{"id":42351,"date":"2020-05-29T20:51:39","date_gmt":"2020-05-29T19:51:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42351"},"modified":"2020-05-29T20:51:43","modified_gmt":"2020-05-29T19:51:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-cecita-di-maria-luisa-la-rosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42351","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Cecit\u00e0&#8221; di Maria Luisa La Rosa"},"content":{"rendered":"\n<p><br>Devo scrivere. Si. Devo. O meglio, dovrei. Capozzi, quello spocchioso raccomandato del mio capo non mi ha dato alternative. O porti a casa il pezzo o sei fuori. Hai tre giorni.&nbsp;Cazzo, solo tre? E meno male che lavoro a un settimanale di cronaca nera per un pubblico popolare &#8211; tra le righe per una massa di capre ignoranti. Eppure mi era sembrato una manna dal cielo all\u2019inizio, dopo anni e anni di studi buttati nel cesso e nessun lavoro all\u2019orizzonte.&nbsp;Ora chi lo dice al vecchio panzone che non riesco pi\u00f9 a scrivere neanche la lista della spesa?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019\u00e8 successo, proprio non lo so.&nbsp;Forse \u00e8 iniziato tutto l\u2019altro ieri sera. O forse ho avuto qualche piccolo cedimento anche prima, ma che importa? Fatto sta che me ne stavo qui, nella stanza in cui sono cresciuto, che prima era di mio padre e prima ancora di mio nonno.&nbsp;Qui, seduto alla vecchia scrivania di compensato, davanti al MacBook di tripla o quadrupla mano, al quaderno ad anelli pieno di appunti, alla bic nera e alla terribile lampada ad olio sbeccata di mio nonno, che continuo ad usare anche adesso, nonostante la vorrei buttare dalla finestra nel vicolo di sotto. <\/p>\n\n\n\n<p>Me ne stavo qui, pronto a riversare su Word ogni singolo dettaglio estorto con astuzia sul luogo del delitto a gente informata sui fatti, passanti, vicini, bambini, cani e a chiunque avesse qualcosa da dire oltre a \u201c<em>era una persona cos\u00ec gentile<\/em>\u201d, dopo aver dribblato le occhiate torve degli sbirri, che, chiss\u00e0 perch\u00e9, quando sentono odore di giornalisti rizzano le orecchie e ringhiano, peggio di cani rabbiosi dietro le sbarre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ero qui, seduto a fumare le mie Lucky Strike e a ricostruire l\u2019ennesima tragedia familiare, lui che scopre lei con l\u2019altro, le urla, le lacrime. Una pistola che entra in scena e che spara. Tutti ingredienti triti e ritriti, perfettamente in regola per un luculliano pasto serale che avrei servito al pubblico famelico. Qui, concentrato a pensare a come drammatizzare il dramma. Che era gi\u00e0 di suo piuttosto semplice: avevo persino il personaggio giusto, il bambino di cinque anni che dallo stipite della porta aveva intravisto la madre volteggiare su s\u00e9 stessa e cadere a terra con il viso rivolto verso l\u2019alto e le orbite di fuori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ero proprio qui, quando d\u2019improvviso \u00e8 diventato tutto bianco. Una distesa di neve. Una cecit\u00e0 opaca, lattiginosa, di straordinario candore, che ti si appiccica addosso e ti avvolge come in un fresco lenzuolo di lino. Persino gradevole all\u2019inizio.&nbsp;Non so davvero come sia successo. Comunque sia, non \u00e8 stato un fatto a cui ho dato un grande peso e dopo due o tre <em>scotch<\/em> e la puttana dell\u2019incrocio nel mio letto, non ci ho pensato pi\u00f9.&nbsp;Fino a stamattina, quando mi sono seduto di nuovo alla scrivania e ho visto, con mio enorme stupore, che era tutto ancora completamente bianco. Ho perci\u00f2 compreso di essere malato. Di una malattia che nessun medico avrebbe mai potuto curare: la sindrome da pagina bianca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E adesso che cazzo faccio? Il vecchio domani mi far\u00e0 a pezzi. Scosto infastidito il bicchiere che sinuoso mi invita ad approfittare nuovamente di lui. Stavolta l\u2019oblio non mi aiuter\u00e0 a eliminare i miei problemi e se devo affogare in un mare bianco, quantomeno voglio mantenere un briciolo di dignit\u00e0. Afferro il pacchetto di sigarette. \u00c8 vuoto e lo strizzo come un asciugamano bagnato. E meno male che la puttana mi ha chiamato <em>bastardo rachitico<\/em> quando le ho gettato venti euro in faccia e l\u2019ho cacciata via. Il cerchio rosso che troneggia al centro del pacchetto mi appare come un chiaro divieto. Qui non posso entrare. No fumo, no party, no parole. Palleggio, lo lancio in aria e lo riprendo prima che cada. Poi tiro deciso, mirando il cestino accanto alla libreria, con uno stile che anche Kobe Bryant mi avrebbe invidiato. Centro perfetto, 3 punti. Proprio quando il pacchetto rimbomba sul fondo del canestro improvvisato, la vedo. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi fissa con occhi verde smeraldo. \u00c8 compatta, solida, tutta d\u2019un pezzo. Anche se non \u00e8 pi\u00f9 giovane come un tempo non sembra per nulla vecchia o fuori moda. \u00c8 bellissima. Sento improvvisamente il desiderio di toccarla, di passare le dita tra le sue intercapedini. Chiss\u00e0 se funziona. Avvicino la mano, titubante. Un dito, poi l\u2019altro. La sfioro con delicatezza, per evitare che scricchioli. Non ho mai visto dentro nessuno cos\u00ec tante possibili parole. La invidio per questo, io non ne ho pi\u00f9: sono cieco, della mia bianca cecit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHermes 3000\u201d sussurro, scandendo bene le parole, \u201cMia, di mio padre, di mio nonno, di generazione in generazione.\u201d Un piccolo singhiozzo, un tic inaspettato, mi fa trasalire.<\/p>\n\n\n\n<p>Un piccolo singhiozzo, un tic inaspettato, mi fa trasalire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOh, per carit\u00e0, smettila. Tic. Tic. Tic. Non \u00e8 opportuno che mi sfiori cos\u00ec. Non sta bene. Tic.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardo intorno, spaesato. Non capisco. Mi avvicino alla finestra e lancio un\u2019occhiata fugace al mondezzaio. Il vicolo, illuminato ad intermittenza solo da un lampione fulminato, \u00e8 deserto. Non vedo neanche il solito barbone che ho ribattezzato Sobieski, in onore di quella vodka polacca che si porta sempre dietro e chiss\u00e0 dove rimedia. Sar\u00e0 andato a ubriacarsi da qualche altra parte, beato lui. Anche dentro casa tutto tace. Ci sono solo io. Ci sono sempre solo io.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTic. Sei rimasto senza parole?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo quella voce. Mi volto, corrugando la fronte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi sei?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa come? Tic. Tic. Ti conosco da quando eri bambino. Sono sempre stata qui, davanti a te.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La guardo con diffidenza e con un briciolo di risentimento. Ha ragione, \u00e8 sempre stata l\u00ec, ma ha sempre taciuto anche quando, disperato, ho invocato il suo aiuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 stai singhiozzando?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon singhiozzo! Tic, tic. \u00c8 solo un tic, come una malattia. Non riesco a smettere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche io sono malato, sai? Sono cieco. E senza parole.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeato te. Io odio le parole. Gli uomini mi hanno sempre maltrattata, usata violentemente, spremuta come un limone, fino ad ottenere ci\u00f2 che volevano. Tic. Tic. Tic. E se non ci riuscivano la colpa era solo mia. Odio la frenesia della scrittura nei momenti di massima ispirazione. Il mio ticchettio diventa incessante. E soffro.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La guardo, catturato dal movimento dei suoi tasti che sembrano danzare sul prato verde del suo corpo compatto. Neanche quei piccoli graffi, e quella cicatrice netta, offuscano la sua bellezza. \u00c8 meravigliosa s\u00ec, ma non posso dimenticare giorni e giorni di abbandono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScriverai l\u2019articolo per me!\u201d le ordino.<\/p>\n\n\n\n<p>La barra di metallo scatta fulminea sul suo volto, da sinistra a destra, emettendo un suono squillante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rabbuio. Quella maledetta stronza non vuole aiutarmi. Mi lascio cadere sulla sedia, inarcando i gomiti sulla scrivania e appoggiandovi sopra la testa. Il bicchiere continua a tentarmi ma io resisto, non so ancora per quanto. Lei mi osserva, ma tutto tace, anche la sua strana malattia. Poi, d\u2019improvviso, un ticchettio martellante, come un rullo di tamburi vibrante in un concerto rock.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo un\u2019idea. Tic. Non riesci pi\u00f9 a scrivere ma puoi parlare. La scrittura verr\u00e0 dopo. Tic. Tic. Raccontami.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La guardo contrariato, e lei risponde al mio sguardo con altrettanto ardore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono un giornalista, non un di giullare di corte. Cercati altri passatempi, stronza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua asta vibra di nuovo, per\u00f2 stavolta suadente. Il ticchettio si fa lento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe tu mi racconti tic, io posso&#8230; potrei&#8230; provare a scrivere la tua storia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 pi\u00f9 furba di quello che avrei mai immaginato. Cosa mi aspettavo? Anni e anni di esperienza, prima di finire in questa libreria da quattro soldi. Non ho altra scelta. O mi sottometto al suo volere o domani il vecchio bastardo mi lascer\u00e0 in mutande in mezzo a una strada. Cerco di ponderare al volo i pro e i contro, cerco di prendere tempo, di trovare un\u2019alternativa qualsiasi. Ma non c\u2019\u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOk, racconto, ma tu scrivi. La villetta a schiera dei coniugi Landolfi si trova a qualche isolato da qui, in un comprensorio di case tutte uguali, dipinte di rosa. \u00c8 sera inoltrata e i due stanno cenando. Discutono animatamente, o almeno cos\u00ec mi ha riferito l\u2019inquilino del piano di sopra. Cosa si dicono esattamente, non \u00e8 dato sapere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi cosa pensi tic tic parlino?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE che ne so? Invento?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRacconta!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOk. Parlano di un uomo, un vecchio amico di famiglia. Del suo ritorno in citt\u00e0 e di alcuni suoi messaggi alla donna, che il marito ha letto mentre lei era sotto la doccia. Il litigio degenera. Lui inizia a tirare oggetti, una vecchia lampada ad olio, una copia di <em>On the Road<\/em> dalle pagine ingiallite, un posacenere di vetro. Lei piange, urla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUna lampada ad olio come quella l\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi, come quella. Un bimbo di cinque anni guarda la scena da dietro la porta socchiusa, stringendo tra le braccia un pupazzo a forma di coniglio. Sembra che lo voglia stritolare. Non so cosa provi esattamente ma credo paura. Sono quasi certo che non capisca esattamente cosa stia succedendo ma che sia consapevole che non si tratti di nulla di buono. E soffre.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche tu da piccolo avevi dei peluche a forma di coniglio, se non ricordo male&#8230;\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutti i bambini ne hanno. Lui continua a stringere la zampa dell\u2019amico peloso, quando il padre&#8230;\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl padre?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl padre estrae una pistola. Il bambino ha gi\u00e0 visto qualcosa di simile e si tranquillizza. Accenna perfino un sorriso, in attesa del vortice d\u2019acqua che sarebbe uscito dal buco e avrebbe colpito la mamma dritto in volto, mischiandosi alle sue lacrime, facendole scomparire. Solo acqua limpida, che lui avrebbe asciugato con la carta igienica presa dal bagno l\u00ec accanto. Poi, mentre sta per voltarsi&#8230;\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu lo sai bene cosa \u00e8 successo, vero? Tic. Tic.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl proiettile esplode nell\u2019aria, a velocit\u00e0 disarmante, eppure quell\u2019attimo dura un\u2019eternit\u00e0. Una traiettoria semplice, lineare. Il mittente, un uomo qualunque, di mezz\u2019et\u00e0, accecato dalla gelosia. Con le mani strette alla pistola come un credente impegnato in un atto di fede, il volto stravolto dall\u2019espressione furente, i denti digrignati. Il destinatario, una donna qualunque, di mezz\u2019et\u00e0, con una crisi di nervi e il trucco sciolto intorno agli occhi. Non colpevole.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNe sei sicuro?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe importa? Adesso \u00e8 morta e i morti vengono assolti di tutti i loro peccati. Il proiettile le perfora le tempie e la donna ruota su s\u00e9 stessa come una ballerina classica al debutto. Poi cade a terra, con un tonfo sordo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Una lacrima mi scende sulla guancia. Ma che cazzo mi sta succedendo? Mi sto rincoglionendo? Un uomo non piange. Mai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE il bambino? Tic.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh s\u00ec\u2026 il bambino, lo spettatore inerme. Personaggio non necessario ai fini della narrazione. Da eliminare. Forse d\u2019impatto per un articolo di stampa rivolto al pubblico di massa, ma qui proprio inutile.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTic. Tic. Qui \u00e8 perfetto\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo. \u00c8 sempre stato un cazzo di uomo imperfetto\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi era?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra lacrima. Perch\u00e9 diamine sto piangendo? Prendo con violenza il foglio, incastrato tra le grinfie della bastarda. Non ha scritto niente, come immaginavo. L\u2019odio \u00e8 incontenibile. La scaravento a terra e sputo, risentito per essere stato fregato da una come lei. Che taccia per sempre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi la mia mano afferra la penna e comincia a scrivere su quel foglio, come se fosse guidata da una forza invisibile. Scrivo, scrivo, scrivo. La storia prende forma, la cecit\u00e0 svanisce. Le parole si mischiano, s\u2019intrecciano, si separano con un ritmo sempre pi\u00f9 incalzante, facendomi evadere dalla mia stessa quarantena. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Omicidio-suicidio nel quartiere Ferrigno. Giovane coppia lascia figlio di cinque anni.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Di seguito la mia vita. E la loro. Sovrapposte, senza riuscire pi\u00f9 a distinguerle.&nbsp;Mi alzo, afferro il bicchiere di s<em>cotch<\/em> e ne tracanno met\u00e0. Un brivido mi scuote dalla testa ai piedi. Tremo e il bicchiere precipita sulla scrivania, frantumandosi in mille pezzi. Il liquore si riversa sul foglio, sulle parole, su quello che \u00e8 accaduto o che forse \u00e8 stato solo immaginato, espandendosi a macchia d\u2019olio e ricoprendo ogni cosa. Non si legge pi\u00f9 nulla. Resta solo una chiazza sbiadita su un foglio lercio, che sembra creare la sagoma di un bambino che diventato grande ha smesso improvvisamente di essere cieco.&nbsp;<br><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42351\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42351\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Devo scrivere. 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