{"id":44794,"date":"2021-03-15T13:08:24","date_gmt":"2021-03-15T12:08:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44794"},"modified":"2021-03-15T13:08:26","modified_gmt":"2021-03-15T12:08:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-rimembri-di-claudia-vazzoler-e-stefano-fontana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44794","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Rimembri?&#8221; di Claudia Vazzoler e Stefano Fontana"},"content":{"rendered":"\n<p>Da tempo le rotaie non sferragliavano sui binari e nessun altoparlante annunciava arrivi e partenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Le lancette dell\u2019orologio della stazione erano cristallizzate sulla mezzanotte, sebbene fosse una vaga ora di un imprecisato pomeriggio. Quando la concezione del tempo viene meno si confondono i limiti che solitamente lo demarcano e tutto all\u2019improvviso appare meno nitido.<\/p>\n\n\n\n<p>Fiocchi di neve turbinarono e volteggiarono in una danza sinuosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0 da quanto nevicava, Ines se lo stava chiedendo, mentre saliva su quel treno destinato a rimanere fermo. Percorse lentamente il corridoio, indugiando a tratti lo sguardo sul finestrino.<\/p>\n\n\n\n<p>Scelse accuratamente il vagone che l\u2019avrebbe accolta, quasi fosse un rito magico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Apr\u00ec la porta scorrevole e sistem\u00f2 accanto a lei il suo bagaglio: un grande zaino viola con due borracce nelle tasche laterali e all\u2019interno tutta l\u2019attrezzatura per l\u2019arrampicata. La corda avvolta e arrotolata a parte. La sollev\u00f2, adagiandola su una vecchia cappelliera in ferro dipinto e doghe in legno.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sentiva intirizzita dal freddo e per alleviare quella sensazione estrasse dalla capiente borsa in cuoio il thermos che portava con s\u00e9, versandosi del caff\u00e8 caldo nella tazza d\u2019alluminio.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece il gesto di offrirgliene una tazza e lei acconsent\u00ec con un sorriso abbozzato e un timido gesto di assenso.&nbsp; Per un istante i loro sguardi si incrociarono e le loro menti si lessero.<\/p>\n\n\n\n<p>Agnese indossava un tailleur dal taglio elegante e confezionato con tessuti di ottima qualit\u00e0. Una giacca grigio antracite abbinata a una gonna dello stesso colore, decollet\u00e9 nere e tacco a stiletto discretamente alto. Sembrava rappresentare il perfetto connubio di femminilit\u00e0 ed eleganza.<\/p>\n\n\n\n<p>I capelli castani erano raccolti in nodo sulla nuca e la montatura degli occhiali leggermente rettangolare rendeva ancor pi\u00f9 piacevole quel viso rotondo. Sulle ginocchia teneva stretta una borsa in pelle dal design moderno e originale dalla quale fuoriusciva la sagoma di un pc.<\/p>\n\n\n\n<p>Si guardarono, intuendo il rispettivo stato d\u2019animo. Il Paese in cui vivevano era stato costretto all\u2019immobilit\u00e0 per lungo tempo, a causa di un misterioso virus dilagante e, sebbene ne fosse stata proclamata la fine, la vita dei cittadini era ancora immobilizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel treno che probabilmente non sarebbe mai ripartito era l\u2019unico svago concesso. L\u00ec era possibile raccontare la propria storia ad una persona che la annotava e registrava. Era quello il compito di Agnese: raccogliere testimonianze, riflessioni, pensieri, sfoghi e vissuti. Lo scopo era dare vita a ogni storia, creandone un racconto. Avrebbe donato, tramite la scrittura, la libert\u00e0 che era stata negata. Il suo sguardo, nonostante l\u2019abbigliamento impeccabile, rivelava stanchezza. Era provata dall\u2019isolamento prolungato dovuto alla massiccia contaminazione virale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il lavoro le aveva consentito di non pensare continuamente al numero dei contagi e ai proclami dei virologi che si avvicendavano nei vari talk show. Per due anni lei e i suoi concittadini avevano vissuto senza uscire dal proprio cancello di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Agnese e Ines si guardarono negli occhi, una di fronte all\u2019altra. Era la prima volta che si davano appuntamento in quello scompartimento. L\u2019espressione era di reciproca intesa. Nonostante fossero estranee avvertirono quell\u2019affinit\u00e0 che derivava dal sentirsi sopravvissute a qualcosa di pi\u00f9 grande di loro. Le sovrastava un silenzio surreale: nessun rumore di motori o binari sconnessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Agnese ruppe il silenzio, decretando l\u2019inizio del loro viaggio immaginario.<\/p>\n\n\n\n<p>Accese il pc e con un\u2019espressione carica di compassione pronunci\u00f2 le seguenti parole: \u201cInizi pure a raccontarmi la sua storia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ines, dopo aver distolto lo sguardo dal finestrino, rispose:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVede questa scritta sul vetro appannato? Qualcuno, entrato qui prima di noi, ha tracciato con le dita \u201cRimembri?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ha scelto la lettera maiuscola e sembra invitarci a richiamare alla mente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;C\u2019\u00e8 una bella differenza tra rammentare, ricordare e rimembrare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Rammentare riporta il passato alla mente, ricordare lo riporta al cuore, ma rimembrare riporta al corpo, alle membra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 costruito su un semplice richiamo alla memoria. Non \u00e8 solo forte di un suono lungo e lieve, piacevole da essere sussurrato, ma parla direttamente dell\u2019organo, della funzione della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimembrare \u00e8 un rievocare nella e con la memoria. Memoria in cui il corpo esiste sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sta chiedendo perch\u00e9 le dico queste cose?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il non poter pi\u00f9 rimembrare riguarda la mia storia, quella di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimembrare attinge ad una dimensione totale e profonda. Se mi rammento di quando scalavo le montagne emerge l\u2019informazione della data, dell\u2019avvenimento, dell\u2019incontro con i miei compagni di cordata. Se ricordo percepisco un profumo o l\u2019atmosfera. Ma se rimembro ci rientro cadendoci dentro appieno e sono l\u00ec. Chi ha lasciato questa scritta non ha scelto un verbo comune, da tutti i giorni. Ha scelto il vestito della domenica. Ha scelto la ricercatezza. Ha scelto un registro alto. Ha scelto una potenza a cui si deve ricorrere con propriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo vedo da due anni ed \u00e8 ricoverato in un istituto nella citt\u00e0 di Speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre \u00e8 malato di Alzheimer, s\u00ec sto parlando proprio di quella malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacit\u00e0 di memoria. Tutto inizi\u00f2 in un modo subdolo: cominci\u00f2 a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto di non riconoscermi pi\u00f9 e di aver bisogno di aiuto anche per le attivit\u00e0 quotidiane pi\u00f9 semplici. Lui \u00e8 ignaro di tutto quello che \u00e8 accaduto nel mondo in questi due anni. Non ha visto le citt\u00e0 fantasma, svuotate delle persone. E nemmeno ha notato le autostrade deserte con file di macchine abbandonate, aeroporti con carcasse di aereo lasciate nelle piste e vagoni ferroviari vuoti abbandonati nelle stazioni. Non sa che gli alimenti sono stati consegnati a domicilio e che a poco a poco sono venute meno tutte le ambizioni e le esigenze di possedere un\u2019automobile, una bicicletta o un sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 smesso di viaggiare, ma arriver\u00e0 il momento di ripartire.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non ha visto il trasformarsi delle citt\u00e0. Non immagina che l\u2019umanit\u00e0, bloccata e isolata da un virus, abbia costruito impalcature sopra i tetti, stanze sopra altre stanze e soffitti sopra altri soffitti.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo noi sappiamo di tutte quelle persone che, sperando di vedere oltre la soglia di casa, hanno ricostruito la vita in verticale con l\u2019illusione di intravedere il mondo da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Solo noi sappiamo che le citt\u00e0 sono diventate tutte uguali, con grattacieli che sfiorano il cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;I ricchi sempre pi\u00f9 in alto a rincorrere le loro ambizioni e i poveri sempre pi\u00f9 piegati verso il suolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non gli racconter\u00f2 tutto questo quando lo rivedr\u00f2. Anche se non mi riconoscer\u00e0 gli sussurrer\u00f2 dolci parole d\u2019amore. Gli reciter\u00f2 una poesia. Gli legger\u00f2 una storia per donargli un viaggio diverso e segreto. Piccoli sogni per pochi viaggiatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli parler\u00f2 della montagna e del tempo in cui la vivevamo assieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre si chiama Aldo, il secondo di tre fratelli nato sotto il sibilo delle bombe nel secondo conflitto mondiale. Seguirono poi degli anni poveri ma dignitosi cercando e trovando quello che serviva allora, un lavoro, una moglie ed una casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo una passione lo aveva distaccato dal ripetersi dei giorni duri, quello di scalare le montagne.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La conquista dell&#8217;inutile&#8221;, come fu soprannominata nelle vecchie pagine ingiallite di un libro che divenne nel tempo una linfa. Lo nutriva al ritorno stanco da ogni vetta calcata.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero bambina, ma vedevo i suoi occhi lucidi mentre guardava quelle foto in bianco e nero appena sviluppate. Scatti rubati a picchi rocciosi e ghiacci senza tempo, ed una foto di vetta insieme ai compagni di avventura baciati dal sole. E quel sorriso che raramente vedevo sulle sue labbra fra le pareti domestiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo 13 anni quando mi chiese di andare con lui a scalare una delle sue montagne.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiesi &#8220;perch\u00e9?&#8221; senza nemmeno alzare la testa dal libro che stavo leggendo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Perch\u00e9 \u00e8 ora&#8221; sentenzi\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Partimmo all&#8217;alba del mattino successivo, non dormii un granch\u00e9 quella notte.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Con il tempo capii che era &#8220;l&#8217;ansia del giorno prima&#8221;, quella con cui avrei convissuto negli anni avvenire prima di ogni scalata importante e che avevo accettato perch\u00e9 alzava la soglia di attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Cristallo&#8221; si chiamava la Montagna che andavamo a scalare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo il freddo e la fatica, la corda che mi strinse in vita per &#8220;tenermi&#8221; nei passaggi pi\u00f9 esposti,<\/p>\n\n\n\n<p>ricordo i &#8220;manca poco alla cima&#8221; ma questa non arrivava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ricordo, Rimembro perch\u00e9 posso farlo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole ci sorprese in vetta, mi diede un abbraccio, si congratul\u00f2 con me e vidi quel sorriso che avevo visto nelle rare foto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo stanchezza, ma non la gioia della cima e la preoccupazione per la lunga discesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei voluto essere con un balzo temporale fra le sicure pareti domestiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potevo immaginare che quel giorno avrebbe cambiato per sempre la mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni successivi alla salita il pensiero della fatica si dissolse come nebbia al sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Prevaleva una forza interiore, un appagamento indescrivibile per aver superato quelle prove, quei passi audaci, per aver vinto la paura un passo dopo l&#8217;altro ed ero arrivata inevitabilmente in vetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo vissuto un\u2019avventura incredibile che incrementava il suo valore con il passare del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente fui io a chiedere a pap\u00e0 di legarmi in nuove scalate, e fu cos\u00ec per molto tempo e molte vette. Pap\u00e0 era felice e orgoglioso nel vedermi piangere di gioia dopo ogni salita.<\/p>\n\n\n\n<p>Con pazienza e impegno divenni molto brava ed autonoma con l&#8217;Arte dell&#8217;arrampicata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Alzavo l&#8217;asticella ad ogni uscita, mentre gli anni nello zaino di Aldo cominciavano a pesare inesorabilmente come macigni. Non si trattava solo dell&#8217;abbandono delle forze. Alle volte passava delle ore a cercare di ricordare il nome dei compagni di scalata e ricorreva poi alla ricerca del diario dove aveva meticolosamente annotato tutte le salite di una vita. Ma non erano solo i nomi dei compagni. Era la vita stessa che stava uscendo dal suo archivio mentale. Per qualche oscuro motivo, la sua mente aveva deciso di cancellare dei file dalla memoria. Un processo irreversibile che non accettavo e mi spaventava. Conoscevo il destino e l&#8217;esito di questa agonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttora fatico a descrivere ci\u00f2 che sento, dolore misto a rabbia, compassione, impotenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente incontrai Luca in un circolo di alpinisti, ci fu subito una grande intesa in cordata e nella vita stessa. Seguirono molte salite insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che arrivavamo a guardare oltre la croce di vetta non potevo non pensare a quel lontano giorno del &#8220;Cristallo&#8221;, dove pap\u00e0 mi strinse forte sorridendo. Se penso che ora non mi riconoscerebbe mi si stringe il cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi \u00e8 arrivata questa pandemia che ha cambiato il volto di ogni cosa, \u00e8 sparito il superfluo e tutto quello che ci avevano detto fosse indispensabile, e con questo si pu\u00f2 anche convivere, anzi, con questo si pu\u00f2 ricominciare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Annotato il racconto di Ines, Agnese sollev\u00f2 lo sguardo e indugi\u00f2 in un prezioso silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Cancell\u00f2 la scritta \u201cRimembri?\u201d con un lieve gesto dell\u2019indice e ud\u00ec, per la prima volta dopo tanto tempo, l\u2019altoparlante annunciare nuove partenze.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_44794\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44794\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tempo le rotaie non sferragliavano sui binari e nessun altoparlante annunciava arrivi e partenze. 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