{"id":4336,"date":"2010-05-31T22:33:59","date_gmt":"2010-05-31T21:33:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4336"},"modified":"2010-05-31T22:33:59","modified_gmt":"2010-05-31T21:33:59","slug":"il-manipolatore-di-sogni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4336","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2010 &#8220;Il manipolatore di sogni&#8221; di Cristiano Sormani Valli"},"content":{"rendered":"<p><!--StartFragment--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><em>\u201cMa tu non potrai vedere il mio volto, perch\u00e9 <\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><em>nessun uomo pu\u00f2 vedermi e restare vivo\u2026 \u201c<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><em><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><em>Esodo 33,20.<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Akim Ibrahim Iqbo era manipolatore di sogni da nove mesi e tredici giorni. L\u2019attivit\u00e0 della compagnia, presso la quale prestava servizio, era cominciata nel 2011. Ora, ad un solo anno di distanza, il fatturato della Dreamer, era questo il nome dell\u2019azienda, era cresciuto del 415%.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Akim guadagnava abbastanza per mantenere la moglie, i tre figli e la loro casa a due piani con giardino. E poi il lavoro gli piaceva. Programmare l\u2019attivit\u00e0 onirica delle persone che richiedevano il servizio era un lavoro per lui molto interessante. Segnava nel data base del cliente, le immagini richieste nei sogni, fino ad un numero massimo di 23. Di solito si trattava di luoghi particolari, di persone famose, situazioni\u2026 per ogni richiesta si pagava una cifra prestabilita. Poi Akim applicava il microchip nell\u2019orecchio destro del sognatore e il computer, che accompagnava, come Morfeo, il dormiente nel viaggio della notte, faceva il resto. Inventava, manipolava il sogno del cliente utilizzando le variabili da lui scelte. Quelle che in gergo gli operatori chiamavano \u201cboe\u201d. Erano come protagoniste sicure del sogno. Una specie di canovaccio, insomma. Anche se il resto del \u201clavoro\u201d lo faceva come sempre la coscienza del sognatore. Finalmente si poteva sognare ci\u00f2 che si voleva. Modica cifra per una notte meravigliosa. \u201cMai pi\u00f9 incubi\u201d, recitava lo slogan, \u201csogna il sogno che vuoi!\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Jack Giuliani era un abituale cliente della Dreamer. Akim passava da lui ogni giorno da quando era in servizio e l\u2019uomo si sbizzarriva nelle richieste pi\u00f9 strane. Naturalmente ogni singola scelta era privata e tutelata dal segreto professionale. L\u2019azienda era categorica con chi contravveniva alla regola. Licenziamento ed allontanamento immediato dallo stato in cui si abitava. Per Akim non era mai risultato un problema. Non giudicava mai i suoi clienti. Ognuno era libero di sognare quel che meglio credeva. Nella vita \u201creale\u201d nessuno faceva del male a nessun altro e questo gli bastava.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Quindi si meravigli\u00f2 molto di non vedere scritto il nome dell\u2019uomo nell\u2019elenco, quando quel mattino alla centrale gli diedero il \u201cgiro\u201d della giornata. Jack non gli aveva detto niente. Lo chiamava cos\u00ec, ormai, confidenzialmente, come se fossero amici da sempre. Del resto conosceva i suoi sogni e si erano visti tutti i pomeriggi per 9 mesi e 12 giorni, escludendo i venerd\u00ec, giorno in cui Akim non lavorava. La Dreamer proponeva il servizio a prezzi abbordabili e molti erano i clienti abituali.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Con questi pensieri in testa Akim affront\u00f2 la giornata ma gi\u00e0 dopo il primo appuntamento non ci pens\u00f2 pi\u00f9. A riceverlo c\u2019era una donna di mezza et\u00e0, dall\u2019aspetto giovanile, bionda. Era sempre contento quando aveva a che fare con clienti del genere.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>E venne sera e fu mattina altre 3 volte e del nome di Jack nella lista, nemmeno l\u2019ombra. Alla fine del \u201cgiro\u201d del quarto giorno ad Akim avanzava un po\u2019 di tempo e decise di far visita all\u2019amico. Voleva capire cos\u2019era successo. Era strano che l\u2019uomo non gli avesse detto nulla. Non l\u2019avesse avvertito. Cos\u00ec riportato il furgone alla centrale, con la sua jeep, si diresse verso la villetta dell\u2019uomo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Le persiane erano chiuse. La casa sembrava apparentemente disabitata. Per un attimo Akim fu sul punto di girarsi e tornare da dove era venuto. <em>Che ci faccio qui, non lo conosco veramente quest\u2019uomo e non ho il diritto di farmi gli affari suoi\u2026<\/em> Dalla radio le note di una canzone d\u2019amore libanese. La voce della donna risuon\u00f2 nell\u2019abitacolo della macchina: \u201cQuante volte ti cercher\u00f2, quante volte non sarai dov\u2019eri, quante volte ti cercher\u00f2, quante volte non ti trover\u00f2\u2026\u201d Akim ascolt\u00f2 queste ultime parole poi spense la radio, si fece forza e si avvi\u00f2 a passi decisi verso la casa di Jack. Poteva essere in vacanza da qualche parte, pens\u00f2 cercando di rassicurarsi, oppure era andato a trovare qualche parente lontano. S\u2019immaginava una malattia improvvisa, la morte di un cugino che non vedeva da tempo. Di certo era strano che non gli avesse detto niente. Ripens\u00f2 alle richieste di sogni che gli aveva fatto. Erano sempre stati un po\u2019 strani. Cio\u00e8 non sempre, la maggior parte delle volte le boe erano cose semplici e molto comuni. Donne con le quali avere rapporti sessuali, un\u2019isola deserta, un castello, uno yacht, palazzi lussuosi, gioielli, soldi, sesso, droga, feste in piscina\u2026 gli uomini desideravano nei propri sogni quel che sempre avevano desiderato. Ma Jack, in alcune occasioni, e ora che ci pensava sempre pi\u00f9 spesso nell\u2019ultimo periodo, aveva inserito delle \u201cvariabili\u201d alquanto strane: angeli, arcangeli, il diavolo, una scala, un pozzo, la foresta, due gemellini uno maschio uno femmina, le costellazioni, il cielo, la lava di un vulcano\u2026 peccato che le boe fossero programmate per cancellarsi dal data-base il mattino seguente. Dopo che il cliente era stato accontentato non ne rimaneva traccia alcuna, in nessun luogo, se non nella memoria del sognatore. E del tecnico naturalmente. Akim avrebbe ricontrollato volentieri le richieste dell\u2019amico. Ne era sicuro, una settimana prima aveva inserito nelle variabili la parola Dio. Akim non ci aveva dato peso sul momento. Era un mussulmano moderato di sesta generazione. Allah era incastrato nei suoi pensieri, fra la partita di calcio e la spesa al supermercato del fine settimana. Stava a braccetto di sua moglie e dei suoi due bambini.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Il dito scuro di Akim premette il campanello della casa. In quello stesso istante cominci\u00f2 a piovere a dirotto. L\u2019uomo aveva un brutto presentimento. Era come se una voce gli intimasse di andarsene. Ma il dito, animato da volont\u00e0 propria, suon\u00f2 di nuovo. A quanto pare non c\u2019era nessuno. Poi, preso da una forza che non poteva controllare, come quando sei sicuro del risultato di qualcosa e azzardi un\u2019azione, gir\u00f2 la maniglia della porta e la porta si apr\u00ec. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>L\u2019uomo entr\u00f2 nell\u2019ombra della sala. Gli occhi ci misero un po\u2019 ad abituarsi alla mancanza di luce. Riconobbe la casa che ogni giorno visitava. Sembrava che tutto occupasse il solito posto di sempre. I mobili, i pochi oggetti, il giornale dei programmi televisivi sul tavolo. Akim controll\u00f2 la pagina su cui era aperto. Segnava la data di sei giorni prima. Il tutto era ormai diventato incomprensibile. Jack non poteva aver dimenticato di chiudere la porta prima di uscire. <em>Jack<\/em>, chiam\u00f2 timidamente. <em>Jack<\/em>, prov\u00f2 di nuovo con pi\u00f9 decisione. <em>Jack, sono io Akim, sei di sopra? <\/em>Nessuna risposta. Poi si accorse di un nuovo elemento. Lo colp\u00ec allo stomaco come un pugno d\u2019un pugile professionista. Dal piano superiore proveniva un forte odore. Come quello della conceria di pelli di suo cugino, in Marocco. Un odore aspro, forte, pungente. <em>Jack<\/em>, chiam\u00f2 di nuovo, questa volta con una sfumatura di terrore nella voce. Era un uomo diviso. Una parte di lui sarebbe scappata via di corsa da quella casa. L\u2019altra, piena zeppa di curiosit\u00e0, voleva sapere come sarebbe andata a finire quella strana storia. Naturalmente prevalse la curiosit\u00e0 e Akim sal\u00ec al piano di sopra. Si teneva al corrimano per non cadere, come se sotto a lui si aprisse un precipizio pronto ad ingoiarlo da un momento all\u2019altro. Man mano che saliva le scale, l\u2019odore si faceva pi\u00f9 forte.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Quando entr\u00f2 nella camera dell\u2019amico, per poco non vomit\u00f2. Tutto divent\u00f2 scuro in un attimo e il suo corpo cadde a terra privo di sensi. Rimase immobile in quella posizione per quasi un\u2019ora e Akim sogn\u00f2 di essere nel letto di casa sua, con la moglie accanto. Quando riapr\u00ec gli occhi era ancora tutto dove l\u2019aveva lasciato. Jack era sdraiato sul letto completamente nudo, gli occhi sbarrati. Il volto contratto dal terrore. Di fianco a lui un coltello da cucina dal manico rosso come il sangue che era raccolto in un\u2019enorme pozza ormai rappresa. Proprio sotto il suo corpo. Nel centro preciso del letto. L\u2019uomo giaceva come crocefisso, il ventre squarciato dalla lama affilata. Nella stanza ogni oggetto era stato distrutto, le tende strappate, lo specchio infranto sparpagliato a terra come dei coriandoli il giorno di carnevale. Jack riportava sul corpo evidenti segni di bruciature e sulla parete dietro la testata del letto campeggiava una scritta a vernice d\u2019oro: \u201csei qui\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Akim cerc\u00f2 di mantenersi in posizione eretta appoggiandosi allo stipite della porta. Non aveva il coraggio di entrare e soprattutto, memore dei numerosi film polizieschi che aveva visto in giovent\u00f9, non voleva incasinare le prove. Poi not\u00f2 qualcosa che lo costrinse a sciogliere quel tacito patto che s\u2019era imposto. Alla destra dell\u2019uomo c\u2019era una pergamena, come ne aveva viste solo al muse, col figlio, giusto un mese prima. Non aveva bisogno di raccoglierla, fortunatamente, per leggere quello che c\u2019era scritto in lettere d\u2019oro: \u201cNon puoi guardare il rogo negli occhi. Troppo \u00e8 tutto il grande per l\u2019uomo. Tutto insieme \u00e8 insopportabile. Tutta la gioia. Tutto il dolore insieme. Gli angeli e i demoni nelle orecchie, nelle narici. Mi torturano la carne. Mi bruciano il cuore e la testa. Portano via il soffio e io divento cieco. Sono come\u201d Era sicuramente la calligrafia dell\u2019amico e le parole erano state scritte con cura su quel foglio ingiallito. Quei segni incisi contrastavano col caos in cui era avvolto il resto della scena. La frase, per\u00f2, s\u2019interrompeva di colpo come se gli fosse stata strappata la pergamena di mano. Akim svenne di nuovo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Quando riapr\u00ec gli occhi era in camera sua. La moglie gli dormiva accanto profondamente. Akim guard\u00f2 il soffitto. Lo sguardo ancora allucinato, pieno com\u2019era della visione notturna. Respir\u00f2 a fondo guardandosi intorno poi d\u2019improvviso ricord\u00f2. Spinto dalla curiosit\u00e0, il giorno prima, aveva voluto provare il manipolatore. Non l\u2019aveva mai fatto.<span> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Si alz\u00f2 di scatto come per verificare che il mondo intorno fosse realmente vero. Cerc\u00f2 nell\u2019orecchio destro il congegno. Si tocc\u00f2 le mani e il volto guardandosi nello specchio del bagno e poi pianse. Non sapeva potesse sembrare tutto cos\u00ec reale. Non aveva mai capito i suoi clienti. Controll\u00f2 l\u2019orologio al polso e segnava le 4 e 53. Sua moglie dormiva profondamente. I bambini anche, probabilmente. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Akim scese nel salone. Si mise in ginocchio e preg\u00f2 il suo Dio, rivolto verso la Mecca, come non faceva da moltissimo tempo. \u201cMai pi\u00f9 incubi, sogna il sogno che vuoi.\u201d, gli riecheggiava nella mente.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span>Fuori il sole spuntava leggero all\u2019orizzonte, come una ballerina in un tut\u00f9 di fuoco.<\/span><\/p>\n<p><!--EndFragment--><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4336\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4336\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMa tu non potrai vedere il mio volto, perch\u00e9 nessun uomo pu\u00f2 vedermi e restare vivo\u2026 \u201c Esodo 33,20. 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