{"id":44617,"date":"2021-03-04T19:52:33","date_gmt":"2021-03-04T18:52:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44617"},"modified":"2021-03-04T19:52:34","modified_gmt":"2021-03-04T18:52:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-flamant-marelle-di-francesco-sacca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44617","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Flamant Marelle&#8221; di Francesco Sacc\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019intervallo non era ancora iniziato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel mercoled\u00ec, la 1<sup>a<\/sup> C si era gi\u00e0 appropriata della&nbsp;<em>zona Campana<\/em>&nbsp;per gentile concessione della professoressa di francese, la signorina Claudia, che osservava il cortiletto interno dall\u2019alto, affacciata alla finestra della sua aula.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che inizialmente era sembrato essere solo il capriccio di una bambina aveva acquisito tutto un altro significato alla fine del primo quadrimestre, dopo il primo incontro con i genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMia figlia vorrebbe poter giocare a campana ogni mercoled\u00ec, dopo l\u2019ora di francese\u201d, disse il padre di Marelle. \u201cSo che forse le pu\u00f2 sembrare una richiesta un po\u2019 strana, ma potrebbe fare qualcosa a riguardo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Marelle Paletti. Capelli lunghi neri, legati a formare una treccia, che la bambina era solita far cadere sul davanti, coprendo parte del suo collo slanciato. Gambe lunghe, sottili e forti, da ballerina classica. Passione intensa, molto intensa per il rosa. Tanto intensa che la signorina Claudia non riusciva a ricordare di averle mai visto indossare altri colori. Unica madrelingua nella classe di francese, invidia e ammirazione di quei pochi bambini a cui la lingua sembrava piacere davvero e \u2013 a dirla tutta \u2013 anche della professoressa.<\/p>\n\n\n\n<p>Bilingue per l\u2019esattezza. Il signor Paletti tenne a precisarlo in una lettera indirizzata al collegio docenti. \u201cParla l\u2019italiano tanto bene quanto il francese\u201d, affermazione che cre\u00f2 non pochi interrogativi fra i professori della Scuola Media Statale Alberti di Torino, che forse avrebbero trovato meno singolare essere avvisati del contrario. I primi tre mesi di lezione della 1\u00b0C e il silenzio quasi ininterrotto di Marelle funsero da parziale risposta. Il resto lo fece la triste notizia che accompagnava quella lettera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa mamma di Marelle \u00e8 venuta a mancare lo scorso Agosto\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Esami di psicologia o pedagogia dovrebbero formare la mente di un futuro docente per poter affrontare eventualit\u00e0 di questo tipo. Ma non esiste materia che prepari il cuore a sentirne parlare per la prima volta.&#8221; Pensava la professoressa Claudia. Lei, che con stile innovativo aveva deciso di farsi chiamare per nome dai suoi primi veri alunni. Lei, che adesso si trovava a disagio pi\u00f9 di ogni altro suo collega. Non era sicura di come avrebbe dovuto comportarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure i primi mesi dell&#8217;anno scolastico passarono per lei molto velocemente. La neoprofessoressa era forse l\u2019unica a non aver avuto vere e proprie difficolt\u00e0 con Marelle. Il caratteristico silenzio della bambina si trasformava infatti, durante l\u2019ora di francese, in una quasi eccessiva loquacit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dover gestire gli altri bambini, che si demoralizzavano a sentir parlare Marelle esclusivamente in francese. Quello era forse il suo unico problema. Ma andava davvero risolto?<\/p>\n\n\n\n<p>Pensava tra s\u00e8 e s\u00e8: \u201cUna lezione di lingua francese aspira ad essere condotta esclusivamente in lingua francese.\u201d E ancora: \u201cNon posso obbligare Marelle a smettere di fare qualcosa che per lei \u00e8 totalmente naturale.\u201d Sentiva di trovarsi in un limbo di egoismo ed invidia. E di questa situazione per\u00f2, non riusciva sinceramente a vergognarsi. Un po\u2019 perch\u00e8 a forza di pensarci si ritrovava spesso a sorridere, senza rendersene conto. Un po\u2019 perch\u00e8 le sembrava di far felice anche Marelle.<\/p>\n\n\n\n<p>La bambina, dal canto suo, aveva notato qualcosa di particolare nell\u2019atteggiamento della professoressa Claudia nei suoi confronti. E dopo qualche mese sembr\u00f2 che volesse approfittarne. Al rientro dalle vacanze di Natale aveva cominciato a pregarla, rigorosamente in francese, affinch\u00e8 Marelle potesse accalappiarsi prima delle altre classi la zona del cortile in cui si giocava a campana.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cJe vous en prie! Je veux jouer \u00e0 la marelle! Je veux jouer \u00e0 la marelle!\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per la professoressa Claudia, e proprio a causa della grande simpatia che nutriva nei confronti di Marelle, sembrava ingiusto e poco professionale acconsentire ad una richiesta del genere. Riusc\u00ec a tenere duro per pi\u00f9 di un mese. Con suo grande sollievo, non vide grossi cambiamenti nel comportamento di Marelle. Al contrario, ogni mercoled\u00ec la bambina continuava ad avvicinaris alla cattedra a cinque minuti dalla fine dell&#8217;ora e dimostrava di non essersi ancora data per vinta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cJe vous en prie! Je veux jouer \u00e0 la marelle! Je veux jouer \u00e0 la marelle!\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Poi, a met\u00e0 febbraio, arriv\u00f2 l\u2019incontro con i genitori. Una formalit\u00e0 per un\u2019insegnante di francese del primo anno, che poco pu\u00f2 fare se non ripetere la stessa nenia. \u201cSiamo ancora agli inizi. E\u2019 ancora difficile poter valutare suo figlio\/sua figlia.\u201d S\u00ec, una vera e propria formalit\u00e0. Almeno fino all&#8217;arrivo del signor Paletti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Lei dev&#8217;essere la signorina Claudia&#8221;, cominci\u00f2 subito il padre di Marelle. &#8220;Mia figlia non fa altro che parlare di lei.&#8221; Il signor Paletti non aveva avuto bisogno di presentazioni. Se quelle parole non fossero bastate a rivelare chi egli fosse, lo avrebbero fatto i suoi capelli scuri, l&#8217;aspetto magro e longilineo e il naso aquilino, identico a quello della figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>La professoressa sapeva bene di essere la preferita di Marelle, eppure rimase ugualmente  e sinceramente sorpresa. Sent\u00ec un peso scivolare gi\u00f9, dalle spalle fino alla punta delle dita, per poi scomparire. Un peso che non sapeva realmente di avere o che forse  era riuscita a nascondere persino a s\u00e8 stessa. &#8220;Qualcuno mi ama. Qualcuno ama il modo in cui insegno.&#8221; Il colorito del suo volto parlava da solo. <\/p>\n\n\n\n<p>Ripresasi da quell&#8217;imbarazzo iniziale, cominci\u00f2 a tessere le lodi di Marelle. Ma fu interrotta quasi immediatamente<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Paletti fece segno di voler prendere la parola, cercando di fare il possibile per non essere scortese. I suoi occhi si riempirono di seriet\u00e0. Una seriet\u00e0 forzata, di chi ha bisogno di parlare e non vorrebbe far altro che tacere. La preg\u00f2 subito di accettare la richiesta insistente della figlia, cosa a cui la professoressa era totalmente impreparata. Poi pass\u00f2 a quel che invece la professoressa era pronta ad affrontare, o almeno pensava di esserlo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non voglio in alcun modo suscitarle compassione. Mia figlia ed io non riusciamo a sopportare quel tipo di occhiata, per cui la prego. Mi ascolti, e nel farlo, provi ad osservarmi come fa ogni mattina con Marelle.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Paletti prese un lungo respiro, spost\u00f2 brevemente lo sguardo sul soffitto, poi di nuovo sulla professoressa. E continu\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Come lei sa gi\u00e0, la mamma di Marelle \u00e8 venuta a mancare lo scorso agosto. Sapevamo da circa cinque mesi che sarebbe successo, ma mia moglie era riuscita incredibilmente a farcelo dimenticare. Era tornata a casa, dopo mesi di terapie e controlli, e aveva preso a comportarsi come se nulla fosse successo. Prima della cura aveva smesso di insegnare danza classica e abbandonato la sua scuola, perch\u00e8 la stancava troppo. Ma era rimasta in contatto con la nuova insegnante e collaborava a scrivere le coreografie per le sue vecchie allieve. N\u00e8 Marelle n\u00e8 io avevamo mai condiviso la sua passione per la danza, eppure le facevamo compagnia ogni sera. Finch\u00e8 non fu la danza a far compagnia a noi, nel modo in cui faceva con mia moglie. Non so dire se dipese dalla particolare situazione, o se ce ne appassionammo con sincerit\u00e0 pura.  Marelle mostrava sempre pi\u00f9 ammirazione. In me cresceva l&#8217;interesse, ma allo stesso tempo anche il timore.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Una breve pausa. La signorina Claudia sent\u00ec risalire il peso di cui si era liberata qualche minuto prima, lo sent\u00ec bloccarsi in uno spazio imprecisato fra cuore e gola, e spezzarle quasi il fiato. Si sforz\u00f2 per\u00f2 di non farlo notare al signor Paletti e continu\u00f2 ad ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Una sera mi ero addormentato sulla poltrona accanto al divano-lavoro di mia moglie. Dopo cena si appropriava del telecomando e riempiva di disegni il tavolino davanti alla tv, per cominciare a studiare i suoi spettacoli preferiti. Il suono leggero del primo atto del <em>Jewels<\/em> di George Balanchine mi aveva allietato il sonno, mentre osservavo Marelle <em>danzare <\/em>per me. Giocava a campana a ritmo di musica, con le mattonelle del salotto. Lo faceva da sempre. Glielo aveva insegnato mia moglie, e a mia moglie la nonna Claudette.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Sentito quel nome, il viso della professoressa si illumin\u00f2 di un dolce sorriso. Il signor Paletti colse l&#8217;occasione per riprendere a parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Un&#8217;ora dopo sentii lo scroscio degli applausi di fine spettacolo e aprii lentamente gli occhi. Confuso dalla luce della tv, raggiunsi il telecomando sul tavolino per spegnerla. Nel buio vidi l&#8217;ombra di Marelle. Immobile su una gamba, fissava il divanetto accanto a me.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Un breve segno d&#8217;intesa fra i due, accompagnato da un sospiro simultaneo, mise fine al racconto. <\/p>\n\n\n\n<p>Quel mercoled\u00ec, a tre settimane di distanza dalla conversazione con il signor Paletti, quel racconto riecheggiava nella mente della signorina Claudia. Apr\u00ec la finestra per farsi accarezzare dall&#8217;aria fresca di quel mattino di fine febbraio. Chiuse per un attimo gli occhi, infastidita da un fascio di luce che aveva fatto capolino tra le nuvole. Poi li riapr\u00ec in direzione del cortiletto interno, coprendo il sole con la mano<\/p>\n\n\n\n<p>Riconobbe subito la sagoma di Marelle. In piedi su una gamba, sul numero 1 della campana. Indossava un maglione con paillettes rosa a maniche larghe, le quali ricadevano al di sotto delle sue braccia aperte, quasi a disegnare delle ali. Le ali di un fenicottero. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Flamant Marelle.<\/em> Cos\u00ec l&#8217;avevano ribattezzata i suoi compagni di classe, che ora la osservavano, disposti a cerchio intorno alla campana.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto gli occhi increduli della professoressa Claudia, Flamant Marelle fece un balzo improvviso, che sembr\u00f2 non terminare mai. La gamba che non poggiava a terra, dapprima nascosta dal largo maglione, si distese in aria accanto all&#8217;altra. Marelle raggiunse in un solo colpo la casella 8, il <em>cielo<\/em>. Atterr\u00f2 perfettamente su entrambi i piedi, fra il boato dei suoi amici, che cominciarono a gridare e a correre a braccia spalancate intorno alla campana.<\/p>\n\n\n\n<p>Marelle aveva assunto le sembianze di un fenicottero rosa, e la signorina Claudia aveva assistito per la prima volta alla sua grande forza, mascherata da instabilit\u00e0. La stessa forza che permette all&#8217;uccello trampoliere di stare in piedi su una gamba sola per gran parte della sua vita, e di mostrare l&#8217;altra solo quando \u00e8 il momento di volare.<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_44617\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44617\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervallo non era ancora iniziato. 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