{"id":43297,"date":"2020-11-19T17:21:00","date_gmt":"2020-11-19T16:21:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43297"},"modified":"2020-11-23T18:25:22","modified_gmt":"2020-11-23T17:25:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-gli-incendi-si-spengono-dinverno-di-carmen-pisanello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43297","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Gli incendi si spengono d\u2019inverno&#8221; di Carmen Pisanello"},"content":{"rendered":"\n<p>Quell\u2019estate era sempre festa.\nBastava uscire di casa e si diventava come matti, specialmente di notte. Con la\nluna nuova le stelle trionfavano nella volta del cielo e non c\u2019era spazio per\nl\u2019oscurit\u00e0. Si vedevano proprio tutte, in quella benedetta isola in mezzo\nall\u2019oceano.<\/p>\n\n\n\n<p>Leo aveva scaricato una\u00a0<em>app<\/em>\u00a0per imparare a riconoscere le costellazioni. Pensava che le stelle fossero un ottimo argomento di conversazione, perch\u00e9 era bello parlare di qualcosa che tutti conoscono ma nessuno possiede. La vita in citt\u00e0 gliele aveva negate e l\u2019unico momento in cui si ricordava della loro esistenza era quando la sua ex ragazza leggeva l\u2019oroscopo mentre faceva colazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Per mesi avevano scherzato su Marte in Ariete e la quadratura di Saturno, poi le influenze cosmiche dovettero aver assunto una pessima configurazione, perch\u00e9 la ragazza smise di leggergli l\u2019oroscopo, poi di succhiargli l\u2019uccello e infine di esserci a colazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercava dunque in cielo le\ncostellazioni responsabili mentre si crogiolava con masochistico piacere nei\nricordi, ma aveva dovuto arrendersi allo splendore della Via Lattea senza poter\ndistinguere alcuna costellazione. Perduto nella volta del cielo fino a farsi\nvenire il mal di testa e a perdere l\u2019equilibrio, si stese sul selciato. La\nnotte luminosa lo salv\u00f2 dalle tentazioni malinconiche. Era stata una buona\ngiornata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel\ngiorno aveva camminato per chilometri sul ciglio dei dirupi che segnavano la\nzona vulcanica. Era sempre stanco morto dopo quelle escursioni, ma tornava a\ncasa aspettando che succedesse ancora qualcosa: che un vicino gridasse il suo\nnome per condividere il vino fatto in casa e&nbsp;<em>tapas<\/em>&nbsp;di frutti di mare, che nascesse un\nbambino, che scoppiasse un incendio sulla strada per la&nbsp;<em>caldera<\/em>, la bocca del\nvulcano, dove i pini si incendiavano ma non morivano mai. Neri e bruciati,\nqualche anno dopo l\u2019incendio rifiorivano, tornando a ombreggiare la strada\ntortuosa che portava a&nbsp;<em>el\nRoque<\/em>: mille metri di altezza da percorrere a zig zag, fra le\nstrade di montagna, in un susseguirsi di nausea e meraviglia che dava alla\ntesta.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo fu svegliato da\nuna nuvola di fumo. Come accadeva da sempre, ma sempre pi\u00f9 spesso, l\u2019incendio\nera davvero divampato nella calura estiva. Il fumo aveva riempito l\u2019aria fino\nai duemila metri, come se il vulcano fosse tornato attivo dopo un milione di\nanni per ricreare l\u2019isola da capo. Una nube di cenere si era posata sui\ndavanzali, sui panni stesi, sui tavoli e i gradini che scendevano nell\u2019orto. La\nbrezza fresca che veniva dall\u2019oceano era stata sostituita da un vento caldo,\nche aveva portato con s\u00e9 sabbia e cenere. Un gatto di paese lo fissava, mentre\ncinquanta chilometri pi\u00f9 a sud la montagna bruciava e un pezzetto di cenere\nroteava nell\u2019aria per atterrare placidamente nel suo caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>I\ncontadini sapevano che era l\u2019inverno il periodo in cui le montagne andavano\nripulite dai rami secchi per impedire che un incendio si propagasse per tutta\nl\u2019isola. Suo nonno lo diceva sempre. Se d\u2019estate il bosco bruciava, gli isolani\nlo delimitavano accendendo fuochi controllati. Le fiamme si sarebbero\nincontrate e divampando insieme si sarebbero poi spente in quell\u2019incontro, in\nuna&nbsp;<em>petit mort<\/em>&nbsp;che\nera la fine di tutto e la fortuna di chi da quelle ceneri sarebbe nato poi,\nconcimato dalla morte. Leo ricordava le parole di suo nonno: \u00abLa fine esiste\nsolo per chi ha gli occhi all\u2019indietro, Leo. La fine \u00e8 un punto di vista buono\nper la morte, ma ricorda che intorno, nel frattempo, tutto il resto rinasce\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante\nil caldo Leo non sopportava di rimanere in casa. Il modo in cui il padre aveva\ntrasformato la vecchia casa dei nonni a&nbsp;<em>El\nRemo<\/em>&nbsp;lo rendeva nervoso. Era stata dipinta d\u2019azzurro e\namaranto, decorata con il simbolo dell\u2019<em>ohm<\/em>&nbsp;sotto\nil tetto spiovente mentre un&nbsp;<em>tao<\/em>&nbsp;svettava\nsu finestre e porte. Un pugno nell\u2019occhio per chi osservava le casette sparse\nsulla costa della montagna, in quel pueblo di mille anime dove le abitazioni\ntradizionali erano costruite a secco combinando pietre vulcaniche e&nbsp;<em>barro,&nbsp;<\/em>il terreno\nargilloso locale. I colori dominanti erano il nero delle pietre e l\u2019arancio\ndelle tegole immersi nel verde delle montagne. Per Leo era stato difficile\naccettare che suo padre da maestro di geografia fosse diventato&nbsp;<em>Swami Chivisananda<\/em>. Ancor\npi\u00f9 difficile convincersi che la casa dove il nonno aveva banchettato con vino\ne&nbsp;<em>papas&nbsp;<\/em>in\ncompagnia dei suoi amici contadini fosse diventata una specie di tempio, una\ncasa silenziosa dedicata alla meditazione e alla composizione di musica&nbsp;<em>hare krishna<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Si\ndiresse verso il baretto del&nbsp;<em>pueblo,&nbsp;<\/em>ubicato\nin una piccola piazza affacciata sulle profondit\u00e0 del&nbsp;<em>barranco<\/em>. Mentre si\nattendeva il tramonto e con lui il primo fresco, i tavolini si erano affollati\ndi discorsi che avevano come unico argomento l\u2019incendio. I ragazzi erano giunti\nalla stessa conclusione de<em>&nbsp;los\nmayores<\/em>: era uno scandalo che la&nbsp;<em>Guardia Civil<\/em>&nbsp;non lasciasse che i\ncontadini contribuissero allo spegnimento dell\u2019incendio. Si faceva a memoria\nl\u2019elenco degli incendi precedenti, ma si diceva che quello era il pi\u00f9 grave\npoich\u00e9 c\u2019erano gi\u00e0 stati due morti: un forestale padre di famiglia e una bambina\ndispersa. La gente ai tavoli era scossa. Allora Drago si mise a raccontare una\nstoria che a Leo era rimasta sconosciuta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Claro,\u00a0<\/em>l\u2019incendio del 2007! Non lo ricordi perch\u00e9 non c\u2019eri\u00a0<em>cabr\u00f2n!\u00a0<\/em>Avevi cominciato l\u2019universit\u00e0 o qualche altra\u00a0<em>mierda<\/em>\u00a0calvinista o\u00a0<em>noseque.. \u2013\u00a0<\/em>estrasse un borsello di cuoio \u2013l\u2019incendio si propag\u00f2 qui, sulle montagne poco a nord di\u00a0<em>El Remo<\/em>\u00bb disse, mentre con una mano indicava la montagna e con l\u2019altra estraeva una cartina. \u00abAvevamo l\u2019obbligo di evacuare, ma tuo nonno, mio padre e io avevamo deciso di nasconderci in cantina. S\u00ec certo, ognuno nella propria\u00a0<em>cabr\u00f2n!\u00bb\u00a0<\/em>Rispose eloquentemente allo sguardo interrogativo di Leo, mentre roteava il braccio e quasi faceva volare la cartina piena di\u00a0<em>erba\u00a0<\/em>e tabacco. \u00abDalla montagna le pigne cadevano nel villaggio come bombe incendiarie! E noi, \u2013 chiuse il\u00a0<em>porro \u2013<\/em>\u00a0zac! Le lanciavamo indietro con le pale!\u00bb \u00abCon le pale? \u2013 chiese Leo perplesso \u2013 ma non avrebbe avuto pi\u00f9 sens..\u00bb \u00ab<em>Vale, vale, claro\u00a0<\/em>le spegnevamo con le coperte o con l\u2019acqua. Ma qualcuna l\u2019ho presa al volo e rilanciata indietro, come un fumogeno!\u00bb Leo sorrise, mentre immaginava Drago con il volto coperto, pronto per gli scontri con le fiamme. \u00abSe non avessimo disobbedito le nostre case sarebbero andate in fumo \u2013 continu\u00f2 l\u2019amico, assumendo un\u2019aria greve \u2013 cosa che potrebbe ancora accadere!\u00bb. Drago guard\u00f2 Leo seriamente accendendosi il\u00a0<em>porro<\/em>. Effettivamente il problema si riproponeva simile. <\/p>\n\n\n\n<p>Le loro case stavolta non erano nella zona di evacuazione, ma ogni slancio comunitario ad organizzarsi era stato spento \u2013 quello s\u00ec \u2013 sul nascere, quando i contadini giunti con seghe, pale e coperte sul luogo dell\u2019incendio si erano visti rispedire indietro dalla\u00a0<em>Guardia<\/em>. Ci si indign\u00f2 sottovoce, ma quando il numero delle birre e dei bicchieri di vino fu sufficiente, i gruppetti sparsi fra i tavolini del bar si unirono in un unico coro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCon\nquesta storia della professionalit\u00e0 ce la stanno menando a tutti per il naso \u2013\ndisse Leo, riavviandosi i capelli scuri ormai rossicci grazie al sole canario \u2013\nda quando \u00e8 la&nbsp;<em>Guardia\nCivil<\/em>&nbsp;ad occuparsi di queste situazioni, la montagna brucia e\nnoi qui ad affogare nel vino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBestiale\n\u2013 concord\u00f2 Drago \u2013 tutto in mano a un pugno di forestali che non conoscono la\nterra, n\u00e9 i sentieri. Non basteranno un paio di elicotteri per spegnere il\nfuoco\u00bb afferm\u00f2 laconico mentre passava il&nbsp;<em>porro<\/em>. I suoi occhi chiari sembravano grigi\ncome il mare di nubi che segnava l\u2019orizzonte. I capelli biondi ossidati dal\nsole rendevano inconfondibile il suo sangue teutonico, nonostante il viso\nabbronzato e indurito dal vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiamava cos\u00ec Drago, perch\u00e9 pare fosse stato partorito sull\u2019isola in un bosco di alberi di drago. Il drago era una pianta rara, tipica delle isole, e gli\u00a0<em>hippies<\/em>\u00a0attribuivano ai boschi di drago incredibili capacit\u00e0 mistiche, nonostante si trattasse di raggruppamenti di appena una decina di esemplari. <\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u00ec che Drago nacque una notte dell\u2019estate 1982, durante un festino a base di LSD. La comunit\u00e0\u00a0<em>hippies<\/em>\u00a0che da qualche tempo si era stabilita nell\u2019isola aveva appena cominciato a contribuire alle statistiche demografiche locali con una nuova generazione di isolani dagli occhi insolitamente azzurri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora ai\ntavolini del bar vecchia e nuova generazione si confrontavano ed era uno\nspettacolo a vedersi. La vecchia generazione contava fra le sue fila numerosi\nesuli dal grigio di qualche metropoli a nord del Danubio. La maggior parte dei\nlocali, isolani dalla pelle caramello e dalla cassa toracica insolitamente\nampia, erano emigrati all\u2019estero, o nella penisola iberica, dove avevano cercato\ndi svolgere un mestiere&nbsp;<em>vero<\/em>,\no perlomeno ben pagato. Chi era rimasto erano i contadini, i pescatori, e\nqualche altro&nbsp;<em>caballero<\/em>&nbsp;che,\nstanco di emigrare in citt\u00e0 caotiche e puzzolenti era rientrato alla quiete di\nLa Palma. Cos\u00ec, la generazione degli adulti di&nbsp;<em>El Remo<\/em>&nbsp;era una strana accozzaglia di\nartisti, mistici, artigiani, contadini, pescatori e a volte tutto questo\ninsieme nella stessa persona. I figli degli&nbsp;<em>hippies&nbsp;<\/em>erano cresciuti insieme ai\nlocali e parlavano con un accento canario degno del pi\u00f9 vecchio pescatore\ndella&nbsp;<em>isla<\/em>.\nIl fatto che fossero tutti fratellastri fra loro, ma raramente fratelli, aveva\nreso l\u2019albero genealogico di&nbsp;<em>El\nRemo&nbsp;<\/em>particolarmente interessante.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abClaro\n\u2013&nbsp;<\/em>sentenzi\u00f2 Leo&nbsp;<em>\u2013<\/em>&nbsp;se\nil fuoco arriva alla&nbsp;<em>Caldera<\/em>&nbsp;saremo\nnei guai, domani la massima \u00e8 di 45 gradi e non so se \u00e8 il vento o questo senso\ndi impotenza, ma a me sembra di impazzire\u00bb. Drago lo guard\u00f2 e dopo aver mandato\ngi\u00f9 l\u2019ultima <em>lapa<\/em> gli disse: \u00abIl vero\nrischio di impazzire lo corri nella tua&nbsp;<em>peninsula\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Era\ncresciuto in una grotta naturale sul fianco del dirupo: due stanze e una\ncucina, giusto prima dell\u2019abisso. Leo ricordava con amore la casa dell\u2019amico,\ndove si rifugiava per leggere con lui i nuovi fumetti arrivati dalla citt\u00e0. Fu\nascoltando certe storielle che Drago inventava quando fumava la marjuana\nsottratta al padre, che Leo disegn\u00f2 il suo primo fumetto. Le avventure di Drago\nper procurarsi l\u2019erba ebbero un discreto successo fra i banchi di scuola.\nL\u2019amore per il disegno lo aveva portato lontano da&nbsp;<em>El Remo<\/em>&nbsp;mentre Drago\ndopo aver tentato di studiare scultura a Barcellona alla fine era tornato,\nscoprendo un amore inaspettato per i campi e dimostrando un certo talento per\nla coltivazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma\nquella estate erano l\u00ec, fuori dal bar di&nbsp;<em>El Remo<\/em>, e decisero che l\u2019indomani sarebbero scesi\nin spiaggia, insieme come ai vecchi tempi, solo che ora avevano la jeep e non\ndovevano pi\u00f9 fare due chilometri di cammino ripido, cercando di non sbucciarsi\nle ginocchia mentre salivano fra gli alberi di mandorlo e i fichi d\u2019india.\nSvelti come capre, scendevano dalle rocce aguzze e saltavano burroni come nulla\nfosse, movimenti che il corpo non aveva mai dimenticato, nemmeno quello di Leo,\nche tanto a lungo era stato altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Al mare una larga chiazza nera\ngalleggiava sull\u2019acqua. La sabbia e le rocce, anch\u2019esse nere, venivano\nricoperte dalla cenere che placidamente veniva restituita dal mare. Si\nspogliarono nudi, come d\u2019abitudine, e si tuffarono fra le onde dell\u2019oceano e la\ncenere. Leo pensava all\u2019altro lato della montagna che bruciava, mentre loro erano\nl\u00ec a rinfrescarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando\ntornarono alle loro borse, sul telefono c\u2019era un messaggio con una notizia.\nPare che a provocare l\u2019incendio fosse stato un&nbsp;<em>hippy<\/em>&nbsp;tedesco che abitava sull\u2019isola da\nqualche anno. Era uno dei tanti che vivevano nelle grotte della costa nord mangiando\nquello che la natura offriva, in cerca di armonia con la natura e l\u2019universo.\nIl tedesco, dopo aver fatto i suoi bisogni nel bosco, aveva dato fuoco a certa\ncarta che aveva usato per pulirsi il culo, ma aveva perso subito il controllo della\nfiamma che era divampata immediatamente fra gli aghi di pino e le sterpaglie\nsecche.<\/p>\n\n\n\n<p>Drago,\nrotolandosi nella sabbia vulcanica nera di pietra e brillante di pirite, si\ndipinse braccia e gambe di nero usando la cenere sparsa sul bagnasciuga. Quel\nnuovo colore lo faceva sentire sicuro e pi\u00f9 forte. Sul viso si fece due strisce\nnere per guancia, come aveva visto fare al cinema. Gli bastava chiudere gli\nocchi per diventare un&nbsp;<em>Guanche<\/em>,\nuno dei leggendari nativi dell\u2019isola, e nessuno avrebbe potuto dire il contrario.\nLeo guard\u00f2 l\u2019amico e pens\u00f2 a quando avrebbe di nuovo dovuto abbandonarlo per\ntornare in citt\u00e0. Un groppo gli si strinse in gola. \u00abTutto questo \u00e8 ridicolo. E\ntu lo sai Drago. Non basta un&nbsp;<em>hippy<\/em>&nbsp;per\ndare fuoco alla montagna \u2013 si gett\u00f2 sulla schiena per guardare il cielo \u2013 lo\nsanno tutti che gli incendi si spengono in Inverno\u00bb.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43297\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43297\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quell\u2019estate era sempre festa. 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