{"id":41836,"date":"2020-05-21T18:11:26","date_gmt":"2020-05-21T17:11:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41836"},"modified":"2020-05-21T18:11:27","modified_gmt":"2020-05-21T17:11:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-la-soltera-di-federico-piacentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41836","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;La Soltera&#8221; di Federico Piacentini"},"content":{"rendered":"\n<p>Il tavolino rotondo era sempre l\u00e0. La piccola abatjour che lo\nilluminava di una luce soffusa e giallognola anche. E l\u00ec al terzo tavolo sulla\ndestra della grande sala da ballo c\u2019era, come sempre, anche lei. Dona Juana o\npi\u00f9 semplicemente la soltera. Cos\u00ec la chiamavano.<\/p>\n\n\n\n<p>La soltera si aggiust\u00f2 sulla testa il cappello di velluto nero da cui\nscendeva sul viso una retina che le quadrettava il viso. Le labbra rosse e\ncarnose. Gli occhi invece erano nascosti o quasi dalla penombra che il\ncopricapo le disegnava sul viso. In pochi li avevano visti nettamente. In\ntanti, per\u00f2, ci avevano provato.<\/p>\n\n\n\n<p>Vestiva tutte le sere nel solito modo.&nbsp;\nVestito rosso, calze nere, scarpe col tacco nere. Un piccolo scialle le\ncopriva le spalle sensuali. A volte, sfilandoselo, la soltera faceva&nbsp; fremere qualche uomo. Si diceva che un tempo\ndona Juana fosse stata la pi\u00f9 grande ballerina di Buenos Aires, che fosse stata\nsposata, che insieme al marito avessero infiammato le sale, i teatri, i palchi\ndi tutta l\u2019Argentina. Erano al massimo del loro splendore quando il marito\nscomparve. Negli anni della dittatura, gli artisti non erano ben visti.\nTantomeno quelli che con la loro magia creavano troppi sentimenti, passioni. Il\npaese si reggeva sulla fermezza. Un manipolo di artisti, si diceva, avesse\ninstaurato un piccolo gruppo in combutta con i rivoluzionari, servivano degli\nesempi. Per cui tutti quelli che tramavano scomparivano, soprattutto i pi\u00f9\nfamosi, era l\u2019esempio che il governo desiderava. Cos\u00ec un giorno mentre delle\ncamicie nere salivano le scale berciando, la soltera salut\u00f2 con le lacrime agli\nocchi suo marito che, calandosi dalla finestra, le mandava un bacio. Quando i\nsoldati sfondarono la porta lui la guard\u00f2, le disse che l\u2019amava e che sarebbe\ntornato. Le aveva strappato la promessa che lo avrebbe aspettato tutti i giorni\nalla stessa ora in quel locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era nemmeno un granch\u00e9 quel locale. Situato nella periferia di\nBuenos Aires, poche donne, molti uomini. Tipi per lo pi\u00f9 bizzarri pi\u00f9 che\npericolosi. Era, diciamo, un locale che non destava sospetti, insignificante, e\nquindi, sicuro. La bellezza della donna si scontrava e fondeva col fascino\ndecadente della lurida sala da ballo.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Fermin le si avvicin\u00f2 con passo felpato i baffetti sottili plasmarono\nun sorrisetto &#8211; Dona Juana, permette? <\/p>\n\n\n\n<p>Tra le mani stava torturando un povero cappello sgualcito. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Mi spiace Fermin, sai come la\npenso, &#8211; rispose la soltera.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ah gi\u00e0. Scusi Dona Juana, &#8211; riusc\u00ec a blaterare. &#8211; Me lo scordo ogni\nsera.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel quartiere spesso lo sfottevano perch\u00e9 non aveva mai trovato moglie.\nUn riporto striminzito gli fasciava la testa, col suo musetto allungato, le\nmani scheletriche e la schiena curva era soprannominato \u201cel raton\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si allontan\u00f2 poco convinto in cerca di qualche altra dama da invitare,\nsapendo che la sera dopo avrebbe offerto un\u2019altra occasione. Dona Juana si\naccese l\u2019ennesima sigaretta. Le ore passavano lente in quel posto, a ritmo di\nfioche milonghe suadenti. Osservava la gente davanti a lei volteggiare,\nfermarsi e ripartire, alcuni rigidi, alcuni pi\u00f9 sciolti, con occhi chiusi o\naperti, sudati e non, sorridenti o tristi. Le coppie si scambiavano, la gente\nsognava. Lei invece era sempre l\u00ec congelata con la sigaretta in mano, al tavolo\ncome nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin\u00ec un\naltro ballo, le donne ripresero posto a sedere, gli uomini iniziarono a\nronzargli intorno. Don Antonio si avvicin\u00f2. Era un uomo importante nel\nquartiere. Si diceva avesse fatto i soldi con strani traffici politici. Portava\nun mazzo di rose nella mano inanellata d\u2019oro. Si asciug\u00f2 il sudore dalla fronte\ncon un lercio fazzoletto e si aggiust\u00f2 la camicia sull\u2019addome tondo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Allora Dona Juana, &#8211; disse ridacchiando. &#8211; stesso\nposto, vedo. Queste sono per lei, &#8211; e appoggi\u00f2 le luccicanti rose rosse sulla\ntovaglia ricamata.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie, &#8211;\nrispose con tono deciso pi\u00f9 che seducente la soltera.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Me lo\nconcede un ballo? &#8211; chiese Don Antonio. Dona Juana lo squadr\u00f2. Nessuno aveva\nancora capito.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Grazie Don Antonio, ci penser\u00f2 su, &#8211;\nOvviamente ci aveva gi\u00e0 pensato su. Non avrebbe mai concesso un ballo. &nbsp;A meno che non fosse stato con suo marito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai erano\ndue anni che lo aspettava. Nessuna notizia, nessuna lettera, nessun segno. In\nlei viveva ancora il ricordo del suo viso mentre le chiedeva di aspettarlo. Il\ncuore ormai&nbsp; batteva fioco, ma nel\nprofondo lei sapeva, ne era certa, che sarebbe tornato. Don Antonio le lanci\u00f2\nun sorriso viscido, come i suoi traffici ed i suoi soldi. Era gente come lui\nche aveva costretto suo marito a fuggire. Le pass\u00f2 un brivido sulla schiena.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Aspetter\u00f2 con ansia, &#8211; profer\u00ec con il tono sbeffeggiante\ndi chi sapeva che prima o poi il nemico sarebbe caduto.<\/p>\n\n\n\n<p>La gente\nvolteggiava, le gambe si intrecciavano, gonne sgargianti volavano nel\ncrepuscolo della sala, una fusione di sorrisi, movimenti e note. Mancava quasi\nmezzora alla chiusura. Dona Juana ordin\u00f2 il terzo rum e si accese una\nsigaretta. Not\u00f2 allora un tipo che non aveva mai visto prima. Oramai, dopo\nquasi due anni,&nbsp; conosceva tutti i\ntangheri che passavano da quella sala ma giur\u00f2 di non aver mai visto\nquell\u2019uomo. Il suo portamento era decisamente signorile, aveva uno sguardo\nbrillante ed un sorriso ammaliante. Lo osserv\u00f2 avvicinarsi a Dona Carmela,\nsicuramente la pi\u00f9 brava ballerina che in due anni la soltera avesse visto\nsolcare la sala da ballo. Dona Carmela era eccezionalmente bella ed era una\ndonna di spirito. Una rosa nel deserto di quel quartiere decadente si sarebbe\ndetto. La vita le aveva per\u00f2 ben presto sottratto il suo candore. Da piccola i\ngenitori, poverissimi l\u2019avevano messa subito al lavoro nel negozietto da\ncalzolaio che possedevano. Si era sposata molto giovane. Data dalla famiglia ad\nun marito ricco. Alla fine aveva anche iniziato ad amarlo. Il problema era che\npi\u00f9 il suo amore cresceva pi\u00f9 i soldi del marito scomparivano, mangiati dal\ngioco dalle donne e dal brandy. Cos\u00ec un giorno qualche creditore non troppo\nragionevole fece al marito quello che altri creditori avevano pensato pi\u00f9 volte\ne lei si ritrov\u00f2 vedova e senza un quattrino. Solo quel fondo le era rimasto,\nl\u00ec aveva quindi aperto quel locale, dove tutte le sere dona juana sedeva nella\nsperanza. Si poteva dire che Dona Juana avesse visto molte cose in quel posto. Ma\nmai aveva visto un buon ballerino. Lui invece era diverso. Era un danzatore formidabile,\nstava trascinando con s\u00e9 Dona Carmela quasi fosse un peso attaccato alla sua\ncaviglia che ne limitava l\u2019ascesa. Quasi nessuno si accorse di quanto il nuovo\narrivato fosse realmente bravo, solo una persona non riusciva pi\u00f9 a staccargli\ngli occhi di dosso. La soltera. <\/p>\n\n\n\n<p>Il ballo\nfin\u00ec Dona Carmela era come in uno stato di trance, le guance rosso porpora, un\nsorriso smarrito che non accennava ad andarsene. Riprese posto a sedere molto\npi\u00f9 lentamente del necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante le\npause tra un ballo ed un altro le risa si spargevano nella sala, tagliavano la\ncoltre di fumo che aleggiava nel locale. La gente si asciugava il sudore,\ndopodich\u00e9 ripartiva nel walzer degli inviti che si facevano via via sempre pi\u00f9\nfrenetici. Il nuovo arrivato si guardava intorno, cercando la sua nuova\naccompagnatrice. La soltera s\u2019irrigid\u00ec. La stava guardando, ne era sicura. S\u00ec\nla stava guardando, come un predatore nella nebbia di fumo. Adesso si stava\navvicinando al suo tavolino. Le gambe iniziarono a tremare e un fremito le\ncorse al centro nell\u2019addome.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Salve mi\nchiamo Felip, &#8211; la sua voce era profonda ma gentile. &#8211; Mi vorrebbe concedere\nl\u2019onore del prossimo ballo?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie ma\nio non ballo, &#8211; rispose con un velo di indecisione la donna.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Perch\u00e9\nmai? &#8211; Rispose il forestiero. &#8211; Forse non sa ballare? O forse non gradisce la\nmia compagnia?<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi\ndella soltera scintillarono sotto il velo. Erano anni che non ballava. Erano\nanni che non toccava un uomo. La speranza di incontrare nuovamente suo marito\nla pietrificava. Ma perch\u00e9 mai non avrebbe potuto ballare. Alla fine era solo\nun ballo, niente pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La sua\ncompagnia la gradisco, non volevo essere scortese. &#8211; Spegnendo la sigaretta si\nalz\u00f2 lentamente dal suo posto. Prese la mano del nuovo compagno e si diresse adagio\nal centro della pista. <\/p>\n\n\n\n<p>Nella sala\nil brusio si affievol\u00ec, si sent\u00ec qualcuno dire, \u00e8 proprio lei? La nebbiolina\nfumosa avvolgeva adesso l\u2019unica coppia sulla pista, le persone sbalordite\nosservavano in silenzio intorno alla caliginosa pedana. La soltera abbracci\u00f2\nsoavemente le spalle del ballerino, un grosso cerchio di luce gialla li\nilluminava.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica\ninizi\u00f2 ed i due presero a muoversi gradualmente. Movimenti lenti cadenzati, si\nsfioravano con le guance ogni virata, la gonna di Dona Juana si sollevava\nleggera ogni giravolta, si fermavano e poi ripartivano. La leggerezza dei loro\npassi era qualcosa di meraviglioso, mai si era vista una ballerina cos\u00ec in quel\nposto, la gente era esterrefatta. La milonga inizi\u00f2 ad essere pi\u00f9 ritmata,\nombre lunghe si allungavano sul pavimento della sala da ballo, i chiaro-scuro\ndelle loro facce facevano notare una passione viva.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando lui le si avvicinava, cos\u00ec tanto da sfiorarle le labbra, Juana sentiva un piccolo fuoco divampargli nel petto. Le gambe, sontuose, formavano degli archi sinuosi e ritmati.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica d\u2019un\ntratto svan\u00ec, un silenzio di tomba piomb\u00f2 nella sala. Si sentiva solo il\nrespiro dei tangheri, stretti al centro della sala. Lui la stringeva, la\nsoltera lo guardava, il velo nero davanti agli occhi si era spostato scoprendo\ndue tizzoni ardenti. Le loro bocche si sfiorarono fino a toccarsi. Il mondo si\nera fermato, soltanto in quel cerchio di luce era la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno si accorse dell\u2019ombra che dalla vetrata del locale stava osservando la scena sotto la pioggia. Una lacrima si confuse con l\u2019acqua del cielo. Con lentezza si perse tra le luci sfocate della citt\u00e0.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41836\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41836\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tavolino rotondo era sempre l\u00e0. 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