{"id":44469,"date":"2021-02-06T19:38:59","date_gmt":"2021-02-06T18:38:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44469"},"modified":"2021-02-06T19:39:00","modified_gmt":"2021-02-06T18:39:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-estratto-autobiografico-di-una-giovane-frammentata-di-deianira-vaccaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=44469","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Estratto autobiografico di una giovane frammentata&#8221; di Deianira Vaccaro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\">Soffro di dissociazione. Il primo psicologo che ho avuto, cos\u00ec come i seguenti psicoterapeuti, e tutti i miei psichiatri, hanno detto che la dissociazione \u00e8 un disturbo comune a chi subisce traumi. Il disturbo dissociativo dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 la cosa che fino a qualche anno fa, o forse soltanto fino allo scorso anno, mi definiva in toto. Lentamente, ora, sto cercando di districarmi tra le maglie che la dissociazione ha tessuto. \u00c8 scorretto dire che sia stato il disturbo a cucirle. Sono stata io, attraverso lui, ad averle prima imbastite e poi consolidate in una rete talmente resistente che, adesso, anche io, con difficolt\u00e0, riesco a spezzare e spesso non ce la faccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Disconnettersi dal proprio corpo pu\u00f2 sembrare complicato e probabilmente lo \u00e8, solo che, per un certo periodo, per me, \u00e8 stato davvero semplice farlo. Mi connettevo e disconnettevo da me stessa ininterrottamente. Un momento ero relativamente io a parlare o a fare le azioni pi\u00f9 disparate, il momento dopo era solo il mio corpo. O viceversa. Un momento ero relativamente io che tentavo di fare qualcosa senza per\u00f2 che il corpo rispondesse al mio comando, un momento dopo, semplicemente, non ero. Non c\u2019ero io e il mio corpo pareva un guscio abbandonato, a volte in posizione fetale, a volte semplicemente messo l\u00ec, ad osservare il vuoto, con pupille vuote, che trasmettevano solo assenza. In quei momenti non so dove mi trovassi, non tanto fisicamente (infatti ero a casa, o a scuola, o forse anche in giro per la citt\u00e0), quanto mentalmente. Il fatto \u00e8 che non ho idea di dove si trovasse la mia mente. Non so che pensieri la attraversassero, non so cosa l\u2019angosciasse o rallegrasse. Faccio fatica a capirlo anche adesso, figuriamoci allora.<\/p>\n\n\n\n<p>Nitidamente, ricordo che ero spaventata dai rumori forti. Non tolleravo il suono della campanella o di qualcuno che alzasse la voce anche solo di poco. Erano uno dei miei tanti <em>trigger<\/em>, delle molle che mettevano in atto, che io volessi o meno, il meccanismo che si cela dietro ogni mia dissociazione. \u00c8 relativamente da molti mesi che non mi capita di perdere il contatto con me stessa. Dico relativamente perch\u00e9 quindici o diciassette mesi o poco pi\u00f9, non credo siano molti. Riconosco per\u00f2 che sono un gran risultato date le mie condizioni precedenti. Purtroppo, per\u00f2, non \u00e8 detto che non ricapiti, non per forza a breve, non per forza ora, ma in generale. Potrebbero passare anni, decenni, e poi capitarmi di nuovo. Non so precisamente quale sia il mio pensiero al riguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mie emozioni sono sempre state altalenanti e i miei stati d\u2019animo cambiano repentinamente. Mi hanno sempre detto che sono lunatica e cos\u00ec non ci ho mai fatto troppo caso. Credevo fosse normale, essendo lunatica, cambiare emozione o sentimento (la cui differenza \u00e8 enorme, ma allora non la percepivo affatto) da un momento all\u2019altro e molto velocemente. Pi\u00f9 o meno presto, scoprii per\u00f2 che no, non lo era, non troppo per lo meno. Attraverso queste emozioni, che, nel momento in cui sopraggiungevano, erano esondanti, si sono costruite le altre me: me i cui desideri spesso non potevano essere neanche ascoltati, me che erano di una violenza inaudita e quindi bannate dalla vita reale, me che erano autolesioniste a livelli che non potevo permettermi. Cos\u00ec, operando per anni sempre allo stesso modo, sono finita con il frammentarmi in tante parti. Parti che prendevano il sopravvento sulla me cosciente e che mi hanno resa artefice di pi\u00f9 gesti di cui in parte mi pento, in parte no. Parti spesso in lotta tra loro, che hanno tentato e tentano ancora di spodestarsi l\u2019un l\u2019altra e di spodestarmi. Al giorno d\u2019oggi, molte parti si sono riappacificate con la me sciente, molte, per\u00f2, ancora no.<\/p>\n\n\n\n<p>Due sono le mie identit\u00e0 che pi\u00f9 in assoluto temevo e adoravo al contempo. Entrambe erano violente e aggressive ai massimi livelli, con un\u2019unica, esorbitante, differenza: tutta questa violenza e aggressivit\u00e0 una la scagliava verso chiunque gli si parasse davanti, l\u2019altra verso se stessa, e quindi, contemporaneamente, verso me e in particolare verso il nostro corpo, unica cosa che avevamo tutte in comune. Cos\u00ec, vorrei dire che la prima volta che ho ricevuto una lesione da parte delle mie stesse dita, ero sotto il \u201csuo\u201d controllo. \u00c8 falso. O meglio, non \u00e8 completamente vero, ma neanche completamente falso. In quel momento non ero pienamente io, ma ero proprio io, allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo, la dissociazione, con conseguente depersonalizzazione e derealizzazione, sintomi che sono stati presenti a lungo nella mia persona e che in una certa quantit\u00e0 ancora persistono, scaturisce da un trauma, il pi\u00f9 delle volte situato nella prima infanzia e per lo pi\u00f9 prima dei cinque anni. Diciamo che anche il mio caso potrebbe rientrare tra questi. Si presume che le mie dissociazioni siano iniziate gi\u00e0 da bambina, quando, a detta di mia sorella, \u00abfacevo quella da film\u00bb, fino a presentarsi in modo debilitante nella tarda adolescenza. Dall\u2019infanzia all\u2019adolescenza ho sempre avuto ottimi voti a scuola, ma la mia personalit\u00e0 era gi\u00e0 davvero provata e minata. Con lo scandalo della terza media, poi, si sono aperte ufficialmente le danze per i successivi traumi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono tutti di natura sessuale, i miei traumi. Non posso dimostrarne nessuno. Non posso denunciare n\u00e9 tantomeno fare altro, in quanto, l\u2019unico segno che hanno lasciato \u00e8 il disturbo mentale. Non ho segni sul corpo e i miei ricordi sono talmente sfocati e sconclusionati che non sarei una testimone valida. Spesso non saprei neanche dire cosa sia accaduto o se ci\u00f2 che \u00e8 accaduto sia stato reale. Le tracce, per\u00f2, sono rimaste, se non su questa carne che mi ostino ad odiare, sulla fragile mente che tenta di farci i conti. Sfibrati, i pochi neuroni rimasti intatti hanno tentato a lungo di non riportare al centro della memoria viva i frammenti di quegli orribili avvenimenti e, infatti, molte di quelle schegge affilatissime e mortali, che potrebbero cancellare definitivamente e per l\u2019eternit\u00e0 i miei progressi, non si sono mai palesate. A nessun ricordo integro \u00e8 stato mai permesso di varcare la soglia della me sciente, consapevole e perfettamente vigile. Ho solo pochi frammenti su cui lavorare e quei frammenti sembrano davvero surreali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le gambe di quella donna mi trasmettono ancora un terrore ferreo e palpabile, al punto che si potrebbe sezionare, ma, pur di proteggermi, la mia mente non riesce ad andare oltre quelle gambe sottili, avvolte nelle calze color carne. Il cuore perde i battiti ogni volta che quell\u2019immagine prende forma nella mia testa. La paura torna a stringermi forte le viscere e rimango, come allora, paralizzata. Non emetto un fiato, niente. Non so dire, in quanto non lo ricordo, se quella che segue questa scena sia una violenza sessuale o meno. Tutto mi dice di no, eccetto le sensazioni che ho addosso: nauseanti. Tuttavia, quelle potrebbero essere una ricostruzione errata dei fatti elaborata a posteriori. All\u2019epoca avevo circa quattro anni, mentre ora quasi ventidue.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scandalo terza media, invece, lo rammento bene e risveglia sempre pensieri atroci. Per un lungo periodo decisi di ignorarlo. Proprio durante quel periodo, riuscii addirittura ad iniziare una relazione, tanto desideravo seppellire ogni dubbio o anche solo strane reminiscenze di quelle gambe e di quello scandalo. Alla fine, il ricordo delle gambe svan\u00ec nel nulla. Si risveglier\u00e0 solo sette anni dopo. Spariva il ricordo delle gambe, peccato che veniva presto sostituito da quello delle sue mani. Non riesco a ricordare niente di quelle mani schifose. Nel momento stesso in cui mi svegliai e le sentii, la mia mente si scoll\u00f2 dal corpo al punto tale che potevo vedermi dall\u2019alto. All\u2019inizio il ricordo era confuso e non riuscivo a capire la prospettiva, non capivo l\u2019inquadratura perch\u00e9, effettivamente, l\u2019angolatura era troppo strana. Alla fine pensai di aver fatto un incubo e che tutto quello non fosse veramente accaduto. Quando, poco dopo, mi chiusi in bagno a piangere, continuavano a scorrere le lacrime ma non riuscivo a spiegarmi bene il perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi, ripensando a sette anni fa, non so cosa sia realmente successo. Credo per\u00f2 che l\u2019accaduto non fosse un orribile sogno, ma la tremenda realt\u00e0. Pi\u00f9 vado avanti, pi\u00f9 sono certa di questo, anche se non saprei come dimostrarlo n\u00e9 tantomeno come poter dire di non essere stata consenziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per anni ho pensato di averlo permesso io, di essere io colpevole di ci\u00f2 che mi era stato fatto e che, in definitiva, quello che mi era stato fatto non era neanche poi cos\u00ec grave: non si trattava di uno stupro, ma \u201csolo\u201d di una palpata al seno. Non potevo lamentarmi, tutto sommato. Non potevo biasimare neanche lui, d\u2019altronde ero io ad essermi addormentata di punto in bianco. D\u2019altronde\u2026 io ci sono rimasta insieme pur non provando pi\u00f9 sentimenti per lui. Il minimo che potesse accadermi era che il male che gli stavo facendo mi tornasse indietro. Ancora adesso, non riesco totalmente a dire che non fosse colpa mia, anche se so per certo che \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei poter dire che ora, posta fine a qualsiasi relazione dannosa e iniziato l\u2019ennesimo percorso riabilitativo, per di pi\u00f9 con buoni risultati, riesco a vivere comunque la mia vita, anche con e nonostante l\u2019ombra di violenze che non ho la certezza siano realmente accadute, tuttavia non \u00e8 propriamente cos\u00ec. C\u2019\u00e8 da dire che, ai fini clinici, mi hanno detto che non conta molto se il fatto sia sussistito o meno. Conta come reagisco e, dal momento che io reagisco come se il fatto sia realmente accaduto, bisogna prendere per buona questa reazione e trattare il paziente, e quindi la sottoscritta, come se avesse effettivamente vissuto un abuso sessuale. Questa affermazione se da una parte mi ha consolato, dall\u2019altra mi ha sempre terrorizzato. Perch\u00e9? Perch\u00e9 non potevo e non posso pi\u00f9, in alcun modo, negare che sia accaduto qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa paura affrontare la realt\u00e0, ma sono stanca della sentenza che mi condanna a non vivere se non frammentata. Sono stanca degli abusi e della violenza, fisica e psicologica, che mi sono stati impressi. Sono stanca di piegarmi di fronte al dolore che questi mi causano, stanca di perpetuare quei meccanismi e quegli schemi che mi colpevolizzano e continuano a farmi soffrire. La mia stanchezza per\u00f2, per la prima volta, non \u00e8 sinonimo di arrendevolezza. Per la prima volta ho la sensazione che, anche scoperchiando il vaso di Pandora, un giorno ne uscir\u00f2 riedificata, con ogni parte al proprio posto, con ognuna che sosterr\u00e0 l\u2019altra e che l\u2019aiuter\u00e0 l\u00ec dove il fallimento e la disfatta sembrano dietro l\u2019angolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Saremo una sola e saremo bella, anche con questo passato, anche portando il peso della nostra tristezza. Troveremo la forza di vivere. E vivremo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_44469\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"44469\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Soffro di dissociazione. 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