{"id":42001,"date":"2020-05-23T18:26:55","date_gmt":"2020-05-23T17:26:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42001"},"modified":"2020-05-23T18:26:57","modified_gmt":"2020-05-23T17:26:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-cotone-di-lucia-urbano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=42001","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Cotone&#8221; di Lucia Urbano"},"content":{"rendered":"\n<p>Dove pu\u00f2 essere finito, pensa Arturo. In quel cassetto ci sono molte cose, ma lui le conosce tutte. Si aggiusta gli occhiali sul naso un po\u2019 adunco e sposta la lampada per illuminare meglio il fondo; con gli anni la vista \u00e8 peggiorata. Si allunga con fatica, chinandosi per guardare meglio il fondo del cassetto. Sono cassetti profondi di quelli delle vecchie scrivanie, capaci di contenere molti oggetti ma scomodi: devi tirarli fuori quasi del tutto per arrivare in fondo. Dopo cena Arturo si chiude nel suo studio. Legge, ascolta musica. Studia. Anche da vecchio. Rimugina e fruga tra le sue cose. Un tipo preciso: ancora alla sua et\u00e0 non gli sfugge quasi nulla. Quando si \u00e8 stancato va a raggiungere sua moglie sul divano e cerca un film rilassante in seconda serata. \u201cGuarda che \u00e8 tardi! Andiamo a letto che dormi, lo vedi?\u201d La voce di Maria qualche volta lo sveglia. Finiscono la serata insieme di solito salendo le scale che conducono alle camere. Vivono nella grande casa costruita per una famiglia numerosa anche ora che sono rimasti soli.&nbsp;&nbsp;Da molti anni ormai. Lui chiude le porte delle camere la sera prima di andare a letto. Gli fanno tristezza tutte quelle stanze vuote.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Stasera \u00e8 solo a casa: sua moglie Maria con due amiche \u00e8 andata a vedere uno spettacolo a teatro. Anche se l\u2019udito \u00e8 un po\u2019 debole il teatro le piace ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEppure deve essere qui\u201d. Non capita certo a lui di perdere qualcosa. Sa esattamente dove mette la sua roba. Conosce perfettamente la geometria dei suoi cassetti. Ad incastri perfetti in forme squadrate e regolari ci stanno penne nelle loro scatole, lapis e appuntalapis, gomme da cancellare, taccuini di varie misure, per non contare vecchie cartoline pubblicitarie o segnalibri di ogni genere. Anche quaderni di scuola nuovi di chiss\u00e0 quanti anni prima. E\u2019 una vera mania la sua: non buttare mai nulla.&nbsp;&nbsp;Maria&nbsp;&nbsp;vuole buttare via&nbsp;&nbsp;ma lui si oppone. Difende il suo mondo. Nella sua stanza una scrivania con quattro cassetti. Una poltrona comoda con rivestimento di velluto, all\u2019antica. Tutt\u2019intorno le pareti sono letteralmente coperte di libri, che arrivano fino al soffitto. Una libreria su misura, di legno scuro, fatta fare appositamente per quella stanza. In un angolo, uno stereo su cui far girare i dischi in vinile, collezioni di musica classica. Un caminetto per le serate d\u2019inverno. L\u00ec dentro con un po\u2019 di buona musica si sente davvero a casa. Si riconosce ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se non trovi al suo posto ci\u00f2 che cerchi qualcosa \u00e8 saltato oppure qualcuno ci ha messo le mani. Pensa di chiedere a Maria appena ritorna, ma non ha voglia di sentirla brontolare.&nbsp;&nbsp;\u201cMa cosa vuoi che sappia io? L\u00ec dentro ci entro solo a spolverare, ad aprire i tuoi cassetti non ci penso neppure! Non te la prendere con me se non ti ricordi dove metti la roba, che c\u2019entro io scusa?\u201d Sua moglie poi non \u00e8 mai stata troppo precisa neanche da giovane, figurarsi se potr\u00e0 aiutarlo a quell\u2019ora lei che a volte fa fatica a ricordarsi cosa ha fatto il giorno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto ai cassetti due sportelli chiudono dei ripiani interni. Anche l\u00ec gli oggetti stanno in un ordine perfetto: il bordo di ogni scatola poco pi\u00f9 largo di quella sopra, linee regolari, alti e bassi. Scatole di cartone o di plastica, di tutte le forme, in una scala di grigi. E\u2019 una scrivania antica eredit\u00e0 di un trasloco. Qualche tarlo ci lavora soprattutto d\u2019estate.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arturo viene da una famiglia modesta, che si era portata dietro mobili e cianfrusaglie fin dal tempo di guerra. Erano sfollati e si erano portati quello che avevano potuto, che erano riusciti a non abbandonare.&nbsp;&nbsp;Lui ci tiene a quello che gli \u00e8 rimasto, ci \u00e8 attaccato. Ci parla con le sue cose, ognuna ha un senso preciso o \u00e8 un ricordo da custodire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNonno, fammi vedere il tuo cassetto! E dai, perfavore!\u201d E\u2019 il passatempo preferito dei suoi nipoti, specie il pi\u00f9 grande. Il cassetto delle meraviglie. A lui non dispiace. Prende tra le sue quelle manine grassocce e morbide guidandole nell\u2019esplorazione di lapis e penne. Poi ci sono taccuini da sfogliare dove fare disegni. \u201cAttento, vedi che cos\u00ec si strappa\u2026\u201d Gli piace raccontare la storia di ogni oggetto, mentre i bambini cercano di rufolare tra i fogli e le penne. Maria in salotto chiacchiera con le figlie, intanto. Lui trastulla i nipoti in questo modo. Questo lo fa divertire ancora. Di far conversazione invece non ha molta voglia, abbraccia forte i figli quando se ne vanno, senza trovare niente da dire. Col passare del tempo si accorge di preferire le cose alle persone. Da un po\u2019 di tempo gli esseri umani gli appaiono lontani se non estranei, quasi avesse intrapreso un percorso di distacco da loro. Neanche con il suo corpo si sente pi\u00f9 tanto in buoni rapporti: il suo mutare progressivo lo rende goffo, un po\u2019 curvo, facile alla stanchezza. Un\u2019evoluzione irreversibile pensa, mentre si sforza di sorridere ai suoi figli che escono dalla grande casa. I suoi oggetti invece restano quelli di sempre, incapaci di ingannarlo o deluderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sera dei primi freddi di novembre c\u2019\u00e8 qualcosa di strano, quasi di nuovo, che lo irrita. E\u2019 certo di aver messo quel foglio al solito posto. Si incaponisce per un po\u2019, smontando tutto il cassetto un oggetto per volta. Niente da fare, non c\u2019\u00e8. E\u2019 tardi, forse&nbsp;&nbsp;domattina lo trover\u00e0. Si sente anche un po\u2019 infreddolito. La mattina il suo corpo risponde un po\u2019 di pi\u00f9, tutto gli sembra pi\u00f9 chiaro e ci vede meglio dopo il caff\u00e8. Ogni cosa sar\u00e0 di nuovo al suo posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre sta per richiudere lo sportello e andarsene alla TV un rumore da dentro la scrivania lo attira: nell\u2019angolo in fondo c\u2019\u00e8 stato un piccolo crollo e una scatola \u00e8 caduta gi\u00f9. La guarda meglio mentre la prende per rimetterla al suo posto,&nbsp;&nbsp;proprio nell\u2019angolo in fondo del ripiano.&nbsp;&nbsp;E\u2019 una scatola di cartone grigio, di quelle dei biglietti da visita che usava all\u2019inizio della sua carriera di medico; in paese a quel tempo ne facevano caso. Era stato molti anni prima quando non ancora laureato aveva cominciato a lavorare. Ora le usa per conservare oggetti di ogni genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non che pensi di trovar l\u00ec il foglio che cerca, ma la curiosit\u00e0 e anche un po\u2019 di stizza lo spingono ad aprire la scatola. Un guizzo di vita; la curiosit\u00e0 gli \u00e8 un po\u2019 passata. Dentro sono raccolti piccoli oggetti: un portamine nuovo di zecca, un accendino modello \u201czippo\u201c di quando fumava. Prova a far scorrere la pietra sotto le dita senza risultato.&nbsp;&nbsp;Lo rimette al suo posto. Prende in mano una scatolina rettangolare con un coperchio trasparente da cui si intravede una specie di pallina grigiastra.&nbsp;&nbsp;Come potrebbe dimenticare? La prende, la apre. Le mani gli tremano leggermente. Con lentezza solleva il coperchio liscio che&nbsp;&nbsp;ha aderito alla scatola, deve fare un po\u2019 di forza per staccarlo. Guai se dovesse rompersi. Uno straccetto di garza ormai secca avvolge un batuffolo di cotone rosa sbiadito.&nbsp;&nbsp;Appoggia il fagottino sul tavolo sotto la luce della lampada per guardare meglio, aggiustandosi ancora gli occhiali. Estrae il batuffolo rinsecchito dalla garza e lo appoggia sul palmo della mano. Improvvisamente ha le mani calde: non gli accade da molto tempo.&nbsp;&nbsp;Nient\u2019altro, nessun bigliettino o scritto nella scatola. Lascia cadere lentamente&nbsp;&nbsp;il batuffolo sul tavolo, gli occhi si illuminano. Un profumo fresco con sentore di agrumi gli entra potente nelle narici.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E\u2019 il&nbsp;&nbsp;profumo di lei, allora.&nbsp;&nbsp;Con aria sicura si avvicina al suo gruppo quella&nbsp;&nbsp;domenica pomeriggio di un lontanissimo novembre: come accade spesso stanno cercando di decidere che fare.&nbsp;&nbsp;La vede arrivare insieme a Giuliana e l\u2019avvicina senza pensarci troppo. Giuliana \u00e8 la sua amica di sempre, gli sorride ammiccante mentre si avvicina. Ma lui ha occhi solo per la nuova arrivata, \u201cBuongiorno, sono Arturo, tu chi sei?\u201d la voce gli esce con qualche fatica, un po\u2019 fessa. Qualcosa gli stringe la bocca dello stomaco, si sente un po\u2019 ridicolo. Eppure non \u00e8 la prima che avvicina. Un brivido di piacere gli attraversa rapido la schiena mentre lei gli risponde, pronunciando il suo nome, le labbra carnose allargate in un sorriso, i lunghi capelli neri annodati in una treccia. Indossa un vestito al ginocchio che lascia intravedere forme sinuose.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre continua a fissare il batuffolo Arturo socchiude gli occhi, lasciando fluire le immagini che si affollano alla luce della lampada mentre un leggero calore gli scalda le estremit\u00e0 sempre fredde.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Si rivedono la settimana dopo, e poi ancora e ancora. Proprio un colpo di fulmine, lo dicono anche gli amici.&nbsp;&nbsp;Lei ha due anni meno di lui, ventitr\u00e9. Vive fuori citt\u00e0, come tanti sfollati a guerra finita da poco. Studia all\u2019universit\u00e0, \u00e8 vicina alla laurea. Viene in citt\u00e0 con la corriera dal paese poco distante in cui abita coi genitori. Lui \u00e8 prossimo a laurearsi ma gi\u00e0 esercita la professione di medico nel paese dove vive con la famiglia. L\u2019emergenza degli anni di guerra ha anticipato i tempi. Lo chiamano \u201cil dottorino\u201d in paese: i suoi pazienti improvvisati gli portano polli e uova in cambio dei suoi interventi di fortuna. Viene a Pisa appena pu\u00f2, frequenta le corsie d\u2019ospedale e nel tempo libero vede gli amici dell\u2019universit\u00e0 ritrovati a guerra finita. Da quando l\u2019ha conosciuta va incontro a lei alla fermata della corriera, ogni sabato o domenica pomeriggio. Non ce la riaccompagnerebbe mai, se potesse. Mentre aspettano prima di salutarsi, l\u00e0 dove tutti possono vederli, le stringe le mani. Lei ha sempre le mani fredde.&nbsp;&nbsp;Ci ridono sopra, ogni volta.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce della lampada Arturo guarda le sue, oggi coperte dalle macchie marroni della vecchiaia. Le sente fredde. Gi\u00e0, i farmaci forse, \u00e8 malato di cuore e i medicinali che deve prendere gli fanno anche quest\u2019effetto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quelle mani fredde per\u00f2 a un certo punto non gli bastano pi\u00f9; non resiste molto ai suoi slanci di passione. La vuole, anzi la pretende per s\u00e9. E\u2019 passata solo una manciata di mesi dal loro primo incontro quando in quel pomeriggio di gennaio, cos\u00ec freddo, scantonano in una stradina laterale. Sono appena le cinque ma \u00e8 gi\u00e0 buio. Alla luce fioca di un lampione acceso da poco, la stringe a s\u00e9 con la scusa di ripararla dal vento freddo che infila l\u2019angolo con un sibilo tagliente. \u201cCome sarebbe vivere insieme? Te lo immagini?\u201d Butta l\u00e0 queste parole un po\u2019 compiaciuto, Arturo, tutto riscaldato da uno slancio di passione ardente. \u201cMa come si fa, comunque dovrei finire di studiare. E poi ci conosciamo solo da poco\u201d. Il tono&nbsp;&nbsp;un po\u2019 petulante e gli occhi sfuggenti lo trafiggono con un lampo freddo, lasciandolo<\/em>&nbsp;<em>al tappeto. Per un attimo rimane a guardarla in silenzio. Ma lei poi gli sorride: un filo di tensione tra i due si spezza al primo abbraccio. Lui, rincuorato, le racconta l\u2019attesa di lei nelle notti lunghe di quei giorni invernali. \u201cVoglio svegliarmi accanto a te, ogni mattina. Vedere te appena apro gli occhi, fare colazione insieme a te\u201d, le dice. La bacia a lungo, poi. Lei gli sorride in quel suo modo cos\u00ec sicuro e suadente mentre si svincola dall\u2019abbraccio; poi monta sulla corriera.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un rumore di porta che si chiude lo distrae dai suoi pensieri: sua moglie. Maria sta rientrando. \u201cE\u2019 tardi, te ne sei accorto? Che ci fai ancora l\u00ec?\u201d Lui la guarda con aria compiaciuta e le sorride. D\u2019istinto abbassa in grembo la scatola. \u201cVengo subito, non ti preoccupare\u201d. E\u2019 una sera simile a questa, una sera ancora fredda di marzo quando lo fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nell\u2019intimit\u00e0 della sua camera.<\/em>&nbsp;<em>E\u2019 un venerd\u00ec. La vedr\u00e0 il pomeriggio di domenica. Non stanno insieme da due settimane: il sabato prima si sono visti solo per un breve incontro, in cui lei gli ha detto che deve andare all\u2019universit\u00e0. \u201cMa come, di sabato pomeriggio\u2026\u201d \u201cLo so, il professore non ha altri momenti per ricevermi, dobbiamo parlare della tesi\u2026mi spiace\u2026\u201d. Ci \u00e8 rimasto male.&nbsp;&nbsp;Nelle notti dopo, da sveglio, si \u00e8 chiesto se sia giusto rispettare le convenzioni, aspettare eccetera. Vero, la conosce solo da poco. Certo, lei studia ancora. E allora? In fondo lui \u00e8 quasi dottore, ha gi\u00e0 il suo lavoro no? Agli inizi, certo. Ma di cosa avranno bisogno poi? Non impedir\u00e0 mai alla sua futura signora di avere una vita propria. Per un po\u2019 ci penser\u00e0 lui, almeno lei finir\u00e0 di studiare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cos\u00ec prende la sua decisione. Un anello gli sembra banale.&nbsp;&nbsp;\u201c\u00c8 un pegno di sangue che ti offro, non un anello\u201d, si ascolta pronunciare queste parole mentre buca con un ago l\u2019indice della sinistra. Osserva il sangue stillare, immaginando gli occhi di lei riempirsi di lacrime. Si emoziona,&nbsp;&nbsp;il pensiero di quello che sta facendo un po\u2019 lo commuove. Prende un batuffolo di cotone e lo preme con forza per intriderlo di sangue. Poi cerca qualcosa dove metterlo; lo nasconde dentro un pezzetto di garza. Chiude il tutto in una scatolina di plastica bianca con il coperchio trasparente che trova nel cassetto. Una di quelle scatoline in cui all\u2019epoca&nbsp;&nbsp;si mettevano i gioielli in un batuffolo di cotone. Niente fronzoli pensa. E se lei non accettasse? E se lo rigettasse nella solitudine? Non pu\u00f2 accadere pensa. Se la prefigura con la sua lunga treccia scura ed i suoi occhi grigi illuminati dalla sorpresa.&nbsp;<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un rumore, questa volta dal salotto, lo scuote. Maria sta chiudendo le tapparelle, lo chiamer\u00e0 di nuovo. Inventer\u00e0 una piccola bugia, pensa con un po\u2019 di vergogna. Le sue guance scavate dagli anni si accendono appena di un leggero rossore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>E\u2019 una domenica di marzo<\/em>.<em>&nbsp;Sta andando da lei, sorridendo sotto i baffi esili fatti crescere come usano all\u2019epoca. Per l\u2019occasione indossa il suo borsalino beige.&nbsp;&nbsp;A lei piace. E\u2019 in anticipo come al solito; si accende una sigaretta per ingannare l\u2019attesa. Con le mani insolitamente fredde infilate nelle tasche sente la scatoletta. La tasta nervosamente.&nbsp;&nbsp;Alla fermata, tanta gente che aspetta. La sua non \u00e8 ancora arrivata. Meglio fare due passi fino all\u2019angolo, tanto la vedr\u00e0 spuntare subito dopo la curva. Immagina gli occhi conosciuti sorridergli dal finestrino. Per distrarsi si mette a guardare gli alberi della piazza che hanno gi\u00e0 cominciato a rimettere le foglie. L\u2019inverno sta finendo ormai, presto andremo al mare. Posa lo sguardo su un tipo che se ne sta seduto da solo sulla panchina l\u00ec davanti. Si domanda se anche lui stia aspettando qualcuno. Torna a pensare a lei, girando gli occhi verso l\u2019angolo da cui di l\u00ec a pochi minuti spunter\u00e0 la corriera. Ancora tasta la scatoletta nella tasca dei pantaloni. E\u2019 un po\u2019 nervoso, ma sicuro. Lei scender\u00e0 e lo saluter\u00e0 e si incammineranno insieme, non verso il centro per\u00f2. Non \u00e8 molto distante dalla fermata il bar dove ha pensato di portarla per un caff\u00e8, tanto per cominciare. Un posto accogliente, ma in una traversa un po\u2019 defilata dove \u00e8 pi\u00f9 difficile incontrare qualcuno che si conosce. Poi faranno un giro, ci vuole il posto giusto. A quello penser\u00e0 dopo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEhi Arturo io me ne vado su a letto\u201d. La voce proveniente dalla sala lo scuote ancora una volta dai suoi pensieri. \u201cVengo subito, arrivo\u201d. Finge di chiudere il cassetto per fare rumore, come se armeggiasse tra le sue cose. \u201cSbrigati per\u00f2 che poi non dormi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo sguardo si posa di nuovo sulla pallina che ha ancora in mano quasi se ne chiedesse ragione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La corriera spunta da dietro l\u2019angolo<\/em>.&nbsp;<em>Ancora da lontano.&nbsp;&nbsp;Riconosce la scritta. E\u2019 quella. Si ferma. La gente comincia a scendere. Nessun viso conosciuto per il momento. Sar\u00e0 salita tra i primi si dice, sar\u00e0 in fondo. Guarda e la cerca con gli occhi. No, una ragazza con la chioma scura lo ha quasi ingannato. Sente qualcosa stringerglisi dentro. Si avvicina, pu\u00f2 essersi addormentata. Chi lo sa magari la vedr\u00e0 accoccolata di l\u00e0 da un finestrino. Con lo sguardo attento a passo svelto si infila tra la folla e ripercorre i visi. Si volta, guarda indietro, non c\u2019\u00e8.&nbsp;&nbsp;Si sforza di dissimulare la paura che lo afferra gi\u00f9 al basso ventre. \u201cEhi, va tutto bene?\u201d E\u2019 il signore di prima che gli passa davanti. Ha notato il cambio di colore, sente di essere diventato pallido, le labbra smorte. Rimane l\u00ec fermo per un po\u2019, senza trovare la forza di andarsene. A questo non ha pensato. Dopo pi\u00f9 di mezz\u2019ora passata a girellare intorno alla fermata torna a casa, stanco.&nbsp;&nbsp;Butta il cappotto sulla sedia. Tira fuori la scatoletta dalla tasca dei pantaloni, la scaglia sul letto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ora gli sembra un\u2019idea stupida, doveva capirlo. Si alza e va alla finestra a fumare una sigaretta. Si mette a guardare il cielo inseguendo con gli occhi i reticoli di stelle. C\u2019\u00e8 senz\u2019altro una spiegazione. Ci deve essere. Forse un contrattempo. Non ha potuto avvertire. Domani si fa viva senz\u2019altro. E\u2019 davvero una serataccia quella, tutto lo disgusta, la sua casa, la sua camera, il suo letto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u201cMa che stai facendo ancora, a quest\u2019ora? \u201cMaria adesso lo sta guardando dalla porta dello studio: lui le sorride senza dir nulla. Quasi per pudore abbassa lo sguardo sulle ginocchia e nasconde rapido la scatoletta dentro lo scomparto della scrivania.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi le va incontro e prova a cingerle la vita, allungandosi un po\u2019; lei restituisce l\u2019abbraccio, molto pi\u00f9 elastica. Mentre si avviano su per le scale la stringe a s\u00e9: \u00e8 ancora una gran bella donna.&nbsp;<br><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_42001\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42001\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove pu\u00f2 essere finito, pensa Arturo. In quel cassetto ci sono molte cose, ma lui le conosce tutte. Si aggiusta gli occhiali sul naso un po\u2019 adunco e sposta la lampada per illuminare meglio il fondo; con gli anni la vista \u00e8 peggiorata. Si allunga con fatica, chinandosi per guardare meglio il fondo del cassetto. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_42001\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"42001\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":20148,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-42001","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42001"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/20148"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=42001"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42001\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42037,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/42001\/revisions\/42037"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=42001"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=42001"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=42001"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}