{"id":43216,"date":"2020-11-09T11:20:27","date_gmt":"2020-11-09T10:20:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43216"},"modified":"2020-11-09T11:20:29","modified_gmt":"2020-11-09T10:20:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-preludio-fuga-e-variazione-di-cinzia-tozzini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43216","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Preludio, fuga e variazione&#8221; di Cinzia Tozzini"},"content":{"rendered":"\n<p> <br>Fasci di carta pentagrammata frusciarono sonoramente. <\/p>\n\n\n\n<p>Aveva chiuso gli occhi mentre rivedeva gli appunti e l\u2019aveva colto il sonno. Le sue gambe, stese con le caviglie allacciate, non rispondevano pi\u00f9; eppure toccava alzarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sporgendosi dal divano, si mise a cercare lo\nsmartphone a tentoni: la stanza anche nelle ore di sole restava in penombra e\nadesso era completamente oscurata. Soltanto, vicino alla finestra, si vedeva\nuna ragnatela agitarsi a tratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente lo trov\u00f2: era finito sotto il\npianoforte a coda e, nel brusco risveglio, i fogli scivolati per terra\nl\u2019avevano ricoperto. Qualcosa doveva essersi rotto: non si illuminava. La\nstanza era cos\u00ec buia che non riusciva a leggere l\u2019ora, per quanto avvicinasse\ngli occhi e li stringesse, e facesse s\u00ec che un raggio di luna incontrasse il display\nleggermente inclinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si decise ad alzarsi del tutto e a raggiungere\nl\u2019interruttore. Le sue gambe lo reggevano gi\u00e0 bene.<\/p>\n\n\n\n<p><a>\u00ab<\/a>Bene,\nbene!<a>\u00bb<\/a>, si rallegr\u00f2 fra s\u00e9 l\u2019organista, \u00abSia la\nluce!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La luce artificiale, appena giallastra, si\ndistese sulle cose, riducendo le dimensioni sospettate della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe\u2026 possibile? Le nove! Stavo per perdere la\ncena.\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p>Si chin\u00f2 per controllare lo stato delle sue\ncalze: appena appena non troppo pulite; ma in serata non c\u2019era niente in\nprogramma che comportasse il togliersi le scarpe, quindi perch\u00e9 cambiarsi le\ncalze?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe nove, le nove, le nove!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Si sedette di fronte al pianoforte. Sbirci\u00f2 in\nfretta gli spartiti pi\u00f9 prossimi, quelli sparsi sul coperchio e quelli caduti\nai piedi del panchetto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUhm\u2026 le nove!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Scatt\u00f2 in piedi e cominci\u00f2 a vestirsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla finestra entravano voci confuse. L\u2019organista\nscosse la testa e raccolse da un angolo un paio di scarpe. Non troppo pulite. Le\nrimise a posto con fare compito e lezioso. Indoss\u00f2 le sue scarpe da organo, le\nuniche che manteneva ogni giorno ben lucidate. Prese le chiavi della macchina e\nscese gi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Le scale sapevano di gatto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe schifo! Se si aspettano che le pulisca io\nqueste scale hanno una bella fantasia\u2026 come se non avessi altro da fare!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Inciamp\u00f2 nell\u2019ultimo gradino e fin\u00ec per terra\ndisteso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria della notte giunse alle sue narici disorientate\nattraverso il portone, che era stato lasciato appena socchiuso. Era caduto\nproprio nel punto che il gatto aveva bagnato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tolse la giacca e la gett\u00f2 nel\nportaombrelli; usc\u00ec e chiuse con cura il portone. Fischiettando si diresse\nverso la sua auto. Apr\u00ec la portiera e si sporse dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHum\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Spost\u00f2 un cumulo di spartiti e si sedette.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSaranno le 9.15\u2026 praticamente sono gi\u00e0 in\nritardo. Bah! Aspetteranno.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 a rovistare fra le chiavette ammucchiate\nnel vano del cruscotto e ne inser\u00ec infine una. Conteneva una registrazione del\nsuo \u201cPr\u00e9lude, fugue et variation\u201d di C\u00e9sar Franck. <\/p>\n\n\n\n<p>La musica arriv\u00f2 e prese subito a vibrare nel suo\npetto, come fa l\u2019aria nelle canne d\u2019organo. Mise in moto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il labirinto delle brevi strade del quartiere termin\u00f2\nin una via pi\u00f9 lunga, dritta e buia, disegnata fra i campi; ai lati gli alberi sfilavano\nveloci. <\/p>\n\n\n\n<p>Si immise in autostrada e vide che era quasi\nsgombra; soltanto, molto indietro, correva un grosso camion. Di fronte a lui\nl\u2019asfalto era pulito come un nastro nero: una ferita scavata per lui nel dorso\ndella terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2 nello specchietto: il camion si era\navvicinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Disse ad alta voce, come altre volte aveva\ndetto: \u00abChe bestione orrendo!\u00bb, e intanto pensava: \u00ab\u00c8 l\u00ec, grosso, sporco, e non\nsi cura di questa musica incredibile che \u00e8 davanti al suo muso. Che ne sapr\u00e0, quello\nche lo guida, di C\u00e9sar Franck? Chiss\u00e0 che trasporta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Premette il piede sull\u2019acceleratore, per\nallontanarsi dal camion. Ma anche quest\u2019ultimo si fece pi\u00f9 veloce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAh, s\u00ec? Vuoi giocare, scarafaggio?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Congiunse la mente alla <em>Variation <\/em>che\nadesso iniziava e quasi chiudendo gli occhi spinse l\u2019acceleratore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il camion si avvicin\u00f2 ancora una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volto dell\u2019organista si contrasse. Quel\ncamion stonava nello specchietto, con la sua mole opprimente. Nell\u2019occhio\ndell\u2019organista non c\u2019era posto che per il nero della notte e per quei profili\nperfetti che appartengono alle cose quando il buio le avvolge. <\/p>\n\n\n\n<p>Poteva il camion superarlo? No, non poteva. E,\nnel caso, lui non era disposto a farsi superare. Se lo sarebbe semplicemente\nlasciato alle spalle, lontano dalla vista, chiss\u00e0 dove. Sarebbe bastato\naccelerare ancora un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Acceler\u00f2 ancora un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Il camion era ancora l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Credeva di sentire come un alito viziato sulla\nnuca, mentre lui si fondeva a quell\u2019incredibile <em>Variation<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019un tratto, una nota parve emergere fra le\naltre e spronarlo a rifiutare l\u2019invadenza che quel coso imponeva alla sua vista.\nSi commosse di fronte a quell\u2019invito che la bellezza gli stava offrendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un attimo. Altre note lo trascinarono in\nluoghi pi\u00f9 alti.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso, con tutta la sua forza, con tutto il\nsuo peso moltiplicato dal potere della musica avrebbe premuto\nsull\u2019acceleratore. Come suonando una nota estrema su un organo etereo, che\navrebbe messo tutto il resto a tacere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, d\u2019improvviso quella nota sognata si\nstacc\u00f2 dalle altre e fu veramente l\u00ec, viva e reale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019organista prese tutto quello che di s\u00e9 pot\u00e9\nraccogliere e lo port\u00f2 sul pedale. Suon\u00f2 la nota estrema, spostando il piede sulla\npedaliera di un organo immaginario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo piede cal\u00f2 e la sua mente assorta\nrinvenne all\u2019improvviso. L\u2019auto era tornata a essere quello che era, un\u2019auto in\nmezzo a un\u2019autostrada. L\u2019organo e il pedale che quella nota con il suo canto di\nsirena aveva chiesto con cos\u00ec tanta grazia di premere erano svaniti, e il piede\ndell\u2019organista era premuto sul freno dell\u2019auto.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un urto tremendo. L\u2019auto inchiodata di\ncolpo; il camion contro a velocit\u00e0 folle.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019auto esplose in una nube di frammenti e il\nconducente del camion si rinvenne dal colpo di sonno che l\u2019aveva preso per un\nmomento.<\/p>\n\n\n\n<p>Vide che davanti a s\u00e9 non aveva pi\u00f9 nessuno, e\ncredette e a un miraggio dei suoi occhi stanchi, assetati di casa e di vita.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43216\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43216\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fasci di carta pentagrammata frusciarono sonoramente. 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