{"id":42051,"date":"2020-05-25T18:18:38","date_gmt":"2020-05-25T17:18:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42051"},"modified":"2020-05-25T18:18:40","modified_gmt":"2020-05-25T17:18:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020la-regola-di-alice-sella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42051","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020&#8243;La Regola&#8221; di Alice Sella"},"content":{"rendered":"\n<p>La prima cosa che fece, ancora prima di aprire gli occhi, fu allungare il braccio sinistro nella parte del letto dove aveva dormito suo marito. Naturalmente la trov\u00f2 vuota. Reprimendo un singhiozzo, si mosse un poco, e subito fu accolta da un tappeto di fusa di diverse intensit\u00e0. Sorrise piano, accarezzando i dorsi morbidi e soffici dei suoi gatti. Un abbaio festoso le conferm\u00f2 che anche Nik era sveglio, perci\u00f2 si decise ad alzarsi per sfamare i suoi animali.<\/p>\n\n\n\n<p>Pass\u00f2 prima per il bagno, e lo specchio appanato le restitu\u00ec l\u2019immagine di una cinquantenne segaligna e con lo sguardo un po\u2019 allucinato, i capelli crespi e in disordine che non si lasciavano intruppare dalla spazzola. Con un sospiro, fece le scale per scendere al piano inferiore, dove apr\u00ec ante per fare entrare la luce e scatolette per dare da mangiare agli animali. Meno male che se ne trovano ancora, pens\u00f2, aprendo una scatoletta per i gatti e una per Nik. Quando saranno finite dovr\u00f2 mettermi a sgozzare maiali, e non \u00e8 una prospettiva molto allettante. Prese del caff\u00e8 di cicoria, arricciando le labbra al sapore amaro, ed usc\u00ec per andare a mungere la mucca e dare il becchime alle galline, in attesa nella piccola stalla ricavata dal garage. L\u2019auto l\u2019aveva venduta tempo addietro, tanto di benzina non se ne trovava neanche pi\u00f9. Aveva ancora un trattorino Grillo con diverse funzioni, da tagliaerba a piccolo aratro, che ricaricava con i pannelli solari sul tetto. Anche quelli, chiss\u00e0 quanto sarebbero durati, prima di cadere a pezzi e non caricare pi\u00f9. Altre complicanze da prevedere nei prossimi anni, se non mesi. E il mondo non accennava a riprendersi. Mentre rientrava in casa con il secchio pieno di latte e il piccolo paniere pieno di uova, sempre scortata da Nik, che in cuor suo si sentiva cane da fattoria dalla nascita, incroci\u00f2 da lontano il vecchio vicino.<br>\n\u201cOla ola siora Marta, buon giorno.\u201d<br>\nMarta sospir\u00f2 piano, attenta a non far vedere l\u2019alzarsi e l\u2019abbassarsi del petto.<br>\n\u201cBuongiorno sior Federico, come andiamo oggi.\u201d<br>\n\u201cAh, cosa vuole.\u201d Rispose il vecchio, fermandosi a circa due metri e mezzo di distanza e perci\u00f2 rimanendo nel suo lato della propriet\u00e0, come aveva sempre fatto da quanto Marta e il marito si erano trasferiti l\u00ec, giovani e innamorati, entrambi con una carriera brillante nell\u2019informatica e senza alcuna intenzione di avere figli, cosa che i vicini non avevano mai compreso. \u201cSi tira avanti, se vuole le ho raccolto qualche radicchio.\u201d<br>\n\u201cBeh, grazie sior, ho delle uova da darle.\u201d<br>\nIl vecchio avanz\u00f2 a posare a terra un saccheto di juta, precisamente al confine tra le due propriet\u00e0. Marta aspett\u00f2 che si allontanasse, poi and\u00f2 a prendere il sacchetto, posando al suo posto tre uova appena raccolte. Si fece quindi indietro, e il vecchio andr\u00f2 a prendersi le uova con visibile soddisfazione.<br>\n\u201cAh, grazie siora Marta, che bene. Ah, stamattina che era appena chiaro ho fatto la salita per il bosco, seguendo il torrente. All\u2019altezza del faggio ho sentito dei lamenti venire dal vostro terreno, forse l\u2019\u00e8 meglio che vada a controllare.\u201d<br>\nMarta si morse le labbra per non imprecare, annu\u00ec e salut\u00f2 il vicino, poi and\u00f2 in casa a riporre le cose raccolte. Il frigorifero funzionava solo di giorno, quando il sole nutriva i vecchi pannelli solari, perci\u00f2 ormai lo usava come dispensa. Rassett\u00f2 la cucina, si assicur\u00f2 che i gatti fossero tranquilli, distesi al sole sul prato davanti alla casa, e andr\u00f2 a prendere il fucile a pompa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si mise gli stivali di gomma, quelli larghi del marito, che i suoi erano ormai pieni di buchi per il troppo uso. Si incammin\u00f2 lungo la lieve china della collina, con Nik che le camminava a fianco, attento e pronto a scattare. Furono i ringhi del cane a confermarle che aveva trovato quello che stava cercando, ancora prima di vederlo. Arrivata ad una radura accanto al fiumiciattolo, lo vide, appoggiato al tronco di un frassino, con il viso imperlato di sudore e la gamba sinistra girata in un angolo innaturale. Appena not\u00f2 la sua presenza, gli occhi si fecero grandi come pozze. Fiss\u00f2 il suo viso, poi il cane, poi il fucile, e si lasci\u00f2 fuggire un gemito strozzato.<br>\n\u201cSalve. Lei \u00e8 nella mia propriet\u00e0.\u201d<br>\nL\u2019uomo, un giovane sui venticinque anni a giudicare dalle poche rughe attorno agli occhi, deglut\u00ec un paio di volta prima di riuscire a rispondere.<br>\n\u201cIo\u2026. Mi spiace, mi spiace! Mi sono perso e\u2026\u201d<br>\n\u201cE mentre ti perdevi hai tentato di avvicinarti al grano, vero? Hai fame?\u201d<br>\nL\u2019uomo non disse niente, ma i due grossi lacrimoni che scorsero lungo le sue guancie parlavano per lui. Annu\u00ec piano.<br>\n\u201cCapisco, ma non va bene. Dovevi immaginare che ci sarebbe stata qualche trappola. Adesso sei azzoppato e sei nel mio campo e tu conosci la Regola.\u201d<br>\nOcchi ancora pi\u00f9 grandi, colmi di terrore.<br>\nMarta si strinse nelle spalle. \u201cMi dispiace, ma non posso fare in altra maniera. Come ho dovuto ammazzare mio marito, adesso ammazzo te.\u201d Finita la frase, pronunciata con tutta la naturalezza del mondo, abbass\u00f2 il fucile fino a puntarlo in faccia all\u2019altro. <br>\nLui piangeva, ma non era ancora disposto ad andarsene.<br>\n\u201cAspetta, un attimo solo, ti prego. Capisco. Conosco la Regola, c\u2019\u00e8 da\u2026 da quando sono nato. Ma volevo chiederti\u2026 tu, lo sai perch\u00e9?\u201d<br>\nMarta, colta alla sprovvista, pieg\u00f2 la testa di lato, senza per\u00f2 spostare il fucile di un millimetro. \u201cPerch\u00e9 cosa?\u201d<br>\n\u201cPerch\u00e9 la Regola. Chi l\u2019ha fatta.\u201d<br>\n\u201cAh, s\u00ec. Tu non eri ancora nato, io avr\u00f2 avuto la tua et\u00e0. Il mondo era diverso, allora. Se ci si ammalava o ci si faceva male, come te, si veniva presi e portati in un posto dove si era curati. Si chiamava ospedale. C\u2019erano vari piani, e su un piano c\u2019erano tutti quelli con le ossa rotte, su un altro i malati, su un altro ancora i vecchi che avevano bisogno di cure.\u201d<br>\nL\u2019uomo, nonostante il dolore, beveva quelle parole e, alla notizia che anche i vecchi venivano curati, spalanc\u00f2 la bocca per lo stupore.<br>\n\u201cEh s\u00ec, giovanotto. C\u2019erano queste persone che studiavano per anni, per diventare capaci di curare gli altri. Poi venne una malattia, e tutto cambi\u00f2.\u201d<br>\n\u201cCome\u2026 come \u00e8 possibile.\u201d<br>\nMarta sospir\u00f2, persa nei ricordi.<br>\n\u201cPerch\u00e9 era veloce, e ti ammazzava in due settimane. Non tutti, ma la maggior parte. Dissero che era un virus che veniva da un posto lontano, la Cina. Adesso non esiste pi\u00f9, credo, perch\u00e9 la bombardarono con le atomiche per cercare di limitare il contagio. Ci furono sempre meno posti per essere curati, poi si ammalarono anche i curatori, li chiamavamo \u2018medici\u2019. Cos\u00ec chiusero gli ospedali, e la gente inizi\u00f2 a morire per strada. Fu allora che fu introdotta la Regola. Tocc\u00f2 a chi trovava un ferito o un malato prendersene carico, compresa la sepoltura, altrimenti sarebbero venute altre malattie, e saremmo morti tutti. Ho seppellito mio marito sotto a quel tiglio, e te pensavo di mettersi qua, vicino al faggio, che la terra \u00e8 abbastanza morbida. Che ne dici?\u201d<br>\nL\u2019uomo, che continuava a piangere, non rispose, la testa china in avanti. Marta si strinse nelle spalle, si appoggi\u00f2 il fucile contro la spalla e spar\u00f2.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42051\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42051\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima cosa che fece, ancora prima di aprire gli occhi, fu allungare il braccio sinistro nella parte del letto dove aveva dormito suo marito. 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