{"id":41942,"date":"2020-05-22T14:54:26","date_gmt":"2020-05-22T13:54:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41942"},"modified":"2020-05-22T16:33:05","modified_gmt":"2020-05-22T15:33:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-come-una-madre-di-veronica-nucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41942","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Come una madre&#8221; di Veronica Nucci"},"content":{"rendered":"\n<p>Se tendo le braccia al massimo, perpendicolari al mio corpo, riesco quasi a toccare le pareti anche se mi fa un po&#8217; schifo: sono fredde e bagnaticce, impregnate di umidit\u00e0 e delle esalazioni dovute alla presenza dei nostri corpi in un spazio cos\u00ec angusto.  <\/p>\n\n\n\n<p>Il\nsoffitto per fortuna non posso toccarlo, sono alto un metro e\nsettantatr\u00e9. Ai miei compagni di cella, Mohamed e Sante, va peggio.\nLoro sono di una stazza diversa e soffrono di pi\u00f9 la mancanza di\nlibert\u00e0 motoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo\nrinchiusi in una cella spoglia di dieci metri quadrati, ci sono due\nletti a castello fragili per le corporature dei miei compagni, e\ngrigi. Il grigio, in tutte le sue sfumature, \u00e8 il colore dominante\nin prigione. Le inferriate dei nostri letti a castello sono acciaio,\nle coperte ruvide come carta vetrata antracite e le lenzuola grigio\ntopo. Il tavolino nell&#8217;angolo a sinistra, che all&#8217;ora di pranzo\nspostiamo al centro della cella per mangiare pi\u00f9 comodamente, \u00e8\ngrigio fumo.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo\ndal piccolo specchio sul muro vicino alla porta, scheggiato su tre\nlati e macchiato di puntini neri al centro, in un ordine che sembra\nquasi voluto, anche la mia faccia appare grigia. Grigia e tristemente\nstanca. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Quando\nsono arrivato qui sedici anni fa ero un&#8217;altra persona. Non credo che\nla reclusione mi abbia aiutato per il mio futuro reinserimento\nsociale. Ho solo avuto una fortuna che non meritavo. Ancora oggi mi\nchiedo come sia potuto succedere e lo considero un piccolo miracolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono\nstato educato da cristiano, mi hanno insegnato a non maltrattare gli\naltri e a rispettare le ragazze. E anche che il bene fatto agli altri\nin qualche modo ritorna al mittente. Ero stupido all&#8217;epoca e questi\ndiscorsi mi sembravano solo una manciata di sciocchezze.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo\nvent&#8217;anni e mi interessava solo quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Fumavo\nmarijuana gi\u00e0 dalla mattina, roba buona, il pusher mi conosceva.\nBevevo, mi piaceva la vodka e a volte alle feste sniffavo. A\nvent&#8217;anni il tuo corpo non fa una piega.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nfatto \u00e8 che a scuola me la cavavo e, tant&#8217;\u00e8, ai miei genitori\nbastava per permettermi di vivere indipendentemente a casa loro.\nFrequentavo la facolt\u00e0 di Economia e Commercio a Pisa, avevo persino\nsostenuto qualche esame, ero furbo, sapevo cosa dovevo fare per\ncontinuare ad avere vent&#8217;anni per sempre, o almeno per un lungo\nperiodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Padrone\ndel mondo andavo in giro con altri quattro come me. Eravamo l&#8217;uno la\ncopia dell&#8217;altro. Non lo siamo pi\u00f9 da tempo. Adesso siamo solo\nquattro sconosciuti. Sono dieci anni che non li vedo, non so se siano\nusciti di galera, perch\u00e9 so che ci sono finiti, di quello sono\nsicuro. Ci siamo finiti insieme quella notte, seppure in carceri\ndiverse.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ivan\nci sono visite.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Arrivo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Zari \u00e8\nl\u00e0, sola, lo sguardo vivo al di sopra delle occhiaie, i capelli\nscuri tirati sulla testa e raccolti alla base della nuca da un\nelastico dal quale spunta un codino mozzo. Non le dona molto ma \u00e8 il\nmodo che sceglie di dare ordine ai suoi capelli afro; una volta mi ha\nraccontato che da giovane portava le treccine (faceva parecchi\nchilometri, era difficile all&#8217;epoca trovare un parrucchiere per le\ndonne africane in una cittadina come Pisa) o indossava parrucche di\ncapelli veri, neri come i suoi, pettinati in morbide onde\noccidentali. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Alza\ngli occhi sentendo i nostri passi avvicinarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ehi.. Ti ho portato del parmigiano e due etti di crudo buono. Avrei voluto cucinare qualcosa ma mi \u00e8 mancato il tempo. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Attacca lei con quel suo accento straniero ancora cos\u00ec marcato nonostante viva in Italia da decenni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\nLa tranquillizzo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il\nprosciutto crudo \u00e8 il mio preferito lo sai, te l&#8217;ho detto poi che\nMohamed non mangia il maiale? Per via della religione dice. Almeno\nnon devo dividere niente con lui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti\nhanno gi\u00e0 dato la data dell&#8217;esame?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>S\u00ec,\ntra due venerd\u00ec, ho un permesso di due ore per andare in facolt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Minuti\ndi silenzio. Le nostre conversazioni sono spesso cos\u00ec, piccoli botta\ne risposta su cose futili, alternati a momenti in cui entrambi ci\nallontaniamo con i pensieri. D&#8217;altronde viene da chiedersi cosa avrei\nio da raccontarle e cosa lei da dirmi dopo quello che ho fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Viene\na trovarmi una volta alla settimana, nel giorno di visita. Porta\nsempre qualcosa da offrirmi. Come farebbe una madre. E&#8217; lei che mi ha\nspinto a iscrivermi di nuovo all&#8217;Universit\u00e0. Anche mia madre viene\nspesso e io cerco sempre di non farle incontrare proponendo orari\ndiversi. Bisognerebbe spiegare la delicatezza di questo equilibrio\nche si \u00e8 creato tra me e Zari e credo che le parole siano difficili\nda manipolare. Vanno scelte con cura e dosate e io spesso quando\nparlo sono un fiume in piena e vomito tutto quello che mi passa per\nla testa. Quindi scelgo il silenzio, pi\u00f9 enigmatico forse ma anche\npi\u00f9 gestibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho\npensato, qualche volta, di scrivere una lettera a entrambe. Seduto\ndavanti a quel tavolinetto in cella, con la biro in mano, mi perdo\nnel caos della mia testa, i pensieri si sovrappongono e finisce\nsempre che non riesco a tirar gi\u00f9 una riga.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando\nl&#8217;ego prende il sopravvento non c&#8217;\u00e8 niente che possa fermarlo. E&#8217;\nandata cos\u00ec quella sera di fine giugno. Ciondolavamo in piazza delle\nVettovaglie, smezzandoci uno spinello seduti sul marciapiede\nall&#8217;angolo, vicino al tabacchino e bevendo un miscuglio di vodka e\nsucco d&#8217;arancia da una bottiglia di plastica. Ci annoiavamo, come si\nannoiano forse troppo spesso i ragazzi a quell&#8217;et\u00e0. Cercavamo\nl&#8217;avventura o almeno qualcosa che temporaneamente spezzasse la\nroutine delle nostre serate. In piazza c&#8217;era gente ma non tantissima.\nPisa \u00e8 una citt\u00e0 universitaria e la maggior parte degli studenti\nviene dal sud, cos\u00ec le abitudini toscane lasciano il posto a quelle\nmeridionali, cadenzate da giornate spesso afose e lente. Escono tutti\ntardi a Pisa, prima di mezzanotte la piazza non si riempie. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec,\nquando abbiamo saputo della festa organizzata in Piazza dei\nCavalieri, non ci abbiamo pensato due volte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci siamo persino\nmessi a cantare lungo il tragitto e, tra uno spintone e l&#8217;altro, non\nabbiamo perso occasione di urlare alle ragazze come eravamo soliti\nfare noi, vitelloni toscani degli anni Zero. Mollammo persino un\nceffone a un tizio con gli occhiali che leggeva da solo seduto sugli\nspalti del Lungarno. Leggeva <em>Pastorale Americana<\/em> di Philip\nRoth, me lo ricordo ancora adesso, un libro che non conoscevo\nall&#8217;epoca ma che poi, a distanza di anni, ho imparato ad amare. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Quando siamo\narrivati l&#8217;umidit\u00e0 tipica delle giornate estive in citt\u00e0 ci aveva\nimpregnato le camicie e la festa era gi\u00e0 cominciata. Sempre\nspingendo e buttandoci addosso agli altri, abbiamo raggiunto\nl&#8217;entrata. Suonava un gruppo live, la cover band degli <em>Smiths<\/em>.\nIl cantante somigliava incredibilmente a Morrissey nell&#8217;aspetto e\nnella voce. Mi ricordo che questo fatto mi esalt\u00f2 parecchio. Era uno\ndei miei gruppi preferiti al tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Take me out\ntonight,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>when there&#8217;s\nmusic and there&#8217;s people and they&#8217;re young and alive..<\/em> \n<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai la droga e\nl&#8217;alcol erano in circolo. La festa per noi era cominciata. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Ci avvicinammo\nrumorosamente al bancone per negoziare quattro bevute al prezzo di\ndue. Lo facevamo sempre. Io e Carlo eravamo fisicamente ben piazzati\ne spesso funzionava. Pensavamo che non ci rimettevano un granch\u00e9 a\nregalare due bevute visti gli incassi di quelle serate e poi sicuro\nche se non lo facevano con noi l&#8217;avrebbero fatto con le prime due\nragazze carine disponibili. Eravamo incuranti di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera per\u00f2 il\nbarman era nuovo e faceva finta di non sentirci. Continuava a servire\ngli altri clienti, una massa indistinta di giovani alcolizzati\npigiati l&#8217;uno sull&#8217;altro contro il bancone. Non reagiva alle nostre\nprovocazioni e continuava a guardare dalla parte opposta fieramente.\nEra alto e magro con il naso grosso e l&#8217;aria infantile. Aveva gli\nocchi neri di fuoco, dalla camicia sbottonata un grosso tribale si\nintravedeva sul collo, ma soprattutto aveva la faccia di un bravo\nragazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciammo a\ninsultarlo, quasi per gioco, finch\u00e9 Carlo gli tir\u00f2 con forza la\nbottiglia di plastica ormai mezza vuota che ci portavamo dietro da\ntutta la sera. Il ragazzo ebbe il riflesso di scansarsi. Il colpo non\ngli avrebbe fatto praticamente niente anche se la bottiglia lo avesse\nraggiunto e questo ci fece imbestialire. Invece che frenarci il gesto\nprovocatorio di Carlo aliment\u00f2 la nostra ferocia. I nostri corpi si\nmisero in tensione, i pugni si chiusero da soli pronti a colpire.\nNelle nostre teste scorreva solo sangue liquido di un rosso vivo che\nci offuscava il cervello e colava sugli occhi. Eravamo animali pronti\na combattere senza una causa, solo per il mero piacere di provocare\ndolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu Dario a partire.\nScavall\u00f2 con agilit\u00e0 al di l\u00e0 del bancone per mollargli un\ncazzotto. Il bello, lo ricordo ancora adesso, \u00e8 che la folla intorno\na noi non si mosse. Registr\u00f2 quello che stava accadendo come banale\nroutine. E mentre noi seguivamo Dario nella sua follia picchiando\nquel ragazzo, vidi altre persone venirci incontro per infierire su di\nlui. Ho ancora l&#8217;immagine dell&#8217;indifferenza davanti agli occhi:\nquella sera nessuno si prese la briga di difendere quel ragazzo n\u00e9\ndi provare a separarci. \n<\/p>\n\n\n\n<p>So solo che un\ntizio, in lontananza e al riparo dalle botte, a un certo punto si\nsent\u00ec eroicamente di chiamare la polizia.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che\nZari \u00e8 venuta a trovarmi erano passati otto anni dalla mia\nincarcerazione. Inoltr\u00f2 la domanda al penitenziario pi\u00f9 volte prima\nche io accettassi di vederla. Non mi era chiaro perch\u00e9 volesse\nincontrarmi; cercavo da tempo di convivere con quello che avevo\nfatto, di provare a perdonarmi ma ci riuscivo solo finch\u00e9 non\nchiudevo gli occhi la sera.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte mi portava\nsolo incubi, sudavo su quel materasso stretto e ingiallito\ncontribuendo ad alimentare la comparsa di altre macchie. Mi rigiravo\nsenza sosta in quel letto scomodo, oppure stavo sveglio per ore con\ngli occhi sbarrati al soffitto. Le pareti in quel momento non erano\npi\u00f9 bianche ma rosso sangue, di quello stesso sangue che era\nsgorgato dalla sua bocca la sera dell&#8217;incidente. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Ero giovane, troppo\nper sopportare il peso di ci\u00f2 che avevo fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando accettai di\nvederla fu perch\u00e9, alla fine, accettai di vedere me.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano passati tanti\nanni ed ero deciso a guardare indietro a quella notte, a ricordare\nchi ero e come ero arrivato fino a quel punto, io che venivo da una\nfamiglia ordinaria e benestante, figlio di un&#8217;insegnante di\nmatematica e di un piccolo imprenditore, che mi avevano obbligato a\nfrequentare il catechismo e iscritto ai boy scout.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero troppo giovane\nper non provarci, non tanto a perdonarmi ma a fare un percorso con me\nstesso che mi portasse alla convivenza con il mostro che ero\ndiventato quella notte e che mi aveva fatto compiere il gesto pi\u00f9\nestremo che un uomo possa compiere: uccidere un altro uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unica persona che\nmi ha permesso di essere oggi un uomo libero e pensante \u00e8 Zari, che,\nfinito il suo lutto, ha avuto la forza di guardarmi negli occhi come\nuna madre. Penetrare con il suo sguardo profondo &#8211; lo stesso che mi\nperseguita ogni notte &#8211; carico di dolore, e scendere gi\u00f9 in fondo al\nmio cuore per parlarmi, imparare a conoscermi e a credere in me.\nAccettare di veder vivere me al posto di Martin, il ragazzo che una\nnotte del 2008 ho ammazzato di botte senza motivo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mio figlio non\nc&#8217;\u00e8 pi\u00f9, non l&#8217;ho visto laurearsi. Tra poco Ivan uscir\u00e0 di\nprigione e spero di avere quell&#8217;opportunit\u00e0 con lui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mio figlio non si\nsposer\u00e0 mai, non avr\u00e0 mai una famiglia sua. Voglio essere vicina a\nIvan quando questo accadr\u00e0 per lui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Zari ha\nparlato un giorno ad una giornalista in tv, fissando la telecamera\ncon occhi lucidi e potenti, spiazzando non solo me ma una comunit\u00e0\nintera.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra tante persone a\ncui appigliarsi aveva deciso di sciogliere il suo dolore perdonando\nl&#8217;assassino di suo figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo il calendario\nappeso al muro accanto allo specchio mezzo scribacchiato e apprendo\nche oggi \u00e8 il 20 Dicembre 2016. E&#8217; il compleanno di Zari e coincide\nesattamente con la data del mio rilascio. Ho scontato sedici anni,\ncinque abbonati per buona condotta. Sono cambiato, certo s\u00ec, e ho\nqualcuno che mi aspetta l\u00e0 fuori ma quello che ho fatto continua a\nessere per me come una lunga cicatrice di un&#8217;operazione al cuore.\nParte dalla base del collo fino all&#8217;ombelico e mi divide in due, le\ndue persone che sono stato e sono adesso; divide in due il mio\npassato e il mio futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Come previsto, Zari\nmi aspetta fuori dai cancelli. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Non le avevo dato\nappuntamento ma la intravedo dalla vetrata mentre le guardie mi\nrestituiscono il portafogli e altri piccoli oggetti insignificanti\nche mi appartengono. Mi fanno firmare i documenti di rilascio e sono\nlibero.<\/p>\n\n\n\n<p>Butto tutto nella\nsacca tranne gli occhiali da sole scuri di cui mi sono appena\nriappropriato. Sono un vecchio modello che avevo sedici anni fa,\nfuori moda, neri a mascherina.<\/p>\n\n\n\n<p>Zari non ha bisogno\ndi occhiali scuri. Accenna un sorriso che mi rassicura. Un sorriso\ncon gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono state dette\ntante parole dalla prima volta che ci siamo visti e in questo momento\nnon c&#8217;\u00e8 bisogno di aggiungere altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta i\nsuoi occhi sono la prima cosa che mi colpiscono. Sono occhi buoni i\nsuoi, occhi di chi ha saputo dare un significato assoluto alla parola\n\u201cperdono\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Andiamo a casa\nIvan.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41942\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41942\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se tendo le braccia al massimo, perpendicolari al mio corpo, riesco quasi a toccare le pareti anche se mi fa un po&#8217; schifo: sono fredde e bagnaticce, impregnate di umidit\u00e0 e delle esalazioni dovute alla presenza dei nostri corpi in un spazio cos\u00ec angusto. 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