{"id":45289,"date":"2021-04-28T18:18:13","date_gmt":"2021-04-28T17:18:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45289"},"modified":"2021-04-28T18:18:14","modified_gmt":"2021-04-28T17:18:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-lalba-da-quassu-di-massimiliano-bartolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45289","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;L&#8217;alba da quass\u00f9&#8221; di Massimiliano Bartolini"},"content":{"rendered":"\n<p>Ero arrivato in paese da poco. Ci incontrammo \u201cAl bar dello scoiattolo\u201d. Mio cugino Stefano indossava una giacca pesante a quadri, abbinata ai soliti pantaloni verde militare. \u00abQuanti ne hai portati stavolta? Hai la macchina piena, come al solito?\u00bb. Percepii nella certezza marmorea della sua espressione, tenui venature di curiosit\u00e0. \u00abHo il bagagliaio pieno, e prima di partire ho riempito pure il sedile posteriore\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Rimase in silenzio qualche secondo, osservandomi, concentrato, la fronte leggermente corrugata. Sembrava volesse capire qualcosa di pi\u00f9. A rifletterci, anche Matilde si era persa nel labirinto dei miei pensieri, da troppo tempo ormai. Forse avrei dovuto aiutarla, darle delle indicazioni. Ma non ero sicuro. Come fare per oltrepassare il groviglio di strade, vicoli, sentieri? Bussole non ne avevo, e quanto a senso dell\u2019orientamento ero un disastro. Secondo me\u2026 \u00abcug\u00ec, andiamo alla macchina, ti aiuto a scaricare e portare in casa gli scatoloni\u00bb. Il flusso convulso di considerazioni fu interrotto bruscamente. Dopo circa dieci minuti, poggiammo i contenitori e le buste sul pavimento della cucina, al primo piano di una palazzina cielo terra. Dalla finestra si poteva godere della fronte bianca della chiesa madre, che al mattino regalava un senso di armonia con il mondo. Misi sul fornello il bollitore per il t\u00e8, mentre Stefano prese un libro, dalla copertina arancione. Iniziai a parlargli di nuovo del mio progetto. <\/p>\n\n\n\n<p>Da poco meno di un anno andavo lass\u00f9 all\u2019incirca ogni mese, in quella piccola e solitaria comunit\u00e0, dove un tempo ero cresciuto all\u2019ombra di montagne e pratoni verdi. D\u2019inverno i camini fumavano e l\u2019odore della carne alla brace si spandeva lungo le vie acciottolate. In estate il ronzio delle api, misto al profumo dei fiori del piccolo \u201cGiardino della flora\u201d, avvolgevano giorni vivaci di libert\u00e0. Ma ero scappato da l\u00ec troppo presto. Non ricordo con precisione quando iniziai a percepire la pressione insostenibile della monotonia, l\u2019odore nauseante della noia, la sensazione di irrequietezza nell\u2019immaginare la vita al di l\u00e0 di quelle montagne. Gradualmente il rumore impercettibile di quel nulla del nulla divenne assordante e insopportabile. Negli ultimi tempi, lasciavo che Matilde andasse sola alla sagra dell\u2019agnello alla brace e della pecora bollita, in un pianoro che in primavera brillava di un verde insopportabilmente monocromatico. <\/p>\n\n\n\n<p>Quello strazio di pratone, sempre uguale a s\u00e9 stesso, anno dopo anno, in un\u2019alternanza di colori, dove nulla mutava. Pi\u00f9 volte ebbi l\u2019impressione che la natura spadroneggiasse arrogante. Non c\u2019erano mai improvvisate fuori copione. Il solito appuntamento mattutino al Country Club. I volti allegri, sorridenti, la predisposizione d\u2019animo sembrava sempre quella giusta per godere di un\u2019allegra tradizione pastorale. Arrampicandoci per i tornanti lungo la provinciale, ognuno scrutava la propria fidanzata, e pure quelle degli altri, rassegnati che tanti occhi avrebbero bramato peccaminosamente le loro gambe, senza dubbio poco coperte da gonnelline corte o pantaloncini troppo aderenti. Non cambiava il quadro e non cambiava la cornice, appesi un po\u2019 a sghimbescio su una parete di vita intrisa di umidit\u00e0 e muffa. Lo scorrere della sabbia rossa nella clessidra di cristallo di Matilde, non si limitava pi\u00f9 a scandire mezz\u2019ora di tempo. Avevo la sensazione che triturasse il futuro, riducendolo in una poltiglia informe. Passato e futuro, solo polvere rossa. <\/p>\n\n\n\n<p>Il din don delle campane della chiesa madre fotografava impietosamente l\u2019arretratezza di un paese alpestre, fuori dal tempo. Perfino l\u2019insegna dell\u2019unico forno era ancora dello stesso azzurro su sfondo bianco, da quando ero bambino. Il luned\u00ec mattina, il mercatino settimanale. Le ragazze sempre eccitate all\u2019idea di curiosare tra i banchi, parlare qualche minuto con altri uomini e donne, come se negli occhi di quei venditori ambulanti potessero rapire immagini di un altrove colorato, felici di ascoltare da loro storie diverse, divertenti, di sentirsi, anche solo per poco, una piccola parte del mondo l\u00e0 fuori. \u00abE dove trovi tutti questi libri?\u00bb, chiese incuriosito, mentre ancora giocherellava con il volume dalla copertina arancione. \u00abChe domanda! Lo sai che lavoro in un\u2019agenzia letteraria\u00bb, risposi compiaciuto. \u00abComunque, mi piacerebbe che in questo paese le persone possano prendere libri in prestito, e tenerli il tempo che gli serve per leggerli\u00bb. Stefano sospir\u00f2, poco convinto. \u00abPensi sar\u00e0 facile? Eppure, hai vissuto qui, ci sei cresciuto!\u00bb. \u00abVedrai, il tam tam delle voci sar\u00e0 sufficiente. Vorrei che scoprissero altre dimensioni, capissero che la bolla di cristallo in cui sono adagiati a vivere pu\u00f2 essere frantumata in mille pezzi, che si pu\u00f2 deviare dai binari dell\u2019esistenza, ma anche decidere di non farlo, a patto che la scelta sia libera, non imposta da un destino padre padrone che non proviamo neppure a contrastare. Cosa ci impedisce di cambiare prospettiva, di plasmare una nuova immagine di noi? Siamo forse condannati a nascere e morire etichettati sempre nello stesso modo? Dobbiamo sgusciare via, vedere, capire, e solo allora scegliere\u00bb. Ripresi fiato, abbassando lo sguardo. \u00abDa quanto non vi sentite?\u00bb. Stefano si avventur\u00f2 nel bosco fitto e cupo dei miei sentimenti, senza riflettere. \u00abCi siamo lasciati da quasi due anni. Pensi sia il caso di parlarne?\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Matilde era graziosa, una delle maestre della scuola. La sua grinta nell\u2019affrontare la vita a viso aperto, il sorriso e quel modo di mettersi gli occhiali in testa prima di mangiare, avevano fatto breccia in un momento buio della mia vita. Il nostro primo bacio fu all\u2019alba di un nuovo giorno di agosto. Forse avevamo varcato i confini dell\u2019amicizia da tempo, ma il sorgere del sole da lass\u00f9, nel momento esatto in cui il primo velo di arancio squarcia il blu profondo della notte, aveva fatto il resto. In un istante ripensai al suo volto affranto, quando con gli occhi lucidi disse \u00ablo so, non \u00e8 questa la vita che desideri. Hai altre ambizioni e questo mondo ti opprime, non \u00e8 giusto che tu sia infelice. No, non posso vincolarti\u00bb. Sentivo che quel luogo mi stritolava, ristretto in una prigione senza sbarre. La mancanza di confronto con il mondo-altro mi annientava. Condannato senza appello a vestire sempre lo stesso abito, che non avevo scelto io di indossare. \u00c8 come se lo specchio mi restituisse l\u2019immagine di un uomo solo, in un deserto, assetato di diversit\u00e0. Uno straniero senza voce, in una terra sconosciuta solo a me. Scappai. Stefano butt\u00f2 gi\u00f9 un sorso di t\u00e8 e con voce appena percettibile sibil\u00f2 \u00abNon so se dirtelo\u00bb. Sbuff\u00f2 con impazienza e prosegu\u00ec \u00abcomunque lo verresti a sapere, quindi\u2026\u00bb, poi tacque. Intuii che di l\u00ec a poco avrei saputo qualcosa di spiacevole. Mi rassegnai. \u00abAdesso lei frequenta il tizio dell\u2019agriturismo\u00bb, sbott\u00f2 senza preavviso. L\u2019ho scoperto tempo fa. Passeggiavano, tenendosi per mano. Ho il voltastomaco, che c\u2019entra Matilde con quel bifolco?\u00bb. Una sensazione di instabilit\u00e0 conquist\u00f2 tutto il corpo. Ero sull\u2019orlo di un precipizio, senza protezioni. Forti raffiche di vento mi spingevano gi\u00f9, con violenza. Cercai di non perdere il controllo inalando nei polmoni quanta pi\u00f9 aria possibile, espirando subito dal naso. <\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente Stefano, con tono indagatorio, chiese \u00abma questa storia dei libri, per caso, c\u2019entra forse qualcosa con lei? In ogni caso, gliene ho gi\u00e0 parlato e mi sembrava entusiasta. Del resto, \u00e8 una maestra, la conoscono, si fidano dei suoi consigli in fatto di cultura, e potrebbe aiutarti alla buona riuscita del tuo proposito!\u00bb. Chiusi gli occhi. Non avevo pi\u00f9 voglia di ascoltare. Il silenzio ammant\u00f2 tutta la cucina. Mio cugino fin\u00ec di svuotare le scatole. Decisi di rimanere in quell\u2019angolo di mondo qualche giorno. Desideravo la solitudine, il silenzio di quell\u2019enclave sociale, una meteora nel cosmo, sola, eppure cos\u00ec brillante, popolata di uomini e donne e animali, di tetti di tegole rosse e camini fumanti, di vetri di finestre appannate dal freddo. Per troppo tempo mi era mancato il profumo di famiglia, il calore del ventre materno. La sicurezza di ritrovarmi negli occhi dei compaesani avrebbe soffocato il risentimento che covavo, per aver ceduto al fascino della vita l\u00e0 fuori? La notte che non riuscii a dormire, la nebbia che avvolgeva i pensieri si dissolse. Preparai un piccolo zaino e inviai un messaggio a Matilde, una poesia di Wang Changling che amavo tanto \u00ab<em>Pur se una montagna ci separa, condividiamo le stesse nuvole e la stessa pioggia. La luna che brilla appartiene al mio villaggio e al tuo<\/em>\u00bb. Quindi mi avviai verso il sentiero diretto alla croce, sul monte che fu spettatore di tutto, dal principio. Arrivai in cima con calma, respirando aria fredda e sottile. Intorno il buio della notte era attenuato dal chiarore riflesso di una luna quasi piena. Attesi l\u2019alba, desideroso di rivedere quei colori vivi, impressi nei ricordi. \u00abIn fondo siamo noi a decidere chi e cosa essere. Nella vita corriamo spesso il pericolo di perderci. Solo una grande forza interiore ci consente di rimanere fedeli a noi stessi\u00bb. Sognavo? Forse mi ero addormentato, eppure non avevo percepito la sua voce come ovattata, e tutto appariva reale. Mi voltai di scatto e la vidi, in piedi, a pochi passi da me. \u00abHo capito che eri qui dal messaggio che ti sei deciso a inviarmi. Non riuscivo a dormire e ho deciso di salire alla croce\u00bb. Si avvicin\u00f2. La guardai sedersi accanto a me. I nostri occhi, rivolti al cielo, danzavano da una stella all\u2019altra, indecisi su quale brillasse di pi\u00f9. Non riuscivo a respirare, annegavo nei pensieri, come se qualcuno mi avesse annodato stretta una corda intorno al collo. La valle, custode di innumerevoli segreti e vite trascorse, faceva da cassa armonica al battito del cuore. Lei fece scivolare una mano sopra la mia. Era fredda, liscia, come la prima volta. Trattenni il respiro. \u00abSono tornato\u00bb, riuscii a dire, sfiorando delicatamente i suoi capelli, \u00abperch\u00e9 in nessun posto vedr\u00f2 mai l\u2019alba come da quass\u00f9\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Adagiai la testa sul suo petto, stanco di cercare un senso ovunque, senza rendermi conto che i colori della mia esistenza erano tra quei monti. Restammo cos\u00ec, nel silenzio incantevole di un nuovo giorno. La luce diafana dell\u2019alba rischiar\u00f2 la volta celeste sopra le alture, al di qua di una frontiera di vita che molto tempo prima avevo deciso di oltrepassare. In quell\u2019istante capii di non aver mai dimenticato n\u00e9 smesso di amare quel luogo, adesso cos\u00ec diverso ai miei occhi, custode premuroso di sogni, di orizzonti di senso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45289\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45289\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero arrivato in paese da poco. 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