{"id":42795,"date":"2020-06-01T15:07:29","date_gmt":"2020-06-01T14:07:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42795"},"modified":"2020-06-01T15:07:31","modified_gmt":"2020-06-01T14:07:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-miscela-dautore-di-franco-revello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42795","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Miscela d&#8217;autore&#8221; di Franco Revello"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;alba era un&#8217;alba normale, fotocopia di tante albe estive, con l&#8217;arancio intenso e breve che iniziava ad affacciarsi all&#8217;orizzonte.&nbsp; Il cielo azzurro e completamente orfano di qualsiasi accenno di nubi, incasellava il giorno prossimo a venire tra gli standard di luglio. Lampioni sparsi riflettevano nei loro vetrini la prima luce proveniente da est. <\/p>\n\n\n\n<p>Nessun accenno\na possibili cambiamenti di scena si prefigurava nel contesto giornaliero.\nEppure, nell&#8217;afoso piattume di un mattino cittadino, tra i clangori della\nmeccanica raccolta rifiuti e cinguettii intermittenti di usuali affittuari di\nalberi, mi sono ritrovato nudo e disteso su un lettino d&#8217;acciaio in una camera\ndel prestigioso e caritatevole ospedale zonale. <\/p>\n\n\n\n<p>Deduco dalla\nsbirciata di sfuggita data alla targhetta della stanza, di aver avuto qualche\nproblema di non poco conto, poich\u00e9 mi trovo inaspettatamente e diciamo pure\ncontrovoglia, nella saletta dell&#8217;obitorio. <\/p>\n\n\n\n<p>Come sia potuto\naccadere, resta per me un mistero, ma di tempo ne avr\u00f2&nbsp; &#8211; immagino &#8211; per riflettere sulle cause e\nsulle eventuali colpe mie, o di altri, che hanno contribuito a creare questa\nstrana sequenza di fatti. Ora si tratta di scegliere rapidamente se mantenere\nla posizione adottata o cambiare strategia poich\u00e9 &#8211; nonostante la calura &#8211; la\ncella frigo non \u00e8 luogo consono alle mie attitudini di attore e per\nl&#8217;inevitabile&nbsp; successivo bisturi nutro\nsinceramente una certa avversione. <\/p>\n\n\n\n<p>Complice un\nmagico effluvio di arabica proveniente dall&#8217;esterno, realizzo che questa \u00e8 la classica\nora del mio caff\u00e8 mattutino, e ci\u00f2 mi crea un notevole sentimento di nostalgia\nper le cose lasciate:&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;un malessere che s&#8217;insinua tra i caratteri\ndegli innumerevoli personaggi che in vita ho interpretato.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Ora, se questo\nfosse un film del genere fantastico\/strappalacrime, gli spettatori annoiati\navrebbero iniziato a rumoreggiare ed io mi sarei alzato, abbandonando quest\u2019asettico\ngiaciglio per bussare timidamente alla porta della stanza accanto, dove\n\u201criposa\u201d la mia vicina di sventure.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei, fintamente\nstupita dalla mia presa di posizione, avrebbe esitato il tempo necessario prima\ndi aprire ed essere poi travolta da una serie di baci appassionati.<\/p>\n\n\n\n<p>Diversa invece\nla realt\u00e0, io conosco queste situazioni che si vengono a creare, io sono un\nattendista, uno che non vuole rovinare tutto, uno che non precorre i tempi. In\nfondo un romantico, uno all\u2019antica, ma sono quasi le otto e i crampi della\nsolitudine iniziano a farsi sentire, accompagnati da una brezza leggera\nproveniente dal ventilatore che agita la tenda e il mio cuore, e poi\u2026 gli umori\ndel pubblico vanno assecondati.<\/p>\n\n\n\n<p>La decisione \u00e8\npresa: mi alzo ed esco silenziosamente calcando la moquette del corridoio\nmalamente sovrapposta a un parquet giallobruno d\u2019iroko, mi soffermo dinanzi la\nporta di Sofia, sfioro la maniglia dorata quasi accarezzandola, ma proseguo\noltre. <\/p>\n\n\n\n<p>Salgo le scale,\nrecupero un camice abbandonato, un paio di scarpe della mia misura e mi dirigo\nverso la cucina, respirando a pieni polmoni la mia dose quotidiana di caffeina.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, se fosse\nun film, si sarebbe trasformato in un giallo nel preciso momento in cui io, non\nvisto, mi impadronisco di un coltello, ma come ho gi\u00e0 detto, sono in fase\nromantica, saluto il portiere ed esco in strada. Vago senza meta, anzi con\nun\u2019idea ben precisa nella mente che si concretizza dopo qualche isolato: mi\nguardo intorno, estraggo la lama e con un fendente preciso recido in un solo\ncolpo il tenero gambo di tre rose indifese che da un giardinetto si affacciano\nsulla pubblica via.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricalco i miei\npassi ritornando in quella fattispecie di albergo e ripongo i fiori sul tavolo che\navrebbe ospitato tra non molto una fotografia decente di Sofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritorno in\ncamera \u00e8 silenzioso, sfiorato leggermente dal dorato sogno della stanza\naccanto, seguito a malincuore dallo sdraiarsi a faccia all&#8217;ins\u00f9 con le mani\ngiunte, in posizione orizzontale, fredda e neutra.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia fortuna,\ndicevano, era quella di possedere un cuore forte. Una litania ripetuta\nossessivamente ora da chiunque si trovi nei pressi del mio capezzale: dottori,\ninfermieri, degenti, curiosi; ad ogni visita la solita solfa, mentre il tempo\ntrascorre lentissimo e tutti si interrogano sul perch\u00e9 io indossi un camice.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEra un attore\ne qualcuno ha voluto rendergli omaggio con un travestimento nell\u2019ultima sua performance\u201d,\nazzarda qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>A me pare una\ngiustificazione logica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle narici\nper\u00f2 si insinua nuovamente l\u2019effluvio magico, questa volta credo di bourbon\nbrasiliano, risale le vie respiratorie e raggiunge direttamente il cervello o\nforse, allo stato attuale delle cose, l\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>In tale\ncondizione di grazia, entro in sintonia con i pensieri di Sofia che \u201criposa\u201d\nnella stanza accanto, posso sentirli, ne comprendo chiaramente il primo: si\ntratta di un inequivocabile commosso ringraziamento per le rose.<\/p>\n\n\n\n<p>Riepilogando:\nsiamo morti entrambi sorseggiando una tazzina di caff\u00e8, e questo comune\nparticolare ci consente di dialogare, mentre non possiamo interagire con gli\naltri \u201ccolleghi\u201d che condividono con noi il piacere di occupare questi gelidi\nappartamenti. Probabilmente siamo destinati a collaborare affinch\u00e9 la verit\u00e0\naffiori, sempre che ce ne sia una. Tu cantavi, io recitavo: un filo sottile\nlegato alle arti ci univa, o pi\u00f9 precisamente ci unisce ancora; concentriamoci\nsui particolari e arriveremo alla soluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSai, mi torna\nalla mente una frase pronunciata da mia moglie la mattina di domenica scorsa,\nche poi era lo stesso giorno della nostra recita: mi disse che si sarebbe\nrecata a visitare una mostra di quadri alla Galleria d\u2019Arte Moderna, una visita\nguidata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Sofia,\ntuo\u2026marito\u2026.per caso\u2026..era l\u00ec?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSiiii, ma\nquesto non vuol dire che si conoscessero, o almeno credo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un inserviente\napr\u00ec la porta cigolante dello stanzone e fece segno ai visitatori di entrare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEcco signora,\nqui c\u2019\u00e8 suo marito Andrea, mentre il signore potr\u00e0 vedere sua moglie Sofia\nnella celletta di destra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I due deceduti\nsi guardarono mentalmente; i due vivi non si guardarono subito: avevano finte\nlacrime da asciugare e non appena le ebbero terminate richiamarono l\u2019addetto\nper rimettere a dimora i corpi dei rispettivi consorti, farfugliando solite\nfrasi di circostanza. <\/p>\n\n\n\n<p>Un profondo\nsospiro liberatorio li accomun\u00f2 verso l\u2019uscita, dove i loro occhi s\u2019incontrarono,\nfinalmente liberi da ogni impedimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, se questa\nfosse una sceneggiata napoletana, due fedigrafi, come da copione, avrebbero\nperlomeno dovuto strapparsi qualche capello, urlare a perdifiato contro il\ndestino avverso, contorcersi per il dolore viscerale e invece nulla di tutto\nci\u00f2, zero, pare una commedia scandinava.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle loro\nlabbra esce solo un \u201candiamo anche noi a prenderci un caff\u00e8?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa\nnon\u2013reazione, abbinata a quella frase, suscita un processo mentale nella ormai\ndegenerata scatola cranica della mia pallida e inerte compagna d\u2019albergo che in\nun lampo scioglie l\u2019enigma, inviandomi la soluzione direttamente nella casella\ndell\u2019unico mio neurone ancora funzionante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono stati\nloro! Ci hanno avvelenato sul palco. Nel caff\u00e8 c\u2019era una sostanza tossica non\nrintracciabile. Ecco come siamo deceduti, altro che infarto improvviso per\nentrambi, altro che morte in scena!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto chiaro, e\ndi una semplicit\u00e0 elementare.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto,\nse fosse una piece teatrale, l\u2019attore principale, che sarei poi io, avrebbe\nseguito scrupolosamente il copione nelle sue battute finali e la (scarna)\ntrama, ottenuto s\u00ec e no due o tre applausi, ma gli attori, si sa, hanno il\ndovere, e l\u2019obbligo, anche di improvvisare. <\/p>\n\n\n\n<p>Seguo l\u2019istinto\ne gli odori di \u201ccoffea liberica\u201d della Costa d\u2019Avorio e del Madagascar, misti a\nquelli della \u201ccoffea robusta\u201d Guineana (che ha un contenuto di caffeina tre\nvolte superiore al normale), e forte di questa \u201ccarica\u201d, improvviso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa non\nfarebbe un attore per garantirsi anche solo un applauso in pi\u00f9!<\/p>\n\n\n\n<p>Senza essere\nvisto mi alzo, esco, mi riprendo le rose insieme ad una sostanza proibita\nnell\u2019armadietto dei medicinali, ripercorro le scale passando per una\nscorciatoia che porta alla fonte degli effluvi e precedo la coppia di amanti\navvelenatori diretta al baruccio interno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo\nassolutamente bisogno di un favore\u201d, dico rivolgendomi all\u2019inserviente dello\nspaccio che riconosce in me un dottore, (Ah! che attore sono!) \u201ctra poco\ngiunger\u00e0 qui una coppia che, per uno strano scherzo del destino, si \u00e8 trovata\nnella spiacevole situazione del dover riconoscere il proprio coniuge deceduto.\nSono entrambi molto provati e non hanno accettato che gli prescrivessi un\ncalmante tradizionale per la notte. Dopo che avranno sorseggiato il caff\u00e8,\nsarebbe cos\u00ec gentile da omaggiare le due persone con questi splendidi fiori e\nraccomandarsi che li odorino apprezzandone il delicato profumo prima di\ncoricarsi? Sa, io sono un naturopata e credo nelle qualit\u00e0 rilassanti possedute\ndal petalo di rosa, ma spesso non vengo ascoltato e poi\u2026 devo scappare..\nscappare in\u2026 pronto soccorso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto Dottore,\nsar\u00e0 un piacere. Anche io nel mio paese, in Congo, mi rilassavo camminando per\nore tra le piantagioni di caff\u00e8\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 tempo che\nritorni alla mia dimora, le mie facolt\u00e0 mentali si stanno affievolendo,\nsopravvivo solo grazie all\u2019aleggiare di un residuo aroma caffeinico nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Se gli attori\nseguiranno fedelmente la loro parte, tra qualche ora avremo altri due ospiti\nche occuperanno le cellette dell\u2019albergo sottostante, grazie ai petali di rosa\ncosparsi da una sostanza invisibile, velenosissima se inalata.<\/p>\n\n\n\n<p>Se tutta questa\ngran miscellanea di eventi fosse un musical, la colonna sonora adatta per\nl\u2019epilogo, sarebbe stata un quarantacinque giri del 1969 di Riccardo Del Turco\ndall\u2019emblematico titolo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa cosa hai\nmesso nel caff\u00e8?\u201d ( ..se c\u2019\u00e8 un veleno morir\u00f2 \/ ma sar\u00e0 dolce accanto a te \/\nperch\u00e9 l\u2019amore che non c\u2019era \/ adesso c\u2019\u00e8 \u2026), ma l\u2019insieme ha ormai assunto l\u2019aspetto\ndi commediola e a me vengono in mente unicamente alcuni versi che declamo uscendo\ndalle quinte per il bis.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Bacco in\nToscana, 1685, di Francesco Redi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeverei prima\nil veleno<\/p>\n\n\n\n<p>che il bicchier,\nche fosse pieno<\/p>\n\n\n\n<p>dell\u2019amaro e\nreo caff\u00e8\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri applausi.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00f9 il sipario\ne ovviamente nessuna replica in programma qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Da domani si cambier\u00e0\nteatro, per sempre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42795\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42795\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;alba era un&#8217;alba normale, fotocopia di tante albe estive, con l&#8217;arancio intenso e breve che iniziava ad affacciarsi all&#8217;orizzonte.&nbsp; Il cielo azzurro e completamente orfano di qualsiasi accenno di nubi, incasellava il giorno prossimo a venire tra gli standard di luglio. 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