{"id":454,"date":"2009-01-15T18:47:40","date_gmt":"2009-01-15T17:47:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=454"},"modified":"2009-01-15T18:47:40","modified_gmt":"2009-01-15T17:47:40","slug":"metallo-dentro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=454","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Metallo dentro&#8221; di Adriana Lazzini"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Rotolavo. Abbassata sulle mie ginocchia, inarcavo la schiena su di esse, le mie braccia stringendole al petto, le cingevano. I miei piedi, come la mia testa e i miei capelli, si estendevano a fascio di luce, indistinto, si perdevano protesi in-dietro e in-avanti. Pallina metallica allora roteavo, prima lenta, poi prendevo velocit\u00e0, poi veloce, poi scattavo, sobbalzavo, ricoprivo percorsi, percorrevo distanze\u2026lunghissime\u2026lunghissime\u2026 Iniziavo. Iniziavo da un punto (non so quale) indistinto (non so dove), in un ambiente rarefatto, esteso, limitrofo ad altri o nessuno. Incolore, inodore, l\u00ec, non percepivo presenze. Qualora ve ne fossero state, si mostravano nebulosa ai miei occhi o smussature di pallina. Tondeggiante, sferea, raggomitolata roteavo. Ispessita nel tempo e dal tempo, mi riscoprivo pi\u00f9 dura, di lega altra dalla massa indistinta che occupava il circondario. Grigio plumbea, a seconda della prospettiva blu notte, viaggiavo scivolando veloce su impreviste serpentine verso il basso, precipitando in spazi vuoti ed incompleti. Luci artificiali o forse filtri solari lampeggiavano su me fulminei smacchi di luce bianco argentei. Nel mio rotol\u00eco interminabile questo scintillio appariva poco, sfuggente, perdibile. Qualche parete pi\u00f9 ruvida poteva, cogliendo l\u2019attrito del mio passaggio, accorgersi di me da l\u00ec fuggitiva. Il moto rotatorio impossessatosi di me pallina, mi sdipanava matassa di energie vibranti ed invisibili equilibri, minacciati dalla gravit\u00e0 persa nelle impennate del mio viaggiare. Girottolavo, apparentemente stanca e pronta al riposo, giraprillandomi in improbabili ritorni su me stessa, ferma l\u00ec sul posto, giravo e giravo\u2026 <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Riprendevo lineare il cammino, perdendomi subito dopo in incroci di scelte. Proseguivo spinta, senza apparente causalit\u00e0 dal mio baricentro interiore, perdendo di vista la direzione reale e assaporando il gusto di non guardare. Il vorticoso girott\u00eco mi rendeva informe e non riconoscevo pi\u00f9 me stessa n\u00e9 le mie parti. Perdevo la propriocezione del mio corpo, ormai unico e continuo nel tondo metallico che mi sostituiva, a questo punto, definitivamente. La memoria del \u201ccome<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>fossi stata prima\u201d si perdeva nella nuova dimensione fredda e ferrea. Non conoscevo pi\u00f9 la scompostezza delle parti, ma roteavo uniforme su tutta la mia superficie, senza pi\u00f9 dover rendere spiegazione di alcuna mia fattezza, difetto o difformit\u00e0\u2026rotolavo, senza pi\u00f9 neanche un sentimento. Non potevo aver tempo di nulla. N\u00e9 provare, n\u00e9 sentire, n\u00e9 udire, n\u00e9 vedere, n\u00e9 gustare\u2026molto meno di tutto gustare! Niente pi\u00f9 mi entrava dentro, n\u00e9 usciva. Nessun flusso pi\u00f9 poteva attraversarmi: ero solo una pallina roteante! Metallo dentro, non mangiavo pi\u00f9. Metallo dentro, ero chimica e alchimia di me stessa: composto mestessiale introvabile in quanto unico e senza fornitore. Autoprodotta ed autoreferenziale, procedevo senza pi\u00f9 rispetto di alcuna segnaletica: viaggiavo ad alta velocit\u00e0. Adesso per\u00f2 avvertivo qualcosa, mentre l\u2019aria iniziava a fischiarmi contro e l\u2019attrito con occasionali pareti mi sibilava contro scottante, scintillando fuoco. Ecco ora sentivo la paura. Me ne accorgevo dal pulsare profondo che, nonostante, il mio roll\u00eco leggero ma imperterrito sul tracciato obbligato, mi arrivava attraverso lo spessore<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>del mio corpo tondo. Rimbombava aumentando in me, un\u2019eco prima sordo di battito cardiaco accellerato e poi, invece, superato da urlo sempre pi\u00f9 acuto, il mio, inespresso dentro il mio cuore di ferro, sentito solo dalle orecchie della mia mente. Elle netta, secca, un angolo di 90\u00b0 improvviso, caduta fulminea, agghiacciante verso il basso senza fine\u2026sembrava senza fine\u2026 L\u00ec pensavo a tutto, ad ogni cosa, a niente. Com\u2019ero diventata cos\u00ec? Cosa mi aveva portato l\u00ec? Cosa mi stava accadendo? Mi sarei frantumata? Ecco la fine. Assaporavo nel pi\u00f9 morboso dei masochistici piaceri, il dolore finale che avrei provato nello schianto, augurandomi che fosse il pi\u00f9 istantaneo possibile, in modo da non poterne conservare il ricordo neanche nella frazione di millesimo di secondo prima della fine: non volevo conoscere il mio dolore lancinante. La profondit\u00e0 della caduta, che non scemava, ma anzi sembrava aumentare, aggravando la vorticosit\u00e0 del mio baratrare gi\u00f9, mi paralizzava di terrore, al punto che mi finsi morta<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>a me stessa. Allora il beffardo peso specifico della mia massa, buss\u00f2 alla porta del mio esserci residuale, obbligandomi all\u2019attenzione. Dovevo necessariamente terrorizzarmi. Vivere, anticipandola, la tragedia dello schianto. La mia caduta libera ed ormai irrecuperabile, mi faceva sentire la distorsione del mio perimetro sull\u2019atmosfera spaccata dal mio sfrecciare. Alterata dalla distorsione che l\u2019attrito cosmico mi costringeva contro, sentivo cedere in me la possibilit\u00e0 di resistere. Tac, fermo immagine: a un millimetro da terra. A un millimetro da terra: fermo immagine, tac. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Non c\u2019\u00e8 schianto: rimbalzo. S\u00ec, entusiasticamente, imprevedibilmente, rimbalzo. Niente schianto. Rim-bal-zo. Euforia, eccitazione di una piccola pallina che continua a roteare. Ripiegata su me stessa, rotolante, mi riconosco viva nel proseguire del mio moto ritorto. Ancora procedo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Adesso, fin troppo piano mi appare il percorso\u2026 Ristabilito l\u2019equilibrio del mio moto uniforme, riprendo su di me i conosciuti parametri della velocit\u00e0 nota. Mi accorgo della mia audacia, di quanto sia ardita, biglia di ferro spinta all\u2019eccesso. Riprendo tragitti simili ai precedenti, imbocco rettilinei gi\u00e0 attraversati, rincorro discese gi\u00e0 scivolate\u2026 Quasi noia di questa consuetudine, provo ad abbandonarmi pi\u00f9 leggera al percorso curvilineo incontrato per caso. Sballonzolo su sponde rassicuranti, viaggiando lenta e sinuosa, rispolverando il dondol\u00eco di una culla. Ritorno su di un tenore calmo, il mio bioritmo di sfera metallica riprende quello che \u00e8 e deve essere. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Rotolo e rotolo ancora, non incontro pi\u00f9 nulla, sempre sola. Attraverso ora il caldo, ora il freddo: iridescente ed incandescente rosso fuoco, poi vitrea e glaciale. Implodo ora la mia passione di metallo fuso, esterno poi il mio grigiore esistenziale di minerale antracitico. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Piccoli sassi di dimensioni irrisorie inframezzano il percorso sostanzialmente lineare del mio vagare senza meta: saltellando in mezzo ad essi, provo un curioso solletico. Motivo di divertimento per una pallina di ferro, urto con crescente intensit\u00e0 superfici sconnesse: flipper, punti e nuovo record.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Riposta su nuovi livelli piani, da non-si-conosce-quale-mano, posticipo ogni cura nell\u2019assestamento, smaniando ancora il movimento. Provo un\u2019inclinazione fortunosa per improvvisare ancora una caduta, ma non riesco a trovar spinta favorevole. Eccedo nell\u2019entusiasmo inerziale per convincermi dell\u2019essenza utile dell\u2019immobilit\u00e0. Rimango immobile per capire, rimango immobile per non agire azioni non previste, rimango\u2026 Ossido le mie volont\u00e0 nella mia memoria siderea. <\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_454\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"454\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rotolavo. 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