{"id":45118,"date":"2021-04-15T18:27:37","date_gmt":"2021-04-15T17:27:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45118"},"modified":"2021-04-15T18:27:38","modified_gmt":"2021-04-15T17:27:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-il-guaritore-pazzo-di-lorenzo-ratisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=45118","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Il guaritore pazzo&#8221; di Lorenzo Ratisti"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Basta piangere. Sono lacrime di coccodrillo. Ti sei affacciato dal grattacielo? Bello vero? C\u2019\u00e8 una vista meravigliosa. Lo sai che Raul tutti i giorni ci guarda dal lago? Mi ha detto che per curare la depressione, si lascia incantare dai riflessi che il sole dipinge sui vetri della facciata. Che spettacolo, tante piccole albe e tanti piccoli tramonti che si rincorrono fra loro, intrappolati fra centinaia di finestre, speranze e tradimenti. Perch\u00e9 non ti butti di sotto? Tu, il Grande Guaritore, il Nuovo Messia, guarda in che condizione ci hai lasciati. Sei talmente bravo a declamare l\u2019irreale, che se ti sfracellassi a terra, riusciresti pure a riattaccare i pezzi del tuo stesso corpo. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nello stupore generale, Margherita si alz\u00f2 in piedi sulla sedia e, senza dire una parola, si lanci\u00f2 sopra il lungo tavolo color noce, intorno al quale gli altri sette partecipanti alla riunione, si stavano confrontando animatamente. Un fragoroso schianto riecheggi\u00f2 per la stanza e poi cadde il silenzio. Occhi esterrefatti e imbarazzati si posarono all\u2019unisono su di lei, increduli per ci\u00f2 che stavano vedendo. Il tavolo era lungo poco pi\u00f9 di tre metri, e Margherita si trovava all\u2019estremit\u00e0 pi\u00f9 vicina alla porta. Gattonando goffamente, perch\u00e9 intralciata da una corta minigonna, punt\u00f2 dritto davanti a s\u00e9, verso il lato opposto, dove sedeva il Direttore Generale, Francesco Guaritore. Nella mano sinistra impugnava un trincetto. <\/p>\n\n\n\n<p>Ai lati di Margherita sedevano Janice e Alfonso. Janice era stata assunta da appena cinque mesi, e la sua partecipazione alla riunione era esclusivamente formale, non essendole concesso alcun tipo di intervento. Un vero peccato, perch\u00e9 in poco tempo aveva gi\u00e0 dimostrato di possedere una conoscenza delle logiche aziendali decisamente sopra la media. Ma non essendo, a dispetto del nome esotico, una gran bellezza, avrebbe dovuto lottare pi\u00f9 di altre colleghe per conquistarsi un posto al sole. Tre anni, dieci mesi, e quindici giorni pi\u00f9 tardi, suo figlio Andrea, sarebbe tornato da scuola con l\u2019occhio destro leggermente arrossato. Sembrava una cosa da niente, ed invece era solo l\u2019inizio di un lungo e doloroso calvario. In poco tempo avrebbe perso quasi del tutto la vista. Alfonso era un lavoratore instancabile e pieno d\u2019energia, sempre pronto a dare una mano ai colleghi. Ma in quell\u2019istante, al pari degli altri, non riusc\u00ec ad avere alcuna reazione, la mente focalizzata, per non dire ottenebrata, dallo striminzito tanga nero che a malapena affiorava dal generoso sedere della sua collega. Un anno, otto mesi, e due giorni pi\u00f9 tardi, il cuore di sua figlia sarebbe andato in tilt. Senza preavviso, proprio dopo la festa di compleanno. Alla destra di Guaritore sedeva Saverio, il suo tirapiedi. Aveva una camicia cos\u00ec perfetta e ben stirata che, quando d\u2019istinto si ritrasse lontano dalla scrivania, impaurito dall\u2019avanzare di Margherita, nel silenzio della stanza, sembr\u00f2 quasi di sentirne scricchiolare le pieghe. Sarebbero bastati appena due mesi e ventisei giorni, perch\u00e9 il mondo gli crollasse addosso. Qualcosa non andava ai polmoni di Elena, sua figlia. Angela, la segretaria personale di Guaritore, gli sedeva alla sinistra. Fisico slanciato, sguardo intenso, mix perfetto di seduzione ed intelligenza, adesso se ne stava a bocca aperta, leggermente protesa in avanti, come un pilone della luce penzolante dopo il passaggio di un uragano. Aveva un marito di cui da tempo non era pi\u00f9 innamorata ed un figlio di otto anni che la propria vocina interiore, nonostante i frequenti rimproveri, continuava a chiamare \u201cerrore di giovent\u00f9\u201d. Facile intuire quanto poco se ne occupasse. Ma le cose stavano per cambiare. Un anno, un mese, e tre giorni pi\u00f9 tardi, un\u2019iniezione sbagliata lo avrebbe ridotto per sempre su una sedia a rotelle. Al centro del tavolo, fra Janice e Saverio, sedeva Riccardo. Famoso per i continui litigi, era senza dubbio la persona pi\u00f9 difficile da gestire ad una riunione. Due anni, undici mesi e diciotto giorni pi\u00f9 tardi, tutto il suo ardore polemico si sarebbe sgonfiato per sempre, come un palloncino abbandonato al proprio destino dopo la festa di capodanno. Suo figlio Giulio avrebbe cominciato a manifestare i primi sintomi di una forma molto grave di autismo. Davanti a lui sedeva Raul. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Un sorriso non pu\u00f2 bastare. Sarebbe troppo facile, non credi? Non porgere le mani, non le porgere proprio a me. Sembri un incrocio fra un cartomante caduto in disgrazia, ed un barbone intento a chiedere un\u2019ultima, disperata elemosina. Povere creature, quante speranze spezzate. Non ti vergogni? Tutti ti credono e ti lasciano fare. Ti invitano a cena, ti fanno regali, sarebbero pure disposti a portarti fuori il cane, se ne avessi uno. Poi un giorno Raul si stanca delle tue smorfie, e te lo ritrovi in fondo al lago a giocare con alghe e pesciolini. Che bella immagine, vero? Ne verrebbe bene un quadro, uno di quelli moderni. Potresti provare a farlo, tanto scommetto che sai anche dipingere. Vedi quella colonna di fumo? Sai cos\u2019\u00e8? E\u2019 il fal\u00f2 dei sogni infranti, tu lo conosci bene. Te lo ripeto ancora una volta, prova a buttarti di sotto, vediamo cosa succede. Basta! devo fare qualcosa, \u00e8 inutile continuare ad aspettare e parlare, parlare\u2026 Adesso arrivo, non mi lasci altra scelta. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Margherita era arrivata a met\u00e0 tavolo. Ansimava, e da come si muoveva, sembrava dolorante al ginocchio destro. Durante il fine settimana aveva sbattuto violentemente contro un carrello all\u2019aeroporto. Dal dolore si era accasciata a terra, e qualche lacrima era scesa a bagnarle mascara e fondotinta. Nonostante tutto, ci teneva ancora a curare il trucco, ma la sofferenza dal viso era ormai impossibile da nascondere. Purtroppo quel viaggio, come i precedenti, non era servito a niente. Adesso tutto il suo corpo era un fremito. Solo la mano che stringeva il trincetto era ben salda. Nessun partecipante alla riunione prov\u00f2 a fermarla. Qualcuno addirittura distolse lo sguardo, trovando pi\u00f9 interessante una colonna di fumo nero, che in lontananza cercava di impiastricciare lo sbiadito sole del tardo pomeriggio. Finalmente arriv\u00f2 davanti a Guaritore il quale, bianco e stupito come un fantasma che ha appena scoperto di essere morto, allarg\u00f2 le braccia e inclin\u00f2 leggermente la testa all\u2019indietro, in evidente segno di resa. Ma proprio mentre Margherita stava per piantargli il trincetto nel collo, Raul grid\u00f2: \u201cFermati mamma, che stai facendo?\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Francesco rincas\u00f2 poco prima delle nove. Era esausto. Una giornata come quella se la sarebbe ricordata a lungo. Alle due di pomeriggio, subito dopo la pausa pranzo, una fortissima esplosione nel reparto polveri, aveva gettato lo stabilimento chimico nel panico. Per alcuni minuti si era respirata aria di tragedia. Poi, per fortuna, o per miracolo, si era tirato un sospiro di sollievo, constatando che il bilancio era di soli due operai leggermente feriti. Il corpo di ballo composto da vigili del fuoco e forze dell\u2019ordine, aveva iniziato l\u2019inevitabile danza, mentre la colonna di fumo sprigionata dall\u2019esplosione, si arrampicava in cielo nera e rabbiosa, fino a sfiorare alcune nuvole che, incuranti dei guai terreni, se ne andavano tranquillamente a braccetto. Ma il peggio doveva ancora venire. Come ogni mercoled\u00ec, dopo aver finito il proprio turno di lavoro, Francesco era andato al Marini, il moderno ospedale-grattacielo costruito due anni prima sulle sponde del lago Beleggio. Durante le prime ore del mattino, nelle sue placide acque, era stato rinvenuto il corpo senza vita di Raul. Si era trattato di suicidio. Inequivocabile, dopo il ritrovamento di una lunga lettera. In essa, il ragazzo aveva cercato di spiegare le ragioni del proprio gesto, urlando con ferocia tutta la rabbia che aveva dentro. Su quel pezzo di carta, scritto con mano ferma da chi aveva gi\u00e0 scelto l\u2019abbraccio triste ma pur consolatorio del proprio Destino, c\u2019era anche il nome di Francesco. Veniva descritto come una specie di mostro crudele. Falso, bugiardo, cinico. Quanto dolore\u2026 Fu come se qualcuno gli avesse afferrato i capelli e spinto la testa dentro un acquario. La realt\u00e0 deformata, il respiro spezzato, una gran voglia di spaccare tutto e buttarsi gi\u00f9 dalla finestra. Accendere un sorriso nelle tenebre non \u00e8 facile, ma lui spesso ci riusciva. Adesso per\u00f2, solo nel silenzio di casa sua, aveva la sensazione che l\u2019oscurit\u00e0 lo stesse per inghiottire. Si chiuse in bagno, and\u00f2 davanti allo specchio, e se lo rimise. Lo osserv\u00f2 con attenzione. Forse era arrivato il momento di smettere. Prov\u00f2 l\u2019impulso irrefrenabile di strapparselo dalla faccia e gettarlo dalla finestra, il pi\u00f9 lontano possibile. Stava per farlo, ma poi ripens\u00f2 a Federica, Andrea, Michele, Giulio ed Elena, i suoi piccoli angeli. Certo che non era giusto illuderli, ma lui non lo faceva. Lui aveva il dono prezioso di saper afferrare mostri e dolori e scacciarli un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0. Almeno fino al giorno successivo. Cos\u00ec se lo lasci\u00f2 indosso e lo fiss\u00f2 ancora per qualche istante. Non lo avrebbe mai abbandonato. Il suo naso rosso da clown.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_45118\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"45118\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Basta piangere. 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