{"id":43823,"date":"2020-12-27T15:30:59","date_gmt":"2020-12-27T14:30:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43823"},"modified":"2020-12-29T18:57:11","modified_gmt":"2020-12-29T17:57:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-ultima-fermata-roma-termini-di-adriana-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43823","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Ultima fermata: Roma Termini&#8221; di Adriana Roman\u00f2"},"content":{"rendered":"\n<p>La stazione ferroviaria di Milano Centrale era semideserta, a quell&#8217;ora del mattino, e potei godermi in pace il silenzio che mi circondava. Lanciai uno sguardo all&#8217;orologio e mi accorsi di essere perfettamente in orario, un po&#8217; insolito per un tipo come me, ma era tanta l&#8217;emozione di riabbracciare<em> lei<\/em> che ero gi\u00e0 l\u00ec da un&#8217;ora. Stringevo in grembo una pianta di orchidea, il suo fiore preferito, e speravo che un viaggio di tre ore col Frecciarossa non la sciupasse granch\u00e9. Non vedevo l&#8217;ora di riabbracciare la mia Jessica, la donna migliore che avessi mai incontrato e l&#8217;amica pi\u00f9 cara che avevo al mondo. Il treno per Roma arriv\u00f2 in orario e fui felice di accomodarmi al mio posto, per poi posare sulla mensola il delicato fiore. Sorrisi tra me e me, immaginando il viso di lei raggiante di felicit\u00e0 per quella sorpresa inaspettata. <\/p>\n\n\n\n<p>Ero un tipo imprevedibile, Jessica lo sapeva, ma di certo non poteva prevedere quella mia mossa. La circolazione tra regioni era tornata regolare da pochi giorni e nella mattinata del 15 giugno, precisamente all&#8217;alba, mi ero destato dal sonno con il solo scopo di rivederla. Necessitavo di guardarla negli occhi, poterla toccare e udire la sua voce. Aveva la risata pi\u00f9 contagiosa del mondo, una dentatura splendida e due occhi come micce: esplosivi. Se non fossi stato gay, a quest&#8217;ora mi sarei risvegliato al suo fianco, i suoi lunghi capelli scuri sparpagliati sul cuscino e quel corpo perfetto di trentenne avvolto nel pigiama azzurro con gli unicorni. Forse qualche marmocchietto avrebbe completato il quadro, irrompendo nella stanza per mettere fine al nostro t\u00eate-\u00e0-t\u00eate mattutino. Ridacchiai. Per ingannare l&#8217;attesa, presi a scarabocchiare dei pensieri sparsi sul mio quaderno degli appunti. Avevo girato il mondo senza mai fermarmi, prima della pandemia, e solo durante il lockdown mi ero reso conto dell&#8217;importanza dell&#8217;introspezione psicologica. Il tempo a nostra disposizione era limitato; non potevamo conoscerne la quantit\u00e0, ma era indispensabile dargli qualit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Annotai il pensiero con aria soddisfatta. Avrei dovuto iniziare a scrivere sulle sfaccettature dell&#8217;animo umano anzich\u00e9 di viaggi. A giudicare dai consigli che dispensavo saggiamente a Jessica, probabilmente avrei sfondato con una rubrica incentrata sui problemi di cuore. Scossi la testa con un sorriso, ripensando ai mille disastri che era capace di combinare quella pasticciona dal cuore d&#8217;oro. Non mi sarei mai stupito abbastanza nel constatare quanto le persone buone fossero costantemente bistrattate. Mi bastava pensare all&#8217;ultimo ragazzo di Jessica per farmi accapponare la pelle dal nervoso. Quanto a me, non avevo ancora trovato la mia dimensione, all&#8217;interno di un&#8217;ipotetica coppia; ero uno spirito libero, per il momento, ma un giorno mi sarebbe piaciuto mettere radici. <\/p>\n\n\n\n<p>I viaggi fuoriporta erano belli solo nella misura in cui c&#8217;era qualcuno a casa pronto ad accoglierti, un focolare ad aspettarti. Ecco, lei era il mio focolare nella nebbia, la mia lanterna nella notte. E non riuscivo a capire gli uomini che, pur potendola amare e darle il mondo, non facevano che farla soffrire. Se solo fosse rimasta a Milano, avrei potuto prendermene cura con pi\u00f9 costanza. Sarebbe stato un piacere delizioso per me ascoltare i suoi racconti tragicomici sorseggiando insieme un caff\u00e8. Forse un giorno ci saremmo finalmente ricongiunti, come ai tempi della scuola, quando eravamo un&#8217;anima sola. Proseguii le mie meditazioni e ascoltai pigramente della musica, fino a quando fui raggiunto da un altro passeggero. Davvero molto carino, constatai. Moro, brizzolato e sulla quarantina. Fisico asciutto e tonico. Gli occhiali incorniciavano due grandi occhi verdi e un&#8217;espressione melanconica gli incorniciava il volto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFabio\u201d si present\u00f2, facendomi un cenno del capo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGiovanni\u201d risposi con un sorriso spontaneo. Era insolito per due passeggeri presentarsi, d&#8217;altro canto la voglia di contatto sociale non poteva che essersi implementata dopo la prima ondata pandemica. Iniziammo a chiacchierare e scoprii che entrambi eravamo in viaggio verso la capitale. Gli raccontai i migliori aneddoti sulla mia migliore amica e lui rise di gusto. La cara Jessica era sempre un ottimo spunto di conversazione, oltre che il mio argomento preferito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDa come stai dipingendo la tua amica, potrebbe essere la donna dei miei sogni\u201d comment\u00f2 Fabio. Io replicai che lui poteva tranquillamente essere quello dei sogni di lei. Sembrava veramente un uomo angelico e alla mano. Non sarebbe stato un gran bello scherzo presentarsi a casa sua con Fabio? Altro che orchidea! Cercai di trattenere una risatina al pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE&#8217; single?\u201d domand\u00f2 l&#8217;uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer tua fortuna, s\u00ec. Ma ora non dirmi che sei impegnato!\u201d lo ammonii.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono single, amico. Ho una professione che mi mantiene scapolo praticamente da sempre.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA chi lo dici, Fabio. Io sono un giornalista di viaggio, tu di cosa ti occupi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFaccio la guida turistica\u201d rispose l&#8217;altro, inforcando gli occhiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Era veramente un uomo affascinante e posato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn che zona di Roma si trova la tua amica?\u201d domand\u00f2 Fabio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli diedi l&#8217;ubicazione esatta e l&#8217;altro si illumin\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche io sono diretto l\u00e0, pensa un po&#8217;. Appena scendiamo dal treno, ho un autobus da prendere al volo. Jessica ti passa a prendere in stazione?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn realt\u00e0 le faccio una sorpresa\u201d risposi io \u201csono troppo sfacciato se ti chiedo di fare la strada insieme?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAssolutamente no, amico, anzi. Mi hai reso questo viaggio tutt&#8217;altro che noioso\u201d comment\u00f2 Fabio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE&#8217; bello constatare che le mascherine non abbiano alterato i rapporti sociali, in questi incontri fortuiti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuasi me l&#8217;ero dimenticata\u201d gli confid\u00f2 l&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer fortuna a te non si appannano gli occhiali. E&#8217; un autentico disagio, specie quando ci si muove.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;ora pi\u00f9 tardi fu annunciata la nostra fermata e ci dirigemmo di buona lena a prendere l&#8217;autobus.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCaspita, c&#8217;\u00e8 mancato un pelo che mi si chiudesse lo zaino nelle porte\u201d sbuffai rivolto all&#8217;autista, che naturalmente non mi degn\u00f2 di uno sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVieni, Gi\u00f2, ci sono due posti in fondo!\u201d mi chiam\u00f2 Fabio, dopo aver obliterato entrambi i biglietti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSei stato veramente carino a cedermene uno, Fabio. Mi scoccia che per l&#8217;andata tu debba rifarlo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCapirai!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe ne dici se, per ricambiare il favore, ti facessi conoscere Jessica? In fondo abiti nel suo stesso quartiere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Fabio parve compiaciuto, al pensiero. Ero stato ben attento a mostrare al mio nuovo conoscente le foto migliori di lei, selezionate accuratamente dal suo Instagram. Ma in fondo era bella pure in pigiama, pensai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPronto ad ammirare il pi\u00f9 grande spettacolo dopo il Big Bang?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPuoi dirlo forte. Ah, \u00e8 la nostra fermata.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quando riconobbi la palazzina dove risiedeva Jessica, gi\u00e0 mi brillavano gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCalmati, amico, stai sballottando da tutte le parti quella povera orchidea\u201d rise Fabio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, li mortacci a me! E dire che mi ero ripromesso di usare la massima cautela.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSicuro che non sono di troppo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto che no, i miei amici sono anche i suoi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCompresi quelli che conosci da due ore?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, se hanno il tuo aspetto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ridendo, giungemmo di fronte al cancello d&#8217;ingresso, che fortunatamente era solo accostato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGuarda qui\u201d dissi a Fabio, estraendo la chiave dell&#8217;appartamento di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSei praticamente suo marito\u201d comment\u00f2 l&#8217;altro \u201cma non le verr\u00e0 un colpo a trovarti dentro casa?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI colpi di gioia sono sempre graditi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVai avanti tu e annunciami, io ti aspetto qui fuori\u201d bisbigli\u00f2 Fabio.<\/p>\n\n\n\n<p>Annuii e, muovendomi di soppiatto, posai la pianta di orchidea sul tavolo del soggiorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Jessica era sicuramente in casa, in quanto la musica pop riempiva l&#8217;abitacolo. Doveva essere nella cameretta del figlio. S\u00ec, aveva uno splendido bambino di tre anni. E s\u00ec, ne avrei parlato a Fabio pi\u00f9 tardi. Udii il suono della risata di Jessica e il cuore mi si riemp\u00ec. Finalmente ero a casa. Dietro la porta, sentii il piccolo Leonardo chiedere proprio di me, dello zio Giovanni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma, quando torna lo zio a trovarci?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Jessica non rispose, le usc\u00ec solo un verso strozzato. Possibile che avesse percepito la mia presenza?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGi\u00f2?\u201d domand\u00f2 infatti, alzandosi dal pavimento puntellato di macchinine e ciabattando verso la porta. La spalanc\u00f2 e ci trovammo occhi negli occhi. I miei erano umidi, proprio come i suoi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma?\u201d la richiam\u00f2 il piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTorno subito, cucciolo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Jessica si chiuse la porta della cameretta alle spalle e scoppi\u00f2 in pianto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 piangi, Je? Sono qui, sono tornato!\u201d esclamai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuanto sono stupida\u201d mormor\u00f2 lei tra s\u00e9 e s\u00e9, asciugandosi gli occhi, \u201ccome poteva essere Gi\u00f2? Lui \u00e8 morto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A quelle parole, mi sentii gelare. Che razza di scherzo era quello? Tentai di scuotere la mia amica, ma scoprii con orrore che le mie mani non avevano consistenza. Non ero che un&#8217;ombra, un&#8217;ombra invisibile. Jessica intanto era in bagno a sciacquarsi il viso. Non voleva che il bambino la vedesse in quello stato. Crollai carponi per terra, sconvolto. Fu a quel punto che Fabio mi raggiunse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE&#8217; tempo di andare, amico mio.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco che, con la consapevolezza di chi si sveglia da uno sogno, mi ricordai tutto. Mi ricordai di essere morto in una stanza d&#8217;ospedale, nel reparto di terapia intensiva del Niguarda. Con Jessica mi ero sentito via messaggio il giorno prima, in quanto non ero pi\u00f9 in grado di parlare, e lei mi aveva fatto promettere che ci saremmo rivisti presto. Fabio pos\u00f2 la mano sulla mia spalla, scostandosi al contempo la mascherina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGrazie di avermi concesso quest&#8217;ultimo saluto\u201d gli dissi, alzandomi in piedi. Lanciai a Jessica un ultimo sguardo e mormorai un <em>ti amo <\/em>a fior di labbra. Il mio sentimento per lei era qualcosa che avrebbe trasceso lo spazio e il tempo. In cuor mio intuivo che mi sarebbe stato concesso di tenerla sempre con me, sebbene a distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu sei una sorta di guida ultraterrena, Fabio?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altro annu\u00ec, irradiando una luce di beatitudine che colm\u00f2 il mio animo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOra sono pronto ad andare, amico.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>*<\/p>\n\n\n\n<p>Cinque minuti pi\u00f9 tardi, Leonardo chiam\u00f2 a gran voce Jessica, che lo raggiunse in soggiorno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma, guarda!\u201d esclam\u00f2 il bimbo, entusiasta, \u201cprima non c&#8217;era!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;orchidea bianca troneggiava sul tavolo. Accanto ad essa era posata la chiave dell&#8217;appartamento, quella con il portachiavi a forma di unicorno. La chiave di Giovanni.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43823\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43823\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stazione ferroviaria di Milano Centrale era semideserta, a quell&#8217;ora del mattino, e potei godermi in pace il silenzio che mi circondava. 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