{"id":42154,"date":"2020-05-27T22:24:31","date_gmt":"2020-05-27T21:24:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42154"},"modified":"2020-05-27T22:24:34","modified_gmt":"2020-05-27T21:24:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-nascondimenti-di-silvia-rivolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42154","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Nascondimenti&#8221; di Silvia Rivolta"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201c<em>Terminal due, partenze internazionali. Grazie<\/em>.\u201d Alberto si rese subito conto di aver usato un tono di voce troppo alto, che tradiva l\u2019emozione per la partenza. Scese dall\u2019 automobile e mentre lo faceva non pot\u00e9 non notare che il tassista indossava calzini corti e bianchi, proprio quelli che lui non sopportava. Ma come poteva in un momento cos\u00ec far caso ai calzini di quell\u2019 uomo? S\u2019incammin\u00f2 verso le porte a vetro dell\u2019ingresso, con s\u00e9 aveva solo un piccolo bagaglio e nella mano destra un portadocumenti che stringeva pi\u00f9 del dovuto, come non volesse rischiare di perderlo. Controll\u00f2 il tabellone delle partenze, il suo volo sarebbe partito soltanto dopo tre ore. Aveva tempo. Cerc\u00f2 un bar e un tavolino a cui potersi sedere. Era l\u2019ora di pranzo, ma decise di ordinare soltanto un caff\u00e8. C\u2019era troppa gente attorno a lui e, sin da quando era bambino, lo metteva a disagio mangiare davanti agli altri. La cameriera gli port\u00f2 quanto aveva ordinato e nel tirare fuori le monete dalla tasca, Alberto si accorse che stringeva ancora nella mano destra quella cartelletta. La appoggi\u00f2, ne estrasse i fogli che conteneva e con un gesto spontaneo, quasi involontario, li port\u00f2 al petto, li strinse a s\u00e9. Il direttore della rivista gli aveva chiesto un articolo per capire se assegnargli un posto in redazione. &nbsp;Da quando aveva chiuso il quotidiano locale per cui aveva lavorato, Alberto era rimasto fermo; ora finalmente un\u2019occasione, in quelle pagine la possibilit\u00e0 che cercava da una vita. Gli era stato chiesto di preparare un pezzo sui segreti in campo artistico, qualcosa di originale. Alberto non ebbe dubbi. Per giorni non fece altro che scrivere. Scelse l\u2019opera di Picasso, la Stiratrice. Con quel quadro era cresciuto, la nonna Dina ne conservava una copia in salotto e ogni tanto, ridendo, &nbsp;diceva che era il suo ritratto, che non aveva fatto altro che stirare nella vita. Alberto ricordava quell\u2019 immagine come una presenza silenziosa: quella luce blu, quella donna magra intenta a premere il ferro sui panni, ricurva su di s\u00e9, sotto il peso della vita. C\u2019era una malinconia in quello sguardo e qualcosa che andava al di l\u00e0, che non era rappresentato, che rimandava a qualcosa di nascosto. Non era mai riuscito a spiegare ci\u00f2 che provava. Solo dopo anni, quando inizi\u00f2 a scrivere di arte, Alberto ne trov\u00f2 il senso: per oltre cento anni, quel dipinto &nbsp;aveva nascosto agli occhi che gli si posavano sopra, un grande segreto. Sotto il primo strato di vernice si nascondeva un altro dipinto, svelato dagli storici d\u2019arte grazie ad una telecamera ad infrarossi: una pittura che rappresentava l\u2019immagine capovolta di un uomo con i baffi, del quale non si conosceva l\u2019identit\u00e0. Un mistero ancora irrisolto. Alberto aveva fantasticato per anni su chi fosse quell\u2019 uomo, aveva fatto numerose ricerche, ne aveva studiato sguardo, posizione, espressione. All\u2019 ipotesi del riutilizzo della tela, dovuto alle ristrettezze economiche in cui si trovava Picasso quando dipinse il quadro, a soli ventidue anni, all\u2019 inizio della sua carriera, Alberto non credeva. Sarebbe stato cos\u00ec banale. E invece per lui c\u2019era dell\u2019altro, fantasticava che dietro a quella scelta, Picasso avesse voluto provare l\u2019eccitamento di essere l\u2019unico a sapere. O forse, era Alberto a desiderarlo, era lui che avrebbe voluto vivere la sensazione di conoscere quello che agli altri era sconosciuto, provare l\u2019emozione di&nbsp; essere l\u2019unico a vedere quello che era davanti agli occhi di tutti, ma che nessuno era in grado di scorgere. <em>Come si sta ad essere l\u2019unico a sapere, conoscere quello che nessun altro sa, nascondere dentro la propria mente ci\u00f2 che gli altri nemmeno s\u2019 immaginano? <\/em>Invece le cose erano andate diversamente, lui era stato dall\u2019 altra parte nella vita, nella posizione di colui che, come gli altri, non sapeva. Gli successe quando, alla morte del padre, trov\u00f2 una scatola di lettere per un destinatario impossibile da individuare: scriveva degli scacchi, il padre, la sua grande passione, e della vita. Fu sconvolgente per Alberto, erano scritti appassionati, pieni di vitalit\u00e0, in cui non veniva fatto alcun riferimento a lui, al figlio. Non esisteva in quelle pagine. Si era sentito tradito, escluso. Come poteva quell\u2019 uomo aver cos\u00ec tanto da dire, dopo una vita, con i suoi famigliari, fatta di silenzi, di parole non dette? E successe di nuovo, ad Alberto, di non sapere. Quando scopr\u00ec che la moglie, la donna della sua vita, lo tradiva da tempo. Aveva appena compiuto cinquant\u2019 anni e in un attimo aveva perso quello che credeva ci sarebbe stato per sempre. Non aveva capito che dietro quella facciata di apparente normalit\u00e0, il suo matrimonio stava crollando. <\/p>\n\n\n\n<p>Alberto si accorse di stringere\nancora i fogli tra le mani, al petto. Li pos\u00f2, l\u2019immagine del quadro era in\nprima pagina, insieme a quella del ritratto nascosto, non pot\u00e9 fare a meno di\nguardarle, di nuovo, prima una e poi l\u2019altra. Il suo sguardo fin\u00ec subito su di\nlei, sulla donna, la stiratrice con quel corpo emaciato, in una posizione cos\u00ec\npoco naturale, le braccia impegnate a spingere il ferro da stiro, le mani a\npremerlo con una forza tale da farla sbilanciare in avanti, con la schiena\nricurva, creando una spigolosit\u00e0 che la faceva sembrare inumana, come fosse una\nstrega. La celebrazione della fatica, della stanchezza, del sacrificio aveva\nsostenuto Alberto nel suo articolo, rifacendosi ai maggiori critici d\u2019arte. Ora\nper\u00f2 in quel quadro vedeva qualcosa di diverso: lo sguardo di quella donna che\nper tutta la sua infanzia gli aveva rimandato malinconia, oggi sembrava sfidarlo,\nsbeffeggiarlo, come a volersi prendere gioco di lui. La bocca, quel labbro\nlievemente sollevato nascondeva un sorriso trattenuto, nascosto. Di chi nella\nfatica, trova il trionfo. Picasso aveva rinnegato il cognome del padre, scegliendo\nquello della donna che l\u2019aveva generato. Il massimo del riconoscimento. Ma per\ntutta la vita, le donne le aveva tradite. Amate appassionatamente, ma tradite.\nUmiliate. Alberto diede un pugno sul tavolo. Non capiva. Aveva amato la sua\ndonna, l\u2019aveva rispettata lasciandola libera di essere moglie, madre,\nprofessionista. Non le aveva chiesto di sacrificare nulla. Le aveva permesso di\nessere quello che desiderava. L\u2019aveva sostenuta, accontentata, mai costretta in\nposizioni che non voleva occupare. Lui, soltanto lui aveva rinunciato a buone\noccasioni per starle accanto, perch\u00e9 lei sentisse che era la sua priorit\u00e0. Ma\ntutto questo non era stato sufficiente, era stato tradito. <\/p>\n\n\n\n<p>Distolse lo sguardo. Sentiva il battito del cuore accelerare, sembrava stesse implodendo nel suo petto. Cerc\u00f2 rifugio nell\u2019 immagine di quell\u2019 uomo che per anni era rimasto nascosto. <em>Chi sei? Come hai fatto a rimanere l\u00ec sotto per tutto quel tempo? Come hai potuto sopportarlo?<\/em> Il corpo di Alberto si spinse in avanti, le mani appoggiate a far leva sul tavolo, come prima di un confronto acceso tra due uomini seduti uno di fronte all\u2019 altro. Quella figura appena percepibile nell\u2019 immagine scura, si mostrava dritta, guardava davanti a s\u00e9 negli occhi di chi lo osservava. Aveva uno sguardo fiero, dei baffi importanti; in quelle sfumature indefinite, sembrava indossare un cappello, fumare un sigaro. Tutto lo rendeva ancora pi\u00f9 pieno di s\u00e9. Nelle ricerche per il suo articolo, Alberto aveva trovato diverse ipotesi: quell\u2019 uomo poteva essere uno scultore,&nbsp; Mateu Fernandez de Soto, di cui Picasso aveva realizzato un ritratto; per altri ricercatori si trattava del pittore Ricard Canals, altro uomo vicino all\u2019 artista spagnolo. Alberto non aveva trovato alcuna somiglianza, non era nessuno dei due. In quel momento, ripens\u00f2 a suo padre. E la rabbia risal\u00ec. Quell\u2019 uomo che aveva fatto finta di vivere all\u2019 ombra di sua madre, in realt\u00e0 li aveva fregati tutti. Come Picasso. <em>Chi sei?<\/em> <em>Si era stancato di te? Quella donna? Oppure proprio chi ti ha dato la vita, lo hai deluso, non eri all\u2019 altezza e allora ti ha nascosto dietro, umiliandoti, condannandoti a vivere capovolto? <\/em>Alberto si tormentava, la testa tra le mani. Sentiva ancora viva la delusione provata quando trov\u00f2 quelle lettere, in camera del padre. Per anni si \u00e8 domandato perch\u00e9 non le avesse fatte sparire, se non avesse voluto punirlo, fargliela pagare. <em>Lo hai deluso, non eri all\u2019 altezza e allora ti ha nascosto dietro, umiliandoti? <\/em>Quelle domande tornavano, come una persecuzione. Ripensava alla confusione dopo quel ritrovamento, come se tutto avesse cambiato di posto, non c\u2019era pi\u00f9 nulla di comprensibile. Quello che valeva fino ad un attimo prima, poi non aveva pi\u00f9 senso. Suo padre aveva sempre mostrato di vivere per la famiglia, per la moglie, con un atteggiamento sempre un&nbsp; po\u2019 sommesso, fin troppo rispettoso, quasi ossequioso nei confronti della donna. Alberto aveva dovuto fare i conti con quel modo, quella passivit\u00e0 l\u2019aveva sempre disprezzata, attaccata dentro di s\u00e9, ma poi se l\u2019era ritrovata addosso, come una seconda pelle di cui era impossibile liberarsi. Quelle lettere, in cui non c\u2019era alcun riferimento a lui, a quel figlio a cui rinfacciava di aver dedicato la vita, quelle lettere avevano rimesso in discussione tutto. <em>Mi hai tenuto nascosto, come se non fossi mai esistito<\/em>! Si era sentito profondamente solo. &nbsp;Impotente. Rabbioso. Piccolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Avrebbe voluto essere Picasso.\nRinnegarlo. Vendicarsi. Costringerlo dietro. Nasconderlo per sempre. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Chi\nsei? Come hai potuto sopportare di rimanere l\u00ec sotto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altoparlante annunci\u00f2 il\nvolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Alberto si alz\u00f2. Era pronto ad\nandare, c\u2019era lui. Ora.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42154\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42154\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTerminal due, partenze internazionali. 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