{"id":42449,"date":"2020-05-29T17:42:22","date_gmt":"2020-05-29T16:42:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42449"},"modified":"2020-05-29T17:42:25","modified_gmt":"2020-05-29T16:42:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-il-respiro-di-paolo-raugei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42449","title":{"rendered":"Premio racconti nella Rete 2020 &#8220;Il respiro&#8221; di Paolo Raugei"},"content":{"rendered":"\n<p>Non avevo ancora 13 anni che ho percepito il respiro. <\/p>\n\n\n\n<p>Come un torrente turbolento l\u2019ho sentito scorrere dentro di\nme. <\/p>\n\n\n\n<p>Non era il mio respiro, era quello di mio padre a cui avevano\nasportato le corde vocali, deviando il respiro dalla bocca al collo e\ntogliendogli la parola: la tracheostomia. <\/p>\n\n\n\n<p>Quella parola, in me adolescente, ha avuto per sempre il\nsignificato di una rottura, di una deviazione dalla mia strada. Rappresentava il\nsegno che quel fiume turbolento aveva deviato dentro di me definitivamente il\nsuo corso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornammo dall\u2019ospedale con mia madre, era agosto, lui provato\nda tre settimane di ricovero. L\u2019ascensore del nostro palazzo si blocc\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Per ore rimanemmo chiusi dentro, perch\u00e9 mio padre non voleva\naiuti. Si vergognava di quella grave menomazione. Mia madre singhiozzava. Il\ncaldo asfissiante toglieva il respiro. La tosse era lacerante: sembrava che il\nsuo respiro si scontrasse con il nuovo foro nel collo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi faceva provare talmente disagio quando partecipava in\nqualche modo alle nostre trame di ragazzi, che cercai di frequentare amici con\ngenitori ancora pi\u00f9 invalidi. Il suo respiro gorgogliante, affannoso, mi pesava\ncome una presenza inattesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro \u00e8 anche inalare e soffiare. Quando a scuola mi\nparlarono di cosa voleva dire essere tossicodipendenti, ne afferrai\nimmediatamente il concetto di dipendenza e di grave disagio familiare\ncollegato. Mio padre era dipendente in maniera assoluta dal fumo di sigaretta responsabile\ndel suo tumore delle corde vocali a 50 anni. Dopo l\u2019intervento non poteva pi\u00f9\naspirare il fumo normalmente dalla bocca. Chiese allora a me di accendere una\nsigaretta e fumarla soffiandola verso il collo, verso la sua tracheostomia.\nSoffiare e inalare. Inalare e soffiare. Questi ricordi in quella stanza a\nsedere uno di fronte all\u2019altro, dopo pi\u00f9 di 40 anni, sono ancora vivi dentro di\nme: la faccia di mio padre appagata, trasformata, il saporaccio nella mia bocca\ndelle Super senza filtro con quei frammenti di tabacco sulla lingua, l\u2019arrivo\ndi mia madre, inatteso come la nota sbagliata di un accordo. Il sopruso di mio\npadre fu ritenuto molto pi\u00f9 importante del desiderio di farlo felice e il\nsoffio di fumo del mio \u201cti voglio bene\u201d si perse in un litigio furioso tra loro\ndue. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno successivo, al mare, in Francia. Un calabrone ebbe la\nmalaugurata idea di pungere mio padre proprio in corrispondenza della stomia. Ebbi\nl\u2019immediata consapevolezza della negazione del respiro. Mi \u00e8 rimasto dentro il\ncolorito rosso di quegli occhi atterriti, vibranti in quella faccia nera. Sembrava\nanche a me di esplodere in quegli attimi. S\u00ec, soffocare anch\u2019io ed esplodere,\nquesto \u00e8 il mio ricordo che ha cancellato tutto il resto per molti minuti\ndurante e dopo. <\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre non sapeva guidare. Io s\u00ec, mi aveva insegnato mio\npadre su strade deserte per confermare a se stesso e al suo orgoglio di avere\nun figlio capace e precoce. <\/p>\n\n\n\n<p>Ora era cianotico, come uno schiaffo comprendevo\nall\u2019improvviso cosa voleva dire il non respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovevo guidare l\u2019auto, un\u2019Alfa Romeo di grossa cilindrata,\nper condurlo pi\u00f9 rapidamente possibile in ospedale. Era lontano da quella\nspiaggia l\u2019ospedale di Nizza, era difficile guidare velocemente nel traffico,\ncon mia madre che urlava e brandiva fuori dal finestrino il suo foulard\nvagamente bianco. L\u2019urlo del clacson si confondeva con i rantoli di mio padre.\nIl foulard bianco le sfugg\u00ec poi di mano e rest\u00f2 soltanto il colorito terreo di\nlui che non respirava pi\u00f9. Anch\u2019io non respiravo. Cercavo di custodire questo\nbene prezioso non per lui, in nessun modo avrei potuto cederglielo, ma per me.\nAvevo la disperata speranza che il mio respiro trattenuto potesse sospendere\nquel passaggio breve tra la vita e la morte. La salvezza di tutta la famiglia doveva\nessere il mio respiro trattenuto. Ho ora la sensazione che stessi guidando come\nin un videogioco, allargandomi oltre la striscia continua quando c\u2019era fila o\nsalendo sul marciapiede, s\u00ec, con quella stessa leggera frenesia, direi ora, del\ngesto in s\u00e9 di vincere qualcosa a un videogioco. La mia vittoria sarebbe stata\nl\u2019arrivo in ospedale. <\/p>\n\n\n\n<p>Ho conservato per anni quell\u2019articolo in prima pagina del\nNice-Matin che mi additava come piccolo\/grande eroe salvifico, l\u2019ho conservato\ntutto scolorito fino a quando non ho pi\u00f9 potuto sopportare le mie reliquie.<\/p>\n\n\n\n<p>Il respiro e quelle lacrime di commozione, mie e sue, di\nMariella Devia, soprano nella Lucia di Lammermoor, io medico del teatro, in\nprima fila, a due passi da lei sul palco. Il respiro come canto soave nella\nfamosa scena della pazzia. Pazzia e innamoramento. Aria e suono. Respiro e\ncanto. Lei alla fine accasciata sulla scena con le lacrime agli occhi, il\npubblico in piedi, il respiro come grida di acclamazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019imprecazione torba e pesante come una pozzanghera sporca,\ns\u00ec, anche un\u2019imprecazione \u00e8 prodotta dal respiro. Accadde quando mi resi conto alcuni\ngiorni dopo di non avere avvertito della morte di mio padre il suo migliore amico\nfin dall\u2019infanzia. Odiavo visceralmente ogni pensiero che mi potesse\ndistogliere da quel rapporto tagliente che \u00e8 il dolore di me stesso. Il dolore\nnon fisico, ma altrettanto forte, dell\u2019amputazione di una parte dell\u2019anima. Ma\nquell\u2019odio era diventato dimenticanza cos\u00ec grave, mortale pi\u00f9 della stessa\nmorte. <\/p>\n\n\n\n<p>Ancora il respiro, anni dopo. Luca, con una malattia\nneurologica degenerativa all\u2019ultimo stadio. Stava per accadere il suo andare\nvia, improprio come \u201cun grido di farfalla\u201d, lui che aveva gi\u00e0 superato il\nlimite della vita. Ogni giorno, in quella meravigliosa mezz\u2019ora di auto che\ndedico a me stesso, vado in trance, inspiro ed espiro profondamente e\nlentamente fino ad andare altrove \u201cper provare a rivivere certi momenti della\nmia vita pi\u00f9 consapevole con la guida del respiro e farlo diventare un soffio\u201d.\nBuon viaggio, Luca, grazie di avere insegnato anche a me a viaggiare. I suoi\nscritti in \u201cOrmai \u00e8 come un fiume\u201d, saranno per sempre il tesoro per la cura\ndella mia intimit\u00e0 e del mio respiro.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assenza del respiro, la sua cancellazione, continuare ad\nesserci, ma non riuscire a respirare pi\u00f9, secondi senza tempo, spazio che si\ndistacca, si capovolge, vola via come Cosimo, mio figlio, investito da un\u2019auto\ndavanti ai miei occhi. Il suo respiro semplicemente normale, il suo sguardo\nspaventato, ma lucido. Un miracolo, il mio respiro ora lungo, infinito come un\ntreno di ricordi scappati via. Ora di nuovo uniti l\u2019uno all\u2019altro dal respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Anni dopo, il primo paziente che mi trovo a visitare affetto\ndal \u201cvirus pestifero\u201d dei giorni nostri, il Covid19. &nbsp;E\u2019 un giovane di 39 anni, \u00e8 stato trasferito\noggi dal reparto di Rianimazione, quindi sta guarendo. Mi preoccupo di avere e indossare\ncorrettamente tutte le protezioni ed entro nella stanza con l\u2019ecografo. Il\npaziente ha anche lui l\u2019orifizio artificiale nel collo per aiutare la\nrespirazione, vorrebbe parlare, chiedere, da giorni non pu\u00f2 avere contatti con\nnessuno, forse non sa nemmeno cosa gli sia successo. Tossisce, cerca di parlare\ne tossisce. Ho paura, ho paura del mio respiro, vorrei trattenerlo per minuti,\nho paura che la sua aria entri nella mia, ho le protezioni, ma \u00e8 difficile\nproteggersi da questa tosse stizzosa. Ho paura di avvicinarmi mentre accendo lo\nstrumento, ma va fatto. Il mio esame \u00e8 importante per la vita del paziente. La\nsua non voce \u00e8 come quella di mio padre che \u00e8 l\u00ec in quel letto e mi guarda,\nvuole anche stavolta partecipare alla mia vita. Ho solo 15 minuti per fare\ntutto, dopo, il rischio di contagio aumenta drammaticamente. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi guarda mio padre da quel letto, ma non mi giudica, mi\naccoglie come in un abbraccio. Non sono pi\u00f9 il suo ragazzo\/eroe, grande ed\nesemplare come il personaggio di una favola, ma, tossendo, abbraccia un uomo autentico\nnella sua fragilit\u00e0 egoistica, vero come il respiro.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Da allora non ispiro quasi pi\u00f9, ma espiro a lungo, lentamente, come l\u2019ultima nota di una sinfonia, senza pi\u00f9 paura di me stesso.<strong>P<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><em>Questo racconto \u00e8 dedicato ai medici\notorinolaringoiatri dell\u2019Ospedale di Prato che, con massimo rischio per loro,\ntanto hanno fatto durante l\u2019emergenza Covid.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42449\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42449\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non avevo ancora 13 anni che ho percepito il respiro. 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