{"id":42274,"date":"2020-05-27T18:16:07","date_gmt":"2020-05-27T17:16:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42274"},"modified":"2020-05-27T18:16:08","modified_gmt":"2020-05-27T17:16:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-in-volo-per-new-york-di-rosanna-catalano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42274","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;In volo per New York&#8221; di Rosanna Catalano"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abMamma la durata del volo si aggira sulle otto ore. Ti suggerisco di portarti un block notes. Scrivi, scrivi. Ciao. Buon viaggio!\u00bb. Sto per chiedere cosa scrivere ma non ne ho il tempo. \u00abLe conversazioni di mio figlio sono sempre molto lunghe!\u00bbrimugino a bassa voce. Clicco sul tasto rosso e, con una calma molto ostentata, butto il cellulare nella borsa che trabocca di occhiali, spray, fazzolettini, borsellini, pillole, caramelle, chewing gum. Da questo momento tutto deve passare in secondo ordine. \u00abCalma, calma, Rosanna, devi darti un contegno, ricorda che non stai andando in una citt\u00e0 qualsiasi. Vai a New York!\u00bb mi impongo. <\/p>\n\n\n\n<p>Da un altoparlante si annuncia l\u2019inizio dell\u2019imbarco. Devo a tutti i costi fare la foto al display con la scritta New York. Prendo il cellulare e cascano a terra lo spray, il rossetto e il portapillole. \u00abQuanto sono imbranata! Mi stanno osservando tutti, sempre figuracce! Ma chi se ne frega!\u00bb. Il cuore comincia a battere a mille e sento un insopprimibile desiderio di gridare forte che io, Rosanna Catalano, sto salendo sulla scaletta dell\u2019aereo che con le sue ali mi porter\u00e0 a New York. \u00abDevo comperare un block notes\u00bb penso \u00abma hai visto mai che perdo l\u2019aereo per comprare un block notes?\u00bb.Provo un po\u2019 di senso di colpa per tutti quei soldi che ho speso e che polverizzer\u00f2 durante il mio soggiorno, ma a sessanta anni non si aspetta che le ginocchia non riescano a piegarsi. \u00abIo ho il diritto di fare quel viaggio; mio nonno, emigrato a diciannove anni, ha realizzato l\u00ec il suo sogno, l\u00ec \u00e8 diventato un musicista famoso, l\u00ec \u00e8 nato mio padre. Certo che mi spetta!\u00bb. Salita la scaletta mi inoltro emozionatissima. Chiedo allo steward la durata del volo. Mi risponde: \u00abSignora nove ore\u00bb. Penso a mio nonno e a mio padre che viaggiarono per quindici giorni sulla nave, e mi chiedo dove abbiano trovato quel coraggio. Dopo il decollo faccio il segno della croce:\u00abE\u2019 fatta! O vedo l\u2019America o muoio perch\u00e9 cade l\u2019aereo\u00bb penso. Mi ritrovo con la sinistra a fare le corna e sorrido. Seduta in quel posticino, da sola, provo una grande sensazione di felicit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFaccio il tragitto sull\u2019oceano che hanno fatto i miei nonni, toccher\u00f2 il suolo americano, camminer\u00f2 sul pavimento di Ellis Island!\u00bb.Noto che davanti ad ogni poltrona c\u2019\u00e8 un monitor. Chiudo gli occhi e una folla di pensieri invade la mia mente. D\u2019un tratto mi ricordo:devo scrivere! Mi incuriosisce l\u2019idea. Prendo dalla borsa dei fogli e comincio a scrivere mettendo la mano sinistra dietro la penna come facevo a scuola quando non volevo far copiare la mia compagna di banco. Non voglio che la mia vicina di posto, una signora English, legga le mie cose. E\u2019 trascorsa appena un\u2019ora dalla partenza, ho dato voce alle mie emozioni ma\u00a0 con l\u2019aria che mi piomba sulla testa e col reggiseno sbottonato, le cui punte mi arrivano sul collo, riesco a muovermi a malapena. Devo alzarmi. Guardo fuori dal finestrino e scorgo un\u2019immensa distesa azzurra. \u00abL\u2019oceano!\u00bb. Macch\u00e8! E\u2019 il lago di Como. Mi alzo e, nel passare\u00a0 davanti alla English noto un certo fastidio nel suo viso. Sorrido dentro di me e mi avvio fra le file di poltrone. Mi stupisco dell\u2019ampiezza dell\u2019aereo e penso a quante volte ho immaginato quel momento. Mi trovo su un aereo e sto andando dall\u2019altra parte del pianeta, sola, lo spirito di avventura non mi manca, questo lo so, ma, anche se mi incontrer\u00f2 con quelli del tour a New York, sto per affrontare un viaggio cos\u00ec lungo da sola. Mi vengono in mente le parole di mia mamma:\u00abTu nun ti scanti di nuddru. Putissi iri in mezzu a lu reggimentu!\u00bb. Vedo nei monitor scene di film,documentari, solitari. <\/p>\n\n\n\n<p>Torno nel mio posto e cerco di capirci qualcosa. Clicco varie volte su alcune icone ma non compare nulla. Mi indispettisco ma persevero. Sento gli occhi della English addosso. E\u2019 una signora sui sessantacinque anni, bionda, con la pelle raggrinzita e bianca come la lana, porta un paio di occhiali dorati allacciati ad una collana di perline rosa ed \u00e8 muta, non sorride neanche. \u00abForse \u00e8 americana. No. Non pu\u00f2 che essere English!\u00bb.Guardo fuori dal finestrino e questa volta sono sicura che quella distesa verde azzurra \u00e8 l\u2019oceano. Che emozione! La signora English dorme. Sento freddo, meglio tirare fuori dalla borsa il foulard, mi abbasso, apro la cerniera e il mio gomito urta il suo braccio. \u00abOh mio Dio! Questa mi uccide!\u00bb esclamo. Chiudo la borsa,mi appoggio il foulard sul collo ma sento che sto per tossire, ho bisogno dello spray.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome\nfaccio! Non posso urtarla di nuovo!\u00bb. Pian pianino mi abbasso, infilo la mano e\nsubito per miracolo lo acchiappo, faccio attenzione come un equilibrista.\nQuesta volta non l\u2019ho toccata, evviva! Ricomincio a scrivere e mi sorprendo, ho\ngi\u00e0 scritto otto pagine. \u00abMio figlio ha sempre ragione!\u00bb. Scrivo ma dopo un\npo\u2019decido di armeggiare con i tasti. Buio totale! Chiedo ragguagli a due\nragazzi, seduti dietro di me. Mi spiegano pazientemente ma niente da fare!\nEppure mi sento navigata a navigare. \u00abChe brutta frase per una prof. di\nItaliano!\u00bb ammetto divertita. Ad un tratto la signora English, irritata dalla\nmia goffaggine, lancia il braccio davanti al mio petto, verso il mio bracciolo\nsinistro, apre uno sportellino e ne trae fuori un telecomando che ripone\nprepotentemente nella mia mano. Imbarazzata, tento invano di trattenere una\nrisata fragorosa. Sussurro: \u00abThank you\u00bb ma a lei non importa. Contentissima\nscelgo un film. Dopo i titoli appare il nome del regista: Ferzan Ozpetech. No!\nNon \u00e8 possibile! Non lo tollero! Decido di spegnere. Non me ne va bene una!\nVicino ad una vecchia English, stupida, con calzini bianchi e bermuda, e con un\nmonitor che non mi serve. Non \u00e8 il massimo ma non mi importa, sto realizzando\nil sogno della mia vita. Quel viaggio in America \u00e8 stato sempre oggetto di\ndiscussione in famiglia.\u00abMe lo merito dopo una vita di lavoro!\u00bb ho sempre\nribadito. Nel mese di giugno sono andata in agenzia per informarmi del costo e\ndelle compagnie ma sapevo di non poter disporre di tutti quei soldi. Quando ho\nriferito a mio marito timidamente il costo,ricordo che mi chiese se desideravo\nrealmente andare a New York, io risposi che la spesa era eccessiva&nbsp; ma che in effetti sarei stata felice di\naccelerare il tutto, mi finsi anche mortificata e lui, fra il serio e il\nfaceto, con grande mio stupore, esclam\u00f2:\u00abCerto che te lo meriti!\u00bb. Sapevo che\nquella frase avrebbe avuto un seguito e infatti un ironico sorriso si dipinse\nsul suo viso ma ormai l\u2019aveva detto e lo intrappolai. Chi mi aveva stimolata\nera stato mio figlio:\u00abPrendila come un\u2019esperienza da vivere non come una&nbsp; compensazione\u00bb. Mi faccio una piccola\npennichella, all\u2019improvviso sento una voce:\u00abFra quindici minuti atterreremo\nsulla pista dell\u2019aeroporto JFK, i passeggeri sono pregati di allacciare le\ncinture\u00bb.\u00abCi siamo!\u00bb. L\u2019emozione mi pervade fino a sentire un brivido nella\nschiena, mi scende una lacrimuccia sulla guancia. Sono felice! Sono l\u00ec dove ho\nsempre sognato di essere e provo una sensazione stranissima di pace come colui che,\ndopo&nbsp; un lungo viaggio, torna a casa. Mi\nchiedo stupefatta il perch\u00e9 di tale sensazione. E\u2019 semplice. Quel cordone\nombelicale tra me e New York \u00e8 saldo, intenso. New York \u00e8 la terra dei miei\npadri.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">\u00a0<\/h1>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42274\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42274\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMamma la durata del volo si aggira sulle otto ore. 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