{"id":41888,"date":"2020-05-21T18:17:40","date_gmt":"2020-05-21T17:17:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41888"},"modified":"2020-05-21T18:19:34","modified_gmt":"2020-05-21T17:19:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-fragori-nella-mente-di-idria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41888","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Fragori nella mente&#8221; di Idria Pilogallo"},"content":{"rendered":"\n<p>Sapete, \u00e8 da giorni che ci penso. Basta uno sguardo, una nostalgia di occhi e di cuori vuoti da riempire. Un amore di sangue che si cerca e si trova, che avvampa nel petto eternamente e inesorabilmente per scoprirsi. Ieri sera ero tramortita dal freddo e dalla tensione nervosa mentre percorrevo le vie della mia citt\u00e0. M&#8217;imbattei in Via Abbi Pazienza dove un clochard teneva stretta a s\u00e9 una mascherina come fosse reduce di chiss\u00e0 quale battaglia. Fu strabiliante vederlo e percepirne la compiacenza nell&#8217;averne una. <em>Sarebbe l&#8217;ora di farla finita,<\/em> rumoreggi\u00f2 minaccioso.<em>Ora si vede e si guarda tutto <\/em>borbott\u00f2. Ero inchiodata da quella situazione, non sapevo cosa dire e cosa fare. Un cane nel cortile vicino sembrava vigilasse su di lui. Mi osservava, la bocca semi-aperta, irrequieto sbatacchiava e, dalla fame di proteggerlo sembrava avesse un morso esasperante. Pareva volermi attrarre ad un richiamo sondabile di stargli lontano. Tornai con la mente alla fragilit\u00e0 e ai tormenti pi\u00f9 bui e col pollice all&#8217;ins\u00f9 gli risposi<em> ha ragione.<\/em> L&#8217;uomo si alz\u00f2 con un sogghigno in volto e con le dita tracci\u00f2 per aria la bellezza della vista che ci circondava. <em>Bella veduta, signorina disse <\/em>col suo accento marcato pistoiese e la voce che trasudava sarcasmo. <em>L&#8217;uomo si muta continuamente per il meglio, ci si auspica, ma non \u00e8 sempre cos\u00ec!<\/em> Ho sempre avuto la convinzione che ci\u00f2 che avevo appena udito fosse una verit\u00e0 assoluta. Fino a quell&#8217;istante. Fino a quelle parole pronunciate da quell&#8217;uomo che, a vederlo mi era sembrato non essersi fermato di fronte a nulla e nessuno. La crudezza di quelle parole mi accompagn\u00f2 fino a casa: il buio nella stanza e la solitudine mi avevano messo in agitazione. Mi destai trasportata da un sentimento strano. Un forte odore di terra invase la mia camera che, a finestre aperte, sembrava voler accarezzare quell&#8217;abbraccio di alberi che l\u00ec fuori si aggrappavano vicendevolmente gli uni ai rami degli altri, quasi a voler toccare il cielo. In quel momento avrei voluto soltanto che tutti fossimo sopravvissuti per sfamarci di quella bellezza. La mia casa era circondata di verde e la mia stanza aveva una porta-finestra che dalla veranda andava direttamente in giardino. Quella notte lo guardai da l\u00ec. Presi immediatamente un plaid di pile per avvolgermi e sentirmi scaldata dal tempo che passava. Il mattino seguente mi svegliai col pensiero assillante di accendere la televisione per sintonizzarmi con il notiziario delle otto. Anche la radio mi  ricordava che tutto stava avendo un seguito disperato. Questo inizio folgorante mi immise nuovamente nel tempo atroce che stavamo vivendo. Mi fermai a pensare, guardai prudentemente dalla finestra della cucina, stava diventando pericoloso perfino uscire e le poche persone in giro sembravano brandelli marmorei. Ripensai al senzatetto della notte precedente. Quante volte ero passata da quella via senza accorgermi di nulla. Che strana coincidenza, pensai. <em>Calma,mi dissi. <\/em>In quella solitudine la mia coscienza stava diventando seccante e, per allentare la pressione che iniziava ad infastidirmi, deviai l&#8217;attenzione sul colore da usare per spennellare la ringhiera del giardino. Arrivata alla scelta della tintura disposi un catino pieno di pittura mentre un tiepido sole scaldava la stanza e la gioia sembrava abbandonarsi in me lasciando indietro la mia faccia indolenzita per la troppa tensione. Dovevo far passare il tempo come meglio potevo. Stavo cominciando a collezionare nuove paure. Sent\u00ec i brividi. Venni scossa da urla che provenivano da fuori: un tipo barcollava fino a cascare in terra pur di riappropriarsi di una mascherina che leggiadra svolazzava. Le sue braccia erano appese nell&#8217;aria, abbandonate ad uno sguardo sprezzante. Lo riconobbi. Visibilmente scosso e tremolante. Traballava maldestramente e i suoi movimenti sembravano non fare altro che aumentare la sua disperazione. Contemporaneamente un d\u00e9j\u00e0-vu mi invest\u00ec, mi infilai i vestiti velocemente e usc\u00ec di corsa di casa. Non so se avesse avuto senso o meno farlo: in una frazione di secondo aneddoti, pensieri, ricordi e soluzioni si stavano snodando dentro di me.Alla fine era arrivato il pensiero magico, che tanti anni prima avevo cercato con tutte le mie forze di rimuovere:avevo faticato a non pensare pi\u00f9 alla fuga ma, quella visione inquietante sembrava, ora pi\u00f9 che mai, inseguirmi per strapparmi dall&#8217;orlo. Inaspettatamente mi sent\u00ec chiamare da un muretto. Mi fermai. Mi voltai e con una certa sorpresa mi accorsi che era lui. Mi avvicinai piacevolmente a scambiare due chiacchiere. Si chiamava Sauro. A tratti aveva un&#8217;aria agitata e in quei momenti il suo accento  marcato toscano era dirompente. In quegli attimi abbassava lo sguardo. Rimasi per tutto il tempo in ascolto. Improvvisamente una folata di vento fece tornare indietro la mascherina che poco prima stava rincorrendo e cos\u00ec, in quel momento Sauro stava colmando un vuoto. Avrei voluto con tutta me stessa cercare di consolarlo:<em>Ora deve tenersi su, gli sussurrai. Lo so, mi rispose.<\/em>E, per assicurarsi di non avermi sottratto del tempo invadendomi, lasci\u00f2 il posto e mi salut\u00f2. Tornai a casa. Mi guardai intorno per controllare se la mia coinquilina fosse rientrata e accendendo il bollitore per preparare un te, il mio pensiero vol\u00f2 altrove. Accesi la radio, avevo voglia di ascoltare della buona musica. Sulle note di Dark Globe di Syd Barrett entrai in una zona d&#8217;ombra con la mente. Era buio quando una bambina di sette anni fu presa con la forza tra le braccia e abbandon\u00f2 il proprio letto di corsa. Da quelle parti pioveva spesso d&#8217;inverno e le albe erano piuttosto fredde  al punto che il vento e l&#8217;acqua sembravano una sola cosa che si volteggiava in quel silenzio assordante del cortile da dove con la madre era scappata. Corsero via. Lo stomaco frizzava, la velocit\u00e0 la sollevava dal seggiolino e tutto era cos\u00ec oscuro per Vania. Rimase per un p\u00f2 in silenzio mentre il sole sorgeva. Poi si addorment\u00f2 e si svegli\u00f2 che era pomeriggio. Una stanza quasi vuota le accolse, su una parete un crocefisso ligneo molto grande. Il posto le era familiare: anni prima, nel corridoio di quella casa, come al solito sorridente, c&#8217;era stato il nonno ad aspettarla. Momenti preziosi quelli. Il vento fresco soffiava, il cielo terso di montagna lasciava trapelare i raggi del sole come fosse sollievo in giornate che, altrimenti in citt\u00e0, sarebbero state soffocanti. Brulicava dalla gioia per\u00f2 non avrebbe voluto rimanerci da sola. Si accigli\u00f2. Dall&#8217;esterno nessun rumore, l&#8217;acqua scivolava sui vetri delle finestre, il camino spento, l&#8217;aria fredda sui due piani. Si appoggi\u00f2 rigidamente alle spalle della madre. Qualcosa la rendeva molto triste. Il fischi della teiera la dest\u00f2, la fece sobbalzare e un attimo dopo la sua compagna stava davanti a lei. Intontita e debole fece per appoggiarsi al tavolo di cucina, quasi ipnotizzata. Sonori divieti balzavano acutamente fuori dalla tv accesa. Le paure di prima erano arrivate ormai in cima ai suoi pensieri e il suo massimo terrore era quello di non poter pi\u00f9 vedere Sauro. Non poteva perderlo. Non aveva ancora nemmeno dieci anni la prima volta in cui aveva iniziato ad abituarsi all&#8217;assenza. Ognuno aveva la propria storia alle spalle &#8230; La luce si stava spostando e le strisce di sole toccavano la ringhiera da poco tinteggiata. Vania era stanca, fece un profondo respiro e rivolse lo sguardo all&#8217;amica come a volerle parlare. Ma qualcosa la devi\u00f2. Scroll\u00f2 le spalle e si diresse in camera sua. Il tempo riprese a scorrere lento e si addorment\u00f2. Al momento del risveglio, prudentemente si affacci\u00f2 alla finestra e pens\u00f2 al suo riposo che stava diventando sempre pi\u00f9 rumoroso. Fragori nella mente l&#8217;avvilivano. Scese i gradini che davano in veranda annegando in un profondo respiro che sapeva di pesco in fiore. Sarebbe mancato poco affinch\u00e9 questa meraviglia le sparisse davanti agli occhi: doveva fare presto. Dentro di s\u00e9 risuon\u00f2 la sua coscienza. E dentro di s\u00e9 si pos\u00f2 un rapace le cui beccate nell&#8217;anima le fecero risuonare ripugnanti demoni che la facevano fervidamente sentirsi tra evanescenti nebulosit\u00e0. Cosicch\u00e9 con quello spicchio di luce calante tutto le oscill\u00f2 ossessivamente. Toni cupi e nebulosi, estasi per la rabbia ma dolore per la sua anima. Voci eteree e cavit\u00e0 afone la stavano lacerando. Varc\u00f2 il cancello di casa di corsa, cavalcando i suoi angusti limiti e facendo scorrere copiosi ricordi tutti tacitamente oscuri e ostili. Oltre l&#8217;ineluttabile scopr\u00ec che con gli occhi aperti era pi\u00f9 bello. Abbozz\u00f2 un sorriso. Un remoto istinto la rincorreva fino a graffiarle le viscere se non avesse raggiunto quell&#8217;uomo. Sapeva di trovarlo nelle vicinanze della cattedrale di San Zeno. L&#8217;attrazione che lui provava per quel posto si spiegava perfettamente con la storia del suo rapporto con la vita e questo, glielo aveva instancabilmente detto sul muretto giorni prima quando la sua voce si era alzata in un guizzo di sana rabbia prima che tornasse  a cadere nella sua disperazione e solitudine. Arrivata in duomo si scrut\u00f2 intorno, in ogni angolo nascosto. Solo il rumore del vento attraversava quelle strade e quel cielo. Giunta sotto la loggia un conforto per la sua anima: un immenso graffito a terra raffigurava un mulino e un uomo che guardava da un&#8217;altura un paesaggio che si estendeva oltre un paesino di montagna. Ricord\u00f2. Nel suo cuore conforto, nei suoi occhi gioia. Era un assaggio di quello che lei desiderava tanto intensamente. Qualcosa era riuscito a passare, a toccare quelle corde che dal passato risuonavano nel presente. Si diresse in un batter d&#8217;occhio a casa e prima di entrarci esclam\u00f2 tra s\u00e9 e s\u00e9 <em>Mi ci vorr\u00e0 una doccia fresca. <\/em>Pens\u00f2 a quando nelle giornate accaldate, nelle estati solitarie, il sole picchiava forte e si immergevano insieme nel ruscello, a quando di notte le lucciole abbagliavano il suo cuore e aiutavano il suo stupore a crescere come se si fosse trovata in una magia. Piacevolmente quella notte l&#8217;aria aveva profumo di montagna.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41888\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41888\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sapete, \u00e8 da giorni che ci penso. 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