{"id":44572,"date":"2021-02-21T19:04:54","date_gmt":"2021-02-21T18:04:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44572"},"modified":"2021-02-21T19:04:55","modified_gmt":"2021-02-21T18:04:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-lincidente-di-eugenia-di-guglielmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44572","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;L&#8217;incidente&#8221; di Eugenia Di Guglielmo"},"content":{"rendered":"\n<p>Quella mattina me ne andavo lenta lenta, come sempre, tranquilla e spensierata attraverso il mio bel tappeto verde, ancora umido di guazza notturna. I fiorellini si erano appena schiusi e profumavano l\u2019aria tutto intorno. Ovunque era un tripudio di colori: il giallo dei pisciacani, il bianco delle margherite, il rosa dei gelsomini selvatici e poi tanto azzurro, il mio colore preferito. Azzurro dei nontiscordardime, azzurro delle farfalle svolazzanti, azzurro del cielo tersissimo. Era molto presto, quella mattina; avevo guardato fuori dalla mia casetta, prima con un occhio, poi con l\u2019altro e avevo deciso di andare al mercato. Meglio per\u00f2 far presto, perch\u00e9 d\u2019estate il sole picchia forte e io non lo tollero proprio. Cos\u00ec uscii di casa, muovendomi all\u2019ombra vicino alla rugiada. Avevo proprio voglia di frutta e verdura: una bella foglia di insalata, un pomodoro maturo e chiss\u00e0, magari una pesca succosa. Mi figuravo gi\u00e0 nella testolina lo scrocchio della lattuga, la morbidezza del pomodoro e la peluria sottile della pesca: mmmm, che bont\u00e0! E poi il succo amarognolo dell\u2019insalata si sarebbe sposato benissimo con quello asprigno del pomodoro, per chiudersi infine con la dolcezza del frutto estivo. Mi venne l\u2019acquolina in bocca, immaginando tutte quelle leccornie: lo sguardo mi si annebbi\u00f2 e, in effetti, per un attimo persi un po\u2019 il controllo di me stessa. Ma di certo non per questo ebbi l\u2019incidente: ero rimasta comunque sempre bordo prato e procedevo molto molto lentamente. Amo andare piano, lo sanno tutti qui; cammino, rallento, mi fermo, poi riparto, poi mi guardo intorno, alzo gli occhi al cielo, annuso l\u2019aria, mi stiracchio un\u00a0 po\u2019, poi rallento, mi fermo di nuovo e riparto. Per questo mi chiamano Lea, Lea la lenta. Ma a me piace vivere la vita cos\u00ec e non riuscirei a fare diversamente. Andare di fretta non mi fa assaporare nulla di quello che vedo; mi pare di perdermi le cose belle che abbiamo. E poi, anche se volessi, non riuscirei proprio a correre!<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, mentre camminavo lenta lenta bordo prato, d\u2019improvviso ci fu un lampo, qualcosa di cos\u00ec veloce che neanche feci in tempo a metterlo a fuoco. Ed ecco mi ritrovai spiaccicata, o meglio appiccicata, al pirata che mi aveva tagliato la strada. Chi fosse io non l\u2019avevo capito; non ero riuscita nemmeno a vederlo. Sapevo solo che andava alla velocit\u00e0 della luce e sicuramente non conosceva il codice stradale: io avevo la precedenza, perch\u00e9 venivo da destra, ma quello non si era nemmeno fermato allo STOP. Anzi aveva accelerato ed era passato cos\u00ec rasente da portarmi via con s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio pensai di essere morta: non riuscivo pi\u00f9 a muovermi, facevo fatica ad aprire gli occhi, mi girava la testa. Tutto intorno a me si muoveva rapidissimo, come mai mi era successo prima. Forse ero a testa all\u2019ingi\u00f9, perch\u00e9 aprendo un occhio vidi tutto l\u2019azzurro del cielo al posto del tappeto verde e sembrava che gli uccellini ci nuotassero dentro: la nausea stava prendendo il sopravvento. Che brutto colpo avevo preso! Correre mi faceva paura; sentivo tutta l\u2019aria sulla faccia, quasi non potevo respirare tanta era. Avevo l\u2019impressione di essere un missile lanciato nello spazio, un treno a tutta velocit\u00e0 sui binari; provavo ogni tanto a sbirciare, ma le cose si accavallavano tutte in un colore uniforme. Non c\u2019erano pi\u00f9 i pisciacani gialli e le margherite bianche: era tutto un\u2019unica striscia arcobaleno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un certo punto sentii delle voci, che chiamavano:<\/p>\n\n\n\n<p>-Mia! Mia! Pappa!<\/p>\n\n\n\n<p>A quel richiamo mi sentii trasportare a precipizio verso una casa, grande, luminosa e fresca. L\u00ec ci fermammo di colpo. Fu come riprendere il contatto con la realt\u00e0: a poco a poco, la testa smise di girarmi e cominciai a guardarmi intorno. Quell\u2019ambiente mi piaceva, anche se lo vedevo ancora tutto all\u2019incontrario. Sotto di me c\u2019era un lampadario, poi sulle pareti degli scaffali, quadri e in alto tappeti, un tavolo e quattro sedie. C\u2019era profumo di pulito e di fresco; respirai profondamente. Pi\u00f9 in l\u00e0 si vedeva una pentola sul fuoco e ne usciva un aroma stupendo di basilico.<\/p>\n\n\n\n<p>-Mia, eccoti! Vieni a mangiare la pappa. Dove sei stata?<\/p>\n\n\n\n<p>Una voce dolcissima riecheggi\u00f2 nella mia testolina e per un attimo dimenticai l\u2019incidente. Doveva essere la voce di un angelo o del mio salvatore. Si muoveva nella mia direzione, sicuramente si era accorta del mio stato e mi voleva sostenere con un po\u2019 di quel meraviglioso sughetto che ribolliva nella pentola. D\u2019un tratto per\u00f2 quel suono melodioso divent\u00f2 acuto, terribile, straziante. La voce gridava e intorno a me vidi una figura saltellante, forse aveva quattro occhi, non ricordo bene, ma sicuramente non era in s\u00e9 neanche lei. Mi spaventai moltissimo: dove ero capitata? Mica mi avrebbero voluto cuocere nel pentolone insieme al&nbsp; basilico? Mi avevano forse rapito per chiedere poi un riscatto? C\u2019era grande agitazione in quella casa adesso; mi sentii ancora una volta in movimento e mi torn\u00f2 la nausea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Cos\u2019hai fatto, Mia? Dove ti sei ferita?<\/p>\n\n\n\n<p>Al primo grido se ne aggiunse subito un secondo proveniente direttamente dalla cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>-Fammi vedere! Oh Dio, \u00e8 vero: la Mia si \u00e8 ferita. Dobbiamo portarla dal medico immediatamente. Deve essersi bucata da qualche parte: le sono uscite le budella!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chi l\u2019avrebbe mai detto: mi ero appena incamminata verso il mercato in tutta tranquillit\u00e0 e adesso mi ritrovavo al centro di un incubo, dolorante e frastornata, con qualcuno con le budella di fuori! Lo dicevo che andava troppo veloce quel matto. Quel che si dice proprio una brutta giornata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le voci si fecero sempre pi\u00f9 fitte, acute, preoccupate, vicinissime. Forse non si erano accorti che c\u2019ero; in fondo sono molto piccola, oltre che lenta. Oppure le budella erano uscite proprio a me? Ecco perch\u00e9 mi sentivo cos\u00ec male. Lo dicevo che ero grave, anzi gravissima: la nausea, la testa che girava, tutto alla rovescia&#8230; Che brutta fine! Spiaccicata per la strada da un pirata che neanche si era fermato a soccorrermi. Anzi mi aveva rapito e portato da mostri cannibali che volevano tuffarmi in una pentola di sugo e mangiarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un certo punto mi sentii toccare; allora mi avevano visto! Ma subito la mano si ritrasse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Che schifo! Non riesco proprio a farlo. Mi sembra tutto viscido. Ho paura di farle male.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicin\u00f2 allora la seconda voce e una mano tremante si diresse verso di me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Non riesco neanche io! Povera Mia! Cosa ti \u00e8 successo!<\/p>\n\n\n\n<p>Mi venne il dubbio che mi avessero scambiato per una loro conoscente, perch\u00e9 continuavano a chiamarmi con un nome strano: qui mi conoscono tutti come Lea, anche se il mio vero nome \u00e8 Leonarda, la tarda, ma non mi piace proprio! E\u2019 un nome antico che non mi si addice affatto. Lea mi sta sicuramente meglio, piccolo come me. Magari non mi riconoscevano; il mio aspetto non era pi\u00f9 quello di prima. Certo, l\u2019incidente mi doveva aver trasformato, distrutto i connotati; forse avevo il corpo tumefatto e stravolto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un certo punto arriv\u00f2 un occhio gigantesco, dietro ad una lente, che lo faceva ancora pi\u00f9 grande; sentii che mi puntava fisso. Le due figure saltellanti non saltellavano pi\u00f9 adesso; scuotevano solo la testa, come per dire: \u201cNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre mi preparavo spiritualmente al mio triste destino, formulando qualche preghiera e rivolgendo un pensiero ai parenti e ai vicini di casa che non mi avrebbero pi\u00f9 visto tornare, ecco all\u2019improvviso entrare una vocina piccola, fresca e argentina, che chiamava:<\/p>\n\n\n\n<p>-Mamma! Nonna! Mia!<\/p>\n\n\n\n<p>Le figure non pi\u00f9 saltellanti con gli occhi grandi si allontanarono per ritrovarsi tutti insieme in un abbraccio di gioia e per un attimo dimenticai l\u2019incidente: vedevo ancora tutto storto, ma la nausea stava passando. Di nuovo per\u00f2 l\u2019attenzione torn\u00f2 su di me e l\u2019atmosfera si fece cupa. Le due figure nuovamente saltellanti mi indicavano da lontano con aria schifata. Allora quello piccolo, appena arrivato, visibilmente scosso dai racconti della mamma e della nonna, ascoltava preoccupato: si fece serio serio, pure lui. Poi si avvicin\u00f2 da solo. Un occhiolino verde muschio, con ciglia lunghissime, il volto leggermente abbronzato. Mi guard\u00f2 con attenzione: lo sentivo ripetere, \u201cle budella, le budella\u201d. E intanto ridacchiava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi una manina calda e paffuta, delicata come la seta, mi sfior\u00f2 e mi prese dentro di s\u00e9. Che meraviglia! Che magnifica sensazione! Tenni chiusi gli occhi per la paura, ma mi sentivo gi\u00e0 meglio, pi\u00f9 libera. Riuscivo ad allungarmi, forse muovevo anche la testa. Il bimbo mi si avvicin\u00f2 e mi guard\u00f2 con i suoi occhioni belli.<\/p>\n\n\n\n<p>-Ti ho salvato, piccola amica. Vai, sei libera adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>E mi colloc\u00f2 di nuovo sul morbido tappeto erboso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto era tornato normale: il cielo in alto, l\u2019erba al suo posto, gli uccellini in aria e i fiori tutti intorno a me. Era il paradiso? Forse ero morta e avevo incontrato un angioletto. Chiss\u00e0. Fatto sta che quel giorno mi rintanai in casa, digiuna e perplessa, e per il grande spavento mi addormentai di schianto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, sicura che non ero morta e che l\u2019incidente fosse stato solo un brutto incubo (in fondo non avevo nulla fuori posto e le budella me le sentivo tutte dentro di me), lenta lenta, come sempre, avevo guardato fuori dalla mia casetta, prima con un occhio, poi con l\u2019altro e avevo deciso di andare al mercato. Meglio per\u00f2 far presto, perch\u00e9 d\u2019estate il sole picchia forte e io non lo tollero proprio. Cos\u00ec uscii di casa, muovendomi all\u2019ombra vicino alla rugiada, tranquilla e spensierata. Avevo voglia di un bell\u2019asparago croccante, di un baccello di fave e di una ciliegia rosso brillante. Gi\u00e0 mi figuravo la fibra dell\u2019asparago, lo scrocchio del baccello e la sua morbida peluria interna, il succo della ciliegia. Mi torn\u00f2 l\u2019acquolina in bocca, ma questa volta tenni gli occhi ben aperti per evitare collusioni. Trattenni il fiato al famigerato STOP; guardai a destra e a sinistra. Nulla, sembrava tutto tranquillo e procedetti. Dovevo aver proprio sognato: non c\u2019era ombra di pirata della strada. Tutto era come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Di ritorno dal mercato, dove, invece della ciliegia, avevo preso una bella fetta di anguria, croccante e zuccherina, mi fermai un attimo a osservare una casa grande e luminosa: mi parve di ricordarla. Si sentiva anche lo stesso profumo di basilico. Fuori nel giardino c\u2019era un bambino che giocava spensierato e felice con la sua mamma e la sua nonna. Che belle voci squillanti e chiare! Anche queste mi parve di ricordarle. Ma a guardarlo bene, certo era proprio lui: il mio amico angioletto. Allora non avevo sognato, quel bimbo mi aveva salvato davvero ed era stata la sua mamma che mi aveva messo sotto osservazione dopo\u2026 l\u2019incidente! Povera me! Voleva dire che se l\u2019angioletto esisteva, e se esistevano pure la sua mamma e la sua nonna, da qualche parte doveva esserci anche il mostro che mi aveva tagliato la strada. Per un attimo mi si ghiacci\u00f2 tutto il corpo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Guardai meglio, senza avvicinarmi troppo, e lo riconobbi: eccolo il pirata della strada! Abitava proprio con loro. Tigrato, con il pelo grigio e una coda lunghissima, baffi dritti e occhi da gatto. Sul collarino tre lettere argentate: M-I-A. Pareva innocuo adesso, tutto sdraiato a prendere il sole: il bimbo lo accarezzava e si sentivano le fusa fino da l\u00ec. Forse non era cos\u00ec cattivo come mi era sembrato, era solo molto veloce. Non volli sperimentare il cambiamento e me ne tornai a casa, dubbiosa e circospetta, senza farmi vedere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quel pomeriggio invitai un po\u2019 di amiche e vicini per fare merenda insieme e raccontai loro tutta la storia. Nel quartiere si aggirava un mostro velocissimo, un vero pirata della strada. Bisognava stare attenti. Il giorno prima mi aveva travolta e quasi uccisa senza motivo. Suscitai la curiosit\u00e0 di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>-Uccisa?<\/p>\n\n\n\n<p>-C\u2019\u00e8 mancato poco: mi ha portato via con s\u00e9, mi ha fatto volare tanto correva!<\/p>\n\n\n\n<p>-E com\u2019\u00e8 andare veloci?<\/p>\n\n\n\n<p>Raccontai la sensazione di soffocamento, la paura, le vertigini, la nausea, le cose tutte all\u2019incontrario. Le mie amiche mi ascoltavano a bocca aperta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Non riuscivo neanche pi\u00f9 a distinguere i fiori gli uni dagli altri; parevano tutti dello stesso colore. Un\u2019unica striscia arcobaleno.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi descrissi la casa e quel profumo intenso di buono.<\/p>\n\n\n\n<p>-Mi volevano cuocere in un pentolone di sugo!<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2 un <em>ohhhhh<\/em> di meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p>-Allora erano proprio dei mostri, cattivissimi.<\/p>\n\n\n\n<p>-No, in fondo non erano cattivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Raccontai del bimbo e della sua manina paffuta, della sua voce squillante e pulita e delle budella che alla fine non erano uscite a nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>-Oggi l\u2019ho rivisto; abitano qui vicino. C\u2019erano lui, la sua mamma e la nonna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Quelle saltellanti?<\/p>\n\n\n\n<p>-Esatto, loro.<\/p>\n\n\n\n<p>-E che ti hanno detto?<\/p>\n\n\n\n<p>-Non mi sono fatta vedere, perch\u00e9 c\u2019era anche il pirata della strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti trattennero il fiato.<\/p>\n\n\n\n<p>-E\u2019 un gatto! E, a guardarlo bene, in fondo, non mi \u00e8 sembrato cos\u00ec cattivo. Anzi cattiva. Si chiama Mia. Che \u00e8 un nome bello quasi quanto Lea.<\/p>\n\n\n\n<p>-D\u2019ora in poi ti chiameremo Lea la coraggiosa, non pi\u00f9 Lea la lenta!<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti applaudirono, mi sentivo importante e apprezzata. Forse avevo un po\u2019 esagerato con i dettagli, ma \u00e8 il bello dell\u2019andar piano: si raccolgono informazioni che a chi va veloce sfuggono; c\u2019\u00e8 il tempo per mettere insieme le idee e creare magnifiche storie; si ha l\u2019attenzione per sentire i profumi e gli aromi che ci circondano, senza essere soffocati dal vento della velocit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le amiche e i vicini se ne andarono non senza avermi prima manifestato la loro stima e avermi eletto come eroina del quartiere: mi sentivo una sopravvissuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, fiera come non mai della mia avventura e del mio nuovo titolo, lenta lenta, come sempre, guardai fuori dalla mia casetta, prima con un occhio, poi con l\u2019altro e decisi di andare al mercato. Cos\u00ec muovendomi all\u2019ombra vicino alla rugiada, tranquilla e spensierata, immaginavo cosa avrei gustato. Avevo voglia di una carota bella saporita, di un fiore di zucca delicato e di quella ciliegia rosso brillante che il giorno prima non avevo trovato. Gi\u00e0 mi figuravo la dolcezza della carota, la morbidezza del fiore di zucca e il suo pistillo giallissimo, il succo della ciliegia. Mi torn\u00f2 l\u2019acquolina in bocca, ma tenni gli occhi ben aperti allo STOP; guardai a destra e a sinistra. Ed ecco arrivare Mia: era proprio lei. Stavolta non correva come un fulmine; avanzava lenta, quasi quanto me. Mi fermai a guardarla: era proprio un bel gatto. Quando mi si avvicin\u00f2, mi annus\u00f2 un po\u2019 e in quel momento ebbi il terrore che mi potesse mangiare. Peggio che finire nel pentolone del sugo! Poi pensai a quel buon profumino che veniva da casa sua: ma chi glielo faceva fare di mangiarsi una lumaca con tutte quelle delizie che gli davano a casa? Infatti, mi scans\u00f2 senza interesse e riprese il suo folle volo dietro ad una lucertola, che era sbucata sopra un sasso. La guardai muoversi come una saetta, veloce come il vento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva essere bello saper correre ogni tanto; a me piaceva andar piano, certo, ma quell\u2019ebbrezza della velocit\u00e0, quella sensazione di paura, di aria in faccia, di strisce arcobaleno non l\u2019avrei mai pi\u00f9 dimenticata. Chiss\u00e0 se un giorno Mia mi avrebbe ancora portato con s\u00e9 in una delle sue corse a perdifiato. Magari stavolta, per\u00f2, a testa all\u2019ins\u00f9 sulla sua groppa, per godermi il panorama, non appiccicata di lato all\u2019ingi\u00f9 come un mucchio di budella fuori posto!&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_44572\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44572\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina me ne andavo lenta lenta, come sempre, tranquilla e spensierata attraverso il mio bel tappeto verde, ancora umido di guazza notturna. I fiorellini si erano appena schiusi e profumavano l\u2019aria tutto intorno. Ovunque era un tripudio di colori: il giallo dei pisciacani, il bianco delle margherite, il rosa dei gelsomini selvatici e poi [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_44572\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44572\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":21347,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-44572","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44572"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21347"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44572"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44572\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44576,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44572\/revisions\/44576"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44572"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44572"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44572"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}