliaia presso una parente&nbsp; che gestiva un laboratorio di confezioni alla periferia del capoluogo piemontese. Seduto sul ponte della nave Bobore, guardava la sua terra allontanarsi, mentre lacrime inarrestabili rigavano il suo visetto abbronzato di bimbo del Supramonte. Sulla banchina, con la bandoliera a tracolla, Gavino agitava il berretto e un fazzoletto bianco, col quale ogni tanto, si soffiava il naso e asciugava le lacrime. Quando fu certo che l\u2019amico non lo sentisse pi\u00f9 Gavino smise di gridare tutta la sua rabbia e la disperazione per avere perso l\u2019unico compagno di giochi, giurando di vendicarsi, contro quel mondo troppo distante che gli aveva portato via l\u2019unica persona che lo capiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Strani scherzi fa la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Gavino dopo due anni all\u2019universit\u00e0, in citt\u00e0, era tornato in paese, con i capelli lunghi e la barba incolta, indossando un strano soprabito verde col cappuccio. Non lavorava, viveva in un ovile lasciatogli dalla nonna materna dove allevava poche capre, dal cui latte ricavava un prezioso delicatissimo formaggio cremoso che andava a vendere in Gallura, ai ristoranti dei ricchi, che raggiungeva a bordo di una macchina francese, rossa e con il cambio sul cruscotto comprata , usata, in Corsica, con una parte dell\u2019eredit\u00e0 della nonna. Quando scendeva in paese non si fermava neppure una attimo al bar , nemmeno per un giro di birrette con i suoi coetanei, molti dei quali erano gi\u00e0 affermati pastori, con un gregge loro e qualcuno anche con famiglia. Andava dritto all\u2019edicola, dove comprava un giornale dalla testata rossa, che si faceva arrivare apposta dal Campidano, sul quale, notava \u201c<em>tziu Melis<\/em>\u201d che gestiva il negozio di merceria con annessa rivendita di giornali, si leggevano troppo spesso di parole che lui, Melis, proprio non capiva :&nbsp; Viet Cong, Giap, lotta proletaria, azioni per smantellare il sistema capitalistico e altre ancora che adesso non ricordava.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche servo pastore che lavorava negli ovili confinanti, aveva rivelato al padrone che dalla propriet\u00e0 di Gavino, verso sera, si levavano rumori forti, secchi, come di rami spezzati di forza, che potevano sembrare spari, anche se non facevano il rumore delle fucilate che si sparavano ai cinghiali o ai tordi di passo, quando se ne voleva fare un griva da regalare al fattore. Sembravano pi\u00f9 i colpi di una pistola, forse una pistola militare. C\u2019era chi , pi\u00f9 vecchio, avendo visto passare la guerra, ricordava quel rumore, per averlo sentito dalle automatiche dei sottufficiali tedeschi, che loro chiamavamo Walther , ma che in paese, quando i tedeschi se ne andarono, abbandonando le armi nei rifugi, tutti conoscevano come P.38.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti lo seppero, quando un giorno con la corriera arrivarono due ragazzi giovani, un maschio e una femmina, questa con una magliettina a collo alto aderente che lasciava in evidenza tutte le forme, con grandissimo scandalo delle nonne in costume tradizionale che a quell\u2019ora uscivano dalla funzione delle undici. La coppia entr\u00f2 nel bar e ordin\u00f2 un caff\u00e9 e un cappuccino. Parlavano con accento strano lei napoletano e lui come romano, la ragazza fumava, altro motivo di scandalo, strane sigarette che il maschio arrotolava e leccava per bene, prima di passargliele dopo averne tirato, a mani unite, alcune boccate. Chiesero se il barista conoscesse un loro amico, Sanna Gavino e se fosse lontana la sua casa. Senza rispondere, il gestore usc\u00ec da dietro il bancone,&nbsp; si affacci\u00f2 sulla porta e fece segno ad un ragazzo che passava dall\u2019altro lato della strada a cavallo di una asinello bianco. Il servo pastore si avvicin\u00f2 e il barista lo indic\u00f2 ai due, invitandoli a seguirlo, che li avrebbe portati proprio dove abitava la persona che cercavano. Mentre la ragazza indossava il soprabito, molto simile a quello di Gavino, il barista guardandole con noncuranza&nbsp; il sedere, osserv\u00f2 uno strano rigonfiamento al centro della schiena, gli sembr\u00f2 quasi di intravedere l\u2019impugnatura di un\u2019arma, ma si disse, forse sbagliava, essendo troppo distratto dalle rotondit\u00e0 della giovane.<\/p>\n\n\n\n<p>Serra Salvatore, in famiglia chiamato Bobore, era un bambino triste e silenzioso. Negli inverni freddi e bui del bilocale in casa popolare, subaffittato da un compaesano, trasferitosi in acciaieria a Cogne, non aveva altre distrazioni che leggere. Leggeva e leggeva, tutto quello che gli capitava. Tranne che nelle due ore in cui tutti i pomeriggi, non avendo niente di meglio da fare, indossati i calzoncini e una maglia del Toro, correva, sulle rive della Dora,a tutta velocit\u00e0,da solo, come un fulmine, come quando giocavano ai banditi e ai carabinieri, nella sua isola lontana, con il suo unico amico. Divent\u00f2, come diceva Pasolini, un figlio del popolo in divisa. Un sardo altissimo, muscoloso, intelligente e sornione, con lo sguardo fiero di un \u201cbalente\u201d ma la testa di un professore. Cos\u00ec lo chiamavano, al corso Ufficiali di complemento, quando dopo una selezione durissima risult\u00f2 primo negli studi, nello sport e nel tiro. Al termine del servizio di prima nomina gli fu offerto di entrare in servizio permanente e lui non ci pens\u00f2 su, accett\u00f2 convinto, chiedendo di essere assegnato ai paracadutisti, a Livorno. Ultimato che ebbe il suo ciclo addestrativo, fu chiamato a Roma dove gli chiesero se voleva tornare in Sardegna. Disse di no. Troppo bene conosceva la sua terra e non avrebbe mai potuto diventare un bravo cacciatore di banditi. Grazianeddu ce l\u2019aveva ancora nel cuore e sapeva che, nonostante tutto ci\u00f2 che aveva fatto, la sua era un\u2019immagine leggendaria, dura da scalfire.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli spiegarono che non era pi\u00f9 il tempo degli Stochino e dei Mesina e che l\u2019Anonima si era fatta crudele, emigrando anche a Milano e a Torino. Il deciso colonnello parmense che lo ascoltava nell\u2019ufficio dello Stato Maggiore di&nbsp; Milano insistette a lungo perch\u00e9 accettasse di formare una sua squadra, tutta di sardi, non tanto per dar la caccia a sequestratori e latitanti ma per fronteggiare un nemico nuovo,subdolo e pericoloso, che si era insinuato nelle coscienze dei giovani, spesso imbevute di ideologia nichilista, dando vita ad un fenomeno difficile da capire e ancor pi\u00f9 duro da estirpare: la lotta armata.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiese due giorni tempo, nei quali parl\u00f2 con la madre e la sorella, il padre non c\u2019era pi\u00f9 da quasi un anno e alla fine accett\u00f2. Pretese di poter portare il basco rosso dei par\u00e0 e di ricevere ordini solo dal capo dell\u2019antiterrorismo, che lo aveva reclutato. Scelse quindici corregionali, traendoli chi dalle cucine, chi dalle officine di riparazione meccanica dei Comandi dell\u2019Arma del Nord Italia. Il pi\u00f9 anziano era un Comandante di stazione in servizio sui monti di Sondrio, rimasto vedovo da poco. Tra gli altri c\u2019erano uno della catturandi di Milano , due dell\u2019antidroga di Verona e un artificiere. Le loro origini andavano da Arzana a Gairo, da Carbonia a Tresnuraghes, da Pabillonis a Chilivani. Li addestr\u00f2 nella caserma dell\u2019Ardenza e in tre mesi furono \u201coperativi\u201d. Per dar loro una dipendenza organica furono costituiti in Squadrone e vennero provvisoriamente chiamati \u201cCacciatori di Sardegna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli elicotteri dovevano decollare due ore prima dell\u2019alba, per poter essere in zona di operazioni quando il sole non era ancora alto. L\u2019obiettivo era la ricerca&nbsp; di una coppia di irregolari, sfilatisi dalla colonna romana del partito armato, dopo aver condotto con altri fiancheggiatori una dura campagna contro l\u2019Amministrazione carceraria. Avevano fatto gi\u00e0 fatto cadere sotto i colpi delle loro Scorpion, Makarov e P.38 due agenti di p.s, un brigadiere dei carabinieri e due membri della polizia penitenziaria, di cui il vicedirettore di un istituto di massima sicurezza. Secondo le confidenze di un dissociato, sulla strada della collaborazione, stavano preparando un\u2019azione dimostrativa verso le carceri di massima sicurezza della Sardegna che allora erano l\u2019Asinara, praticamente inattaccabile e Bad\u2019 e Carros, geograficamente e logisticamente&nbsp; pi\u00f9 a portata di mano. Il collaboratore aveva anche ipotizzato che potessero aver trovato rifugio, da un paio di mesi presso alcuni elementi di un costituendo&nbsp; gruppo eversivo sardo, mimetizzati nell\u2019ambiente agro pastorale&nbsp; che stavano raccogliendo adesioni anche tra le frange pi\u00f9 \u201cmoderne\u201d del banditismo e dell\u2019Anonima Sequestri.<\/p>\n\n\n\n<p>La costa si avvicinava velocemente, aggredita dal volo a bassa quota dei grossi elicotteri da combattimento. Sarebbe stato il battesimo del fuoco per i suoi cacciatori. Il cuore&nbsp; batteva forte nella gola : non era pi\u00f9 tornato sull\u2019isola, da quel mattino in cui vers\u00f2 le ultime lacrime della sua vita. Gli parve di vedere ancora il suo amico dal molo che lo salutava agitando un fazzoletto bianco.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atterraggio avvenne in una radura distante cinque chilometri dal paese, alle pendici del monte. Il tenente Serra trov\u00f2 ad aspettarlo, in borghese, un commissario dell\u2019Ufficio politico della Questura di Sassari ed il maresciallo della stazione, un calabrese taciturno arrivato da cinque mesi, entrambi col fucile da caccia in spalla. Si fosse&nbsp; trattato di banditi li avrebbero riconosciuti subito, ma essendo \u201ccittadini\u201d i soggetti da catturare , non avrebbero mai fatto caso a quei due strani cacciatori senza cani. Il briefing dur\u00f2 un quarto d\u2019ora durante il quale il commissario spieg\u00f2 che in citt\u00e0 c\u2019erano stati diversi episodi che facevano pensare alla costituzione di un gruppo di fiancheggiatori,pronto a iniziare sull\u2019isola la lotta armata. Il maresciallo segnal\u00f2 la presenza in paese di una coppia di giovani la cui descrizione poteva corrispondere con quelle degli irregolari che il Tenente e il suo Squadrone dovevano catturare. Non seppe precisare dove erano ospitati ma in paese si diceva che dormissero in un ovile insieme a tale Sanna, conosciuto forse all\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sanna era un cognome comunissimo nella zona e a Bobore nemmeno per un attimo venne in mente che proprio quel Sanna potesse essere il suo amico d\u2019infanzia. Anzi non ci pens\u00f2 neanche: dopo tutto la famiglia di Gavino stava bene economicamente, era fatta da gente timorata di Dio e cattolica praticante, niente a che vedere con quei rivoluzionari da salotto che stavano insanguinando l\u2019Italia giocando alla lotta armata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dispose i suoi uomini con le armi a spina di pesce, cercando di evitare il centro abitato, risalendo per i sentieri pi\u00f9 impervi, avendo pi\u00f9 o meno localizzato sulla cartina IGM l\u2019area da setacciare. Con la grossa radio da campo che uno dei suoi portava in spalla manteneva il contatto con la Stazione dove il maresciallo ed il poliziotto erano rientrati per aggiornare il Comando ed il Magistrato sull\u2019esito delle operazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 salivano e pi\u00f9 il fiato si faceva corto. Ansimavano a bocca chiusa. Anche gli astuti arzanesi e il piccolo scuro tiratore scelto di Gairo, che aveva affinato la mira sparando ai \u201c<em>sirbonis<\/em>\u201d di notte, arrancavano su per i pendii scoscesi ma non fiatavano, ogni tanto sputavano. Giunsero in vista di un primo ovile dove il servo pastore, intento alla mungitura mattutina, trovandoseli davanti senza averli sentiti, in tenuta da combattimento, istintivamente alz\u00f2 le mani. Poche parole in dialetto ne vinsero la diffidenza e consentirono di circoscrivere il raggio delle ricerche. Si, li aveva visti i due ragazzi, la napoletana e il biondo. Dormivano pi\u00f9 su, nell\u2019ovile della moglie del farmacista, morta due anni prima, forse li aiutava quello strano, che in paese chiamavano \u201cs\u2019eskimesi\u201d, per via del giaccone verde col cappuccio che non si levava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Accosciati dietro l\u2019edificio in pietra dove il servo pastore trascorreva la notte fecero il punto sulla carta e si divisero in due gruppi : uno sarebbe salito per il sentiero pi\u00f9 battuto, l\u2019altro sarebbe partito mezz\u2019ora prima e avrebbe aggirato dall\u2019alto l\u2019obiettivo per&nbsp; arrivare silenziosamente dietro l\u2019ovile dove&nbsp; si sarebbero dovuti trovare i sospetti. Una volta in posizione avrebbero dato il via al primo gruppo che sarebbe arrivato dall\u2019 ingresso principale. Bobore decise di condurre lui quelli che avrebbero effettuato l\u2019aggiramento e lasci\u00f2 al maresciallo ordini precisi su come entrare nell\u2019area da controllare, raccomandando di tenere almeno due armi lunghe in retroguardia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caff\u00e9 borbottava sul fornelletto da campeggio, la ragazza prese la moka con uno straccio e vers\u00f2 fumante il liquido scuro in tre tazze di metallo, col manico, dall\u2019interno smaltato. Dalla branda vicina il suo compagno si alz\u00f2, stiracchiandosi, tolse la sicura alla Scorpion che teneva a portata di mano e controll\u00f2 colpo in canna e caricatore inserito. Quindi si avvicin\u00f2 al bacile d\u2019acqua fresca poggiato su un canterano rustico e si lav\u00f2 velocemente il viso. Riallacci\u00f2 gli scarponi da montagna strinse la cintura dei jeans. Sotto la maglia infil\u00f2 una .44 magnum e si accinse a far colazione. La ragazza gli sedeva di fronte, su uno sgabelletto di legno di quercia, forse costruito dal loro amico stesso. Anche lei aveva infilata alla cintola, dei pantaloni a vita bassa, leggermente scampanati, una grossa pistola calibro 9. Il suo compagno le chiese dove fosse l\u2019amico e lei con un cenno del capo indic\u00f2 l\u2019esterno, precisando che stava mungendo le capre.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scalpicc\u00eco sul sentiero di fronte li allarm\u00f2 subito. Facendo segno alla ragazza di controllare l\u2019uscita posteriore l\u2019uomo si alz\u00f2, sbirci\u00f2 dalla finestrella quadrata che dava sul sentiero sterrato e con rapidit\u00e0 afferr\u00f2 un tascapane, mettendoselo a tracolla. Prese poi la mitraglietta e socchiuse la porta. Vide salire con circospezione quattro uomini in tuta mimetica maculata e basco rosso, con la tecnica del brick, che aveva studiato sui manuali di guerriglia urbana arrivati dall\u2019Ulster. Estrasse dalla sacca una bomba a mano, tolse la sicura e come il primo militare fece per alzare l\u2019asta di legno che immetteva al recinto la scagli\u00f2 ad alzo zero. Per fortuna era un residuato bellico, una vecchia SRCM ad effetto ridotto e la cuffia di sicurezza non si era tolta. Maledicendosi ricord\u00f2 che quando gli avevano insegnato ad usarle gli avevano ripetuto allo sfinimento che perch\u00e9 la bomba esplodesse il lanciatore doveva farle disegnare un ampio arco, in modo da far saltare il cuffiotto di sicurezza attivando il detonatore che avrebbe innescato l\u2019esplosione a contatto col terreno. Mentre estraeva la seconda e levava la sicura coi denti il maresciallo si era gi\u00e0 reso conto di cosa gli stava capitando e aveva dato l\u2019allarme alla pattuglia, appostandosi dietro il muretto a secco ed intimando agli occupanti della baracca di uscire a mani alzate. Per risposta gli vol\u00f2 sopra la testa la forma conosciuta della bomba a mano offensiva modello SRCM che and\u00f2 a scoppiare ai piedi di una sughera, incendiandola. Spar\u00f2 senza mirare,contro la porta del capanno, tutti e tredici i colpi dell\u2019automatica d\u2019ordinanza, mentre dai lati del recinto,incrociate, si susseguivano brevi le raffiche degli M12 tenuti in retroguardia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ragazzo aveva coraggio. Rispondeva al fuoco con le bombe a mano, dimostrandosi anche piuttosto preciso, le schegge sottili ferirono alla spalla uno dei due arzanesi che sparava con la mitraglietta, mettendolo fuori combattimento. Il ragazzo mnemonicamente contava le raffiche e calcolava quando avrebbe cambiato caricatore il mitragliere superstite, mentre i colpi di pistola degli altri non lo intimidivano. La donna, dal canto suo,aveva indossato un giubbotto, si era messa a tracolla la borsa di tolfa e con la pistola impugnata a due mani stava guardando il retro dell\u2019ovile, dove non sembrava ci fosse nessuno. Stranamente Gavino non si vedeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Non visto, aveva sentito tutto .Il trambusto della pattuglia che arrancava in salita, i colpi di pistola, la prima deflagrazione di bomba a mano, le urla dell\u2019arzanese ferito. Adesso ascoltava il gracchiare secco della Scorpion, che faceva tenere la testa bassa, dietro il muretto a secco, agli uomini in divisa. Aveva anche visto, nell\u2019ombra che la montagna proiettava sul retro dell\u2019ovile, altre ombre furtive e rapide che ritmicamente, come danzando, procedevano scendendo a sbalzi, prima due, poi altri due, poi altri due. Quando i primi erano in piedi gli altri restavano fermi, a terra. A loro volta i due in piedi si gettavano&nbsp; pancia a terra mentre automaticamente, ma restando bassi, piegati, i due che li seguivano si alzavano e allargandosi li sopravanzavano leggermente, per finire anch\u2019essi,poco dopo, con la faccia tra l\u2019erba. Li stavano circondando, era evidente. E avevano accelerato allo scoppio della bomba. Non sembrava impaurito, si era infilato nel porcile che aveva una porticina laterale che consentiva una via di fuga, diagonale rispetto alla linea d\u2019attacco degli assalitori che li&nbsp; stavano prendendo alle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre svuotava il primo caricatore, con raffiche precise, a ventaglio sull\u2019orlo del muro a secco dietro il quale i militari si riparavano, il ragazzo sussurr\u00f2 alla compagna di scappare dall\u2019uscita posteriore della costruzione. La giovane arm\u00f2 il cane dell\u2019automatica e usc\u00ec gattoni. Bobore spar\u00f2 in aria , dopo averle gridato di fermarsi e di arrendersi, dandole tuttavia il tempo di ripararsi dietro due bidoni da duecento litri pieni d\u2019acqua, poggiati vicino al lato pi\u00f9 lungo del muro a secco che delimitava il recinto delle capre. Fece per scavalcare ma la donna esplose quattro colpi che ribalzarono sulle pietre. Mentre si riparava il tenente Serra pensava a quel che da bambino faceva quando sentiva gli echi lontani degli scontri tra banditi e carabinieri:scappava negli ovili e nelle grotte. Aveva sempre pensato che il suo primo scontro a fuoco sarebbe stato con dei \u201c<em>balentes<\/em>\u201d o con dei criminali comuni, non aveva contemplato di poter fare da bersaglio a una donna. La quale donna dopo aver fatto abbassare la testa al suo inseguitore&nbsp; si gett\u00f2 a capofitto verso la macchia, che iniziava subito dopo il porcile. Prima di buttarsi nell\u2019intrico della vegetazione&nbsp; si ferm\u00f2 a prender fiato appoggiata alla parete esterna della porcilaia. Qui&nbsp; sent\u00ec la mano di Gavino toccarle il braccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Bobore fece cenno ai suoi di avanzare coprendosi a vicenda e disse al cecchino di Gairo di mettersi in postazione e inquadrare, col mirino telescopico, l\u2019area da bonificare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul davanti dell\u2019ovile lo scontro proseguiva: il ragazzo, finite le bombe a mano che avevano ferito in modo serio due degli attaccanti, sparava con la mitraglietta facendo in modo che non si sporgessero per prenderlo di mira. Non sentendo rispondere al fuoco tent\u00f2 una sortita, la Scorpion in una mano e la .44 nell\u2019altra. Voleva uscire dal recinto, superare il sentiero e buttarsi in discesa verso il paese. I carabinieri erano impegnati a soccorrere i loro feriti e pensava di poter riuscire. Ma il maresciallo non aveva digerito la bomba a mano inesplosa e, con calma, dopo aver ricaricato la pistola, si era acquattato dietro un arbusto. Quando il ragazzo spicc\u00f2 il primo balzo, sventagliando con il mitra in direzione del muretto, si allung\u00f2 a terra, appoggiando il braccio armato su un robusto ramo a forcella. Attese il secondo balzo e la seconda raffica e proprio mentre il terrorista saltava in velocit\u00e0 il sentiero premette il grilletto. Si accorse di averlo colpito quando quello lanci\u00f2 il mitra verso il bosco e si port\u00f2 la mano alla coscia, dalla quale usciva un fiotto di sangue. Mentre gli altri gli erano addosso per disarmarlo l\u2019uomo tent\u00f2 di esplodere un colpo con la grossa pistola a tamburo, ma le forze lo stavano abbandonando rapidamente e il proiettile fin\u00ec il terra scavando una profonda buca. Prima di ammanettarlo gli strinsero attorno alla coscia ferita una cinghia, che poi serrarono con un rametto, impiegato come leva per mantenere ben stretta la gamba, per impedire all\u2019arrestato di morire dissanguato.<\/p>\n\n\n\n<p>Gavino fece cenno alla ragazza di seguirlo e scostando due rami&nbsp; si tuff\u00f2 di una pista di cinghiali che costeggiando la montagna li avrebbe portati in una valloncello poco pi\u00f9 sotto e da l\u00ec, risalendo, verso una grotta dove lui e il suo amico, da bambini, si nascondevano quando banditi e carabinieri facevano a fucilate. Anche Bobore ricordava quel sentiero e fece cenno a due dei suoi di andargli dietro. La ragazza inciamp\u00f2, mentre Gavino , senza voltarsi,piegato in due correva verso il vallone.<\/p>\n\n\n\n<p>Bobore invece procedeva eretto, nella boscaglia fitta, con la pistola in fondina per fare pi\u00f9 presto. L\u2019appuntato di Gairo, salito su una quercia, lo seguiva dall\u2019oculare del binocolo Zenith montato sulla carabina&nbsp; Mannlicher .40, che aveva fatto approvvigionare appositamente all\u2019armeria del Reggimento, all\u2019Ardenza. Sapeva benissimo, da vecchio cacciatore, che ad un buon tiratore bastava uno spazio di mezzo metro, un passaggio brevissimo per colpire il bersaglio in fuga, braccato dai cani. Doveva stare attento per\u00f2 a non confondere il nemico con il tenente, \u201csu professori\u201d. Infatti lo vide avanzare sicuro su quel percorso strettissimo, poco pi\u00f9 di una pista da cinghiali. Non esit\u00f2 a premere il grilletto quando si rese conto che il tenente non aveva visto a cinque metri da lui la ragazza, accosciata, che con una caviglia spezzata, gli sparava contro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Ufficiale si ferm\u00f2 sorpreso dall\u2019espressione stranita della donna che, continuando ad impugnare la pistola, puntata verso di lui si guardava il petto, poco pi\u00f9 su del seno. Aveva sentito il rombo della carabina ma non l\u2019aveva ricollegato all\u2019arma del suo tiratore scelto. Mentre la ragazza crollava avvert\u00ec un bruciore fastidioso tra la spalla destra ed il collo. Istintivamente si tocc\u00f2 con la mano sinistra,trovandola insanguinata. Non si ferm\u00f2, aveva visto il terzo terrorista. La rabbia di essere stato colpito acceler\u00f2 i suoi passi, tagliandosi il volto tra i cespugli estrasse e impugn\u00f2 la pistola, deciso a prendere anche il terzo. Quella corsa a rotta di collo, quante volte l\u2019aveva fatta e il sentiero, adesso gli tornava vagamente familiare. Conduceva ad un pertugio, a mezza costa, da dove si dominava l\u2019altra costa del vallone, senza essere visti.L\u2019unico inconveniente era che la grotta non aveva uscita posteriore. Era in sostanza un anfratto dove talvolta i pastori trascorrevano la notte mentre le pecore ruminavano sul falsopiano sottostante, c\u2019erano un fornello di pietre e un giaciglio, nessun altro riparo dove nascondersi. Bisognava per\u00f2 saperlo, che c\u2019era quella grotta.L\u2019uomo che lui inseguiva non poteva sapere che in quele montagne lui ci aveva trascorso l\u2019infanzia. L\u2019avrebbe raccontato a Gavino, alla fine dell\u2019operazione, quando sarebbe sceso in paese a cercare di lui. La corsa ormai era al termine. Aveva distanziato di quasi un chilometro i suoi pur veloci&nbsp; sottoposti. Con circospezione port\u00f2 in avanti le braccia distese e si accinse ad entrare. Dalla grotta, non appena la sua ombra si proiett\u00f2 all\u2019interno, rimbomb\u00f2 uno sparo, il cui proiettile sbriciol\u00f2 una parte del soffitto. Paziente Bobore, che stava perdendo sangue, a voce bassa pronunci\u00f2 poche parole in dialetto, il dialetto del luogo, spiegando che non c\u2019era scampo per il ragazzo e che entro due minuti sarebbero arrivati gli altri,con le mitragliette, che ci avrebbero messo un attimo a \u201cbonificare\u201dla grotta.<\/p>\n\n\n\n<p>La P.38 vol\u00f2 fuori quasi subito.Allora Bobore si fece coraggio ed entr\u00f2. Nell\u2019angolo pi\u00f9 oscuro, tremante, con la testa arruffata tra le mani c\u2019era un ragazzo. Si guardarono.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una volta ero il&nbsp; carabiniere \u2013 sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>Sesi tui, Baingio ?-<\/em> replic\u00f2 sbigottito Salvatore.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>Seu deu, Tore. Abbracciami o fradi!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">I due bambini si abbracciarono piangendo, guardandosi fissi negli occhi, senza altre inutili parole. Si stavano dicendo tutto in quell\u2019attimo, lungo quanto la loro giovinezza perduta, mentre risuonavano gi\u00e0 pesanti i passi degli uomini del tenente. Bobore si era accasciato nelle braccia dell\u2019amico che lo aveva amorevolmente disteso sul giaciglio, cercando di farlo tornare in s\u00e9. In quel mentre&nbsp; sopraggiunsero i carabinieri che, dopo essersi accertati che il loro tenente fosse vivo, ammanettarono il ragazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il veterinario comunale, dottor Gavino Sanna, oggi va in pensione. Alla festicciola che in municipio hanno organizzato per lui ha partecipato, come ospite d\u2019onore venuto appositamente da Roma, il colonnello dei carabinieri a riposo Salvatore Serra. Dopo aver brindato i due bambini, sul fuoristrada del veterinario, hanno raggiunto l\u2019altopiano che sovrasta il paese e hanno fatto una lunghissima passeggiata insieme. Bobore fa un po\u2019 pi\u00f9 di fatica e si aiuta con un ramo di quercia che ha raccolto al limitare del bosco, Gavino lo sorregge, talvolta sostenendolo col braccio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45476\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45476\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gavino e Bobore correvano a perdifiato, sugli impervi altipiani della montagna grande che sovrastava, incombente, il paese. Erano anni bui, in cui camionette di Questura e Carabinieri presidiavano le tanche e non di rado loro bambini si rifugiavano negli ovili, al solo sentire crepitare i mitra e talvolta risuonare, con una eco sinistra e sorda, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_45476\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45476\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-45476","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45476"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45476"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45476\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45489,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45476\/revisions\/45489"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}