{"id":43263,"date":"2020-11-16T17:54:33","date_gmt":"2020-11-16T16:54:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43263"},"modified":"2020-11-16T17:54:36","modified_gmt":"2020-11-16T16:54:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-irene-di-giovanni-pezzino-rao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43263","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Irene&#8221; di Giovanni Pezzino Rao"},"content":{"rendered":"\n<p>Seduta\nsul letto, con una gamba incrociata sotto l\u2019altra, il trucco scolato e i\ncapelli raccolti malamente da un elastico verde, Irene trov\u00f2 finalmente il\ncoraggio di dirgli che il loro era un rapporto di vicinanza, s\u00ec, ma una\nvicinanza diversa, ti prego capiscimi, ti voglio davvero bene, \u00e8 che proprio mi\nsembra che per certe cose abbiamo preso direzioni diverse e non voglio essere\nun limite alla tua libert\u00e0, \u00e8 solo che non cerchiamo pi\u00f9 la stessa cosa. <\/p>\n\n\n\n<p>In quel tiepido\ntardo pomeriggio di agosto, mentre il giallo caldo del crepuscolo ammantava la\ntenda bianca del grande soggiorno della casa al mare, lui non oppose alcunch\u00e9, spost\u00f2\ndi qualche centimetro il piccolo pesce di tufo posto sul tavolino di marmo\nbianco che era rimasto a fissare per tutto il tempo, la guard\u00f2 appena negli\nocchi e, infilate le mani in tasca, se ne and\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00ec a poco la\nsua omosessualit\u00e0 e forse anche la sua impotenza si stesero come olio su tutti\ni discorsi e i pettegolezzi che lo riguardavano. A poco a poco se ne convinse\nanche lui, sfinito all\u2019angolo della sua esistenza, ridotta ad un susseguirsi\nmeccanico di schemi ripetitivi che non contemplavano alcun tipo di\ncompromissione che andasse oltre la scelta di uno shampoo nuovo o la visita a\nsua madre. Lui non reagiva, per indole o perch\u00e9 non lo aveva mai visto fare.\nIncassava molto bene, rimaneva sempre educato e signorile. Il suo rifugio era\nla routine e una certa cerchia di conoscenze di superficie, di teatrali pacche\nsulle spalle davanti al bar, di goliardia raccontata e mai vissuta e di donne\nche salutavano pi\u00f9 gli altri che lui. E al bancone del bar, dopo i saluti,\nrestava a lungo con la mano attorno al bicchiere ghiacciato, a fissare i\ncubetti che galleggiavano, cercando di trattenere un disperato bisogno di\nscoppiare in pianto. E a volte non ci riusciva, ma il cameriere lo sapeva e\ncontinuava a tirare il marmo a lucido.<\/p>\n\n\n\n<p>Per prendere aria,\nnel dicembre dell\u2019 anno dopo, fece un lungo viaggio in Inghilterra, dove ebbe\npi\u00f9 di una conferma che non si trattava di omosessualit\u00e0 o di impotenza.\nTuttavia, gi\u00e0 poco tempo dopo il suo ritorno l\u2019euforia era passata, le donne\ninglesi erano rimaste lass\u00f9, nessun seguito a parte una conferma alla loro\nrichiesta di seguire il suo account di Instagram con zero foto e trentadue\nfollower. <\/p>\n\n\n\n<p>Il grande magnete piazzato dietro al congegno ben oleato della sua ordinaria esistenza lo attrasse a s\u00e9 senza la minima resistenza da parte sua e ricondusse i suoi passi sul solito tracciato e i giorni ripresero a susseguirsi come al solito. Ma c\u2019era una tarma che dal ritorno dall\u2019Inghilterra aveva cominciato, con le sue traiettorie tortuose, a scarabocchiare sulle linee dritte della sua agenda: il pensiero di Irene. <\/p>\n\n\n\n<p>Era tornata insistentemente\na mostrarsi in sogno, a volte mentre gli veniva incontro in una grande strada\nalberata e deserta, a passo deciso e con uno sguardo di sfida, altre volte nel\nmezzo di una accesa discussione durante la quale si toglieva la giacca e la\nlanciava sul divano senza smettere mai di parlare. Non ci volle molto prima\nche, un gioved\u00ec pomeriggio, si sorprendesse a superare le vetrine del bar\nadornate con finti fiocchi di neve e luci bianche intermittenti senza neanche\nsalutare il cameriere e tirasse dritto verso casa di Irene, che non stava pi\u00f9\ncon quello per cui lo aveva lasciato e viveva da sola in una casa al decimo\npiano. <\/p>\n\n\n\n<p>Il portiere gli\ndisse che Irene non era in casa. Usc\u00ec dalla portineria e dopo aver rigirato in\nmano il cellulare per qualche minuto la chiam\u00f2. Dopo diversi squilli, appena\nprima che riuscisse a rinunciare a quell\u2019impresa, Irene rispose \u2013 Paolo Testi!\nMi sono caduti i sacchi della spesa per terra appena ho visto il tuo nome sul\ntelefono! Ma da dove spunti? Oddio che bello sentirti, non ci credo! <\/p>\n\n\n\n<p>Paolo rimase per\nqualche secondo con un sorriso sul volto senza parlare, con lo sguardo nel\nvuoto, poi un \u2013 Come stai? &#8211; detto al volo riusc\u00ec a colmare il silenzio\nevitando imbarazzi. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Io bene, cio\u00e8 mi\ndo da fare, sempre un po\u2019 un casino come al solito, ma tu? Dimmi cosa hai fatto\ntutto questo tempo. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 No dai, che\nnoia, veramente vuoi sapere cosa fa un dentista single tutto il giorno? Forz\u00f2\nuna risata disinvolta, compiacendosi del tono spigliato. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 \u00c8 di quelli\nimpegnati che non mi importa niente &#8211; rispose Irene &#8211; quindi s\u00ec, lo voglio\nsapere! <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Senti ma \u00e8 vero che abiti in quel palazzone davanti a Villa Maderni, quello coi campi e il parco? <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 E a te chi te l\u2019ha detto? <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ti pedino ogni\ngiorno da due anni, so tutto di te. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Cretino. Ma dove\nsei? <\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Davanti a casa\ntua, il portiere mi ha detto che non c\u2019eri. <\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Aspettami l\u00ec,\narrivo in dieci minuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Era dimagrita ma in forma, i capelli castani legati in una coda alta, un abitino nero stretto e un cappotto di lana, stivali alti e la borsa che gli aveva regalato lui per un compleanno. Lo abbracci\u00f2 come se fosse un parente emigrato che non vedeva da vent\u2019anni, poi lo guard\u00f2 per qualche secondo negli occhi e disse \u2013 Ci sei ancora. Paolo riusc\u00ec a rispondere con un sorriso che sper\u00f2 potesse contraccambiare quell\u2019euforia, che lo confuse e lo indispett\u00ec lievemente. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appartamento era\ngrande e con molti spazi aperti. La porta d\u2019ingresso si apriva su un soggiorno\ncon pareti curve, lungo le quali correvano sinuose librerie bianche. Di fronte\nall\u2019unica parete retta erano posti a ferro di cavallo tre divani davanti a un\ncamino con una massiccia cornice in ferro scuro, sormontato da una gigantesca\ntela graffiata da veloci pennellate rosse su uno sfondo bianco. La linea di\nluce che promanava da dietro la cornice posta lungo il perimetro del soffitto,\nsospendeva l\u2019atmosfera dando una sensazione di fioco torpore. <\/p>\n\n\n\n<p>Paolo quella sera\ncerc\u00f2 invano di rilassarsi, con Irene che non faceva altro che raccontare\nvecchi aneddoti su di loro che non suscitavano in lui la simpatia o l\u2019ilarit\u00e0\nirrefrenabile che in certi momenti la trascinava in risa sfrenate, e nelle\nquali non era certo che le importasse pi\u00f9 di tanto coinvolgere anche lui. Sta\ndi fatto che per Irene rest\u00f2 una magnifica serata, che si ripet\u00e9 per altre due\nvolte, dopo di che lei si rimise con lui e a lui non rimase altra scelta che\nrimettersi con lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo rientr\u00f2 cos\u00ec\nnel giro delle coppie fidanzate. Rispolver\u00f2 il repertorio di rituali di saluto,\ndi variazioni sul tema spassosissimo del tavolo della pizzeria diviso in due,\nmaschi da un lato e femmine dall\u2019altro, di chilometri al litro e di resort per\nle vacanze. L\u2019anestesia era entrata pienamente in circolo ma aveva sempre\nquell\u2019effetto collaterale, quel serpente silenzioso che lo solleticava in fondo\nallo stomaco quando cadeva il silenzio per qualche secondo o quando finiva il\nvino, e che a volte tentava la risalita. Lo sentiva sibilare e muoversi a\nscatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Irene era una\ndonna che riusciva ad essere bella anche quando non lo era, i suoi movimenti\nerano superbi e imprevedibili come il fumo sottile illuminato dalla luna, i\nsuoi colori scuri tenebra inquietante e ombra che ripara. Riusciva a\nrisucchiarlo a s\u00e9 in turbini di piacere, in sfoghi di pianto tempestosi, in\ncarezze silenziose. Tutto di lei lo sovrastava, la sua bellezza, il suo impeto,\nle sue risate acute e cristalline, il suo potere vibrante e assoluto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella nuova casa\ninsieme a Irene vivevano tre gatti, ma per fortuna le stanze erano numerose e\ngrandi e raramente le loro strade si incrociavano. Ogni tanto ne trovava uno\nacciambellato dentro un vaso o in passerella sopra la cornice del camino con la\ncoda alzata e lo sguardo fisso su una preda invisibile, oppure udiva dall\u2019altra\nstanza il martirio dei tappeti sotto gli artigli ben tesi. La reciproca\nignoranza rendeva tollerabile quella convivenza, che per Irene invece era la\nchiosa perfetta dell\u2019idillio ritrovato. Paolo, come spesso si trovava a fare,\naveva trovato anche per questa parte della vita di Irene un posto da spettatore\ntorvo e voyeur. La padrona chiamava a raccolta le bestie davanti alla porta\nd\u2019ingresso, nel salone. Si abbassava per versare i croccantini, a volte senza\ncurarsi della scollatura che si apriva. Li accarezzava tutti pi\u00f9 volte,\nfacevano a gara per strusciarsi sulle sue gambe. Da sopra il giornale gli occhi\ndi Paolo diventavano fessure e rimaneva sovente in apnea senza accorgersene, le\ndita affondate dentro la carta.<\/p>\n\n\n\n<p>Una fresca notte\ndi luglio Paolo stava seduto sul letto con le spalle appoggiate alla testiera\nmentre un filo di luna puntava sul viso sereno di Irene. Per molte notti era\nrimasto a guardarla; quella notte, invece, le pass\u00f2 una mano in mezzo ai\ncapelli, le carezz\u00f2 tutto il volto, i fianchi, le gambe, la rigir\u00f2 finch\u00e9 non\nfu sveglia e senza farla parlare si cal\u00f2 su di lei. Non ne fu sorpresa, n\u00e9\nseccata. In silenzio si tesero i suoi muscoli, si schiusero le labbra e le\nunghie cominciarono a premere e a strisciare sulla schiena ricurva di Paolo.\nPoco dopo lei era sopra di lui, gli sorrideva con occhi che nelle tenebre\nsembrarono ridere di lui e si nascondevano dietro i capelli calati sul viso. <\/p>\n\n\n\n<p>Irene guardava\nPaolo steso a gambe dritte e con le braccia aperte in mezzo alle coperte\nstropicciate. Gli occhi verdi fissi sui suoi occhi celesti non abbandonavano\nquel sorriso che Paolo non riusciva a ricambiare, che lo inchiodava l\u00ec su quel\nletto come un peccatore e un disgraziato. La vestaglia completamente aperta sul\nseno, Irene scost\u00f2 una ciocca di capelli dal viso portandola dietro l\u2019orecchio,\nsi alz\u00f2 in piedi e scomparve dietro la porta del bagno.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo si alz\u00f2\nlentamente, si pass\u00f2 le mani tra i capelli radi e sul viso, si alz\u00f2 per fare\nqualche passo ma subito si dovette rimettere a sedere sulla poltroncina\nall\u2019angolo della stanza. Nudo, semiafflosciato, sperimentava per la prima volta\nla sensazione della tappezzeria damascata a contatto con il suo sedere.\nAll\u2019improvviso si sent\u00ec senza vestiti, il che fece riaffiorare in lui\nl\u2019ancestrale disagio dell\u2019uomo nei confronti di ci\u00f2 che deve stare coperto.\nPoggi\u00f2 la caviglia destra sul ginocchio sinistro mettendosi dritto sulla\nschiena, stese una mano sul bracciolo della poltrona mentre con l\u2019altra\nlisciava i pantaloni invisibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella\nsemioscurit\u00e0, unica complice in quello stato di attesa davanti alla porta del\nbagno, poco era possibile mettere a fuoco nella stanza. Paesaggi neri appesi\nalle pareti, tende fatte di luce sottile e fievole, la silhouette di una larga\nfoglia di filodendro stesa sulla parete grigia.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un soffio di\nvento la tenda rianim\u00f2 la stanza e Paolo si ricord\u00f2 del balcone. Con una\ntorsione del collo, mantenendo le gambe accavallate, si volt\u00f2 verso la finestra\ne vide uno dei gatti camminare sulla ringhiera sottile. Era quello tutto grigio\ncol pelo corto e lucido, che nella notte sembrava nero con riflessi di luce. Si\nferm\u00f2 a met\u00e0 del suo vertiginoso percorso, inarc\u00f2 la schiena stiracchiandosi in\nprofondit\u00e0, allung\u00f2 le zampe anteriori in avanti, si ricompose e scomparve nel\nbuio con un balzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Irene torn\u00f2 in\ncamera e fecero l\u2019amore. Dopo circa un\u2019ora le venne sete e and\u00f2 a prendere\ndell\u2019acqua in cucina inoltrandosi nel corridoio scuro e lucido. Mentre Paolo la\naspettava disteso sul letto, la testolina bianca dell\u2019altro gatto apparve in\nmezzo alle sue gambe. Gli occhi gialli lo fissavano immobili. Il terzo sbuc\u00f2\ndal cachepot argentato, da dove aveva evidentemente assistito a tutto quello\nche era avvenuto in quella stanza fino ad allora, mentre il primo, che aveva\nvisto in balcone, attravers\u00f2 la tenda come se non esistesse, per venirsi infine\na sedere sul tappeto posto davanti al letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano tutti l\u00ec. E\nPaolo in mezzo. Irene rientr\u00f2 con una brocca e due bicchieri su un vassoio che dimentic\u00f2\nall\u2019istante sul cassettone, senza neanche versare l\u2019acqua n\u00e9 per s\u00e9 n\u00e9 per\nPaolo, non appena i gatti le si fecero incontro trottanti per accoglierla. Le\nloro flessioni, le torsioni e gli attorcigliamenti di coda le dipinsero in viso\nun treno di espressioni intense, le fecero allargare le narici e affondare i\npolpastrelli nel pelo che copriva quei fragili scheletri. Questa visione sembr\u00f2\nsuggerirgli che se quella notte era destinata all\u2019apoteosi del piacere, essa\navrebbe potuto essere raggiunta solo se a quello umano si fosse aggiunto il\npiacere felino. Sent\u00ec la mascella per qualche istante in preda a spasmi\nincontrollabili. Ne chiam\u00f2 uno a s\u00e9 per accarezzarlo. Il grigiastro gli si\navvicin\u00f2 per primo e con un\u2019apparente docilit\u00e0 ne sopport\u00f2 le carezze in mezzo\nalle orecchie con gli occhi socchiusi ma dopo pochi secondi si conged\u00f2 senza\ncomplimenti, andandosi a sistemare su una poltrona.<\/p>\n\n\n\n<p>Il piano liscio su\ncui quella notte sembrava destinata a scivolare si era improvvisamente riempito\ndi asperit\u00e0 pelose, irsute e urticanti. Si sentiva fiacco e la gola gli si\nandava seccando mentre la ascoltava raccontare un aneddoto dopo l\u2019altro,\nincluso quello del graffio ad un suo ex, che decret\u00f2 la fine di una serata e,\nin pochi giorni, della loro storia. Da un pezzo si era rannicchiato sul letto,\nabbracciato ad un grande cuscino nel quale trov\u00f2 copertura e conforto precari. <\/p>\n\n\n\n<p>Cercava tra le curve\nnere del disegno sulle lenzuola un modo per fare deragliare il discorso, ma\nogni curva si intrecciava con un\u2019altra, cos\u00ec come i suoi vani tentativi\nmonosillabici, quasi afoni. Con i gatti ormai padroni della stanza e del\ndiscorso, non gli apparve del tutto assurda la prospettiva che Irene potesse\nsubire, nel giro di pochi anni, una regressione contronatura, che l\u2019avrebbe\nportata a miagolare invece che a parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle quattro del\nmattino non aveva ancora preso sonno. Si alz\u00f2, and\u00f2 in bagno a sciacquarsi il\nviso, si vest\u00ec e se ne and\u00f2 da casa di Irene.<\/p>\n\n\n\n<p>Si incammin\u00f2 senza\nuna meta precisa con la giacca in mano. Contava le mattonelle quadrate sul\nmarciapiede evitando accuratamente di calpestare le fughe. I gatti lo\ngraffiavano da dietro le costole e lui li colpiva con piccoli pugni sul petto,\nricacciandoli nel buio della cassa toracica.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato\nall\u2019incrocio con il viale principale si ferm\u00f2 e rimase immobile per diversi\nminuti a fissare il grande platano. Non si accorse neanche di un vecchio\nubriaco che, barcollando, lo spinse cos\u00ec forte da fargli cadere di tasca le\nchiavi di casa. Di quell\u2019uomo si limit\u00f2 a rilevare l\u2019odore forte di luppolo e\nsudiciume, senza neanche guardarlo. Raccolse le chiavi, le soppes\u00f2 nella mano e\nle infil\u00f2 in tasca.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva un gran\nsonno. <\/p>\n\n\n\n<p>Il platano a gambe\naperte faceva cadere gatti dai suoi rami, li lanciava e li faceva schiantare a\nterra. Gliene lanciava anche addosso, e loro lo riempivano di graffi che lui\ncurava con grossi fiocchi di ovatta che si tingevano man mano di rosso.<\/p>\n\n\n\n<p>Strinse forte la\ncorda che aveva al collo e si tagli\u00f2 di netto la testa. Un taglio obliquo, ben\nfatto. La prese e la fiss\u00f2 al collo di un altro corpo pulito e sano. Stando\nattento a non farla scivolare a terra, con un piccolo balzo riusc\u00ec a salire sul\nbattello che navigava sulla strada. Nudo e soddisfatto si addorment\u00f2 sul ponte,\ndisteso su un sedile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019imbarcazione\ncadde in preda a una violentissima tempesta e per Paolo non ci fu scampo. Lo\nscafo si schiant\u00f2 contro un muro d\u2019acqua e lui fin\u00ec catapultato in alto, il\ncorpo libero nell\u2019aria salmastra.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ritrov\u00f2\naccovacciato sul pavimento, freddo, tremante e con un forte dolore alla gamba\ndestra. Si era tirato addosso le coperte del suo letto e aveva fatto cadere la\nsveglia per terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche giorno\nsi limit\u00f2 a sentire Irene per telefono, accampando scuse innocue ma efficaci\nper far sembrare la sua assenza imposta dal combinarsi fortuito dei suoi\nimpegni. La sera si trovava sempre davanti alla sua cena solitaria, un calice\ndi bianco ghiacciato e una ciotolina di arachidi salate, nella casa pulita,\nperfettamente ordinata e vuota. La luce gialla delle piantane si rifletteva\nsulle gocce dorate che scivolavano sul vetro del bicchiere e che il suo dito\nraccoglieva una ad una prima che bagnassero la tovaglia color \u00e9cru. Furono\nnotti tranquille, solo ogni tanto abbagliate da lampi verdastri e sottili lame\naguzze.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, di\nsera, uscito dallo studio decise di fare strada a piedi. Al telefono Irene gli\ndisse che non aveva ancora finito di lavorare e che potevano vedersi da lei tra\nun\u2019ora, ma era meglio che lui andasse gi\u00e0 ora ad aprire un po\u2019 le finestre e\nmettere il vino in freezer.<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva mai\nusato le chiavi di casa di Irene, pur avendole da tempo. Appena entrato lanci\u00f2\nla giacca sul divano e apr\u00ec tutte le finestre della casa, nonostante in quel periodo\nl\u2019aria avesse cominciato a rinfrescarsi parecchio. Dopo una decina di minuti\nsembrava quasi di stare in una grande terrazza esterna ma col soffitto. L\u2019odore\nforte di lettiera sporca non se n\u2019era andato ancora del tutto, cos\u00ec si sedette\nin balcone.<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ec si poteva\nammirare il panorama urbano tipico dei piani alti. Gli appartamenti che di\nsolito non si riescono neanche a vedere dalla strada si rivelavano come fini e\nsegreti decori posti sulla cima dei palazzi di cui si conosceva l\u2019aspetto solo dal\nbasso, e che ora si mostravano nella loro interezza, pi\u00f9 belli e misteriosi,\ncome rari unicorni sorpresi ad abbeverarsi alle acque di un lago. Sotto, un\ntremolio di puntini e di scatolette che scivolavano ordinatamente su strisce\ngrigie, non emettevano suoni e, a guardarli bene, non avevano neanche molto\nsenso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento si era\nalzato forte e teso. Scompigli\u00f2 le pagine delle riviste poggiate sul tavolo e\ngonfi\u00f2 le tende scure fino a farle arrivare al soffitto, per poi ricadere\ncontro le finestre. Le porte aperte sbatterono una dietro l\u2019altra e il frusc\u00eco\ndelle piante dell\u2019appartamento si trasform\u00f2 gradualmente in uno schiocco\nritmico che si faceva frenetico ad ogni folata che entrava dalle finestre. La\ncasa sembrava aver preso vita in maniera sinistra, senza che ci\u00f2, tuttavia,\nturbasse minimamente Paolo. Anzi, consegnare agli elementi quel luogo gli\nsembr\u00f2 la cosa pi\u00f9 naturale. Lo sent\u00ec puro, nuovo, pulito, sano. Una tempesta\nsembrava essersi alzata a quelle altezze, ma non aveva intenzione di riparare\ndentro n\u00e9 di proteggersi. <\/p>\n\n\n\n<p>Imperturbabile, il\ngatto grigiastro lo stava ad osservare dall\u2019angolo della ringhiera su cui era\nseduto, il suo corpo apparentemente insensibile alle raffiche violente, la\ntesta leggermente inclinata, come se si stesse interrogando.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 a\ncamminare sicuro sul bordo sottile della ringhiera a passi piccoli e ordinati.\nArriv\u00f2 a portata di mano dell\u2019uomo che aveva scatenato la tempesta nella casa.\nNe sent\u00ec la carezza, che si fece sempre pi\u00f9 pesante fino a fermarlo, con la pancia\nschiacciata sul freddo metallo. La mano indugi\u00f2 sulla schiena morbida, poi\naffond\u00f2 nella collottola, la presa ben stretta. In un momento la mano si liber\u00f2\nin uno slancio, il vuoto immenso si riemp\u00ec e il vento trasport\u00f2 nel cielo il\nsuono del piccolo corpo scomposto, che cadde sordo l\u00ec gi\u00f9, in mezzo ai puntini che\nnon avevano senso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43263\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43263\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 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bene, \u00e8 che proprio mi sembra che per [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_43263\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43263\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 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