{"id":43152,"date":"2020-10-22T17:56:21","date_gmt":"2020-10-22T16:56:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43152"},"modified":"2020-10-22T20:25:35","modified_gmt":"2020-10-22T19:25:35","slug":"premio-racconti-nella-rete-2021-espulso-di-giulia-serafini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=43152","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2021 &#8220;Espulso&#8221; di Violivia"},"content":{"rendered":"\n<p><br>I raggi sbiechi del sole fendevano l&#8217;aria gi\u00e0 pregna di sudore e testosterone del palazzetto, ma lui, il Coach, ormai non ci faceva pi\u00f9 caso da anni. Gli era familiare, era l&#8217;odore acre della battaglia. <br>\n Il pulviscolo oscillava in controluce, vorticando a ogni spostamento d&#8217;aria, poggiandosi sulle sue spalle un po&#8217; curve e risollevandosi un attimo dopo.  <br>\nAccovacciato come sempre accanto alla panchina, i gomiti appoggiati alle cosce e le mani che gli pendevano dalle ginocchia, seguiva l&#8217;azione soltanto con gli occhi, senza muovere un muscolo, come un cecchino pronto a sparare.  <br>\nE di nuovo quel fischio, senza ragione apparente, lo faceva scattare in piedi, perfino saltare, come si fosse appena accorto di essere seduto su un carico di dinamite. <br>\nLe gambe chilometriche avevano gi\u00e0 fatto quel percorso almeno venti volte, panchina-arbitropanchina-arbitro-panchina-arbitro, ma non mostrava segno di stanchezza. Di Esasperazione, semmai. <br>\nNon ce la faceva proprio a tenere la bocca chiusa di fronte a quella tronfia ostentazione di incompetenza, eppure la sua protesta era sempre educata, rispettosa, anche adesso che, era chiaro, c&#8217;era ben poco da rispettare.  <br>\nDopo due quarti di testa a testa, un&#8217;altalena di punti persi e guadagnati, a met\u00e0 del terzo quarto la partita stava prendendo una piega che non gli piaceva per niente. L&#8217;arbitro pareva in attesa del provino per la parte da protagonista di un film brutto ed era come se l&#8217;avesse ingoiato, quel fischietto, tanto sibilava a ogni respiro. Sempre a senso unico, sempre in faccia alla squadra di casa, la sua, talmente sua che oltre ad allenarla l&#8217;aveva addirittura fondata, insieme ai suoi fratelli non di sangue ma di sudore, lacrime e risate.  <br>\nSolo un anno prima era questione di lui e degli altri. Insieme per il tempo che si poteva, rubato agli impegni e sempre bello, ma poi ognuno per la sua strada. E di colpo, con qualche firma, le loro strade erano diventate una sola, da percorrere insieme, e lui era diventato parte di qualcosa di pi\u00f9 grande, una creatura giovane, bellissima e piena di speranza, che aveva contribuito a concepire.       <br>\nGli amici di sempre, i loro genitori, erano diventati la sua famiglia anche sulla carta. Si erano presi per mano e, al primo tentativo, contro ogni pronostico, erano arrivati fino ai play-off. Era a loro che doveva rispetto, non a quel pagliaccio travestito da arbitro che gli era toccato in sorte quel giorno maledetto, spedito su quel campo di Promozione troppo lontano per non guastargli l&#8217;umore. E, per dispetto, l&#8217;umore lo stava guastando a tutti, in particolare al Coach, che glielo avrebbe fatto volentieri ingoiare davvero, il fischietto. <br>\nA dimostrarlo era quella piega all&#8217;attaccatura del naso, identica a quella di suo padre, che compariva soltanto quando era concentrato e che ora somigliava sempre pi\u00f9 a un crepaccio buio e profondissimo.  <br>\nLe mani avevano preso a tremargli, la voce si strozzava, tutti si erano accorti che la sua proverbiale tranquillit\u00e0 era sotto attacco. A segnalare il pericolo era il sangue, che gi\u00e0 gli coloriva il collo pallidissimo e che, come mercurio in un termometro, saliva alle guance, poi alla fronte, fino in cima alla testa.          <br>\nSapeva di doversi trattenere, a ogni costo. Lo doveva alla sua nuova famiglia, che negli ultimi mesi si stava allargando sempre di pi\u00f9, che si era popolata di bambini entusiasti di cui lui era &#8220;il maestro&#8221;, quello che scherzava rubando la palla e fingendo che gli cadesse dalle mani al momento di tirare. Cercava di pensare alle loro risate per non sentire i fischi che piovevano dalla tribuna, gli insulti che non avrebbe mai voluto fargli ascoltare.  <br>\nMa le cose gli stavano sfuggendo di mano, non poteva controllare tutto, cominciava a non controllare pi\u00f9 neanche se stesso. Li stava deludendo tutti? <br>\nFu quel pensiero subdolo, condito dall&#8217;ennesimo inspiegabile fischio, a scatenare il blackout. Ed eccola, la parola di troppo, quella che non si accorse nemmeno di aver pronunciato e che gi\u00e0 non ricordava pi\u00f9, ma cui l&#8217;unica risposta possibile fu: espulso! <br>\nNel suo cervello cal\u00f2 il silenzio, un&#8217;onda di calore mont\u00f2 dalle gambe alla testa facendola vorticare, sent\u00ec il sangue pulsare nelle orecchie come il timer di una bomba innescata. E toccava a lui disinnescarla. Aveva solo una frazione di secondo per decidere il da farsi e scelse il sangue freddo.  <br>\nSi trasform\u00f2 in un automa, segu\u00ec la direzione indicata dall&#8217;arbitro senza guardare nessuno, super\u00f2 gli spogliatoi e usc\u00ec dalla porta antincendio sbattendola, senza neanche sentirne il rumore. Imbocc\u00f2 le scale di metallo che portavano su in tribuna, sordo anche ai suoi passi, cercava di fermare almeno uno dei mille pensieri che gli affollavano la mente, invano. <br>\nAppena aperta la porta, fischi e ululati si spensero di colpo e tutti gli sguardi si fissarono su di lui. Amici, parenti, allievi, genitori, ognuno avrebbe voluto dirgli una parola, dargli una pacca sulla spalla, ma nessuno os\u00f2 muoversi n\u00e9 parlare.  <br>\nSoltanto suo padre fu cos\u00ec coraggioso da fargli un cenno con la testa, come a dire &#8220;Sta&#8217; calmo, vieni qui, c&#8217;\u00e8 la visuale migliore&#8221;. Accett\u00f2 l&#8217;invito, si sedette accanto a lui per un istante e subito scatt\u00f2 in piedi, si accovacci\u00f2 davanti al vetro ma era troppo sporco per vederci qualcosa, perci\u00f2 si aggrapp\u00f2 alla ringhiera della tribuna e cominci\u00f2 a dondolare da una gamba all&#8217;altra.  <br>\nDi sotto lo spettacolo continuava impietoso a svantaggio dei suoi: nervosismo in aumento, punti persi malamente, sguardi smarriti a cercare il suo, che invece correva da una parte all&#8217;altra, alla ricerca di una soluzione. Con le mani strette alla ringhiera, le nocche bianche dallo sforzo, sent\u00ec fischiare la fine del terzo quarto. Svantaggio ormai consistente e solo due minuti per fare il punto.  <br>\nIl Presidente gli comparse accanto, incalzandolo. In poche decine di secondi misero a punto una strategia di fortuna e subito il messaggero imbocc\u00f2 la porta e le scale per riferire le direttive del prigioniero. La squadra si riun\u00ec in cerchio, ci furono un paio di cambi e la partita riprese.  <br>\nNessuna gradita sorpresa. La storia non sembrava cambiare, anzi, a rafforzare l&#8217;accanimento dell&#8217;arbitro contribuirono una serie di errori non forzati della squadra di casa e lo scherno degli avversari, ormai avviati verso la vittoria. Dalla tribuna non volava pi\u00f9 una mosca, a eccezione di qualche fischio o boato di disapprovazione da parte del pubblico di casa, a coprire i timidi interventi del Coach, che aveva ritrovato la voce ma stentava a trovare la speranza. La speranza della vittoria, almeno. Sapeva bene come sarebbe andata a finire, era troppo tardi per rimediare. Quello che realisticamente sperava era che la partita finisse presto e senza ulteriori danni.  <br>\nMinuti eterni lo separavano dal fischio finale. Lo sent\u00ec risuonare, assordante, e qualcosa esplose in migliaia di minuscoli pezzi, l\u00ec, proprio in mezzo al petto. Quel groviglio di rabbia, frustrazione e sgomento and\u00f2 in frantumi e fu allora che si sent\u00ec davvero espulso.  <br>\nEspulso. Come un pilota da un aereo in fiamme. Sparato fuori dalla gabbia della tribuna.  <br>\nLe gambe ritrovarono l&#8217;energia e la strada. Alla velocit\u00e0 del fulmine imbocc\u00f2 la scala di lamiera, scese i gradini a due a due, inspirando l&#8217;aria ancora tiepida del crepuscolo. Una porta, poi un&#8217;altra e di nuovo calpestava il linoleum del campo, la gomma delle scarpe che strideva accompagnandolo verso i suoi, assiepati accanto alla panchina, che lo guardavano senza sapere bene cosa fare.  <br>\nScelse di agire per primo. Assest\u00f2 una specie di cazzotto nella schiena del capitano, lanci\u00f2 uno sguardo inspiegabilmente divertito al numero 2, il suo quasi-fratello, che prima lo spinse via e poi lo tir\u00f2 a s\u00e9 in un mezzo abbraccio virile.  <br>\nE poi fu subito una festa di pacche e strattoni, la loro medicina per buttarsi tutto alle spalle. <br>\nCalore contro delusione. Nulla \u00e8 perso, ci sar\u00e0 sempre un&#8217;altra partita, un altro campionato.  <br>\nCon il sollievo di chi \u00e8 uscito indenne da un potenziale inferno, il Coach cerc\u00f2 il sorriso pi\u00f9 convincente che gli riusc\u00ec di trovare e si dispose ad affrontare il manipolo di amici-parenticonoscenti superstiti.  <br>\nMentre incassava baci, abbracci e parole a caso, un ultimo pensiero gli attravers\u00f2 la mente. <br>\nMemoria corta e cuore ci vogliono, fanculo il sangue freddo.         <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_43152\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"43152\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I raggi sbiechi del sole fendevano l&#8217;aria gi\u00e0 pregna di sudore e testosterone del palazzetto, ma lui, il Coach, ormai non ci faceva pi\u00f9 caso da anni. 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