{"id":44916,"date":"2021-03-28T19:04:31","date_gmt":"2021-03-28T18:04:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44916"},"modified":"2021-03-28T19:04:32","modified_gmt":"2021-03-28T18:04:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-gli-amori-di-aracne-di-giovanna-albi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44916","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Gli amori di Aracne&#8221; di Giovanna Albi"},"content":{"rendered":"\n<p>Aracne di Colofone, tessitrice provetta, os\u00f2 sfidare Atena nell\u2019arte del tessere, millantando che la dea stessa avesse appreso l\u2019arte da lei. Dopo la sfida, la dea, adirata per l\u2019abilit\u00e0 della fanciulla, la trasform\u00f2 in ragno.<\/p>\n\n\n\n<p>Aracne, prostrata&nbsp; per la sua condizione, si rifugi\u00f2 nei sogni della vita passata e, ricordando Stephanos, cos\u00ec gli ridiede vita:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn questo penoso stato, io&nbsp; ti ricordo, Stephanos: tu sei la parte pi\u00f9 potente della mia giovinezza e con essa coincido. Ti venni incontro con il mio sorriso adolescenziale, esile e flessuosa come una giovane palma;&nbsp; giocavo ancora con la palla vicino al fiume.<\/p>\n\n\n\n<p>Tu mi ti facesti innanzi come un giovane leone, con il vigore del corpo occupasti la mia mente; io mi ritrassi, ne avevo paura. Conoscevo le lenzuola candide, il telaio e la palla; tu uscivi dal fiume riavviandoti i neri capelli. Lo sguardo intenso mi puntava sui seni piccoli e sodi. Io mi voltai: troppo potente per me. Poi mi adagiai a terra riversa, da l\u00ec ti ammiravo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo il sapore del fiume dentro la bocca, l\u2019odore dei tuoi unguenti, la peluria gi\u00e0 formata. Ti osservavo mentre sorridevi con i tuoi amici: ognuno aveva messo gli occhi su una fanciulla; la tua preda ero io. Fingevo di sonnecchiare, ma ero assai desta; l\u2019amore mi squass\u00f2 le membra e persi il pudore. Sentii un caldo umore scorrermi lungo le esili gambe. Mi chiamavano sciuros (scoiattolo), tanto ero agile; sarebbe bastato un salto per sciogliermi tra le tue braccia. Ma\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ma trattenni l\u2019impulso, mi ricordai dei precetti di mio padre Idm\u00f2ne; non potei tuttavia non ammirare il rilievo dei tuoi zigomi, la lucentezza dell\u2019incarnato, la densit\u00e0 dei capelli. Camminavi eretto nell\u2019allegra brigata, ti distinguevi dal branco. Ti appartasti, mi osservavi e sorridevi: sapevi che sarei arrivata. Rimasi sulla sponda del fiume ubriaca, come un naufrago all\u2019ultima spiaggia, mi muovevo a fatica; la passione era un vino scuro che mi slacciava i gesti.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorni dopo ci rincontrammo al fiume; dimenticai gli insegnamenti di mio padre: ci fu un intreccio di corpi e di anime dentro la bruma del pensiero. Le membra si contrassero e si distesero nell\u2019amplesso; scoprii la pienezza dei sensi. Eri un giocoliere abile con me, mi scavavi con gli occhi, mi leggevi dentro senza parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Nacque la pi\u00f9 bella delle storie d\u2019amore; mi ricordo i giorni sul mar Egeo: tu eri padrone del mondo, mi deponevi sulla battigia al risveglio e mi rubavi a me stessa. Eravamo ragazzi: avevamo rotto gli argini, eravamo entrati l\u2019uno nell\u2019altro, e non potevamo pi\u00f9 uscirne.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci eravamo conosciuti nel mese di Ecatombelione (luglio), presagio delle pi\u00f9 intense e devastanti passioni, ci possedevamo nei meandri di noi. La nostra storia fu lunga; non avevamo che fare l\u2019amore, leggere d\u2019amore, pensare e sognare l\u2019amore. Io trascuravo il telaio, tu gli studi; era ormai estate: pochi anni dietro, una vita davanti. Sorridevamo al risveglio, le mani intrecciate, i corpi abbracciati. Le grigliate in barca, le mani nella sabbia, la bocca sapeva di onde, i capelli di salsedine. Le colline a spiovente sul mare disegnavano seni di donna; alle nuvole consegnavamo i nostri messaggi d\u2019amore; il vento ce li riconsegnava e li depositavamo sulla sabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla pi\u00f9 ci attirava se non un desiderio che ci desiderava. La natura ci era testimone; venne l\u2019inverno: inalavamo i profumi dei boschi; ci pascevamo di rugiada, di pioggia, di neve. Amavamo la sfida, superare il limite, sentire brividi sempre pi\u00f9 intensi, disertare gli impegni, non farci scovare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo due anni tornammo alla vita normale nella nostra Colofone; continuammo a frequentarci, ma io mi dedicavo anche al telaio e tu agli studi. In casa ci accolsero i nostri genitori, consapevoli di quanto sia travolgente una passione nata sotto il segno del cancro, nel mese di Ecatombelione. Per me la nostra storia sarebbe durata una vita e io tessevo il corredo per il matrimonio, ma un giorno nefasto \u201cio ti amo, ma nuove esperienze ci aspettano\u201d, tu mi dicesti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una pugnalata al centro del cuore; mi accasciai per il dolore. Non mi sono pi\u00f9 ripresa. L\u2019unica attivit\u00e0&nbsp; che riuscivo a coltivare era quella del telaio. Vedi, per\u00f2, Amore, che destino mi \u00e8 toccato in sorte per aver sfidato Atena e aver dimostrato la mia superiorit\u00e0, ricamando la storia degli amori degli dei e dei connessi intrighi? O me infelice! Costretta a pendere da un albero e a tessere con la bocca! Non potr\u00f2 pi\u00f9 incontrare mio padre e la nobile madre, non i miei amici; non potr\u00f2 pi\u00f9 incrociare il mio sguardo col tuo, e mai pi\u00f9 un giovinetto prover\u00e0 passione per me, negletta dal mondo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Piangeva cos\u00ec, Aracne, e non poteva accogliere il feroce destino riservatole dalla dea Atena, che le aveva fatto a pezzi la spola e il telaio, l\u2019aveva privata del suo splendido corpo e delle mani operose, trasformandola in un orribile ragno appeso proprio a quell\u2019albero a cui voleva impiccarsi. \u201cTanto grande pu\u00f2 essere la crudelt\u00e0 degli dei, cos\u00ec puniscono la <em>hybris<\/em> dei poveri mortali, appena osano pi\u00f9 di quanto \u00e8 loro concesso? Quando un essere umano pu\u00f2 dirsi libero sulla nera terra se non \u00e8 svincolato dalla volont\u00e0 degli dei? Come essi si abbattono contro chi solleva il capo, soprattutto se donna in una societ\u00e0 patriarcale! Nulla concedono all\u2019intemperanza giovanile, nessuna comprensione per una fanciulla che ancora non sa cosa significhi sfidarli. L\u2019inesperienza, unita agli ardori giovanili, ha determinato il mio destino, e ora come fare? dove volgere lo sguardo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Piangeva e tesseva con la bocca in onore dell\u2019unica dea che si sentiva di onorare e a cui era stata sempre devota, edificando altari e statue nel gineceo della casa del padre: tesseva la potenza di Afrodite, i suoi amori e le sue imprese. Si sentiva riconoscente verso di lei, che le aveva consentito di incontrare St\u00e9phanos e l\u2019aveva travolta nella passione che scioglie le membra, procurandole un inaudito piacere dei sensi e una benefica pienezza dell\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre tesseva, non si accorgeva della colofon\u00eca, una resina vischiosa che colava sulla tela intessuta, imbrattando il suo lavoro, che diventava appiccicoso, come suole fare la resina con ci\u00f2 con cui viene a contatto. Rimase cos\u00ec impigliata, la povera Aracne, finch\u00e9 la&nbsp; colofon\u00eca non ne fece una palla, che non riusciva n\u00e9 a respirare n\u00e9 a muoversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne ebbe piet\u00e0 Afrodite, e veloce corse sulla terra col carro d\u2019oro. Si accost\u00f2 ad Aracne, che non aveva pi\u00f9 occhi per piangere n\u00e9 bocca per tessere, ed ormai sentiva l\u2019anima uscire dall\u2019orribile corpo. La rianim\u00f2 e le infuse la vita, poi la nascose in una pioggia d\u2019oro e la port\u00f2 sul carro del padre fino al monte Citerone, tra l\u2019Attica e la Beozia, per nasconderla allo sguardo di Atena. Certo la dea si sarebbe vendicata e avrebbe fatto scempio di lei anche ora, declassata a ragno.<\/p>\n\n\n\n<p>La occult\u00f2 in una caverna e, come per magia, la sfior\u00f2 sulla bocca resinosa, la baci\u00f2 sulla fronte e la riconvert\u00ec in dolce fanciulla, infondendole una straordinaria bellezza e resistenza, a sua immagine e somiglianza. Poi pronunci\u00f2 calde parole: \u201cHai tanto sofferto, Aracne, per l\u2019ira di Atena; sbagliasti certo a sfidarla, ma lei gi\u00e0 invidiava le tue abilit\u00e0 nel tessere: ha allontanato St\u00e9phanos da te e, in concerto con Artemide, ha voluto che si volgesse alla caccia e disdegnasse la bellezza muliebre. Tanto pu\u00f2 la potenza invidiosa degli dei; ma io, figlia di Zeus, so riconoscere il merito a chi onora la mia persona e quella di mio figlio Cup\u00ecdo, perch\u00e9 sa che l\u2019amore muove l\u2019Universo e che tutti, uomini e animali, soggiacciono alle sue leggi. Tu hai votato la tua giovinezza all\u2019amore e hai amato il telaio con la stessa passione che hai tributato al tuo uomo; io ti ho osservata dall\u2019Olimpo e, al momento del bisogno, non ho tardato a intervenire, ma ora devo tornare alla casa del padre e lasciarti qui sola ad affrontare la sfida per la sopravvivenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si allontan\u00f2 come un fulmine, Afrodite, risalendo verso l\u2019Olimpo attraverso l\u2019etere. Rimase felice e basita Aracne, e si pose in ginocchio a ringraziare la dea ormai lontana\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Si aggirava circospetta e timorosa, la fanciulla, come chi muove i primi passi; non sapeva dove mettere i piedi. Pensava al pericolo scampato ma anche all\u2019avventura che l\u2019attendeva, e nutriva nel petto tanta nostalgia della casa di Idm\u00f2ne. Si proiettava ora nel passato ora nel futuro e viveva una situazione surreale. Lei sola, l\u00ec, proprio in quel luogo in cui sopravvivevano i cacciatori, proprio su quel monte in cui abitavano le belve, e il cuore si stringeva di paura. Lei non era mai stata devota ad Artemide, era una fanciulla di mare prestata a un territorio a lei alieno, e perci\u00f2 foriero di ogni timore. Stava facendo buio e le nubi scure si addensavano in cielo. Sentiva l\u2019ululato dei lupi e il grugnito dei cinghiali, che si aggiravano fuori della caverna; le nubi si ruppero in un temporale violento mentre fulmini e saette tagliavano e illuminavano la volta celeste.<\/p>\n\n\n\n<p>La paura le occup\u00f2 l\u2019anima e la travolse ; scoppi\u00f2 in lacrime, Aracne, e cominci\u00f2 la sua lamentazione: \u201cO dea Afrodite, &nbsp;ritorna! Riportami alla casa del padre nella mia Colofone! Mai pi\u00f9 sollever\u00f2 l\u2019ira degli dei, sar\u00f2 una fanciulla temperata e modesta, sapr\u00f2 contenere gli ardori giovanili. Cosa ci faccio qui io, sola sull\u2019alto monte, proprio io che aborro la caccia? Non ho un uomo che mi difenda e St\u00e9phanos \u00e8 lontano\u201d. Al pronunciare questo nome, la voce le si spezz\u00f2 in gola e piangeva e gridava senza sosta con gli occhi gonfi e il cuore a brandelli.<\/p>\n\n\n\n<p>La sent\u00ec la ninfa oreade Eco, e i lamenti di Aracne si propagarono per&nbsp; tutto il monte e i territori vicini: si commossero gli uomini e gli animali, le pietre, i sassi, i monti, i fiori, le stelle e la volta del cielo. Al cessare del temporale, illumin\u00f2 la caverna un coloratissimo arcobaleno.<\/p>\n\n\n\n<p>I lupi e i cinghiali erano rientrati nelle loro tane, Aracne usc\u00ec fuori dalla caverna e osserv\u00f2 la natura in tutto il suo splendore; tutto le sorrideva intorno, e il monte Citerone si stagliava nella sua imponenza verdeggiante e dominava la pianura fiorita. Era arrivata la primavera. Rimase folgorata da tanta bellezza, e, quando spinse il suo sguardo pi\u00f9 lontano, intravide i contorni di una esile e quasi diafana figura femminile che le si faceva incontro, echeggiando le sue parole di riconoscenza che rivolgeva agli dei tutti, specie alla variopinta Afrodite. Quando le due donne furono vicine a sfiorarsi, riconobbe in lei l\u2019oreade Eco, cui gli dei avevano ridato vita, trasformando le quattro ossa consunte per amore di Narciso nella bellissima ninfa che era.<\/p>\n\n\n\n<p>Le due avevano molto da raccontarsi: i loro amori lontani e irrecuperabili (Narciso ormai era solo un fiore), gli anni persi a inseguire l\u2019oggetto maschile concupito, la durezza dei loro uomini che le avevano abbandonate, tutti compresi nell\u2019idolatria della loro bellezza. Ora entrambe erano consapevoli che l\u2019amore non \u00e8 culto dell\u2019immagine esteriore, ma il perfezionamento del Bello interiore che vibra all\u2019unisono con la potenza della Natura madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Aracne apr\u00ec il suo cuore: Eco venne a conoscenza dell\u2019atroce condizione in cui l\u2019aveva relegata la dea Atena, dell\u2019intervento dell\u2019aurea Afrodite, della sua rinascita spirituale, di tutta la sua vita che sembrava ora un bellissimo viaggio sentimentale. Ora tutto poteva essere letto alla luce del progetto divino; il loro incontro era pilotato dall\u2019Olimpo. Non avevano altro desiderio che abbracciarsi e diventare grandi insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alba le colse mano nella mano; si misero in cammino; Colofone le aspettava&#8230;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_44916\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44916\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aracne di Colofone, tessitrice provetta, os\u00f2 sfidare Atena nell\u2019arte del tessere, millantando che la dea stessa avesse appreso l\u2019arte da lei. 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