{"id":42412,"date":"2020-05-31T10:16:53","date_gmt":"2020-05-31T09:16:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42412"},"modified":"2020-05-31T10:30:03","modified_gmt":"2020-05-31T09:30:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-lodore-della-vendetta-di-iwayji-dydiw","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42412","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;L&#8217;odore della vendetta&#8221; di  Luigi Giuliano D&#8217;Iddio"},"content":{"rendered":"\n<p>Tanti, ma tanti anni fa conobbi una circense. Si faceva chiamare Manola. Aveva i capelli corvini e due smeraldi al centro degli occhi che luccicavano quando, invasa di felicit\u00e0, si lasciava guidare sul dorso dei cavalli girando in tondo in tondo in tondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanti, ma tanti anni fa conobbi una circense. Si faceva chiamare Manola. Era bionda, con una treccia che le cadeva lungo la schiena muscolosa. Si lasciava tirare i coltelli dalle lunghe lame addosso senza mai un minimo graffio a scalfire la splendida pelle dorata.<\/p>\n\n\n\n<p>Manola aveva uno sguardo che inceneriva chi osava mancarle di rispetto ma che scioglieva in un mare di dolcezza chi le dedicava poesie ricche di baci.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno venne in citt\u00e0 un ricco uomo di affari. Disse di voler coprire d\u2019oro la citt\u00e0 e la sua gente che era davvero semplice, cresciuta nell\u2019umilt\u00e0 della terra. La nostra era una terra avara che voleva essere coccolata per donare il nettare da portare su tutte le tavole. I filari si perdevano a vista d\u2019occhio nelle campagne della nostra citt\u00e0. Che poi non era una citt\u00e0, ma un lembo di terra schiacciato tra due grandi strade che partivano dall\u2019antica capitale e scendevano verso sud, verso terre ancora pi\u00f9 difficili della nostra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo i conati che salivano dalle mie budella durante il periodo della vinaccia. Per andare a scuola dovevo passare davanti la cantina sociale e quell\u2019odore forte, acre prendeva possesso delle mie narici fermando il mio passo. I miei sospettarono che la ragione del mio rifiuto di andare a scuola fosse l\u2019incontro con qualche losco figuro durante il tragitto. Per qualche mattina mi fecero seguire di soppiatto da un cugino molto pi\u00f9 grande di me e cos\u00ec si convinsero che il losco figuro non esisteva ma che le mie pene erano davvero frutto del fetore degli acini fermentati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pomeriggio di tutti i giorni, terminati i compiti, con gli amici del quartiere andavamo sullo spicchio di terra affianco i filari delle vigne. Su quel fazzoletto di terra trascorrevano i mesi della scuola nei loro carrozzoni le famiglie gitane. Manola era una di loro. Non era una circense, era una giostraia e i cavalli su cui poggiava lo splendido fondoschiena erano quelli della giostrina che i suoi parenti collocavano affianco al calcinculo, quella giostra che ruotava vorticosamente facendo alzare i seggiolini ancorati al fusto centrale. Mia mamma era leggerissima da ragazza e i suoi amici la lanciavano spingendola con le gambe verso il fazzoletto fissato molto in alto. Quanti ne aveva strappati vincendo giri gratis al calcinculo. Manola, e forse non si chiamava neanche Manola ma a me piace ricordarla cos\u00ec, si divertiva ad indossare la parrucca con la treccia bionda tutte le volte che il padre le diceva di aprire il carrozzone del tiro al bersaglio. Tirava su la saracinesca mostrando la sua schiena tonica, perfetta, poi disponeva i barattoli uno sull\u2019altro in modo cos\u00ec leggero che sembrava potessero cadere con un soffio. Quindi adagiava i fucili e i cesti con i pallini sul bancone. Sorridendo con la bocca, ma non con gli occhi, urlava \u201c5 tiri 100 lire\u201d tenendo in una mano un fucile che neanche Calamity Jane.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel grido era musica per i cecchini del quartiere che con passo lento ma sicuro lasciavano la carrozza dei pesciolini o la pista delle macchine da scontro per avvicinarsi al regno di Manola la pistolera, come la chiamava Rinaldo, il ragazzino della nostra comitiva che per ben due volte aveva vinto il peluche gigante. La prima volta, tra le grida di festeggiamento di noi tutti, si era voltato e aveva annunciato, ancora con il fucile tra le mani, che avrebbe donato il grosso orsacchiotto a Checca, la sorella di Massimo, l\u2019unica femmina che ogni tanto si univa a noi. La seconda volta, per\u00f2, aveva smorzato le mie urla di giubilo quando, posando sul bancone il fucile della vittoria, non si era voltato ma lanciando un bacio schioccante in direzione di Manola aveva esclamato \u201cQuesta volta per te, principessa!\u201d chiedendole di tenere con s\u00e8 il peluche e portarlo nella sua carrozza per stringerlo tra le braccia tutte le notti.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu per me la scoperta della gelosia, di quel sentimento che pervade il petto stringendo il cuore nella morsa e facendolo sanguinare. Avrei desiderato possedere il dono della mira perfetta per impallinare quei barattoli facendoli rotolare gi\u00f9 dalle assi di metallo su cui erano poggiati. Sognavo di vincere un peluche con le mie sembianze e sentir uscire dalle labbra di Manola \u201cPosso tenerlo con me e abbracciarlo tutte le volte che vorr\u00f2?\u201d e, senza dire nulla, con un semplice sorriso, acconsentire alla sua richiesta per poi incrociare lo sguardo ferito, sconfitto di Rinaldo e godere della mia vendetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono vendicativo o, per lo meno, non credevo di esserlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come dicevo, i gitani&nbsp;&nbsp;dalle nostre parti si fermavano solo per il periodo della scuola, poi smontavano tutto e l\u2019estate si spostavano verso il mare, ma non seppi mai dove.<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorsero cos\u00ec gli anni finch\u00e8 giunse un Natale con i suoi profumi, le sue luci e il parco delle giostre diffondeva dai suoi altoparlanti la musica delle feste. Non era particolarmente freddo ma Manola soffriva all\u2019aria aperta tutto il giorno coprendo le sue splendide gambe con calze velate e soprattutto con scaldamuscoli di lana rosa che la rendevano irresistibile. Eravamo entrati in confidenza, mai eccessiva e la mia proverbiale timidezza , nascondendole i sentimenti che provavo, mi rendeva inoffensivo ai suoi occhi e si divertiva cos\u00ec a chiacchierare con me pi\u00f9 che con gli altri ragazzi che la corteggiavano con fastidiosa insistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pomeriggio, verso il tardi, mi accorsi che aveva gli occhi lucidi. Un lieve sbaffo di rimmel mi rivel\u00f2 che non poteva essere il freddo. Con molta calma le chiesi cosa succedeva. Mi regal\u00f2 un sorriso senza proferire nulla. Qualche giorno dopo Massimo, che era figlio di un consigliere comunale di opposizione, ci rivel\u00f2 un terribile segreto. Il Sindaco, che altri non era che il ricco uomo di affari giunto in citt\u00e0 qualche anno prima con la volont\u00e0 di renderci tutti pi\u00f9 ricchi, aveva ottenuto il voto di maggioranza per terminare l\u2019urbanizzazione della citt\u00e0. Il piano prevedeva un insediamento proprio nello spazio concesso durante la scuola ai gitani per le loro giostre. Girava voce che l\u2019orco, come chiamavamo con disprezzo il Sindaco, avesse fatto pressione sul pap\u00e0 di Manola per avere la mano della ragazza in cambio dello stralcio di quell\u2019area dal nuovo piano urbanistico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza era cresciuta, pi\u00f9 che maggiorenne, ma lo scarto di et\u00e0 tra i due era ancora tanto. Argomentai cos\u00ec il mio sdegno con gli amici appena venuto a conoscenza dell\u2019indiscrezione. Mi convinsi che le lacrime che avevano rigato il volto di Manola fossero cos\u00ec conseguenza dell\u2019orribile ricatto. Il mio cuore impazziva messo al bivio di una folle doppia opzione: non rivedere mai pi\u00f9 Manola ma tante palazzine al posto delle giostre oppure tornare a vedere tutti gli anni i cavalli girare in tondo in tondo in tondo ma anche Manola tra le grinfie dell\u2019orco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non credevo che lo spirito della vendetta fosse cos\u00ec forte, cos\u00ec violento da prenderti l\u2019anima e la mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Finirono i festeggiamenti del Natale, and\u00f2 via l\u2019anno vecchio e ne inizi\u00f2 uno bisesto con tutte le follie che si dice gli appartengano. Avevo iniziato a lavorare, manco a farlo apposta ad onta della mia pessima mira, presso la bottega d\u2019armi del signor Alfredo. Ogni tanto vendevamo qualche doppietta ai cacciatori ma per lo pi\u00f9 cartucce e l\u2019apice degli affari si registrava a ridosso del Capodanno con le lanciarazzo e i botti.<\/p>\n\n\n\n<p>Era la sera del 12 Gennaio e il signor Alfredo mi aveva chiesto la cortesia di riportare il fucile appena riparato al Sindaco che lui, colpito da un fortissimo raffreddore, desiderava andare al caldo a casa appena chiusa la bottega. \u201cTi prego, domattina all\u2019alba deve andare a caccia, portaglielo a casa tu figliolo\u201d quasi mi implorava sapendo quanto mi costasse quel favore avendo ascoltato le mie continue lamentele sulla guida cittadina.<\/p>\n\n\n\n<p>Snocciolai i pochi chilometri che mi dividevano dalla villa del Sindaco insieme alle parolacce indirizzate al signor Alfredo e allo stesso primo cittadino. Giunto nei pressi della villa vidi le luci accese e il cancello aperto. Scesi dalla macchina impugnando il fucile che Alfredo non aveva riposto nel fodero non so per quale motivo e, preso dalle lamentele per il favore che mi aveva chiesto, avevo dimenticato di chiedergli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi intrufolai nel sentierino oltre il cancello e non sentii nulla. Un silenzio tombale che mai espressione avrebbe potuto essere pi\u00f9 azzeccata. Mi chiesi improvvisamente se il Sindaco avesse dei cani nel giardino e ricordai che aveva un cagnone ringhioso e bavoso ma era morto da pochissimi giorni e stava aspettando gliene portassero un altro dall\u2019allevamento del paese vicino. Il ricordo mi rassicur\u00f2 perch\u00e8 non volevo utilizzare il fucile del Sindaco per difendere la mia incolumit\u00e0 dai morsi della bestia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato di fronte alla massiccia porta di ingresso alla villa mi appoggiai delicatamente. La porta si spost\u00f2 lasciando filtrare la luce proveniente, probabilmente, dal salone di ingresso. Ancora silenzio, nessun profumo, solo quella luce. Incerto su cosa fare, provai a chiamare \u201cSindaco, signor Sindaco, c\u2019\u00e8 nessuno?\u201d mi venne spontaneo imbracciare il fucile come il sergente dei Marines protagonista dei film di guerra, grande passione di mio padre. Percepii nel naso, allora, un profumo familiare, verso cui provai un certo fastidio. No, non era quello della vinaccia che mi faceva vomitare, ma era quello che il mio naso aveva sentito quando nel sogno avevo vinto il grosso peluche con le mie sembianze e ne avevo fatto dono a Manola dalla lunga treccia bionda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Feci qualche passo in avanti, prima lentamente poi, invaso da uno strano coraggio, pi\u00f9 deciso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giaceva a terra, supino, schiacciato tra il divano e un piccolo tavolino di vetro. Aveva la gamba destra ripiegata come per dare un colpo di tacco ad un pallone. Aveva un orribile ghigno misto a sorpresa che usciva dai suoi occhi. No, non credo neanche di averlo guardato in faccia perch\u00e8 venni rapito dal lungo coltello che qualcuno aveva spinto di forza nel cuore dell\u2019orco togliendogli gli ultimi respiri per poi lasciarlo a galleggiare nel suo sangue.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42412\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42412\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tanti, ma tanti anni fa conobbi una circense. 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