{"id":42545,"date":"2020-05-30T22:32:53","date_gmt":"2020-05-30T21:32:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42545"},"modified":"2020-05-30T22:32:56","modified_gmt":"2020-05-30T21:32:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-sonno-di-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42545","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Sonno&#8221; di Bianca"},"content":{"rendered":"\n<p>Da tre giorni la madre di Emma era immersa in un torpore denso e\nda tre settimane la clinica era diventata la loro casa. Dopo sei mesi di\nreparto oncologico al Gemelli, era quasi come essere al Grand Hotel.<\/p>\n\n\n\n<p>In clinica, le notti sembravano non arrivare mai e quando arrivavano\nerano eterne. La luce lunare del neon sulla parete del letto, il lenzuolo\nbianco dal quale spuntava un groviglio di drenaggi, il divano color tortora. E\npoi il suo respiro, quel sonno freddo. Si erano date la buonanotte per l\u2019ultima\nvolta quattro giorni prima ed Emma gi\u00e0 non ricordava pi\u00f9 la sua voce. <\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto, i passi delle infermiere in corridoio la restituivano\nper un attimo al mondo dei vivi. Notte dopo notte, aveva misurato ogni\ncentimetro di quella stanza, dal celeste livido del muro al linoleum azzurro\ndel pavimento, con sfumature pi\u00f9 chiare e altre pi\u00f9 scure, che davano\nl\u2019impressione di camminare su un mare sintetico. Il battiscopa, il comodino\nbianco con la bottiglietta d\u2019acqua minerale, una riproduzione sbiadita delle\nninfee di Monet sulla parete, gli infissi d\u2019alluminio, la poltroncina da porgere\nal visitatore di turno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno prima, era venuta la zia Gianna. Non era una vera zia, era\nun\u2019amica d\u2019infanzia di sua madre e forse aveva trovato divertente che lei e\nJacopo da bambini la chiamassero zia. Probabilmente non era pi\u00f9 di quell\u2019idea. Guardava\nsua madre con l\u2019occhio liquido e l\u2019aria di chi non vede l\u2019ora di tornare a casa\ndi fronte alla televisione. Quando si era alzata per andarsene, Emma l\u2019aveva\nseguita fuori per fumare. La zia Gianna le aveva detto che doveva essere forte,\nche adesso era lei a doversi occupare di suo fratello, perch\u00e9 cos\u00ec avrebbe\nvoluto la mamma, e che l\u2019ultima volta che avevano parlato, lei l\u2019aveva chiamata\n\u201cla sua piccola guerriera\u201d. Emma non le aveva creduto, sua madre non usava espressioni\ndel genere. Al massimo, di lei avrebbe detto che era una che bene o male se la sarebbe\nsempre cavata.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano stati mesi convulsi, la diagnosi, il ricovero, l\u2019intervento,\nle dimissioni, il secondo ricovero. Ma Emma l\u2019avrebbe salvata. Contro ogni\nevidenza clinica che condannava senza appello sua madre, la quale, con insolita\ndocilit\u00e0, si era lasciata trascinare dal suo furioso ottimismo. Tutto per finire\nl\u00ec, sul divanetto color tortora di una clinica anni \u201970, in un sonnolento\nquartiere della Roma bene.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte era trascorsa tranquilla. Quando entr\u00f2 l\u2019infermiera per sostituire\nla flebo, Emma ne approfitt\u00f2 per scendere al bar del pianterreno. Il barista,\nche ormai la conosceva, le fece l\u2019occhiolino e le mise davanti un cappuccino\ncon tanta schiuma e una spolverata di cacao.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome sta la mamma?\u201d le chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDorme\u201d, rispose lei legandosi i capelli con un laccetto logoro. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE tu hai dormito?\u201d fece lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome un angioletto\u201d. Quando le sue labbra si distesero in un\nsorriso, ricord\u00f2 all\u2019improvviso di avere una faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Al suo ritorno, trov\u00f2 nella stanza il medico e l\u2019infermiera del\nturno di mattina. Lui le chiese il consenso ad aumentare la sedazione. Aggiunse\nche stava per salire il radiologo per l\u2019ultima lastra. \u00c8 la prassi per i\npazienti terminali, spieg\u00f2. L\u2019ultima lastra. Esistono tanti modi per capire che\n\u00e8 arrivata la fine. A lei tocc\u00f2 quello. Acconsent\u00ec e usc\u00ec in corridoio. Dopo\nqualche minuto, l\u2019infermiera la raggiunse e le disse di chiamarla, qualora avesse\nnotato cambiamenti nel ritmo del respiro. Fece qualche telefonata e per tutto\nil giorno la processione di amici fu continua: abbracci, mani calde, occhi\nlucidi, voci velate. Ognuno di loro aveva un bellissimo ricordo legato a lei, che\nera ansioso di condividere.<\/p>\n\n\n\n<p>Era scesa la sera, ma il sole era ancora alto. Emma era sola. Si sedette\nsul bordo del letto. Era il suo turno di salutarla, di dirle che le voleva\nbene, di rievocare un bellissimo ricordo da conservare per sempre. Ma la voce usc\u00ec\ndura e affilata. \u201cSai cosa ricorder\u00f2 io di te tra cinque, dieci, vent\u2019anni?\u201d, le\nsussurr\u00f2, vicinissima al suo orecchio. \u201cChe quando portavo a casa un brutto\nvoto, non mi parlavi per giorni. Che se ingrassavo di un chilo mi dicevi \u2018ti\nstai facendo brutta, quand\u2019eri piccola eri cos\u00ec carina.\u2019 Che quando tirai uno\nschiaffo a Jacopo perch\u00e9 aveva usato la mia ricerca sull\u2019Africa, settimane di\nlavoro, per fare i coriandoli, mi dicesti che non mi dovevo azzardare, perch\u00e9 Jacopo\nera malato e io ormai ero grande e dovevo capirlo. Avevo undici anni. Se\npiangevo, mi dicevi di smetterla, perch\u00e9 dovevo essere forte. Penser\u00f2 a te ogni\nvolta che fallir\u00f2, ogni volta che mi lasceranno sola e creder\u00f2 di essermelo\nmeritato. Perch\u00e9 io sono una che se la cava sempre, ma che non vince mai.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Rimase per un po\u2019 china su di lei, in silenzio, attenta a ogni\nminima variazione del suo respiro, come le aveva detto l\u2019infermiera, indecisa\nse temere o sperare che quel rantolo cessasse. Poi si abbandon\u00f2 sulla poltrona.\nEra tardi, ma il sole di giugno non voleva saperne di tramontare. Entr\u00f2 Angela,\nl\u2019infermiera pi\u00f9 anziana, la sua preferita. Si avvicin\u00f2 e diede un colpetto sul\ntubo della flebo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGuarda\u201d, disse a un tratto, \u201csta lacrimando.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Emma si alz\u00f2 e si avvicin\u00f2 cautamente al letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Angela le sorrise. \u201cCerte volte succede,\u201d disse. \u201c\u00c8 un riflesso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Prese un kleenex sul comodino e le deterse con delicatezza le\nciglia. Poi si volt\u00f2 e disse: \u201cTu non piangi mai. Sei forte. Devi aver preso da\nlei.\u201d Uscendo, le sfior\u00f2 una spalla. \u201cChiamami, se hai bisogno.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Emma allung\u00f2 la mano e tocc\u00f2 quel viso umido. In vita sua l\u2019aveva\nvista piangere solo una volta, vent\u2019anni prima, quando diagnosticarono l\u2019autismo\na Jacopo. Un riflesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Torn\u00f2 a sedere, sfinita. Si mise a fissare il linoleum, con le sue\nvenature marine. Pens\u00f2 all\u2019ultima volta che avevano nuotato insieme, l\u2019anno\nprima. Era una sera luminosa di fine luglio, sulla riva non c\u2019era pi\u00f9 nessuno e\nl\u2019odore di salsedine si mischiava a quello di cucina del vicino ristorante. Erano\nfelici, quasi incredule, in mezzo a tutto quel mare, solo per loro. Emma si era\nvoltata verso di lei e sua madre le aveva sorriso. Poi aveva cominciato a\nnuotare verso il largo, scivolando sull\u2019acqua come spinta da un banco\ninvisibile di pesci velocissimi. Emma l\u2019aveva seguita e, mentre nuotava nella\nsua scia, aveva pensato che sarebbe stato bello non fermarsi pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Si affacci\u00f2 alla finestra aperta. Il quartiere era silenzioso, il\ncaldo evaporato sfumava i contorni dei palazzi. Si erano accesi i lampioni e da\nqualche casa vicina arrivava la sigla del telegiornale. Emma accost\u00f2 la\nfinestra e tir\u00f2 la tenda. Si rannicchi\u00f2 sul piccolo divano, le orecchie tese al\nminimo rumore, come quelle di un gatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal fondo del corridoio, si sentiva tintinnare il carrello della\ncena che si avvicinava lentamente. Sfil\u00f2 davanti alla porta e pass\u00f2 oltre. Tra\npoco, Angela sarebbe tornata per cambiare la flebo. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42545\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42545\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tre giorni la madre di Emma era immersa in un torpore denso e da tre settimane la clinica era diventata la loro casa. 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