{"id":44979,"date":"2021-04-06T17:51:39","date_gmt":"2021-04-06T16:51:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44979"},"modified":"2021-04-06T17:51:41","modified_gmt":"2021-04-06T16:51:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-lorologiaio-di-nicola-leo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44979","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;L&#8217;Orologiaio&#8221; di Nicola Leo"},"content":{"rendered":"\n<p>La sera piomb\u00f2 improvvisa sul paese, malinconica e fredda. Nemmeno le luci del Natale riuscivano a infondere quell\u2019atmosfera serena e quel calore che ci si aspetta da una festa cos\u00ec tanto attesa. Nessuna emozione. L\u2019incoerente armonia delle canzoncine natalizie trasmesse dagli altoparlanti della vicina piazza, venne d\u2019un tratto spezzata dal sordo rumore di una saracinesca che si abbatt\u00e9 con la violenza e la freddezza di una ghigliottina. Dopo l\u2019ennesima deludente giornata di lavoro, l\u2019orologiaio si chin\u00f2 lentamente per chiudere il lucchetto della sua vecchia bottega e, senza nemmeno rialzare la testa, si allontan\u00f2 e and\u00f2 via. In un rituale che si ripeteva da una vita, s\u2019incammin\u00f2 a piedi verso casa, percorrendo i vicoli meno frequentati, in solitudine. Un passo lento, che l\u2019aiutava a riflettere; d\u2019altronde, non aveva pi\u00f9 l\u2019energia dei tempi migliori. Una leggera foschia lo teneva vigile e, passo dopo passo, rannicchiandosi nel bavero del proprio cappotto, scomparve nell\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019ultima stradina. Svanito, come fosse stato rapito dallo spirito inquieto di quella fredda sera che, del&nbsp;<em>Lieto Annuncio<\/em>, non sembrava fregarsene proprio niente. <\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 a casa, l\u2019orologiaio del paese. Chiuse la porta e pos\u00f2 il cappotto sull\u2019appendiabiti dell\u2019ingresso, proprio vicino l\u2019albero di Natale che, timidamente e a intermittenza, provava a donargli un tono di colore con le proprie luci. Non era certo la prima volta che sua moglie lo vedeva rincasare triste e malinconico. Ne sapeva il motivo. Si perch\u00e9 quello non era per niente un periodo buono. Dopo anni di certezze e di una stabile serenit\u00e0 familiare, anni durante i quali l\u2019artigiano era riuscito, con sacrifici e dedizione, a metter su un\u2019importante realt\u00e0 imprenditoriale, accadde il crack, l\u2019imprevisto. La disonest\u00e0 del proprio commercialista lo aveva messo nei guai con il fisco, guai seri, che gli avrebbero fatto piombare addosso negli anni pesantissime cartelle esattoriali, inappellabili come la morte. Quella morte che pian piano entra subdola nella sua vita, stringendo in una soffocante morsa la propria realt\u00e0 lavorativa e, con essa, gli anni pi\u00f9 brillanti della propria esistenza. L\u2019inquietudine non tarda ad annidarsi nel suo cuore. I tempi della giustizia sono lunghi e finch\u00e9 non sar\u00e0 accertata la responsabilit\u00e0 del commercialista disonesto, l\u2019azienda sar\u00e0 intanto mutilata, recisa delle sue migliori risorse. Vale a dire, licenziamenti e svendite. Ridotta all\u2019osso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In paese lo chiamavano il commercialista storpio, in modo dispregiativo. Quando ancora non erano emerse le sue malefatte, la canaglia si butt\u00f2 anche in politica. Durante l\u2019ultima campagna elettorale rimase gravemente ferito ad una gamba, schiacciata da una trave venuta gi\u00f9 a seguito di una violenta esplosione; a riguardo, c\u2019\u00e8 chi dice che sia stato egli stesso a procurare involontariamente la detonazione di un ordigno artigianale che stava fabbricando per compiere un attentato ai danni del proprio leader, al quale bramava subdolamente di succedere. Dicerie, asserivano altri, relegando tali congetture a banali depistaggi della battaglia politica in corso. Qualunque fosse stata la causa, fu condannato a zoppicare per tutta la vita. Lo storpio, spregevole e ludopatico. Parte del denaro sottratto alle vittime e di quello ricevuto dal partito per la campagna elettorale se lo bruci\u00f2 in prostitute e slot machine nel giro di pochi giorni. Quando la pentola si scoperchi\u00f2, fu pubblicamente scaricato e denunciato dal proprio leader che, nel frattempo, sarebbe poi diventato il presidente del consiglio, il premier. Ricercato da pi\u00f9 persone e dalla Giustizia, si rese irreperibile, fuggendo all\u2019estero con tanto di bottino. E di bastone.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si dava pace, l\u2019orologiaio<em>,<\/em>&nbsp;versando lacrime per quei collaboratori sui quali non poteva pi\u00f9 contare e che non avevano colpa. Non di rado, pensava addirittura di averli traditi, perch\u00e9 facevano parte della sua famiglia. A salvarsi, ora, era solo la vecchia bottega, quella vicino la piazza. Da l\u00ec era cominciato tutto, molti anni prima, con la creazione di uno degli orologi pi\u00f9 belli d\u2019Italia, quello del campanile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Suonano alla porta. \u00c8 Giulia, sua figlia. Ci mette un po\u2019 a salire le scale, \u00e8 affaticata; si ferma un attimo sull\u2019ingresso a rifiatare e poi si siede sulla poltrona, tenendosi il pancione tra le mani. Ludovico nascer\u00e0 da l\u00ec a poche settimane. Quando verr\u00e0 al mondo, avr\u00e0 una mamma di appena diciassette anni. Non era certo quello il momento per una gravidanza, inaspettata, complicata. In famiglia non si respirava un\u2019aria di festa, n\u00e9 per il Natale n\u00e9 tantomeno per l\u2019arrivo del nascituro. Diciassette anni. Quando i futuri nonni lo vennero a sapere, non ebbero nemmeno la forza di arrabbiarsi, piansero in privato. Non un pianto di gioia ma di resa; un pianto di rabbia per una vita che diventava sempre pi\u00f9 difficile, diversa da quella accarezzata per anni e che in quel momento stava prendendo il sopravvento su tutto, anche sulle loro volont\u00e0. Come uno tsunami, si stava abbattendo su quella casa, spazzando via tutto ci\u00f2 che era vecchio. Cancellando ogni certezza, ogni rassicurante ricordo. Persino il tempo. Era il momento di fermarsi, di ascoltarsi. Si parlarono, spesso solo a sguardi. Cercarono di capire. Invano. A volte le trame della vita diventano cos\u00ec imperscrutabili che vivere comporta una decisione coraggiosa. Un po\u2019 come camminare al buio senza perdere l\u2019orientamento, alla ricerca di una fiammella, anche piccola, che indichi la direzione giusta da seguire. \u00c8 un po\u2019 come tornare bambini o rivivere la gestazione nella pancia della propria mamma, abbandonarsi solo a lei. \u00c8 un periodo necessario. A volte, decidere di vivere significa semplicemente affidarsi, senza pensarci troppo. Decisero di aiutare e sostenere Giulia e Ludovico nel loro percorso, si sarebbero inventati qualcosa. Decisero cos\u00ec di non lasciarli soli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno arriv\u00f2. Le doglie di Giulia e la corsa in ospedale. La trepida attesa dei futuri nonni, un religioso silenzio in attesa di un segnale. Il telefono dell\u2019orologiaio inizi\u00f2 a squillare; era il sindaco, un suo grande amico. Lo invit\u00f2 insistentemente a recarsi presso il campanile per riparare l\u2019orologio, il simbolo del paese; le lancette si erano improvvisamente fermate e andava ripristinato prima dell\u2019arrivo del premier, previsto nella piazza del campanile proprio in quella serata e con il collegamento televisivo delle reti nazionali. A nulla valse la circostanza che l\u2019orologiaio stava da l\u00ec a poco per diventare nonno, nulla contarono i suoi comprensibili impedimenti. Il sindaco voleva evitare questa brutta figura e lo supplic\u00f2 in nome della loro storica e sincera amicizia. Cos\u00ec, convincendosi che il problema sarebbe stato risolto in poco tempo, magari con una passata di olio agli ingranaggi, l\u2019orologiaio s\u2019incammin\u00f2 verso l\u2019uscita del reparto, lasciandosi alle spalle i gemiti della figlia. <\/p>\n\n\n\n<p>Lungo il tragitto in auto, sent\u00ec in lontananza delle sirene e pens\u00f2 fosse la scorta del premier ormai giunto in citt\u00e0. Parcheggi\u00f2 vicino la piazza, le sirene erano sempre pi\u00f9 insistenti e vicine. E numerose. S\u2019affrett\u00f2 a salire le scale interne del campanile con gli attrezzi del mestiere, doveva sbrigarsi prima dell\u2019arrivo del presidente. Arriv\u00f2 in cima all\u2019orologio. Sotto di lui arrivarono sgommando numerose auto dei carabinieri a sirene spiegate. Si affacci\u00f2 al balconcino del campanile e vide i carabinieri impugnare la pistola nella propria direzione; davanti ai militari, quasi accerchiata, una macchina ferma col motore acceso, con lo sportello lato guida lasciato aperto dal conducente, fuggito proprio in direzione del campanile.&nbsp;<em>\u201cAttenzione, \u00e8 armato\u201d<\/em> esclam\u00f2 uno dei carabinieri rivolto all\u2019orologiaio. Dietro di lui, il rumore sordo di qualcuno che saliva le scale, le saliva zoppicando. Non ebbe tempo di fare altro. Si volt\u00f2, se lo vide di fronte con la pistola puntata, nella penombra dell\u2019imbrunire. <\/p>\n\n\n\n<p>Faccia a faccia, ai piedi di quel grande quadrante i cui ingranaggi sembravano essersi arrestati per paura. Il silenzio rotto solo dagli incerti sussulti della lancetta dei secondi, avanti-indietro, avanti-indietro, sembr\u00f2 durare un\u2019eternit\u00e0. Tutto era fermo, immobile. Tutto era da decidere e da sistemare. Nel frattempo, una luminosa luna piena si prendeva la scena sopra di loro. <\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019un tratto, lo storpio moll\u00f2 la presa e intim\u00f2 all\u2019orologiaio di sparire; non per piet\u00e0, ma perch\u00e9 aveva un piano da attuare. Dopo lo spavento, l\u2019orologiaio si sent\u00ec improvvisamente libero e miracolato; si allontan\u00f2 senza pensarci due volte. Mentre andava via, per\u00f2, inizi\u00f2 a elaborare quello che stava accadendo con pi\u00f9 lucidit\u00e0. Cosa ci faceva nel campanile lo storpio? Perch\u00e9 era tornato? Perch\u00e9 era armato e inseguito dai carabinieri? Cos\u2019era quell\u2019involucro che teneva stretto nella pancia e dai quali uscivano due fili elettrici? Con coraggio risal\u00ec le scale strisciando con la schiena lungo le pareti, cercando, con molta cautela, di non far rumore. Arrivato all\u2019angolo del pianerottolo, si scorse con la testa in direzione dell\u2019orologio. Subito ritolse la testa. Lo storpio stava maneggiando qualcosa vicino i grandi ingranaggi. Riguard\u00f2. Un involucro avvolto da nastro isolante con un timer rosso visibile in centro. Cazzo. Scappa pi\u00f9 forte che pu\u00f2. <\/p>\n\n\n\n<p>Certo! Vuole vendicarsi del premier che stasera \u00e8 atteso qui, vuole fare un attentato, non solo a lui ma all\u2019Italia intera. Pens\u00f2, lui era l\u00ec per ridare vita al suo orologio e lo storpio, invece, lo voleva far saltare in aria, con tutto il campanile; il fantastico orologio, creato con tanta passione e sacrificio, lo storpio lo voleva distruggere. Una volta fuori, si sent\u00ec al sicuro tra tutti quei carabinieri, ai quali rivel\u00f2 quello che aveva visto, con voce tremula e ansimante. C\u2019\u00e8 una bomba nel campanile pronta ad esplodere!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era tempo da perdere. Una volta organizzato l\u2019intervento, i carabinieri fanno irruzione. Dentro c\u2019\u00e8 un uomo armato di pistola e di odio. L\u00ec dentro, \u00e8 stata scelta la morte. Sulla piazza cala un silenzio assordante e insostenibile, rotto poco dopo da urla concitate e confuse; si sente uno sparo, poi un altro. E un pianto. <\/p>\n\n\n\n<p>Il gemito liberatorio di una nuova vita che nasce. Nessuno sa che, non molto distante dal campanile, il tempo ha ripreso il suo corso e che un bambino \u00e8 al riparo da tutto, felice tra le braccia della sua mamma. Un meraviglioso silenzio si fonde con la dolce armonia di un carillon che risuona nella loro stanza, va&#8217; per il corridoio, attraversa il reparto, incrocia i sorrisi di dottori e infermieri e si dirige verso l\u2019uscita dell\u2019ospedale; con tutta la sua delicatezza, vorrebbe risuonare in tutto il paese. <\/p>\n\n\n\n<p>Benvenuto Ludovico, questo mondo ha bisogno di te.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_44979\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44979\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sera piomb\u00f2 improvvisa sul paese, malinconica e fredda. 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