{"id":43168,"date":"2020-10-27T12:32:30","date_gmt":"2020-10-27T11:32:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43168"},"modified":"2020-10-27T12:32:31","modified_gmt":"2020-10-27T11:32:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-la-sartina-di-firenze-di-maria-pia-acquistucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43168","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;La Sartina di Firenze&#8221; di Maria Pia Acquistucci"},"content":{"rendered":"\n<p>Gisella era una ragazza dolce e carina. Di lavoro faceva la sarta in una nota casa di moda. Nel suo lavoro era imbattibile, raffinata e sempre attenta. I suoi giorni trascorrevano uguali, pieni di stoffa e punti da mettere. Non si stancava mai. Fare la sarta le piaceva e le permetteva di conoscere gente ricca e facoltosa. La sera usciva dal laboratorio tardi e andava a passeggiare in centro e l\u00ec s\u2019incantava ad ammirare i negozi sognando di diventare stilista. Ritornando in se entr\u00f2 in un caff\u00e8. Questo succedeva tutte le sere.<br> Una mattina andando presto al lavoro decise di cambiare strada. Da lungo Arno s\u2019incammin\u00f2 verso Piazza della Signoria. Qui incroci\u00f2 un noto personaggio e salutandosi, gentilmente si misero a parlare.<br> Era presto e Gisella poteva ancora passeggiare un p\u00f2.<br> Il distinto signore la invit\u00f2 a fare colazione e lei accett\u00f2 con gentilezza. I due sedettero fuori del caff\u00e8, la mattina c\u2019era un bel sole e si godeva della citt\u00e0 ancora non invasa dai turisti. Parlarono del pi\u00f9 e del meno. Lui per\u00f2 non si espose molto, mantenendo l\u2019anonimato.<br> Poi si salutarono e Gisella ritorn\u00f2 verso il laboratorio. Entrando salut\u00f2 l\u2019amica che era nel salone e che le disse: \u201cGisella \u00e8 ancora presto. Ti hanno buttato gi\u00f9 dal letto?\u201d<br> \u201cNo Cinzia volevo passeggiare e godermi questa splendida citt\u00e0 ma sai ho incontrato un tipo molto elegante che mi ha offerto pure la colazione\u201d, ribad\u00ec Gisella.<br> \u201cAh per\u00f2\u201d, rispose l\u2019amica.<br> Intanto le sartine cominciarono ad arrivare ed ognuna di loro prese posto come ogni scolaretta. Entr\u00f2 la direttrice che mise sul tavolo da lavoro una stoffa magnifica. Tutte a toccarla con le mani. Era una nuvola di seta, i suoi colori ondeggiavano e andavano da un blu ad un azzurro polvere molto delicato.<br> Poi rivolta a noi disse: \u201cRagazze dobbiamo confezionare un abito per una nobildonna. Serve prontezza e meticolosit\u00e0 nel mettere punti, non sbagliate, lavorate con accuratezza. Io vi seguir\u00f2.\u201d<br> La direttrice usc\u00ec.<br> La tagliatrice cominci\u00f2 il lavoro e ad ognuna di noi diede il suo compito. Chi smacchinava e chi faceva gli orli. Era tutta una baraonda.<br> La direttrice s\u2019affacci\u00f2 sulla porta e mi chiam\u00f2: \u201cGisella vieni con me, andiamo al magazzino delle stoffe.\u201d<br> Il magazzino era molto grande, c\u2019erano bobine e bobine di tessuti colorati, a fantasia, pizzi e ecc.<br> Prese quello che cercava e lo port\u00f2 in laboratorio.<br> \u201cSignora direttrice posso iniziare il mio lavoro?\u201d Disse Gisella.<br> Presi la stoffa e iniziai a montare l\u2019abito con sveltezza e passione. Si vedeva che avevo l\u2019arte di accostare pezzi di stoffa e farne un capolavoro di vestito. I gesti di prendere la stoffa tra le mani erano innate in me. Questo la direttrice lo sapeva.<br>  Un giorno nel laboratorio capit\u00f2 un agente di teatro. Dovevamo confezionare degli abiti di scena per una commedia. Il lavoro era molto impegnativo, ma nello stesso tempo interessante economicamente. Ne valeva la pena, il nostro atelier sarebbe stato conosciuto anche come abiti teatrali.<br> La direttrice accett\u00f2 e con l\u2019agente andarono in magazzino a scegliere le stoffe. Cominciarono a srotolare le bobine dei velluti e delle sete. Era magnifico, una gi\u00e0 immaginava la scena e l\u2019attrice che lo avrebbe indossato.<br> L\u2019agente di teatro era rimasto affascinato, fece cos\u00ec una bella ordinazione e cominci\u00f2 il grande lavoro.<br> Venne il pomeriggio tardi, uscita dal lavoro feci la solita passeggiata e rividi il signore elegante. Questa volta mi ferm\u00f2 e ci dilungammo nell\u2019incontro. Poi finalmente si present\u00f2. Si chiamava Leonardo e veniva dalla collina di Fiesole. Continuando mi raccontava che i suoi genitori erano appartenuti ad un nobile casato fiorentino ed era proprietario del caff\u00e8 dove la mattina andavo a fare colazione.<br> All\u2019improvviso rivolto a me disse: \u201cE lei cosa fa? Come si chiama?\u201d<br> \u201cMi chiamo Gisella e lavoro come sartina in una casa di moda\u201d, dissi.<br> Ormai ero diventata amica di Leonardo, non mi interessava se era ricco e apparteneva alle famiglie pi\u00f9 \u201cIN\u201d di Firenze. Quel signore dai modi cos\u00ec distinti mi cominciava a piacere.<br> Rimanemmo ancora a parlare un p\u00f2. Gli raccontai dell\u2019impresario teatrale e dell\u2019ordinazione dei vestiti per la recita che doveva fare.<br> \u201cGisella sai le stoffe fiorentine sono le migliori al mondo, sono le pi\u00f9 pregiate. Abbiamo il primato fin dal tempo rinascimentale, da quando i Medici ci hanno menzionati nella storia. I migliori stilisti da tutto il mondo si rivolgono a noi\u201d.<br> Gisella la storia la conosceva molto bene e fu orgogliosa di far parte di quel mondo privilegiato e dorato della moda.<br> Finirono di bere l\u2019ultimo aperitivo e si salutarono. Ognuno poi per la sua strada.<br> La mattina era domenica. Un sole luminoso brillava nel cielo e i raggi entravano nella camera. Gisella si alz\u00f2 e vestitasi usc\u00ec di casa. Voleva dedicare la domenica all\u2019arte. Prese la strada che portava a Palazzo Pitti.<br> Mentre aspettava l\u2019entrata visit\u00f2 i giardini, belli con le loro piante fiorite che emanavano un profumo inebriante e i loro colori vivaci. Sembrava di essere in un quadro dipinto da pittori famosi.<br> Finalmente i portoni si aprirono e con lei entrarono i turisti.<br> Gisella cominci\u00f2 a guardarsi intorno. Presa da quell\u2019arte magnifica stette li per un p\u00f2 di ore godendo di quella bellezza che nutriva la sua anima, sete del sapere.<br> Verso le due usc\u00ec con la sua macchina e prese la strada che portava a Fiesole. Aveva pensato che una gita tra le colline avrebbe completato la sua giornata.<br> Appena arrivata a Fiesole parcheggi\u00f2 e si incammin\u00f2 verso la piazza. Qui trov\u00f2 una cantina caratteristica chiamata Il Gallo d\u2019Oro. Dall\u2019altra parte della piazza un famoso caff\u00e8 e fuori incontr\u00f2 Leonardo.<br> Lui le venne incontro e le chiese: \u201cCome mai a Fiesole, Gisella?\u201d<br> Lo salut\u00f2 e gli rispose che era venuta per mangiare e distrarsi un p\u00f2.<br> I due entrarono al Gallo d\u2019Oro. La cucina della cantina era buona e godeva di una notoriet\u00e0 incredibile, che tutti, compresi i turisti, almeno una volta avevano visitato e gustato.<br> Leonardo guardava di sottecchi la ragazza. Aveva una certa simpatia ed era dolce e esile, metteva tenerezza e somigliava ad una figura dipinta dai maestri fiorentini.<br> Gisella di tutto questo non s\u2019accorgeva, era presa da altre cose. Pensava a farsi un nome come sarta e poi sfondare nel mondo della moda. Leonardo in questo settore poteva aiutarla, essendo conosciuto nella citt\u00e0.<br> Uscirono dal Gallo d\u2019Oro e andarono a passeggiare lungo l\u2019Arno. Ad un tratto le prese delicatamente il braccio e parlando arrivarono fino a Ponte Vecchio.<br> Tra i due si era instaurata qualcosa di pi\u00f9 di una bella amicizia.<br> La mattina del luned\u00ec Gisella and\u00f2 al lavoro e come sempre pass\u00f2 al solito caff\u00e8 per la colazione ma non trov\u00f2 Leonardo. Domand\u00f2 al barista: \u201cOh Luchino si \u00e8 visto il signor Leonardo?\u201d<br> \u201cE\u2019 fuori per lavoro\u201d, rispose il barista.<br> Gisella rimase impensierita, bevve il suo caff\u00e8 e torn\u00f2 al laboratorio.<br> Le ragazze dell\u2019atelier erano laboriose e parlavano sotto sotto dei pettegolezzi della citt\u00e0. La discussione cadde proprio su Leonardo. Dicevano che era innamorato di una nobildonna fiorentina e che era andato in vacanza con lei. Gisella al discorso rimase di stucco. Luchino le aveva raccontato una bugia. Dunque cosa voleva da lei Leonardo?<br> La direttrice entr\u00f2 nel salone e pass\u00f2 in rassegna ogni lavorante. Controll\u00f2 che tutto andasse alla perfezione poi si ferm\u00f2 davanti a Gisella, la scrut\u00f2 e le disse: \u201cGisella muoviti ad attaccare le ruches all\u2019abito, sei piuttosto distratta.\u201d<br> \u201cMa cosa dice madame?\u201d, Disse Gisella<br> \u201cQuesti sono vestiti di scena, devono essere consegnati al costumista gioved\u00ec pomeriggio.\u201d<br> \u201cVa bene Madame lavoreremo di lena\u201d, dissero tutte.<br> La direttrice usc\u00ec dal salone.<br> Venne l\u2019ora dell\u2019uscita, un\u2019altra giornata trascorsa con fatica ma piacevole perch\u00e9 Gisella adorava cucire.<br> Lei voleva capire tutti i trucchi del mestiere della Maison De Mode per\u00f2 allo stesso tempo nel cuore aveva Leonardo anche se lui la faceva soffrire.<br> Tornata a casa la mamma le comunic\u00f2 di una telefonata avuta durante la giornata.<br> \u201cMamma ma chi era\u201d, disse Gisella.<br> \u201cNon so figlia mia\u201d, rispose la mamma.<br> \u201cHa detto che richiamer\u00e0.\u201d Poi prese le sue cose ed entr\u00f2 in bagno per una doccia. Si sentiva lo scrosciare dell\u2019acqua e il canto di lei. La mamma la chiam\u00f2 per dirle che la cena era pronta. Usc\u00ec dal bagno tutta profumata, si mise il pigiama e scese a cena.<br> In quel mentre il telefono squill\u00f2.<br> \u201cPronto\u201d, disse lei.<br> Dall\u2019altro capo una voce maschile la fece sussultare.<br> \u201cCerco la sartina dell\u2019atelier del centro, vorrei parlare di lavoro. Abbiamo visto qualche modello di vestito, c\u2019\u00e8 piaciuto e vorremmo offrirle di lavorare con noi.\u201d<br> Poi l\u2019uomo ribbatt\u00e8: \u201cSiamo un\u2019azienda americana e la vorremmo con noi in America\u201d.<br> Gisella era rimasta muta ma con prontezza gli rispose: \u201cSenta signore non posso decidere. Il mio lavoro \u00e8 di gruppo e devo confrontarmi con le altre e con la direttrice.\u201d<br> \u201cMi faccia sapere signorina, noi aspetteremo una vostra decisione. Lavorando con noi diventer\u00e0 stilista e firmer\u00e0 i suoi capi\u201d, ribad\u00ec l\u2019americano.<br> Era quello che voleva ma le dispiaceva lasciare Firenze, la madre e Leonardo.<br> Pos\u00f2 la cornetta del telefono e fin\u00ec di mangiare.<br> Subito la madre si mise a dire: \u201cGisella avresti il coraggio di lasciare l\u2019atelier per andare in America? O grulla!\u201d<br> \u201cMamma ancora non lo so, ma questa \u00e8 la mia occasione, sono stata notata e ora voglio dare sfogo alla mia creativit\u00e0.\u201d<br> \u201cIntanto finisci di mangiare che poi andiamo a letto\u201d, disse la mamma.<br> In mente avevo sempre Leonardo. Come l\u2019avrebbe presa questa cosa? Spensi la luce sul comodino e mi addormentai.<br> La mattina mi svegli\u00f2 mia madre con il caff\u00e8, si sentiva un profumo per la casa che anche i muri rimanevano inebriati.<br> Quella mattina non andai al lavoro, gli americani volevano una risposta da me, dovevo pensare, meditare per quello che sarebbe successo nel laboratorio. Dovevo informare anche i superiori.<br> Girai per la casa senza fare niente.<br> \u201cMamma buongiorno, questa mattina andremo al mercato, non voglio andare a lavorare, devo meditare sul mio futuro.\u201d<br> \u201cFiglia mia hai gi\u00e0 un futuro, stai lavorando in una casa di moda importante, cosa vuoi di pi\u00f9 dalla vita?\u201d<br> \u201cMa mamma io voglio diventare stilista.\u201d<br> \u201cMa hai la possibilit\u00e0 di diventarlo?\u201d, fece la mamma.<br> Poi ritorn\u00f2 alla carica: \u201cLo so che sei ambiziosa ma cos\u00ec puoi perderti per strada.\u201d<br> \u201cMamma se tu non mi fai provare\u201d, disse Gisella.<br> \u201cIo sono preoccupata per te, non voglio perderti\u201d, continu\u00f2 la mamma.<br> Gisella and\u00f2 in bagno per prepararsi.<br> Finalmente madre e figlia uscirono dirigendosi verso il mercato.<br> \u201cMamma guarda che bella stoffa per farci un vestito.\u201d<br> \u201cSi figlia mia, non mi serve un vestito ora.\u201d<br> \u201cMa mamma! Io voglio che tu sia elegante e ci tenessi un p\u00f2.\u201d<br> La madre di Gisella apparteneva a quella categoria di donne semplice e modesta, la figlia la voleva trasformare in una donna fatale ma non ci riusciva perch\u00e9 a farla rinsavire era proprio la mamma.<br> Andarono poi a prendersi un caff\u00e8 al solito bar. Si sedettero e il discorso cadde sul suo lavoro. In quel momento entr\u00f2 Leonardo. Era tornato pens\u00f2 tra se Gisella.<br> Poi verso la mamma disse: \u201cMamma non ti girare c\u2019\u00e8 una persona che conosco.\u201d<br> Non fece in tempo a dire l\u2019ultima parola che se lo vide davanti.<br> \u201cBuongiorno\u201d, salut\u00f2 Leonardo.<br> Come se niente fosse si sedette tra le due donne.<br> Poi Gisella chiam\u00f2 il cameriere per portare il caff\u00e8.<br> \u201cLeonardo come stai?\u201d Disse.<br> \u201cBene\u201d, rispose.<br> \u201cE\u2019 stata una bella vacanza?\u201d<br> \u201cSi Gisella\u201d, disse lui, \u201cSa il posto dove sono stato \u00e8 di un incanto sia per ritemperare il corpo che lo spirito.\u201d<br> Intanto lui continuava con il racconto. La mamma lo ascoltava in silenzio.<br> Poi bevuto il caff\u00e8 Leonardo si alz\u00f2 e disse: \u201cGisella ci rivedremo\u201d e usc\u00ec dal bar.<br> Poco dopo lo seguirono anche loro. Per strada la mamma fece mille domande.<br> \u201cMa guarda un p\u00f2 hai un pretendente e non mi dici niente?\u201d<br> \u201cMamma non farneticare, lo conosco da poco, pu\u00f2 essere mio fratello maggiore. Avr\u00e0 si e no cinquant\u2019anni\u201d, replic\u00f2 Gisella.<br> \u201cSai figlia mia, dall\u2019apparenza deve avere i soldini.\u201d<br> \u201cSi mamma, \u00e8 il proprietario del bar dove abbiamo preso il caff\u00e8 e abita sulla collina di Fiesole. Non posso dirti di pi\u00f9.\u201d<br> Arrivate a casa misero a posto la spesa, poi prese la stoffa che aveva comprato e la prov\u00f2 davanti allo specchio. Sarebbe stato un bel vestito. La stoffa le scivolava dalle mani, una seta leggera. Sembrava una nuvola.<br> In quel mentre entr\u00f2 la mamma: \u201cHai visto non volevi comprarla, secondo te. Sbagliavi!\u201d<br> \u201cDomani la porter\u00f2 in laboratorio per farla tagliare di nascosto, Madame non vuole che facciamo questo.\u201d<br> \u201cBene Gisella\u201d, e la mamma and\u00f2 via.<br> Gisella doveva dare la risposta agli americani, le era passato di mente con la passeggiata al mercato.<br> Passato qualche giorno riprese il lavoro.<br> La direttrice la salut\u00f2 e lei rispose: \u201cMadame devo dirle che gli americani mi hanno proposto di andare con loro a lavorare. Ho detto che non avrei tradito la fiducia dell\u2019atelier, cos\u00ec vi ho messo al corrente.\u201d<br> Disse: \u201cGisella tu sei stata sempre con noi e ci dispiace che tu vada via.\u201d<br> \u201cIo avrei una soluzione Madame.\u201d<br> \u201cQuale?\u201d Rispose la direttrice.<br> \u201cPerch\u00e9 non incontriamo qui nell\u2019azienda gli americani. Possiamo proporgli un accordo.\u201d<br> \u201cHai ragione Gisella, hai proprio pensato bene. Occupati tu di contattarli\u201d, disse Madame.<br> Venne il fatidico giorno. Gli americani vennero all\u2019appuntamento. Gisella quella mattina si era messa in tiro ed entrata nel bar salut\u00f2. L\u2019incontro si svolgeva nel bar di Leonardo. Cominciarono a discutere d\u2019affari.<br> \u201cSentano signori, io ho pensato di coinvolgere in questo progetto tutta la squadra dove lavoro e saremo felici di venirvi incontro.\u201d<br> Poi gli americani misero quello che erano le loro idee: aprire un atelier di moda italiana in America.<br> La direttrice fu entusiasta. Fece visitare agli americani il laboratorio. Erano molto contenti, si era concluso un accordo di lavoro importante e redditizio.<br> Ognuno poi and\u00f2 per la sua strada, con l\u2019occasione di risentirsi.<br> Le altre ragazze volevano sapere come fosse andata. \u00c9 andato tutto bene, i nostri capi sono stati accettati.<br> Chiss\u00e0 se questo sogno si sarebbe realizzato, diventare stilista in America, ce l\u2019avremmo fatta? Mah! Pensava tra se Gisella.<br> Intanto riprese a lavorare, ad attaccare ruches sui vestiti di scena, quelli che avevano commissionato. Erano quasi pronti, mancava poco alla consegna. Erano molto belli e dovevano venire a ritirarli nel pomeriggio. Si present\u00f2 il responsabile, prese i vestiti, li caric\u00f2 sul furgone e poi un altro signore che era insieme stacc\u00f2 dal libretto degli assegni una somma non indifferente. Insieme lasci\u00f2 una busta che conteneva dei biglietti per la prima. La direttrice diede ad ognuna di noi il biglietto cos\u00ec saremmo potute andare a teatro.<br> Dopo un p\u00f2 di giorni gli americani vollero definire la trattativa. Parlarono con il proprietario della casa di moda e fu firmato il contratto. Cos\u00ec avremmo avuto un punto moda in America.<br> La direttrice ci diede la notizia e rimanemmo sbalordite. I nostri vestiti in giro per gli Stati Uniti. Festeggiammo tutti insieme l\u2019evento con una mega festa in un locale famoso di Firenze.<br> Quella sera io e le mie amiche conoscemmo molta gente importante nel mondo della moda.<br> Gli americani erano molto contenti.<br> Due tipi vennero al nostro tavolo, erano piuttosto carini.<br> \u201cSignorine possiamo farvi compagnia?\u201d Dissero.<br> \u201cVolentieri\u201d, risposi.<br> Cos\u00ec s\u2019accomodarono. Erano due agenti della moda e avevano sempre lavorato in quel settore. Uno si chiamava Peter e l\u2019altro John. Tutta la sera rimasero con noi. Finita la festa si congedarono e ognuno and\u00f2 per conto suo.<br> Due mesi dopo partirono per Los Angeles i proprietari della nostra azienda con la direttrice. La citt\u00e0 di Los Angeles era magnifica, la direttrice ci metteva al corrente di tutto quello che avveniva.<br> Il locale era di un lusso sfrenato, proprio sulla strada di Beverly Hills.<br> I nostri vestiti, che avevamo portato da Firenze, erano esposti in quelle vetrine cos\u00ec meravigliose che davano uno sfoggio pazzesco.<br> Avevamo fatto bene a collaborare con gli americani. La nostra casa di moda avrebbe avuto successo, e che successo!<br> Ritornata dall\u2019America con un\u2019agenda molto fitta d\u2019impegni, la direttrice volle mettere in cantiere una sfilata. Questa richiedeva molto impegno e lavoro.<br> \u201cGisella vieni con me ad ordinare le stoffe per i vestiti della sfilata?\u201d<br> \u201cSi direttrice subito\u201d, dissi.<br> Quando fummo in magazzino, scegliemmo le pi\u00f9 belle. Cos\u00ec iniziammo a lavorare di brutto.<br> Una sera avevo fatto tardi e all\u2019uscita c\u2019era Leonardo.<br> \u201cBuonasera Gisella, devo parlarti.\u201d<br> \u201cDimmi.\u201d<br> Gisella si scost\u00f2 un momento.<br> Poi lui riprese il discorso: \u201cVoglio conoscerti meglio e diventare il tuo ragazzo se cos\u00ec si pu\u00f2 dire dato i cinquant\u2019anni che ho.\u201d<br> \u201cIo sono ben felice di essere la tua ragazza anche se sei maturo. Anzi gli uomini maturi hanno pi\u00f9 fascino\u201d, disse Gisella. \u201cLeonardo, voglio precisare che ho un sogno nella mia vita, voglio diventare stilista e non voglio essere intralciata.\u201d<br> \u201cMa Gisella io non ti obbligo nulla\u201d, rispose lui.<br> Poi l\u2019accompagn\u00f2 fino a casa.<br> Da quella sera Gisella era diventata pi\u00f9 sicura, le cose le andavano bene, era felice.<br> Si prodigava pi\u00f9 verso le sue colleghe. Aveva trovato l\u2019amore.<br> Venerd\u00ec sera andarono a teatro, l\u2019accompagn\u00f2 Leonardo. Mise il vestito che doveva regalare alla mamma, era divina.<br> Salendo in macchina Leonardo le fece una carezza poi verso il teatro si incontrarono con le amiche e la direttrice.<br> Si salutarono, poi presero posto.<br> Le amiche la guardavano con una punta d\u2019invidia e lei da lontano con la mano accennava un piccolo saluto.<br> Lo spettacolo cominci\u00f2 e tutti rimasero estasiati dalla scenografia.<br> Leonardo cinse con delicatezza le spalle di Gisella, poi rivolto a lei disse: \u201cChe bei vestiti amore.\u201d<br> \u201cMerito della nostra casa di moda\u201d, Gisella disse, \u201cSai il nostro atelier \u00e8 il migliore di Firenze.\u201d<br> Finito lo spettacolo andammo a bere qualcosa nel nostro bar, quello che ci fece incontrare. Camminammo tutti e due abbracciati. Ad un tratto lui si stacc\u00f2 da me, tir\u00f2 fuori dalla tasca una scatolina, prese il contenuto e me lo porse.<br> \u201cEcco Gisella mi vuoi sposare?\u201d<br> Rimasi senza parole e ripresami dalla notizia gli dissi di si.<br> Ci sposammo e partimmo tutti e due per l\u2019America. Cos\u00ec lavorai per gli americani ma sempre in contatto con la casa di moda che aveva visto nascere questa sartina.<br> Ero diventata ormai una stilista affermata. Firmavo i miei abiti ed i nuovi soci erano felici, per\u00f2 tornavo ogni anno a Firenze a trovare mia madre. Lei non voleva lasciare la sua citt\u00e0, le sue abitudini. Ma io ero felice cos\u00ec. Leonardo era molto premuroso, non avrei mai creduto che mi amasse cos\u00ec appassionatamente e dolcemente. Si! Un bel modo di vivere la vita regalandola a tutte le donne.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43168\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43168\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gisella era una ragazza dolce e carina. Di lavoro faceva la sarta in una nota casa di moda. Nel suo lavoro era imbattibile, raffinata e sempre attenta. I suoi giorni trascorrevano uguali, pieni di stoffa e punti da mettere. Non si stancava mai. Fare la sarta le piaceva e le permetteva di conoscere gente ricca [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_43168\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43168\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":18603,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[553],"tags":[],"class_list":["post-43168","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2021"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43168"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/18603"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43168"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43168\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43173,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43168\/revisions\/43173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43168"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43168"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43168"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}