{"id":45310,"date":"2021-04-29T18:12:54","date_gmt":"2021-04-29T17:12:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45310"},"modified":"2021-04-29T18:12:55","modified_gmt":"2021-04-29T17:12:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-la-voce-della-colpa-di-valentina-zinzula","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45310","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;La voce della colpa&#8221; di Valentina Zinzula"},"content":{"rendered":"\n<p>Gavino scost\u00f2 piano i rami dei ginepri. Si affacci\u00f2 al di l\u00e0 del cespuglio per osservare meglio l&#8217;uomo che tenevano nascosto. La luna piena illuminava il monte. Quello stava immobile, la testa coperta da un sacco di iuta e le mani legate. Era seduto a terra, chino su s\u00e9 stesso. Non fiatava, ma Gavino sentiva la sua paura a metri di distanza. Il respiro tremolante riempiva il silenzio della notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano gi\u00e0 trascorsi tre mesi dal rapimento, ancora pochi giorni e tutto sarebbe finito. L&#8217;estate tardava ad arrivare, l&#8217;aria ancora fresca fece rabbrividire Gavino che pens\u00f2 dovesse coprire l&#8217;uomo. Se si fosse ammalato sarebbe stato un problema, e loro non volevano problemi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Bob\u00f2re e Nenneddu, due dei suoi compari, erano scesi in paese per incontrare Don Efisio, il contatto con la famiglia del professore. Avevano chiesto molti soldi, cos\u00ec tanti che Gavino non sapeva immaginarli tutti insieme. Sarebbero rientrati a breve per prelevare &#8220;su maistru&#8221;, cos\u00ec chiamavano il professore, e l&#8217;avrebbero abbandonato lungo la strada che portava ad Orgosolo, poi da l\u00ec lui avrebbe proseguito a piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quelle parti si conoscevano tutti per soprannomi. Bob\u00f2re &#8220;s\u2019Astore&#8221;, il falco, era quello che dava gli ordini. Nenneddu &#8220;s&#8217;izerru&#8221;, rigido e freddo come l&#8217;inverno, era il suo uomo fidato. C&#8217;erano Bill\u00eca detto &#8220;tzappamuscas\u201d, l&#8217;acchiappamosche, per la sua precisione, e Lillinu \u201clantione\u201d, magro e alto come un lampione. Poi c&#8217;era Gavino, il pi\u00f9 giovane della banda, detto Gaineddu, un ragazzo poco pi\u00f9 che maggiorenne.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nascondiglio lo aveva trovato Bill\u00eca: un ammasso di rocce granitiche lavorato dal vento, protetto da foreste di lecci e tassi, tra i monti della Barbagia. Due volte alla settimana, a turno, andavano in paese per prendere cibo e vino buono. Lo avevano trattato bene il professore. Lillinu diceva che lo rimandavano indietro pi\u00f9 grasso di un porcheddu, e lo guardava ridendo di gusto mostrando i pochi denti rimastigli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte sembrava durare giorni. Gavino e Bill\u00eca erano di guardia e si scaldavano con un po&#8217; di fuoco e una bottiglia di filu &#8216;e ferru che scioglieva le budella.<\/p>\n\n\n\n<p>Il professore era zitto, come sempre. Non si lamentava mai. Gavino l&#8217;aveva sentito solo una volta, e probabilmente quel giorno il professore aveva iniziato a pregare, proprio lui che in Dio non credeva. Fu quando Bob\u00f2re s\u2019Astore gli aveva tagliato un pezzo di orecchio per farlo avere ai familiari. \u201cCos\u00ec si prenderanno paura\u201d, aveva detto mentre ripuliva la lama del coltello. Gavino poteva sentire ancora l&#8217;urlo, strozzato dal fazzoletto che gli avevano infilato tra i denti. Eppure non era tipo da impressionarsi facilmente, lo aveva visto sgozzare agnelli e maialini da latte, ma la sofferenza di quell&#8217;uomo lo tormentava durante il sonno. Bob\u00f2re lo aveva obbligato ad assistere, voleva che diventasse un uomo. Voleva potersi fidare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gavino era un bambino quando suo padre mor\u00ec. Il giorno del funerale non riusciva a smettere di piangere, sdraiato sulla tomba chiusa e fredda. Bob\u00f2re gli si era avvicinato e l&#8217;aveva colpito con uno schiaffo, per intimorirlo, per dimostrargli chi avrebbe comandato. Lui si era asciugato le lacrime e il naso, strofinandosi con la mano, ripulendosi poi sui pantaloni dell&#8217;abito buono, quello che indossava alla domenica e per le occasioni speciali. Era rimasto a fissarlo, muto, gonfio di odio, in tono di sfida. La morte di suo padre era stata un incidente, cosi aveva scritto l&#8217;appuntato sul verbale, ma in paese si vociferava che Bob\u00f2re l&#8217;avesse spinto dopo una lite e il poveretto fosse deceduto sbattendo la testa su un masso; altri dicevano fosse per una questione di soldi, altri per un terreno che si contendevano da tempo. La verit\u00e0 non venne mai a galla. In cuor suo per\u00f2 Gaineddu l&#8217;aveva sempre saputa.<\/p>\n\n\n\n<p>Bob\u00f2re l&#8217;aveva cresciuto come un figlio, ma non lo aveva mai amato come se lo fosse realmente. Gavino aveva dovuto imparare l&#8217;obbedienza verso l&#8217;uomo che aveva ucciso suo padre e che aveva avuto la presunzione di prenderne il posto tra le cosce di sua madre. Una notte li aveva sentiti litigare, lei piangeva perch\u00e9 Bob\u00f2re l&#8217;aveva schiaffeggiata. Era tornato ubriaco. Dopo l&#8217;ennesimo bicchiere di Cannonau, era barcollato in cucina e l&#8217;aveva presa da dietro con violenza.&nbsp;&nbsp;Lei cercava di soffocare il pianto per non svegliare Gavino, ma lui era l\u00ec, nascosto, e sebbene il suo unico desiderio fosse quello di entrare nella stanza e spaccargli una bottiglia in testa, la paura lo aveva inchiodato. Era rimasto a guardare, inerme. Suo padre, sua madre, il professore. Quante persone era rimasto a guardare senza intervenire. La voce della colpa gli rimbombava dentro da sempre.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto al rifugio la fiamma ardeva convulsamente, e la bottiglia di filu &#8216;e ferru si svuotava. Bill\u00eca si stava addormentando. Gavino si avvicin\u00f2 al professore per dargli da bere. Un po&#8217; gli faceva pena, poveretto. Su maistru era stato sempre gentile con lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse fu l&#8217;acqua vite, forse la luna piena, ma quella sera Gaineddu ebbe l&#8217;incosciente idea di levarsi la calza che gli copriva il volto. Non aveva da giustificare le sue azioni, solo si sarebbe sentito pi\u00f9 pulito se avesse potuto chiedergli scusa guardandolo negli occhi senza nascondersi, da uomo a uomo. Si era seduto di fronte a lui. Su maistru aveva alzato lo sguardo senza quasi muovere il capo. Gavino gli sleg\u00f2 i polsi. Gli tese la mano, che rest\u00f2 sospesa in attesa del perdono. Sarebbe potuto scappare, avrebbe potuto aggredirlo, ma il professore era un uomo sulla sessantina fiaccato dagli anni e dai giorni di prigionia, abbastanza saggio da capire che contro di lui sarebbe capitolato. Allung\u00f2 a sua volta la mano e strinse quella del ragazzo, coprendola con l&#8217;altra, proteggendola amorevolmente, come un padre con un figlio. Gavino sent\u00ec un calore forte sulla pelle e nel cuore. Rimasero cosi, fermi e zitti, per interminabili secondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un fruscio proveniente dalla boscaglia scosse entrambi. Gavino port\u00f2 la mano al coltello, pronto a tutto. Dal buio apparvero Bob\u00f2re e Nenneddu. Il primo come una furia si gett\u00f2 contro il professore, lo tir\u00f2 in piedi prendendolo per il bavero della camicia e gli inve\u00ec in dialetto, strattonandolo. Qualcosa era andato storto, l&#8217;accordo era saltato, la famiglia non aveva pagato. Don Efisio aveva detto di scappare, perch\u00e9 a breve li avrebbero scovati. Il reparto Cacciatori di Sardegna sarebbe piombato sul nascondiglio dopo poche ore. Ma come era possibile che i carabinieri li avessero trovati? Era un luogo inespugnabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Gavino vide sul viso di Bob\u00f2re la disperazione e la rabbia. S\u2019Astore era inferocito, colp\u00ec il professore diverse volte, poi estrasse una pistola e gliela punt\u00f2 alla fronte. Ormai era un peso inutile, avrebbe almeno saziato la sua fame di vendetta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gaineddu doveva fare qualcosa o l&#8217;avrebbe ucciso. Non aveva molto tempo per pensare. I lamenti e le suppliche del professore gli diedero il coraggio. Si avvent\u00f2 su Bob\u00f2re, con un braccio gli si appese al collo e strinse forte, mentre con l&#8217;altro gli affond\u00f2 il coltello sul collo. Bob\u00f2re url\u00f2 come uno dei tanti porcheddos che aveva sgozzato; cerc\u00f2 di liberarsi dalla sua furia, ma Gavino sembrava posseduto da una forza che nemmeno lui sapeva di avere. Nenneddu e Bill\u00eca non riuscivano a intervenire, il ragazzo brandiva il coltello fendendo l&#8217;aria per tenerli distanti. Era difficile staccarlo dalla sua vittima, urlava come un matto, e piangeva. Urlava per spaventare i compagni, urlava per spaventare i fantasmi del passato e la paura del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvviso e traditore, un sibilo nell&#8217;aria. Come un tronco sfiancato dal maestrale, il corpo esile di Gaineddu cadde al suolo in una nuvola di polvere. Intorno voci concitate, raffiche di spari, fari che diradavano il buio. I Cacciatori erano arrivati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sparo lo aveva colpito al petto, nel punto preciso in cui pochi minuti prima aveva accolto un perdono atteso da una vita. Una vita passata ad aspettare la fine: di un rapimento, delle sofferenze di una madre, delle angherie di un uomo, della voce della colpa. La colpa di aver taciuto che suo padre era morto per proteggere lui, per coprirlo dal furto che aveva compiuto nella casa di Bob\u00f2re.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La luna splendeva senza nuvole ad oscurarla, Gavino la fissava sorridente mentre lacrime stanche gli velavano lo sguardo. Il sangue scuro gli bagnava il petto. Uno dei baschi rossi si chin\u00f2 su di lui. Gavino non sentiva cosa gli stesse dicendo, guardava la fiamma sul cappello, bruciava quanto la sua ferita. Aveva saldato il conto, con la sua coscienza e con la legge.&nbsp;&nbsp;La brezza soffiava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro, quieto, si fermava.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45310\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45310\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gavino scost\u00f2 piano i rami dei ginepri. 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