{"id":42516,"date":"2020-05-31T16:42:46","date_gmt":"2020-05-31T15:42:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42516"},"modified":"2020-05-31T16:42:49","modified_gmt":"2020-05-31T15:42:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-il-giro-dei-tavoli-di-alessandro-beltrame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42516","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Il giro dei tavoli&#8221; di Alessandro Beltrame"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDavvero sono separati?\u201d chiese di nuovo il mister. Alcuni fiocchi di neve si tuffavano sul suo cappotto ingrigito dalle ultime sconfitte.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano rimasti fuori soltanto in due, a osservare la caduta sempre pi\u00f9 pressante dei coriandoli bianchi, in terra. Solo intervenendo sul ruvido asfalto essi mostravano la vera natura acquosa. L\u2019illuminazione serale dei lampioni perdeva metri di potenza nel superare l\u2019ordine di quel bianco avversario cos\u00ec lento e regolare, come se seguisse un copione consolidato da tempo. L\u2019insegna lampeggiante del distributore automatico, ai lati della tabaccheria sul versante opposto della strada, era l\u2019unica a mantenere inalterata una luce esplosiva. Paolo sollev\u00f2 leggermente le spalle come per far precipitare a terra una colpa non sua, in attesa di fornire una risposta. Cos\u00ec, in piedi, non soffriva della contrattura, gentile omaggio del terzultimo incontro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cCredo di s\u00ec, ma non preoccuparti. Non credo per\u00f2 che li abbiano spostati in parti diverse del locale.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sapeva che se avesse negato, la delusione ricevuta dalla successiva scoperta sarebbe stata peggio di una sconfitta all\u2019ultimo minuto. La finta di affaccendarsi con la mano in tasca per puntare il pacchetto di sigarette non lo aveva aiutato nella scoperta di una risposta fantasiosa. Ormai la verit\u00e0 era avanzata dalle retrovie in modo fluido, con un messaggio filtrato sulla chat di gruppo del primo arrivato al ristorante, Jumbo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cClaudia, invece?\u201d, chiese sempre Paolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI fatti vostri mai voi eh? Ma se proprio ti\u2026 v\u2019interessa, le ho scritto diverse volte dopo che mi aveva dato il numero, ma non ha mai risposto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMister\u2026 mister\u2026 Eppure hai superato da poco i trenta come noi, certe cose dovresti saperle da un po\u2019\u2026 Capisco che adori l\u2019astronomia, ma con le donne non vale sempre la legge di gravitazione universale. Se la vicinanza diminuisce subito all\u2019inizio sotto un certo limite, buonanotte.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDopo invece\u2026 Quindi, sentiamo. Cosa dovrei fare?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn po\u2019 andare\u2026 un po\u2019 venire\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVa beh\u2026 La sigaretta la stai costruendo nelle tue mutande?\u201d Ormai il movimento della mano destra dentro i pantaloni era difficilmente distinguibile da un mero grattare le parti intime. Paolo aveva toccato il pacchetto da dietro, era troppo leggero. Entrandovi con la mano, sent\u00ec soltanto una sigaretta. Pi\u00f9 della delusione per l\u2019assenza della coppia di tabacco, si incup\u00ec constatando di aver sbagliato i conti del suo bonus giornaliero di fumo, prima di uscire di casa. Forse che quella mattina si era gi\u00e0 giocato la sua dose quotidiana? Ma quando? Era stato chiuso nel suo ufficio quasi tutto il tempo, in attesa dell\u2019incontro con il proprio responsabile, per altro annullato. Sperava di poter avanzare una minima richiesta di aumento. Meglio non pensarci. Eppure doveva aver gi\u00e0 fumato quel giorno, considerava il fumo un rilassamento. Sostitu\u00ec la delusione con l\u2019affetto che provava verso il mister, mettendo in campo quell\u2019unica sigaretta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFinalmente\u2026 ma tu? Non fumi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, preferisco fumare dopo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl bonus quotidiano?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEh gi\u00e0\u2026 Non ti sfugge nulla.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh mi aveva fatto ridere abbastanza quella volta che te lo eri giocato prima della partita. Poi la tua prestazione\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAvevo retto bene dietro, dai. Certo se Jumbo avesse sfruttato almeno una delle tre occasioni l\u00e0 davanti\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSempre colpa degli altri. Non siamo uniti, non c\u2019\u00e8 coesione tra i vari reparti, mi sembra che alcuni gruppi si stiano allontanando ogni partita di pi\u00f9.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer questo hai organizzato questa sera?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi hai anticipato come riuscivi a fare una volta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna volta spingevo sulla fascia, infatti mi chiamavate Express, non giocavo difensore centrale se ben ricordi.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo si gir\u00f2 verso l\u2019ingresso del locale, mani in tasca e sguardo rivolto a quelle tante ombre che si spostavano dietro la tenda. Poteva scorgere un paio di bambini, uno era senza dubbio il figlio di Tino, sempre presente alle loro rimpatriate. Correvano, poi si fermavano per avvicinarsi, e poi riprendevano a scattare. Gli unici scatti che pensava di poter sostenere erano quelli di anzianit\u00e0, in fondo era contento di non aver dovuto affrontare il proprio responsabile. Magari nei minuti di recupero un aumento sarebbe comunque giunto dal fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRicordo, eri anche un bravo chitarrista.\u201d Il mister sorrise pressando la tenue nuvola di fumo sull\u2019astante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai chiamato la sala prove?\u201d Paolo si era voltato di colpo come se avesse sentito l\u2019attacco di una canzone famosa. Inizi\u00f2 a muovere ritmicamente la mano destra chiusa a pugno colpendo sparuti brandelli di neve, senza perturbare l\u2019atmosfera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ancora, tu sei dentro allora? Marta che dice?\u201d Con il capo cerc\u00f2 un cenno di intesa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ne abbiamo ancora parlato. Una sera a settimana credo si possa sostenere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu lo credi, e lei crede con te?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il mister lanci\u00f2 il mozzicone ormai spento su un ammasso di neve luccicante. Rimase a scrutare il lieve accenno di fumo dell\u2019ormai consumata sigaretta, finch\u00e9 non si ecliss\u00f2 del tutto, prima di voltarsi a fissare le auto parcheggiate l\u00ec davanti, gi\u00e0 infarinate durante quei pochi minuti del dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon riconosceremo pi\u00f9 nulla quando usciremo di qui,\u201d fu il suo ultimo commento prima di tirare verso di s\u00e9 la porta di ingresso del locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo, che per precauzione si muoveva zoppicando leggermente, scorse subito i folti capelli ricci della compagna, seduta all\u2019estremit\u00e0 di uno dei due tavoli riservati alla squadra. Jumbo aveva detto la verit\u00e0: al posto di un\u2019unica tavolata comparivano due tavoli distinti, distanziati poco pi\u00f9 di due metri l\u2019uno dall\u2019altro, relativamente vicini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Durante l\u2019avvicinamento, Express e il mister sostarono dinanzi al buffet dei primi, regno di nobili odori e vapori. Due camerieri si ergevano nella parte dietro il banco, silenziosi e candidi come l\u2019innocenza della neve l\u00e0 fuori, gi\u00e0 disposti a tutto pur di assecondare ogni tipo di richiesta. Nella bacheca dei dolci, l\u00e0 in fondo all\u2019angolo, una Sachertorte ancora intera ergeva tronfia la copertura al cioccolato, ricamata con la scrittura del proprio titolo nobiliare sul bordo superiore, come se la corazza di cacao fuso fosse insufficiente a identificarne la vera natura. Per Paolo era il dolce perfetto. Avrebbe potuto ingerirne pi\u00f9 porzioni consecutive, lo difendeva spesso con rabbia dalle offensive di Marta, la quale, pur cibandosene spesso, l\u2019accusava di essere solo un piccolo alveare di zuccheri, antenati di carie dentarie. Aveva deciso. Avrebbe riservato un piccolo antro nel suo stomaco per lei. Erano trascorsi mesi da quando ne aveva assaggiato l\u2019ultimo esemplare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un quadro a mezza altezza dell\u2019antistante parete blu lo impression\u00f2, tanto da arrestarne l\u2019avanzata. Su una spiaggia, deserta, era sopravvissuto solo un ombrellone chiuso su se stesso, in pendenza, causa il vento che spirava da destra a sinistra. Tent\u00f2 di scorgere qualche altro elemento per poter interpretare il dipinto con maggior precisione. Ma non trovava nulla, a parte l\u2019azione lenta e continua di quelle raffiche.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGrande Manz!\u201d Albertino lo aveva riconosciuto, suo pari grado come ruolo, appollaiato dietro l\u2019ultimo muretto del loro percorso, coinvolto in qualche caccia al ladro dal figlio, tenuto a guinzaglio&nbsp; dalla madre nel mezzo della sala principale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOh Tino, ti nascondi come sui calci d\u2019angolo, dietro gli avversari?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo sorrise vedendo come risposta dell\u2019amico difensore il pollice destro sollevato, il resto delle dita invece stretto, come quando impugnava il gagliardetto della squadra prima di consegnarlo al capitano avversario a pochi istanti dal calcio di inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non amava troppo quel soprannome, ma il tempo ne aveva smussato l\u2019iniziale antipatia. Manz. Era una tassa non scritta in cui si era imbattuto ogni membro della squadra, storico e non. Sempre presente fin dalla prima stagione, sfocata ormai, data la lontananza di nove anni, aveva resistito fino alla prima partita ufficiale di campionato, quando il suo secondo nome Amanzio era emerso in tutta rudezza sulla bianca superficie liscia della distinta da gara. Spinetti Paolo Amanzio. Gentile omaggio del nonno paterno, scomparso poche settimane prima della sua convocazione in questo mondo, l\u2019accorciatura da Amanzio a Manz era stata siglata da Tino stesso, dopo la prima storica gara di esordio, dove si era distinto per tempismo e decisione negli interventi. Un\u2019assonanza con un famoso giocatore dei campionati professionistici aveva finalizzato il troncamento del nome. In seguito anche Express si era infilato nel bagaglio dei soprannomi.<\/p>\n\n\n\n<p>Manz not\u00f2 degli spazi vuoti in entrambe le tavolate. Il numero elevato di convocati per la cena a buffet aveva costretto l\u2019organizzazione del locale a dividere l\u2019originale unico tavolo in due, mancando altro spazio intorno. La suddivisione dei giocatori era stata disposta a prima vista dal caso. In realt\u00e0, mentre appoggiava il cappotto blu sulla sedia accanto a quella di Marta, a Manz parve di essere entrato nel loro abituale spogliatoio, dove ognuno si era ritagliato il proprio angolo. I vicini di tavola erano infatti Tino, il cui giubbotto infiammato di rosso e sporco di vernice sulla manica sinistra era inconfondibile, e altri due nuovi difensori appena ingaggiati dal mister, vista la penuria di convocabili a ogni incontro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Verso il fondo del primo tavolo un paio di centrocampisti, ognuno insieme alla propria compagna di reparto, avevano alzato la mano non per chiamare il fuorigioco, ma soltanto per salutare il neoarrivato, il quale in risposta aveva strizzato l\u2019occhio sinistro. La tovaglia era verde acqua, ogni commensale era dotato di doppio bicchiere acqua e vino, oltre che di un piatto privo di decorazione su cui una cameriera adagiava pizzette, tartine e alcuni vol-au-vent bruciacchiati, riempiti di besciamella e funghi, come scritto in gesso sulla lavagna nera alle spalle del tavolo del buffet. Diverse candele rosse occupavano posti casuali lungo la tovaglia. Una di queste era proprio in mezzo ai piatti di Marta e Paolo, che estrasse l\u2019accendino e l\u2019accese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe carina lo nostra candela,\u201d A Marta la frase era uscita spontanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Una coppia di camerieri orchestrava in aria ciascuno un vassoio argentato, sul cui campo flute colmi di spumante erano disposti senza alcuna apparente tattica. Ogni spettatore riceveva il proprio aperitivo, un paio di giocatori avvicinarono subito il calice alle labbra senza attendere gli orfani di vino, secondo un tacito buonsenso.&nbsp; Sedendosi, incroci\u00f2 lo sguardo del mister che aveva appena occupato l\u2019unica sedia rimasta libera sul lato destro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono finito nel tavolo della difesa,\u201d sospir\u00f2 il coach con un mezzo sorriso. \u201cCerchiamo almeno di non prendere gol anche stasera ragazzi.\u201d Il tono era scherzoso, anche se forse prima di scontrarsi contro i due tavoli si era augurato il solito scherzo di Jumbo e degli altri componenti storici del gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDai mister non siamo poi cos\u00ec staccati dagli altri.\u201d Tino contrastava sempre con il suo entusiasmo qualunque eccesso di pessimismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dirimpetto da Manz, oltre l\u2019estremo baluardo della tavolata difensiva, si ergevano le voci piene e aspre degli attaccanti, padroni della seconda tavolata, gi\u00e0 cosparsa di briciole di pane nonostante non fosse stato ancora decretato l\u2019inizio della cena. Manz invidiava lo spirito ilare in cui erano immersi i loro discorsi negli spogliatoi, avrebbe gradito che anche i suoi compagni di reparto fossero pi\u00f9 distesi, invece di preoccuparsi sempre di lavoro, di chi avrebbe dovuto stendere i panni il giorno successivo, pulire la cucina, giocare con i figli, inventarsi qualche regalo per la compagna, come se la vita da un momento all\u2019altro potesse sorprenderli sbilanciati.. Solo il mister, unico single tra quelli accomodatisi al suo stesso tavolo, era in grado di sdrammatizzare le preoccupanti tensioni giornaliere gi\u00e0 prima del fischio di inizio. Pi\u00f9 che motivatore, moderatore. Risultati e prestazioni degli ultimi incontri erano stati pessimi. La squadra si era lentamente sciolta, gocciolava simile alla cera delle candele, modellandosi sull\u2019avversario di turno senza imporre la propria identit\u00e0, smarrita dietro malumori, risultati mancati, antipatie e nevrosi collettive.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scrutando l\u2019intero gruppo dal fondo del tavolo, mentre Marta accarezzava la sua mano muovendo gli occhi in perlustrazione delle pareti del locale, Manz si domand\u00f2 come fossero riusciti a resistere quasi dieci anni, uno accanto all\u2019altro, delusioni dopo vittorie, bevute dopo inaspettate quanto cocenti sconfitte, litigate furiose appena concluse le partite.<\/p>\n\n\n\n<p>Assicuratosi che fosse stato distribuito un calice a ogni invitato, il mister si alz\u00f2 in piedi e, con un repentino movimento della mano, invit\u00f2 tutti a seguirne l\u2019esempio. Sollevava il calice con la mano destra, oscillava con ansia il volto da una parte all\u2019altra dei due tavoli all\u2019inseguimento di un invisibile batti e ribatti. Quindi, fissando un immaginario punto poco pi\u00f9 alto e a sinistra del suo orizzonte, ribad\u00ec il concetto: \u201cAnche se pure oggi non siamo uniti\u2026 a noi e a quelli che non sono riusciti a venire. La prossima la voglio vincere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGrande mister!\u201d La voce era di Jumbo, collocato esattamente dalla parte opposta rispetto a Manz, che si stup\u00ec di non aver notato subito la sua stazza, in continua espansione negli ultimi anni. Questo perenne aumento di circonferenza disegnava un muro invalicabile contro cui quel soprannome si era gi\u00e0 scontrato da mesi. Dotato un tempo di un\u2019elevazione impareggiabile, Giovanni Bigone, avviato verso i 38 anni, si era avvicinato al gruppo pochi mesi dopo la nascita della squadra. Prima, era stato compagno di squadra del mister per quasi due campionati. Stacco, fiuto e senso della posizione erano stati gli alleati principali nella scalata solitaria verso la testa della classifica cannonieri di sempre della squadra. Nessuno avrebbe potuto a breve giungere a insidiarne la leadership, soprattutto vista la media complessiva della squadra di due tiri a partita verso lo specchio della porta avversaria. Giu\u00e0n, come una volta lo aveva etichettato il mister negli spogliatoi, dopo pochi passi si era gi\u00e0 trasformato in Jumbo, un potente e minaccioso condor degli spazi aerei nell\u2019area nemica, capace di calamitare lanci di ogni natura, ora invece pasticcini e golosit\u00e0 assortite nei ristoranti pi\u00f9 disparati. Nascondeva il gonfiore in espansione sotto la camicia durante le ore lavorative in banca, dove aveva fatto centro grazie al buon nome del padre, storico responsabile della medesima agenzia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ultimamente si allenava poco, anzi forse per nulla, marcava sempre visita durante il ritrovo al sabato per la corsa al parco, una decina di chilometri, distanza minima per sconfiggere stress lavorativi settimanali e annientare l\u2019incipiente crescita del basso ventre. Adorava anche cucinare i dolci, prima di introdurli dentro di s\u00e9. Spesso alle partite veniva accompagnato dal nipote, quasi adolescente, che sedeva in panchina pur essendo privo del valido tesseramento. Da l\u00ec il piccolo seguiva lo zio chiedendosi come quell&#8217;immobile pachiderma avesse potuto, anche solo tre anni prima, alzare quell\u2019intera impalcatura gelatinosa di pi\u00f9 di cinque centimetri da terra senza aiuti esterni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui le prime esasperate bollicine ghiacciate giunsero a contatto con il tepore della bocca, un brivido istantaneo scost\u00f2 gli occhi di Manz su Farfy, fino ad allora rimasta in penombra accanto allo storico bomber, suo compagno da quattro anni. Non credeva di ritrovarsela l\u00ec davanti. Durante l\u2019ultimo ritrovo prenatalizio era rimasta allettata, come riferito da Jumbo, per colpa di una forte tosse. Erano trascorsi circa quattro mesi dal loro ultimo incontro, marcato in qualche cena di gruppo. Ora ne osservava il deciso rossetto sentendosi le labbra frizzare sotto la spinta di quel primo sorso. Un anno prima nello spogliatoio erano circolate voci di una visita dal chirurgo estetico per gonfiare la sua immagine di ragazza perfetta. Ora lo spazio davanti a s\u00e9 non gli consentiva di stabilire la fondatezza della remota accusa. Non lo ricordava piccolo, il seno di Francesca, ai tempi del liceo, quasi quindici anni prima. Convivevano nella stessa aula gi\u00e0 da tre anni, ognuno leader del proprio gruppetto di seguaci. Essendo i due rappresentanti di classe, avevano trascorso molti intervalli fianco a fianco, avvicinandosi sempre pi\u00f9. All\u2019inizio erano le interrogazioni a sorpresa della professoressa di latino ad aver la meglio sulle rispettive passioni, poi nella ripresa entravano in campo la musica, comune interesse, e il livello di tasso alcolico da sfiorare il successivo sabato sera. Non era mai successo niente, soltanto miseri incroci di sguardi alla giusta distanza, prima della visita a Brera in cui Paolo, da dietro, le aveva sfiorato con paura e dolcezza la mano, quasi solleticandone la reazione, mentre la guida descriveva inutili alleanze italo francesi come sfondo storico del Bacio di Hayez. La mano di Francesca si era chiusa stringendosi per tutta la durata della visita,&nbsp; terminata in ultima posizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora la mano di Paolo, risedutosi, era ancora sotto le cure di qualcuno, di Marta. Avvicinando alla bocca, con quella libera, il soffice e cremoso vol-au-vent, preavviso di una lauta cena di piacere, una serie di immagini si schier\u00f2 nel suo campo immaginario: lui e Francesca a far l\u2019amore nell\u2019allora inaccessibile terreno nemico, il lettone dei genitori della ragazza. Loro due insieme al mare schivando la lezione quotidiana con qualche astuzia. Il primo reciproco e inaspettato \u201cti amo\u201d in una serata primaverile, che a Paolo aveva tagliato in due l\u2019anima, fino ad allora perfettamente intatta. Pi\u00f9 gustava l\u2019antipasto, sorseggiava dal calice e continuava a fissarla, pi\u00f9 i colori di quei fotogrammi recuperavano intensit\u00e0 e armonia, i suoni attutiti dagli anni riacquistavano la loro voce, e il cuore accelerava il ritmo. Sapeva di dover allontanare lo sguardo da quel rossetto e dai neri capelli lisci tagliati corti da poco tempo, tirato com\u2019era dalle continue carezze di Marta. Ma era come se avesse annusato nell\u2019aria dopo tempo un profumo rimasto sepolto anni, di cui non aveva perso ricordo, e che avrebbe sempre considerato in cima alla lista delle sue preferenze. Solo la prima volta che si erano rivisti dopo cos\u00ec tanti anni aveva provato una sensazione simile, pi\u00f9 per l\u2019inaspettata sorpresa che per il reale rimpianto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era diventata \u201cla Farfy&#8221;, da \u201cFarfalla\u201d, la compagna di Jumbo nei suoi voli aerei, a detta di Mele, anche per la sua passione per il volo. E si era scelta un compagno di otto anni pi\u00f9 stagionato, conosciuto grazie alla sorella maggiore, che una volta l\u2019aveva invitata a rilassarsi al mare qualche giorno insieme alla propria compagnia. Jumbo godeva gi\u00e0 di discreta fama nel gruppo, era da anni impiegato in banca, viveva da solo, e soprattutto faceva ancora gol. L\u2019interesse di Francesca verso ragazzi pi\u00f9 maturi era una vocazione gi\u00e0 in nuce sui banchi di scuola. Paolo aveva nascosto la delusa aspettativa nella loro storia in sei corde di chitarra, di fronte al suo sostituto, universitario con macchina sportiva sempre in dotazione. Aveva impilato con zelo, una a una, ore di studio di ritmiche e assoli, spinto dalla fiamma di dolore che riscaldava le sue giornate: aveva schierato il gruppo insieme al futuro mister, era a poco a poco guarito dall\u2019infortunio, in relativo breve tempo. Gli amici di un tempo, Tino e il mister, erano ancora l\u00ec, a quel tavolo. La rabbia aveva lasciato avanzare il solo ricordo, restando immobile nelle retrovie.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutto bene la gamba amore? Ci alziamo a scegliere i primi? Mi devi raccontare come \u00e8 andata al lavoro, in auto eri pensieroso.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Marta lo aveva riportato nel presente, davanti al flute e al piatto dell\u2019antipasto ormai volatilizzato senza che Manz ne avesse pi\u00f9 ricordo. Farfy era volata via, anche se in realt\u00e0 non era mai atterrata nel paesaggio del loro rapporto. Aveva annusato infatti il persistente e nauseante profumo della gelosia fin dalle prime uscite di sei anni prima con Marta. Il suo passato doveva rimanere per lei un riassunto privo delle parti pi\u00f9 interessanti, solo un lieve accenno a innocenti incontri platonici con ragazze inferiori a lei, in tutto. Non potendo rischiare di farsi trovare scoperto durante un inaspettato ribaltamento di gioco, quando si era reso conto che la storia tra Jumbo e Francesca gettava serie basi per una futura convivenza, Manz aveva disegnato a Marta i contorni del cuore che lo aveva legato alla compagna liceale, evitando accuratamente di colorarlo di rosso fuoco e di renderlo pulsante, alla frequenza di una prima e seria passione amorosa. Una parentesi di poco conto, chiusa in quella versione del racconto da lui stesso per un motivo che cambiava a ogni narrazione privata, senza che la compagna se ne accorgesse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, tutto sotto controllo, stai serena. Mi alzo.\u201d Spinse indietro con le gambe la propria sedia, frastornato dalla rotonda morbidezza delle ultime bollicine di spumante in discesa verso i pi\u00f9 ignorati anfratti dello stomaco. La coppia si avvi\u00f2 su quel cammino di pochi passi in direzione del rifornimento. Aveva preso l\u2019abitudine di imitare la lunghezza e frequenza dei passi della compagna, quando camminavano uno accanto all\u2019altro. Era un\u2019eredit\u00e0 d\u2019infanzia, di quando era accompagnato all\u2019asilo dal nonno. Non voleva mai andarci, si sentiva abbandonato in mezzo a estranei, e ogni mattina si impegnava a imitare i passi dell\u2019anziano per smuoverne la gi\u00e0 evidente benevolenza. A Marta questo sembrava non dispiacere, anzi. Come un accordo siglato di nascosto, evidenziava la presenza di un invisibile specchio tra loro due. Vedere i piedi di lui colpire il pavimento, ritmicamente insieme ai suoi, rappresentava un sollievo, una costante e rassicurante presenza. Anche se avesse chiuso gli occhi, avrebbe continuato a sentire un unico incedere verso una meta comune, distante in quel caso un passaggio di pochi metri.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era diffuso in sala il tepore dei primi, disposti in tre distinti contenitori. Ai due lati alcune riposanti trofie al pesto bilanciavano con la placida tinta verdeggiante il beige di cremose tagliatelle ai funghi porcini, dove piccoli ma non insignificanti accenni di verde erano concentrati in minuscoli accenni di prezzemolo tritato. Al centro troneggiavano spugnose lasagne dall\u2019aspetto ormai essiccato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVorrei tornare a suonare la chitarra, stiamo allestendo un gruppo.\u201d Avrebbe potuto esordire cos\u00ec. Ma poi lei si sarebbe voltata, cambiando lo sguardo. Come se non capisse da quale parte del corpo di Paolo provenisse quel desiderio. Erano tanti anni che non suonava con gli altri. Perch\u00e9 riprendere ora? Quali vantaggi avrebbe portato, alla loro relazione? Avrebbero potuto iscriversi a qualche corso serale, insieme. Perch\u00e9 allontanarsi?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer me trofie.\u201d Marta aveva scelto subito. La porzione consegnatale era degna dell\u2019ultimo Jumbo.<\/p>\n\n\n\n<p>Manz oscill\u00f2 tra il conformismo nei confronti della compagna, e il mai sopito ricordo dei funghi raccolti sempre dal nonno nelle settimane estive trascorse insieme in campagna. Una sfida impari fin dal principio, essendogli ritornate in brevi istanti le immagini di loro due insieme nel bosco, mano nella mano con un misero cestino date le leggi dell\u2019epoca sulla raccolta. Un cameriere, diverso dall\u2019addetto alle trofie, riemp\u00ec con generosa abbondanza il piatto tiepido, attorcigliando le ultime tagliatelle ancora gocciolanti di cremosa salsa a forma di semicono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre riprendeva possesso della sedia, Manz vide Tino scrutare il piatto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa tu non dovevi andare a donare il sangue questa settimana?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, perch\u00e9?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTra doppio bicchiere di spumante e quintale di tagliatelle, non so che sangue potresti donare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGuarda che non c\u2019entra nulla. E comunque la donazione non \u00e8 domani Tino, stai tranquillo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa soprattutto, la vuoi smettere di andare a rimorchiare ragazze con questa scusa?\u201d Tino rise guardando Marta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn effetti dovresti smetterla, non ti \u00e8 gi\u00e0 andata bene sei anni fa?\u201d Marta aveva sfruttato l\u2019assist dell\u2019amico per realizzare un sorriso sui volti seduti a quel tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi lusso, proprio,\u201d la risposta in anticipo sulla prima forchettata di tagliatelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Sei anni. La squadra era al terzo campionato, in zone alte della classifica. Manz era ancora Express, un pendolino sempre in orario sulla fascia destra, pronto a inondare l\u2019area avversaria di palloni carichi di effetto per Jumbo, snello e ancora dotato del fiuto del bomber di razza. Quella sera avevano provato fino a notte tarda, lui e gli altri del gruppo. Suonavano un paio di volte al mese in alcuni locali della periferia, soprattutto cover, alcune rivisitate dalla lente di ingrandimento del mister, fidato amante e conoscitore di gruppi hard rock. Si era svegliato disteso nel letto mal rifatto da giorni in quel monolocale, dove si era trasferito da circa tre mesi. Frequentava all\u2019epoca un\u2019amica di un suo compagno di universit\u00e0. Non era una relazione stabile, anzi. \u201cCi si vede ogni tanto,\u201d ripeteva al mister durante le serate trascorse in coppia davanti a due birre ghiacciate, un modo per evitare qualsiasi tipo di impegno. Doveva alzarsi presto, per donare il sangue, un\u2019attivit\u00e0 presa in prestito da alcuni volontari del servizio di assistenza dove prestava volontariato un paio di volte al mese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorsa indenne la doccia gelata, si era presentato puntuale, seduto nel corridoio bianco asettico, l\u2019odore di disinfettante in ascesa alle narici. Era l\u2019unico seduto da quel lato, una lunga serie di sedili rossi lo affiancava da entrambi i lati. Si sporse in avanti piegando la schiena, per tentare di uscire dalle poche ore di sonno. Le braccia trovavano anch\u2019esse riposo sui quadricipiti ben allenati. Osservava il pavimento illuminato da una fastidiosa luce artificiale giallo tenue quando vide entrare nel suo campo visivo due scarpe da ginnastica, nuove o indossate al massimo non pi\u00f9 di tre quattro volte, allacciate con estrema precisione. Esse ruotarono direzione puntandolo, poi retrocedettero frontalmente. Quella di destra si stacc\u00f2 dal suolo, senza che le stringhe subissero il minimo turbamento durante l\u2019evoluzione aerea, trascinata dalla gamba in cerca di una comoda posizione. Ritornato alla posizione eretta, not\u00f2 il volto della magra ragazza che aveva scelto il sedile pi\u00f9 vicino al suo, tra quelli schierati sulla parete opposta. In mezzo, il pavimento. Nonostante non fossero attaccati, riusciva a intuire le poche lentiggini cosparse sul volto di lei, i fini orecchini luccicanti incastonati nelle orecchie, e la collana a cuori di pasta turchese che le abbracciava il liscio collo. La chioma rossiccia ondulata, il lieve fondotinta rubato a qualche valigetta di trucco e il verde acqua con cui erano riempiti i suoi occhi diedero ben altro significato a quella mal sopportata sveglia mattutina. La collana si stendeva su una semplice maglietta nera, adornata da una frase virgolettata, che Paolo non poteva evitare di leggere:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVoi siete nati insieme e insieme sarete per sempre.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non sapeva cosa significasse, sogghign\u00f2 dentro di s\u00e9 pensando a una battuta per rompere il ghiaccio. L\u2019inizio di quella gioia interiore aveva accompagnato il pensiero dalla mente fino alle labbra, da dove usc\u00ec a braccetto con un\u2019indispensabile borsetta di sfacciataggine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE\u2019 riferita a me e a te?\u201d aveva chiesto indicando la maglietta.<\/p>\n\n\n\n<p>La giovane non aveva intuito subito a cosa si stesse riferendo quel magrettino spettinato, come l\u2019avrebbe chiamato nelle future versioni di quel loro primo incontro, per poi invece accettare le diffuse leggi della seduzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDici? E cosa te lo fa pensare?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ec era iniziato tutto. La simpatia di Paolo aveva fatto presa sulla dolcezza di Marta, sempre giocosa e pronta allo scherzo. Il primo appuntamento, concluso su una panchina a divorare un panino a testa dopo uno spettacolo teatrale. La prima vacanza, sole, spiaggia, amore, insieme, amore. Le partite vissute dalla tribuna, anche nei mesi pi\u00f9 rigidi, riparata da coperture di scarsa qualit\u00e0. Il primo concerto a cui Marta aveva assistito, l\u00ec, in prima fila.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tutto il tempo in cui ripul\u00ec il piatto dall\u2019ultimo sugo rimasto inerte l\u00ec a guardarlo, Manz vide il volto di Marta riflesso nel calice riempito di vino rosso. Ritrovava il viso magro e le dolci lentiggini di un tempo, la maglietta aveva lasciato posto a un maglioncino pi\u00f9 maturo ed elegante, le mani allora spoglie di ornamenti sfoggiavano un anello, regalo del suo ultimo compleanno. Il sorriso malizioso di quel corridoio era ancora l\u00ec, a fissare le trofie. Scrutandola senza l\u2019ausilio del freddo bicchiere, guard\u00f2 le guance divenute paffute, la pelle un po\u2019 pi\u00f9 stiracchiata, le dita un po\u2019 rovinate dall\u2019impiego quotidiano del gesso alla lavagna. Forse il soprannome che le era stato conferito da un paio di anni, Manza, aveva un secondo significato, oltre a quello di versione femminile di Manz. Si era ingrossata, nulla di cos\u00ec evidente da meritare commenti sarcastici, ma la maglietta mai pi\u00f9 rivista indossata quella mattina di sei anni prima, dispersa ormai in chiss\u00e0 quale dei dieci cassetti che aveva a disposizione nella casa dove convivevano, difficilmente avrebbe potuto ancora coprire con la stessa grazia il suo busto. Forse si sarebbe letta soltanto la prima parte della frase, senza l\u2019epilogo. Manteneva inalterato lo sguardo angelico che lo aveva trafitto in quella sala di attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPap\u00e0, voglio venire a vedere la partita settimana prossima.\u201d A parlare era stato il figlio di Tino seduto in braccio alla madre, in mano due robot impegnati in uno scontro titanico alle estremit\u00e0 opposte del piatto svuotato di ogni contenuto. Era ancora biondino nonostante entrambe i genitori fossero mori, aspetto che aveva suggerito qualche perfida battuta negli spogliatoi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCom\u2019\u00e8 carino vostro figlio.\u201d La Manza lo guardava come in estasi. Adorava i bambini. Manz si era domandato spesso come potesse resistere tutto il giorno a scuola importunata almeno quattro ore insegnando matematica alle elementari, e poi promuovere commenti del genere. In un paio di circostanze avevano discusso dell\u2019eventualit\u00e0 di diventare genitori, ma aveva bloccato ogni attacco arroccandosi dietro l\u2019instabilit\u00e0 delle loro rispettive posizioni lavorative. Spinta invece dall\u2019ennesimo giro panoramico delle lancette sul suo orologio biologico, la Manza riteneva di essere pronta, anzi. La tinta ai capelli di cui aveva iniziato a rifornirsi al supermercato per combattere l\u2019incipiente ribellione bianca della chioma, nonostante l\u2019ancor giovane et\u00e0, la ammoniva ogni volta che superava l\u2019ingresso del bagno. La infastidiva che il compagno non dovesse ricorrere a simili espedienti per continuare a sembrare giovane, nonostante un\u2019esistenza ben pi\u00f9 emozionante della propria, trascorsa fino ad allora controllando con cura ogni filo e burattino legato alle sue mani, in un delicato equilibrio di monotonia e certezze.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTesoro, il pap\u00e0 ti ha gi\u00e0 detto che \u00e8 troppo freddo adesso, abbi pazienza qualche mese.\u201d Tino cercava con lo sguardo testimoni in grado di dargli man forte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOk, ma mi prometti che vincerete la prossima?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto amore, ce la metteremo tutta\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi sicuro se giochiamo come nell\u2019ultima gara\u2026 buonanotte.\u201d Il mister non aveva resistito, gettando la frase direttamente in faccia al bicchiere di vino svuotato gi\u00e0 due volte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAbbiamo fatto cos\u00ec schifo?\u201d Manz l\u2019aveva vista dalla panchina con lui, era ancora convalescente dopo l\u2019ultima contrattura.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu eri l\u00ec accanto a me, non te ne sei accorto? Palla a loro o palla a noi. Mancavano spazi. Tutti attaccati. Tutti i reparti. Non guardavamo dove fossero i nostri compagni.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDovresti riproporre l\u2019esercizio dell\u2019elastico, ti ricordi quello che facevamo da giovani?\u201d Manz lo ricordava con affetto. Era durante i primi anni di liceo, non era molto che si conoscevano. Durante il primo allenamento settimanale del marted\u00ec, il coach della loro squadra giovanile aveva legato i quattro centrocampisti tra loro con una strana fascia elastica. Lo stesso trattamento era stato riservato ai difensori. Express si era trovato invischiato insieme a Tino, gi\u00e0 allora attento stopper. Ricordava la strana sensazione durante i vari movimenti, in base a dove si trovasse la sfera in campo. Quando era vicino al compagno, la tensione del tessuto era inesistente, avrebbe potuto anche dimenticarsi di essere legato a qualcuno. Ma una volta che il compagno o lui si muoveva in direzione della palla, sentiva a un ben determinato istante una forza attrattive capace di avvisarlo sul prossimo movimento da fare. Una specie di forza magnetica capace di farlo traslare correttamente sul terreno di gioco. Lo notava anche nei movimenti dei quattro centrocampisti davanti a lui. Si era creata un\u2019armonia che avrebbero dovuto mantenere nei momenti bui di ogni incontro, quando l\u2019avversario avrebbe attaccato cambiando continuamente fronte nel tentativo di trovare il giusto pertugio, la piccola crepa nell\u2019intero movimento difensivo, il piccolo errore di posizionamento: troppo vicini, avrebbero lasciato spazio per altro, troppo lontani pure. Dovevano cercare in continuazione il corretto intervallo spaziale, l\u2019equilibrio complessivo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer legare Jumbo ora quanti metri di tessuto ci servirebbero?\u201d Aveva pronunciato queste parole innalzando il tono della voce, apposta per farsi sentire dall\u2019altro tavolo, dove un folto vociare aveva preso ormai piede. Sentendosi chiamato in causa, Jumbo ribatt\u00e9 con un sorriso e un: \u201cMister non facciamo scherzi eh? Gi\u00e0 qui si fatica a trovare la porta, se manca poi la fiducia nei miei mezzi non riesco nemmeno pi\u00f9 a entrare in area,\u201d per poi chiudere nel mezzo delle sue fauci il pezzo di pane che aveva in mano, inzuppato nel piatto ripulito da ogni traccia di sugo rimasto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEh, ma il bomber \u00e8 troppo a dieta!\u201d Altro commento dal tavolo accanto. Scoppio generale di risa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPoi ti insegno a lanciare.\u201d Jumbo aveva iniziato a riproporre il solito discorso. La colpa della sua sterilit\u00e0 sotto porta era dovuta ai lanci imprecisi dalle retrovie. Manz sorrideva, i suoi lanci o cross, una volta apprezzati dal bomber stesso, erano divenuti improvvisamente i peggiori e pi\u00f9 scarsi mai visti, non appena Farfy aveva raccontato la loro storia al convivente.<\/p>\n\n\n\n<p>Manz aveva ancora fame, alcuni si era gi\u00e0 alzati per servirsi al banco dei secondi. Un intenso odore di griglia si era diffuso nella stanza, carne e pesce erano a disposizione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVado in perlustrazione dei secondi, vieni?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Manz si era alzato in contemporanea con il mister.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo amore, le trofie mi hanno riempito, manger\u00f2 soltanto un frutto pi\u00f9 tardi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi faccio portare dell\u2019altro vino?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, davvero, mi basta l\u2019acqua.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre si avvicinava all\u2019angolo dei secondi, ascoltando un assolo di chitarra proveniente dalle casse sollevate ai quattro angoli del locale, ripens\u00f2 all\u2019opportunit\u00e0 di suonare dal vivo davanti a un gruppo di persone. Ricordava l\u2019adrenalina e la paura prima di ogni concerto, gli sguardi di intesa con il mister e gli altri componenti, il coraggio liquido scolato con avidit\u00e0 dalle bottiglie di birra fino a poche battute dall\u2019inizio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto lo sapevi fare.\u201d Il mister gli era accanto nella difficile scelta tra carne o pesce, entrambi alla griglia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEra difficile, non credo di riuscire a ripeterlo improvvisando, dovrei provarlo prima.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa allora sei dentro o no? Guarda che noi ci andiamo, in sala prove. Giusto il tempo di trovarne una comoda per tutti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVediamo. Per me filetto, al sangue, con contorno di patate arrosto.\u201d Manz si era girato verso il cameriere. Costui sollev\u00f2 con l\u2019aiuto di un forchettone metallico un discreto ammasso di carne inerme dalla griglia rovente, posizionandolo al centro di un piatto rotondo, incoronato da un\u2019aureola di patate.<\/p>\n\n\n\n<p>Evitando ulteriori domande con una finta preparata all\u2019ultimo, era gi\u00e0 in procinto di rientrare al tavolo, quando si accorse di diverse idee da esporre al mister riguardo alla nuova formazione musicale, dal nome della band all\u2019abbigliamento da indossare durante le esibizioni. Avrebbe potuto sedersi accanto al mister, se non avesse incrociato i due occhi di Marta che lo calamitarono in automatico alla sedia di partenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Attese gli altri compagni al tavolo prima di sfoltire il piatto. Il filetto pareva succoso, a lui piaceva al sangue, morbido e intenso insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto che \u00e8 difficile starsene qui a pochi centimetri senza aver voglia di rubartene un po\u2019.\u201d La Manza non smetteva di fissare il piatto. Finch\u00e9 non prese la forchetta ancora sporca di verde insieme al coltello affilato di volutt\u00e0 e tagli\u00f2 un lembo di carne, alterandone per sempre la forma cilindrica pressoch\u00e9 perfetta. Chiuse gli occhi mentre assaporava la fibra di quel pezzo, succhiandone il liquido come se dovesse nutrirsene per sopravvivere. Manz era rimasto con le mani sotto il tavolo, inebetito nel fissare la sua bocca muoversi con furore mentre stritolava quel pezzo di carne.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSai che come gusto mi ricorda molto quella che abbiamo mangiato a casa nostra l\u2019ultima volta con le mie colleghe?\u201d Il momento di estasi aveva gi\u00e0 avuto il proprio culmine.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto \u00e8 migliore, senza dubbio.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento, annegato nel mezzo del ricordo, quel \u201cnostra\u201d lo aveva infastidito. Ricordava con precisione la cena, organizzata dalla Manza per parlare di lavoro con le colleghe e i rispettivi mariti, essendo tutte sposate. Erano in numero pari anche quella sera, difficile per lei invitare qualche amica single o per lui introdurre in casa \u201cloro\u201d uno scapolo, anche se da anni in rapporti amichevoli con l\u2019effettivo padrone di casa. Gli dispiaceva, anche il mister era invitato solo in particolarissime occasioni. Non riusciva a inquadrare il momento esatto della decisione comune di andare a convivere in quella casa due anni prima, eredit\u00e0 di suo nonno. Forse c\u2019era stata una proposta da parte sua? Avevano discusso o litigato? Era stata una decisione almeno vagliata? O non l\u2019aveva nemmeno invitata? Le prime volte che lei si era fermata a dormire le vedeva l\u00ec, davanti a s\u00e9. Lei entrava munita della borsa per il weekend che appoggiava sul parquet appena laminato della camera matrimoniale. La borsa dopo qualche tempo si era spostata. Da sola? Non la vedeva pi\u00f9 sul pavimento. E non solo nel weekend. La scopriva in vari angoli dell\u2019appartamento, anche durante la settimana, quando lei non dormiva l\u00ec. Finch\u00e9 un giorno si accorse di uno strano e inanimato accoppiamento della borsa stessa, con successiva riproduzione. Ne scov\u00f2 una simile in un altro angolo di una camera diversa. Il parto era stato plurigemellare. La moltiplicazione delle borse camminava a braccetto con l\u2019aumento di disordine generale sopra ogni mobile della casa, un progressivo accumulo di maglioni sparsi, orecchini infilati ovunque, e lo schieramento finale di una formazione completa di scarpe, ovviamente non da calcio.<\/p>\n\n\n\n<p>Masticava anch\u2019egli il rimanente tessuto fibroso avanzato sul piatto dopo la scorribanda della Manza, quando questa, con un movimento maldestro, lo urt\u00f2 proprio nel punto dove la contrattura doleva. Ebbe come un sussulto di coscienza, una stilettata che dalla superficie esterna della propria intelaiatura di carne si diffuse su larga scala verso ogni estremit\u00e0 del suo corpo, dita dei piedi ed estremit\u00e0 dei capelli incluse. Si ricord\u00f2 della propria condizione, di non poter disputare il prossimo incontro a meno di non imbottirsi di antidolorifici. Avrebbe comunque potuto recarsi in sala prove, l\u00ec poteva rimanere seduto con la propria sei corde adagiata sopra la gamba sana. Prosciugato anche nelle fauci da riflessioni tanto impegnative, distolse la propria attenzione dal futuro immediato, catapultandosi alla ricerca del bicchiere. Non lo trovava pi\u00f9. Eppure l\u2019aveva lasciato davanti a s\u00e9 prima di alzarsi per il secondo. Si volt\u00f2 di qualche grado verso destra, il calice del mister era ancora l\u00ec, cos\u00ec come quelli degli altri invitati: non erano stati i camerieri a rubarlo. Forse lo aveva riconsegnato senza nemmeno accorgersene? Il pensiero di alzarsi per richiederne uno nuovo stava gi\u00e0 prendendo campo quando l\u2019avambraccio destro della Manza irruppe nel suo sinistro orizzonte insieme al bicchiere sequestrato, avviluppato dalle cinque dita tutte piegate dallo sforzo. L\u2019atterraggio sulla tovaglia avvenne con delicatezza, ma il serbatoio si era svuotato della met\u00e0 del vino. Lei si preoccup\u00f2 di asciugarsi con apparente candore le labbra inumidite dal nettare divino, ripiegando con geometrica e ossessiva precisione il tovagliolo sopra la gonna di lana. Manz bevve la sua parte, poca o giusta che fosse a lui non era dato saperlo, placando solo in parte il bisogno interiore di liquidi. Quanto rimaneva della carne era ottimo, cos\u00ec come se l\u2019era immaginato. Vellutato, saporito e alla giusta temperatura, il filetto allontan\u00f2 qualsiasi pensiero o volont\u00e0 di ribellione, recuperando dal fondo del suo stomaco immagini, suoni e sensazioni di un concerto passato, e la voglia di andarsi a sedere accanto al mister per raccontargli come si immaginava il loro ritorno sulle scene.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMister, dite qualcosa anche voi a Gi\u00f2, senn\u00f2 ti avviso che non segner\u00e0 mai pi\u00f9.\u201d La voce dietro le spalle del coach era di Francesca, in piedi con un cannolo di ricotta immobile sul piattino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDici?\u201d Il mister si era voltato, sorpreso dall\u2019arrivo della ragazza dall\u2019altro tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa non lo vedi? Quanto mangia, intendo. Adesso \u00e8 alle prese con la seconda fetta di torta. Altro che Jembo, Jumbo, come lo chiamate voi..\u201d Francesca aveva allungato il braccio ed estratto l\u2019indice per puntare il bomber di una volta, che si accorse ben presto di essere al centro dell\u2019attenzione di quel gruppetto di difensori. Smise di masticare, di colpo. A guardarlo cos\u00ec, da quella distanza, sembrava stesse cercando un modo geniale per nascondere in un solo colpo non solo quello che rimaneva della crostata di mirtilli davanti a s\u00e9 sul piatto, ma anche il pezzo a incastro mancante che stazionava immobile dentro le pareti della sua bocca. Gli occhi iniziarono a roteare nervosamente sulla testa, immobile, alla ricerca di spazi di manovra. Tino, Manz e tutti gli altri difensori ormai lo fissavano in atteggiamento di accusa. In effetti era l\u2019unico a essersi gi\u00e0 servito del dolce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cJumbo vedi di deglutire prima della prossima partita!\u201d Era sempre Tino a interrompere i momenti di imbarazzo, scatenando questa volta le risate dei due interi tavoli, Jumbo incluso.<\/p>\n\n\n\n<p>Manz approfitt\u00f2 degli schiamazzi degli attaccanti per alzarsi, passare accanto al mister sussurandogli un \u201cvedi che in fondo non siamo cos\u00ec divisi come pensavi, nonostante il tavolo,\u201d sfiorare con lo sguardo Francesca, e avvicinarsi al tavolo dei dolci, dove la Sachertorte era rimasta integra, ancora non assalita da attacchi di gola. Non c\u2019era nessuno a servirla, tagli\u00f2 di sua iniziativa una fetta abbondante, fendendo lentamente la crosta di cioccolato, come se volesse prolungare il piacere dell\u2019attesa del sapore di cacao e marmellata sulle labbra. Prima di intraprendere il cammino del ritorno, not\u00f2 che Francesca era tornata a sedersi accanto a Jumbo, fendendo l\u2019aria con gesti e mimiche poco amichevoli. La sedia accanto al mister si era invece liberata. Tino si era alzato a parlare con Mele, suo collega anche nel lavoro. Constatando che il proprio sedile era stato occupato dal figlio di Tino, e che Marta si era gi\u00e0 immersa in qualche gioco imparato dagli alunni a scuola, si diresse deciso verso il frontman del suo gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuando pensi di rientrare in campo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon lo so, fa ancora male. Ma quando torno, se vuoi provarmi sulla fascia\u2026 a me farebbe piacere essere pi\u00f9 nel vivo del gioco di attacco. Fiato ne ho ancora.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuello s\u00ec, fumi poco grazie a Marta.\u201d Il mister non aveva resistito dal punzecchiarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDai seriamente, perch\u00e9 non potrei riprovare?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 forse sono sei anni, pi\u00f9 o meno, che te ne stai l\u00ec dietro con Tino? E guarda che il gioco di attacco parte comunque da voi due, quando impostate l\u2019azione.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, se non perdiamo subito palla. Hai capito cosa intendo, ricordi quando arrivavo fin sul fondo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBei tempi, passati ormai.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLascia perdere i sentimentalismi, intendo dire che intuivo di essere davvero vivo. Da dietro si osservano tutti gli altri che corrono e si affannano dietro all\u2019avversario di turno, hai tempo anche di pensare a come si potr\u00e0 sviluppare l\u2019azione-\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto mi sembra un buon vantaggio no?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, ma sei troppo lontano per intervenire. Invece se quando prendi palla hai sempre l\u2019uomo da puntare, ti imbatti a ogni istante in una nuova sfida, se portarlo sull\u2019interno, se correre verso l\u2019esterno\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo capito, ma il fisico reggerebbe? Voglio dire, l\u2019ultima volta ti sei infortunato provando a giocare di anticipo, l\u00ec sulla fascia \u00e8 tutto uno scattare, fermarsi, riscattare, rientrare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTorner\u00f2 ad allenarmi, promesso, anche da solo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSicuro? E lei? Lasci lei a casa?\u201d L\u2019indice del mister puntava in direzione della ladra di filetto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 i discorsi devono sempre finire con lei? Anche prima, parlando delle prove\u2026 Sempre lei. Lei ha i suoi impegni, io i miei, non per forza bisogna sempre andare insieme. Altrimenti ti avrei gi\u00e0 chiesto di cambiare la squadra, da calcio maschile a pallavolo mista no?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSecondo me potrebbe avertelo gi\u00e0 chiesto.\u201d Il mister rilanci\u00f2 due boccate d\u2019aria fuori dalla bocca stirando i muscoli del viso in una risata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRidi, ridi. Intanto nonostante l\u2019infortunio possiamo comunque andare a provare, rimango seduto sullo sgabello.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9, tu di questo gliene hai parlato?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, prima, quando ci siamo alzati per i primi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Manz torn\u00f2 a fissare la Sacher, che ricambiava il suo sguardo, impassibile, rimasta ad ascoltare il fitto batti e ribatti da una testa all\u2019altra, appena l\u00ec sopra. Scost\u00f2 leggermente il piatto, sentiva la pancia riempita dalle frasi dell\u2019amico, indigeste. Erano scese dentro di lui, mentre ora fissava Marta intenta a giocare a cavallino con il bimbo. E\u2019 vero, non le aveva chiesto di riprendere a suonare. Ma perch\u00e9 avrebbe dovuto negargli quel tipo di attivit\u00e0? Poteva esserci qualcosa di offensivo? Una qualche mancanza di rispetto nei suoi confronti? Eppure non era stato in grado di parlare. Vide che lei aveva osservato per qualche istante la torta rimasta l\u00ec, ma era troppo distante per arrivarci. Senza farsi notare, la riavvicin\u00f2 leggermente a s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva pi\u00f9 fame. Solo liquidi: caff\u00e8 e digestivo, magari consumati da solo al bancone di legno posto sul fondo della sala. Si accomiat\u00f2 da quella sedia, iniziando a camminare guardando i propri piedi. Ripass\u00f2 davanti al quadro, l\u2019ombrellone ora sembrava quasi capovolto per terra, ben pi\u00f9 inclinato di come ricordava di averlo identificato all\u2019ingresso. Rallent\u00f2 il passo, per osservare da vicino le pennellate nervose lanciate sulla tela, capaci di rendere l\u2019idea di un vento costante, non fortissimo, ma costante, in grado di piegare ogni tipo di ostacolo, a braccetto con la pervicacia del tempo. Nessuno su quella spiaggia avrebbe potuto riequilibrarlo, mancavano esseri umani. Solo il caso, la resistenza delle fibre di tessuto e la profondit\u00e0 nel suolo a cui arrivava la base avrebbero potuto lasciarlo l\u00ec, senza farlo volare via. Si chiese cosa potesse desiderare quell\u2019ombrellone. Magari volare via.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn espresso, grazie,\u201d ordin\u00f2 una volta conclusa la traversata della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFai due, scusa\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva riconosciuto ancora prima di piegare il collo la voce di Francesca. Con un riflesso condizionato, si volt\u00f2 immediatamente per localizzare posizione e visuale di Marta. Era ancora l\u00ec seduta a ore tre con il bambino sulle ginocchia, ancora vispo nonostante l\u2019ora.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome andiamo?\u201d Era chiaro che Francesca aveva voglia di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDirei che tra tutti e due non siamo messi cos\u00ec bene.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh s\u00ec? E cosa te lo fa credere?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMah, cos\u00ec, da lontano, mi sembrava che stessi avendo una discreta litigata con Giovanni prima.\u201d Il caff\u00e8 rovente lo aiutava a essere pi\u00f9 spigliato del solito. In fondo lei rimaneva, ai suoi occhi, quella che lo aveva abbandonato, e un qualche mal celato senso di inferiorit\u00e0 stava tornando a galla l\u00ec dentro, appena sopra la bocca dello stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLasciamo perdere.\u201d&nbsp; Francesca si gir\u00f2 per guardare anche lei in direzione del compagno. Ma non lo vide. \u201c\u2026anzi no, sediamoci l\u00ec dove eravamo io e Gi\u00f2, tanto lui \u00e8 andato a telefonare fuori ai suoi, ogni volta impiega almeno venti minuti.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe chiamasse Marta e uscisse anche lei, sarebbe un\u2019ottima idea\u2026 intendo sedersi al vostro posto\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh ma lei si sta alzando col bimbo, guarda.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Francesca aveva ragione, Marta era in piedi e dava loro le spalle, l\u00e0 davanti. Aveva gi\u00e0 svoltato l\u2019angolo quando Paolo e Francesca si accomodarono lei al proprio posto di partenza, lui a quello di Jumbo, ognuno con il bicchiere di digestivo: per lei limoncino, per Paolo un amaro alle erbe. Non c\u2019erano pi\u00f9 piatti, in quell\u2019area. Solo il telefono della ragazza appoggiato l\u00ec, di schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>Salut\u00f2 Mele, il quale offerse la mano in risposta e un \u201cdai rientra presto Paolino, che l\u00ec dietro balliamo senza di te,\u201d per poi orientarsi col busto verso Francesca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE\u2019 da un po\u2019 che non parliamo.\u201d Inizi\u00f2 cos\u00ec, cauto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlla cena di Natale ero ammalata, poi sai che alle partite non vengo quasi mai. Anche perch\u00e9 continuate a perdere!\u201d La battuta infastid\u00ec Paolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe tu non tieni a dieta Jumbo, nessun altro ha il gol nel dna come lui.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna volta magari. E\u2019 da tempo che non lo riconosco pi\u00f9, almeno prima ci teneva a restare in forma. Avr\u00e0 altri pensieri, come me.\u201d Con il pollice destro si ripul\u00ec la guancia di una piccola goccia di limoncello rimasta l\u00ec, sospesa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe intendi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi hanno promossa, sai che lavoro in quella societ\u00e0 di marketing? Adesso sono salita a capo del mio gruppo, una bella soddisfazione, ma anche molte pressioni, non solo a livello lavorativo.\u201d Il telefono di Francesca vibr\u00f2 di colpo l\u00ec sul tavolo. Lei lo prese, gelosa. Sorrise.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon dirmi che Gi\u00f2 ti ha scritto da fuori.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLui? Ma va. E\u2019 l\u2019amministratore delegato. Quarant\u2019anni, sposato da otto, senza figli, ogni tanto mi manda messaggi anche a sera tarda. Dice che dovremmo uscire a cena una volta. Adesso mi ha scritto che oggi ero perfetta, vestita com\u2019ero.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh, non mi stupisco che tu abbia fatto colpo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, e ammetto che le attenzioni che ricevo, anche durante la giornata, non mi dispiacciono affatto. Rimanga tra me e te, eh?\u201d A Paolo piaceva questa confidenza ritrovata, dopo diversi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE che intenzioni hai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono confusa. Ci mancava solo la discussione con Gi\u00f2 prima di uscire. Si \u00e8 messo in testa da circa un mese di avere un figlio. Non riesce a far gol, figurati un figlio.\u201d L\u2019espressione del volto vir\u00f2 in pochi istanti verso un\u2019accentuata preoccupazione. \u201cScusa, non so nemmeno io perch\u00e9 ti racconto queste cose, ma ho bisogno di sfogarmi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cImmagino che tu preferisca assistere a tutte le nostre partite piuttosto di diventare madre, in questo momento.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche tutte quelle invernali potrei sopportare!\u201d Era scoppiata a ridere, allungando la mano verso il braccio di Paolo, stringendolo. \u201cHai sempre saputo come farmi ridere, sai? Comunque al momento non stiamo prendendo precauzioni.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, lasci tutto in mano al caso?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, lascio tutto in mano a lui. E\u2019 da due mesi che non abbiamo rapporti.\u201d Rise prima di aggiungere: \u201cScusa vado un attimo in bagno\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Francesca si alz\u00f2, lasciando il telefono l\u00ec in bella mostra. Solo Paolo avrebbe potuto leggere chiaramente l\u2019eventuale arrivo di un nuovo messaggio. Si accorse di essere esattamente dalla parte opposta rispetto a Marta, rientrata in sala. Ma da quanto? Adesso si guardavano l\u2019un l\u2019altro, distanziati. La vedeva ingrossata, la Manza. Chiss\u00e0 se lo aveva visto parlare con Francesca. Forse dopo ci sarebbe stato da discutere. Ma non aveva fatto niente di male, no? Anche Manz avrebbe potuto domandarle dove si era recata, e con chi. Ma sapeva gi\u00e0 la banale risposta, priva di qualsiasi tensione o sospetto. Le domande scavarono un buco nello stomaco. Accortosi della fame, e memore della Sachertorte rimasta naufraga ancora l\u00ec, accanto al mister, stir\u00f2 il proprio busto insieme al collo come per fare un po\u2019 di stretching prima di rientrare in campo, socchiudendo anche gli occhi. Fu interrotto durante l\u2019allungamento da una nuova scossa al telefono, questa volta continua. Il telefono aveva iniziato a vibrare, forse era una chiamata per Francesca. Nessun suono, per\u00f2, solo la vibrazione. Gir\u00f2 verso di s\u00e9 il display, senza preoccuparsi di altri sguardi indiscreti, e si accorse dell\u2019allarme preimpostato a quell\u2019ora, le 23:00. Lesse \u201cPillola\u201d. Sorrise, scuotendo la testa. Rub\u00f2 la libert\u00e0 di cliccare ok.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbandonato definitivamente il dispositivo, torn\u00f2 con lo sguardo alla ricerca della torta. Non la vide. Il mister, niente davanti a s\u00e9. Tino, neppure. Dovette guardare dritto davanti a s\u00e9, oltre la candela consumata e ormai morta, per guardare in diretta, senza telecronaca, l\u2019ultimo boccone di Sacher inghiottito dalle fauci della Manza che, appena risedutasi, sorrise a Tino accorgendosi di tutta la sfumatura di cioccolato dipanata sulle proprie labbra. Ma come aveva potuto? Era sua, quella torta! No! No! No! Non aveva nemmeno chiesto. Non pretendeva una richiesta formale, ma almeno un cenno, un gesto con quella mano grassa, un rapido movimento delle palpebre inchiattite, un accenno da quel collo ben tornito. Invece niente. No! No! No! La fame lo stava conquistando, quell\u2019armata avanzava nelle sue ormai sterminate interiora senza incontrare alcun tipo di oppositore. Come un ospite inatteso, la scena della mattina invase i suoi pensieri: lui sul balconcino comune dell\u2019ufficio, a fumare, nervoso. Non voleva chiedere l\u2019aumento, non voleva ulteriori responsabilit\u00e0. Quanto insisteva, lei, per quell\u2019aumento. Diceva che era giusto, meritato, cos\u00ec avrebbero potuto pensare a un figlio. Ma cosa poteva saperne? Lei sapeva quanto lui amasse o odiasse quel lavoro?&nbsp; Ogni giorno, per almeno otto ore erano separati. Abbass\u00f2 leggermente lo sguardo, sulla tovaglia. Vide un calice ancora ben pieno di vino bianco, il piede era bagnato da goccioline condensate. Il bevante piangeva altre gocce di lacrime ai lati, fin sullo stelo. Una reazione quasi spontanea durante un rito funebre, verso qualcosa che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, di cui si pu\u00f2 sentire la mancanza ma senza cui si pu\u00f2 anche proseguire, sebbene di solito la consapevolezza della seconda parte giunga ben in ritardo rispetto al dolore della prima. Percepiva il rimbombo della discussione l\u00ec intorno come se provenisse da un\u2019altra citt\u00e0, forse si parlava della prossima gara, di quando Jumbo sarebbe tornato al gol, di quante volte Francesca lo avesse gi\u00e0 tradito, di quanti piatti la Manza avesse sottratto al buon Amanzio quella sera senza che lui dicesse nulla. Tutti argomenti possibili, avendo partecipato per anni alle dinamiche di uno spogliatoio. Doveva prendere aria, era stato troppo tempo l\u00ec seduto a preoccuparsi di tutto. Risollev\u00f2 lo sguardo, ora Marta aveva avvicinato a s\u00e9 la candela, ancora accesa, ma flebile, e giocava con tutta la cera sciolta, tentando di costruire qualcosa. Si avvicin\u00f2 alla sua posizione di partenza. Mentre si rivestiva del cappotto, dietro la compagna, la squadr\u00f2 con attenzione. Aveva gi\u00e0 raccolto un buon quantitativo di cera della loro candela, ammassandolo e tentando di costruire un omino, ma il busto era sproporzionato, deforme, non era stato amalgamato bene. Le braccia troppo sottili, storte, inadatte a qualsiasi tipo di impiego. Inesistenti le gambe, aveva senza dubbio calcolato male la quantit\u00e0 di cera necessaria per completare l\u2019indiscutibile opera d\u2019arte. Quel piccolo essere inanimato non avrebbe potuto mai muoversi senza l\u2019aiuto di qualcuno. La testa, tonda come una pallina di biliardino, gravava sull\u2019intera accozzaglia, priva di bocca, di occhi, di espressione, di vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un mostro, insomma.<\/p>\n\n\n\n<p>Le tocc\u00f2 la spalla, mimandole poi con la mano, scostando l\u2019indice dal medio, il gesto di fumare. Come risposta ottenne una domanda: \u201cE\u2019 quella di oggi, giusto?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non rispose. Usc\u00ec senza zoppicare dopo pi\u00f9 di due ore di cena.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La neve aveva ricoperto tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si chin\u00f2, ne prese un po\u2019, per poi accartocciarla e scaraventarla lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Si incammin\u00f2 deciso verso il distributore automatico.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42516\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42516\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cDavvero sono separati?\u201d chiese di nuovo il mister. Alcuni fiocchi di neve si tuffavano sul suo cappotto ingrigito dalle ultime sconfitte. Erano rimasti fuori soltanto in due, a osservare la caduta sempre pi\u00f9 pressante dei coriandoli bianchi, in terra. Solo intervenendo sul ruvido asfalto essi mostravano la vera natura acquosa. L\u2019illuminazione serale dei lampioni perdeva [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_42516\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42516\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":20425,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-42516","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42516"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/20425"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42516"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42516\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42518,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42516\/revisions\/42518"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42516"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42516"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42516"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}