{"id":43244,"date":"2020-11-13T16:34:52","date_gmt":"2020-11-13T15:34:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43244"},"modified":"2020-11-13T17:12:31","modified_gmt":"2020-11-13T16:12:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-pastorale-veneta-di-veronica-santoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43244","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Pastorale veneta&#8221; di Veronica Santoro"},"content":{"rendered":"\n<p>La notte che Berto nasce &#8211; una tipica notte di\npiena estate in pianura padana, nera e densa come la pece \u2013 la quiete ovattata,\nronzante di zanzare, \u00e9 rotta dal grido acuto di sua madre, che muore mettendolo\nal mondo. Il silenzio inghiotte quell\u2019urlo e torna compatto. Non si ode il\npianto del bimbo, il che suscita un fitto mormorio, nei giorni seguenti, fra le\ndonne del paese. Il loro brusio concitato serpeggia fra le viuzze, dietro ai\nbanchi in chiesa, davanti alle botteghe, agli angoli delle case, simile ad uno\nsciame d\u2019api. Un bambino che non vagisce, nato in silenzio! Quel neonato deve\nessere strano. E d\u2019altronde, la madre \u00e9 morta di parto: Iddio si \u00e9 pronunciato,\na suo modo. Cos\u00ec, a quel parlottare, s\u2019intrecciano preghiere, avemarie\nsussurrate con la voce rotta, scongiuri e bestemmie, finch\u00e9 il parroco, don\nTerenzio, non decide di mettervi fine. Si sa che la madre di Berto, pace\nall\u2019anima sua, \u00e8 rimasta incinta da un foresto, passato al villaggio per una\nnotte e poi subito ripartito all\u2019alba. Il piccolo, dunque, non ha neppure un\npadre. \u201cAllever\u00f2 io l\u2019orfano\u201d dichiara una domenica il parroco, con voce\ntuonante, dal pulpito \u201cfinch\u00e9 non sar\u00e0 adulto\u201d. Si smorza il chiacchiericcio\nfra le file a messa, finalmente, ma per poco. Perch\u00e9 Berto cresce e non parla\nancora, o meglio, non sembra interessato a farlo coi propri simili. In\ncompenso, si siede sul bordo dei fossi, facendo <em>cic-ciac<\/em>, <em>cic-ciac<\/em>, coi\npiedi nell\u2019acqua e intrattiene discorsi afoni con le nutrie o con i merli. Non\npassa molto che, in paese, si inizi a chiamarlo Berto lo Scemo. <\/p>\n\n\n\n<p>Trascorrono anni e un giorno una carrozza\nentra in paese, in un gran scalpitio di zoccoli che richiama tutti i paesani in\nstrada. I passi sicuri di un uomo ben vestito, con costose scarpe di cuoio,\nticchettano fin davanti alla canonica, poi si ode bussare con decisione alla\nporta di don Terenzio. Nell\u2019arco di una mezz\u2019ora, le novit\u00e0 serpeggiano da una bocca\nall\u2019altra, in un crescendo di voci ora eccitate, ora tremanti: il paese vibra\ncome un alveare. \u201c<em>Berto xe divent\u00e0 ricco<\/em>!\u201d\nsi ripete, mentre la storia gi\u00e0 si gonfia, si arricchisce di dettagli, riecheggia\nnel coro di voci confuse. Alla fine, tocca alla Bruna moglie del fornaio ufficializzare\nil racconto: \u00e9 arrivato un parente di Berto, con grandi notizie. Il ragazzo ha\nereditato una fortuna, da quel padre sconosciuto che non si \u00e9 mai pi\u00f9 fatto\nvedere in paese. L\u2019anziana Adelina, che fatalit\u00e0 si trova in canonica in quel\nmomento \u2013 come fa sempre, per riassettare le stanze del religioso \u2013 ha sentito\ndistintamente lo schiocco della serratura di un forziere provenire dal\nsalottino degli ospiti. E poi a seguire, un\u2019esclamazione soffocata di don\nTerenzio, il quale le conferma poi che si tratta di una fortuna, una vera\nfortuna! Inutile dire che, quella sera, nelle case si spengono molto tardi, nel\nbuio, gli ultimi bisbigli. Il paese, sfinito dalle troppe emozioni della\ngiornata, boccheggia sotto un\u2019afa micidiale, stesa sulla pianura come una\ncoperta di piombo. L\u2019oscurit\u00e0 notturna pullula di ronzii, di fruscii, di\nsospiri&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ecco, nel cuore di quella stessa notte, il silenzio \u00e9 squarciato da un suono che fa sobbalzare tutti nei letti. Le campane! A quest\u2019ora? Non si saranno dimenticati di qualche solennit\u00e0, \u00e8 forse san Lorenzo o l\u2019Assunta? No, via, siamo a luglio, ci manca pi\u00f9 d\u2019un mese! E allora che succede? Che sia scoppiato un incendio? Don Terenzio! Oh Signore, cosa mai\u2026! Nel tumulto generale, fra i rintocchi spettrali, stridono gi\u00e0 i pianti nervosi di alcune donne, ma per fortuna, non tutte si abbandonano a simili debolezze. Sulla via principale, risuonano i passi pesanti della Bruna del fornaio, che, raccolta fra le braccia la camicia da notte al di sopra dei polpacci robusti, corre ballonzolando e ansimando verso la chiesa, da cui riecheggia quello scampanio indiavolato. Chiamate don Terenzio! Ma dov\u2019\u00e8 quel prete? I fedeli lo invocano, agitati, mentre molti altri corrono dietro alla Bruna per andare a vedere. Mentre un gruppo di gente si \u00e8 ormai radunato nel piazzale davanti alla chiesa, le campane pian piano si sono fermate, il loro suono si va smorzando. Si leva nel buio una risata surreale, che gela il sangue nelle vene. \u201cDon Terenzio!\u201d grida la Bruna, ed ecco una voce sconosciuta, che fra uno scoppio di risa e l\u2019altro le risponde: \u201c<em>El paroco xe and\u00e0<\/em>!\u201d. E gi\u00f9 ancora risate. Ma di chi \u00e8 questa voce? Da dove arriva? Di sottofondo si sente un fortissimo <em>cic ciac<\/em>, <em>cic ciac<\/em>, <em>cic ciac<\/em>, come di piedi frenetici nell\u2019acqua. Oltre la chiesa, si stendono prati e fossi: c\u2019\u00e8 qualcuno che si aggira, senza dubbio. E poi ancora, quel ghigno grottesco, da demone! Si sente un vicino fruscio d\u2019erba alta, mentre la risata sconvolgente riprende, e con essa di nuovo quel <em>cic ciac<\/em>, <em>cic ciac<\/em>\u2026 \u201c<em>El me ga ciav\u00e0 i schei, el prete el me ga ciav\u00e0 i schei!<\/em>\u201d. Alcuni hanno portato delle lanterne, le alzano per illuminare la scena: intorno al campo che circonda la chiesa, intento a saltare come un invasato da un fosso all\u2019altro, c\u2019\u00e8 Berto lo Scemo. Il volto deformato da una smorfia grottesca, ripete forsennatamente la sua scandalosa denuncia. Qualcuno invoca ancora don Terenzio, ma il buon padre non risponde, non pu\u00f2 rispondere, perch\u00e9 \u00e8 sicuramente gi\u00e0 lontano dal paese, da qualche parte nell\u2019oscurit\u00e0 fluida. \u201c<em>Venti ani passadi a taser, ma adesso no taso pi\u00f9<\/em>!\u201d urla Berto, fuori di s\u00e9, percorrendo su e gi\u00f9 il campo a salti. Le pie donne si fanno il segno della croce e gridano al miracolo, i volti atterriti, mentre Berto, con quella voce rimasta inedita dalla notte in cui \u00e8 nato, lancia risa sfrenate ed impudenti al cielo senza stelle<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43244\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43244\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte che Berto nasce &#8211; una tipica notte di piena estate in pianura padana, nera e densa come la pece \u2013 la quiete ovattata, ronzante di zanzare, \u00e9 rotta dal grido acuto di sua madre, che muore mettendolo al mondo. 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