{"id":41740,"date":"2020-05-16T18:10:50","date_gmt":"2020-05-16T17:10:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41740"},"modified":"2020-05-16T18:10:53","modified_gmt":"2020-05-16T17:10:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-di-libro-in-libro-di-maria-luisa-ghianda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41740","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Di libro in libro&#8221; di Maria Luisa Ghianda"},"content":{"rendered":"\n<p>Fratel Maso fece\nruotare il lume, tutto era in ordine, usc\u00ec dallo <em>scriptorium<\/em> e s\u2019incammin\u00f2 con la sua andatura ormai lenta lungo il\ncorridoio stretto e buio su cui si affacciavano le porte delle celle dei suoi\nconfratelli. A dispetto dell&#8217;et\u00e0 avanzata, aveva ancora l&#8217;udito fino e in\nquell&#8217;oscurit\u00e0 non fugata dalla fiamma, sapeva ad ogni passo di fronte a quale\ncella si trovasse: glielo indicava il ronfare che ne fuoriusciva, rivelatore\ndell&#8217;identit\u00e0 del suo occupante. Ogni monaco, infatti, russava in modo\ndifferente, quale con lieve sibilo, quale quasi grufolando, qual altro bubolando\no, addirittura, chiocciando. Quando si ritrov\u00f2 davanti ad una porta muta, si\nferm\u00f2, un altro passo e sarebbe precipitato nel vuoto, la sua cella era l&#8217;ultima prima di una scala crollata durante un terremoto e\nmai pi\u00f9 ricostruita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il monastero di antica origine\nlongobarda, al cui <em>scriptorium <\/em>fratel\nMaso era addetto, aveva infatti subito danni nel corso dei secoli provocati dagli\nsvariati sismi che lo avevano funestato, per fortuna nessuno mai tanto violento da intaccarne\nle mura e le fondamenta. Per\u00f2 c&#8217;era il rischio che ci\u00f2 potesse sempre accadere.\nEra dunque assai pericoloso che i frati continuassero ad abitarlo e non si contavano le missive che l\u2019abate Landolfo, a capo del\ncenobio, aveva inviato al suo superiore di Montecassino, con la supplica di\nassegnare lui e i suoi confratelli ad altro convento. Ma nessuna aveva mai\nricevuto risposta e ci\u00f2 era molto strano, data\nl&#8217;efficienza epistolare cassinese. All\u2019abate era dunque venuto il sospetto che esse non fossero mai giunte a destinazione.\nInizi\u00f2 perci\u00f2 a meditare di recarsi lui stesso a perorare la causa. Certo, a\nsessant&#8217;anni, non sarebbe stato facile affrontare i pericoli e i disagi del\nviaggio, ma lui non era tipo da sottrarsi alle responsabilit\u00e0 del suo ufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c&#8217;erano i libri.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello <em>scriptorium<\/em> si conservavano manoscritti e rotoli antichissimi,\ngiunti l\u00ec chiss\u00e0 da dove, per mano di chi e in quale epoca. Poich\u00e9, tra i molti\nin greco, alcuni erano vergati in sanscrito e altri addirittura in arabo, era\nstata ipotizzata una loro provenienza dalla Siria, forse portati l\u00ec da quei\nmonaci erranti che, attorno al IX secolo, circolavano per l&#8217;Europa in veste di\npittori. A riprova, dietro l&#8217;altare della cappella conventuale, dove l&#8217;intonaco\nnon era caduto per l\u2019umidit\u00e0 e le scosse telluriche, si scorgevano ancora le\ntracce di un affresco simile, per vivacit\u00e0 dei tocchi, a quelli che ornavano le\nabsidi della Chiesa di Santa Sofia in Benevento, dalla quale San Wulflaich\ndipendeva. Ormai da tempo si sapeva, infatti, grazie ai dotti studi del\ncardinale milanese Bognettus e del prelato beneventano Rotilius, che le pitture\nsofiane eran di mano siriaca.<\/p>\n\n\n\n<p>Per numero e per dimensione, era\ninoltre possibile che quei tomi<em>,<\/em>\nall&#8217;incirca due dozzine, avessero viaggiato in quelle casse che si issavano sui\ncarri delle carovane che dall&#8217;Oriente giungevano ancora a Benevento percorrendo\nla Via Appia, lungo la quale il convento di San Wulflaich sorgeva. E la sua\nubicazione non faceva che avvalorare l&#8217;ipotesi della provenienza orientale dei volumi che stavano\ncos\u00ec a cuore all&#8217;abate Landolfo, appena un po&#8217; meno della vita dei suoi\nconfratelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Venne dunque il giorno in cui egli,\npi\u00f9 che mai deciso a proteggere le une e gli altri, part\u00ec alla volta di\nMontecassino.<\/p>\n\n\n\n<p>Correva l&#8217;Anno del Signore 1079 e a\npresiedere il cenobio cassinese era l\u2019abate Desiderio, di origine beneventana e\nLandolfo confidava in questa conterraneit\u00e0 per ottenere il suo scopo. La\nmattina del 21 marzo, festa di San Benedetto, s\u2019incammin\u00f2, dunque, accompagnato\nda un novizio e da un armigero, messo a sua disposizione dall&#8217;arcivescovo per\ndifenderlo alla bisogna. La scelta del giorno della partenza rivelava quanto\nl&#8217;abate confidasse\npiuttosto in una\nprotezione ben pi\u00f9 alta.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi erano per\u00f2 cinque fatti che egli ignorava.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Causa l\u2019annidarsi di nuclei di\nsaraceni allo sbando nelle terre pugliesi, con cui il Sannio confinava, la\nChiesa di Roma reputava il convento di San Wulflaich avamposto della\nCristianit\u00e0 contro l&#8217;avanzata della fede musulmana, e non vi avrebbe rinunciato\nneppure pena la perdita della vita dei suoi fraticelli e ancor meno per salvare\nvecchi codici, taluni scritti addirittura nella lingua degli infedeli.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Con il nome di Gregorio VII, sul\nsoglio di Pietro sedeva Ildebrando di Soana, il quale, troppo impegnato a\ncombattere la simonia e a tener testa allo strapotere imperiale nella lotta per\nle investiture, non aveva tempo e neppure l&#8217;intento di occuparsi di un convento sperduto e neppure dei suoi libri.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Sebbene il potere dei signorotti del\nducato di Benevento e Capua, il cui territorio Landolfo doveva attraversare per\nraggiungere Montecassino, dipendesse dalla Santa Sede, essi vi spadroneggiavano\nsenza ritegno alcuno, al punto da aver addirittura istituito dei posti di\nblocco sulle principali vie di transito. L\u00ec i loro sgherri, armati di tutto\npunto, esigevano il pagamento di pedaggi e depredavano i viandanti dei loro\naveri. Se questi osavano reagire, li imprigionavano e ne chiedevano poi il riscatto minacciandoli di\nmorte. Quelli poveri venivano invece uccisi l\u00e0 per l\u00e0\ned era questa l\u2019efferata ragione per cui le missive\ndi Landolfo non eran mai giunte a Montecassino.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>I viaggiatori potevano anche\nincappare in tratti di strade divenuti impraticabili, o perch\u00e9 franati, oppure\nresi inagibili dall\u2019incuria. Per aggirare l&#8217;ostacolo, dovevano quindi fare\nlunghe deviazioni, addentrandosi magari in zone paludose, o in boschi infestati\ndai lupi o, peggio, dai briganti.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>I viandanti rischiavano anche di\nmorir di fame. Lungo le vie, infatti, non c&#8217;erano n\u00e9 locande, n\u00e9 taverne e\nneppure ricoveri od ostelli. Gli unici luoghi ad offrire ristoro erano i monasteri,\nche scarseggiavano. Si dovevano perci\u00f2 approvvigionare di derrate bastevoli per\ntutto il tempo del viaggio trasportandole su carri o carretti che finivano per\nintralciarlo.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Il nostro gruppo si muoveva leggero,\ncon provviste per un sol giorno. Ignaro d\u2019ogni pericolo, Landolfo contava\ninfatti di far tappa nei conventi che avrebbero incontrato lungo il cammino.\nNella sua qualit\u00e0 di abate, gli era infatti concesso di venir accolto anche in quelli\nfemminili, preclusi al comune viaggiatore. Ve ne era uno giusto ad una giornata\ndi marcia. Avrebbero pernottato l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, a San Wulflaich, fratel Maso\nmontava la guardia ai libri. Ora che il suo abate non c&#8217;era, se ne reputava l\u2019assoluto\ncustode, cui competeva una vigilanza totale. Perci\u00f2 si stabil\u00ec nello <em>scriptorium<\/em>,&nbsp; portandovi anche il suo pagliericcio, cos\u00ec da\nnon dover abbandonare la postazione neppure di notte. Si allontanava solo per\npregare nella cappella alle ore canoniche. In osservanza della Regola dell&#8217;<em>ora et labora<\/em> inizi\u00f2 persino a tradurre\nin latino il <em>Timeo<\/em> di Platone.<\/p>\n\n\n\n<p>La parte che preferiva era\ndove si diceva dei cinque\npoliedri, quattro dei quali il filosofo faceva corrispondere agli elementi\ncostitutivi dell\u2019universo: la terra, associata al cubo, l\u2019acqua all\u2019icosaedro,\nl\u2019aria all\u2019ottaedro e il fuoco al tetraedro, mentre il dodecaedro racchiudeva\nla forma dell\u2019universo. Senza comprenderne il senso filosofico, fratel\nMaso si limitava a tradurre il testo vergandolo su fogli di pergamena che\navrebbe poi rilegato in tomo. Per i disegni dei solidi occorreva per\u00f2 una mano\nd&#8217;artista. Proprio in quel tempo, era ospite del cenobio sofiano fratel\nMazzufero, l\u00ec giunto dalla cellula monastica di San Michele Arcangelo in\nCingoli per miniare un codice. Avrebbe affidato a lui il compito di eseguirli.<\/p>\n\n\n\n<p>A mezzod\u00ec, il monastero femminile,\nprima tappa del loro viaggio, era ancora troppo lontano, solo se i nostri\navessero accelerato il passo, e in assenza di ostacoli, lo avrebbero raggiunto\nprima di notte. Fu per merito del novizio se and\u00f2 tutto bene. Si chiamava\nBartolomeo, come il patrono di Benevento, ed era figlio di pastori. Non sapeva\nn\u00e9 leggere, n\u00e9 scrivere, ma era scaltro. Sugger\u00ec all&#8217;abate di abbandonare la\nvia maestra e di imboccare un tratturo a lui noto fin da quando pascolava le\ngreggi del padre. Sebbene impervio e scosceso, quel sentiero avrebbe fatto loro\nrisparmiare tempo e miglia. Spaventato dall&#8217;asperit\u00e0 del terreno, inadatta al\nsuo passo da anziano, a tutta prima l&#8217;abate esit\u00f2, ma una voce interiore lo\nindusse ad accettare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando furono al sicuro tra le mura\ndel convento, la badessa Aliperga, che lo presiedeva, lo mise al corrente dei\ncinque fatti a lui ignoti e soggiunse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 stato San Bartolomeo a salvarvi la vita per il tramite del novizio. Che\ncredete? Se noi monachine siamo ancora vive, \u00e8 perch\u00e9 ormai da tempo seguiamo\nuna via che serpeggia tra le montagne, di tratturo in tratturo, collegando i\nnostri monasteri e consentendoci di scambiarci\ncibo e notizie. L\u2019abbiamo chiamata la <em>via\ndelle monache, <\/em>arriva fino a Montecassino, dove noi badesse ci dobbiamo\nrecare se convocate dall\u2019abate per il tramite\ndi piccioni viaggiatori. Non potendo noi volare, scaliamo le montagne. Se\nvolete arrivarci sani e salvi, dovete fare lo stesso.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Fu grazie alla <em>via delle monache<\/em> se Landolfo e i suoi\nraggiunsero incolumi la meta, dove l&#8217;abate Desiderio, incurante del veto della\nChiesa, firm\u00f2 subito il decreto di trasferimento dei monaci di San Wulflaich ad\naltro cenobio.<\/p>\n\n\n\n<p>E i libri?<\/p>\n\n\n\n<p>Un violento terremoto distrusse il\nconvento pochi giorni prima che i frati lo lasciassero. Non vi furono vittime\nma lo <em>scriptorium<\/em> precipit\u00f2 con il\nsuo contenuto in una voragine apertasi nella crosta terrestre. Dei libri si\nsalv\u00f2 solo quello con la trascrizione latina del <em>Timeo<\/em>, fatta da fratel Maso, il quale, dopo averla terminata, lo\naveva portato a Santa Sofia e affidato a fratel Mazzufero che vi disegn\u00f2 i\npoliedri.<\/p>\n\n\n\n<p>Per gratitudine, Landolfo lo don\u00f2 poi\nall\u2019abate di Montecassino, con questa nota <em>in\nexergo<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p><em>A.D.\n1079 Manu Masi monaci ex cenobio beneventano Sancti Uulfilaici.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Urbino,\n5 maggio 1480<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Piero della Francesca poggi\u00f2 il\ncalamo e si sfreg\u00f2 gli occhi. Ormai non ci vedeva pi\u00f9 tanto bene. Stava\nscrivendo un libro sui cinque solidi regolari della geometria euclidea. Prima\ndi iniziare si era consultato con fra\u2019 Luca Pacioli, esperto del <em>Timeo<\/em> di Platone, che trattava lo stesso\nargomento in chiave filosofica. Il matematico gli rifer\u00ec di averlo studiato in\nun&#8217;antica traduzione latina, conservata nella biblioteca cassinese e\nproveniente da un cenobio di cui si eran perdute le tracce. Gli disse anche che\ndi quel monastero si sapeva solo che risaliva al tempo della conquista\nlongobarda, visto che era dedicato a San Wulflaich, il cui culto non s&#8217;era diffuso in Italia. Lo scomparso\ncenobio ne costituiva l\u2019unico esempio noto grazie ad una dedica contenuta in quel tomo superstite che lo diceva d&#8217;ambito beneventano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDi libro, in libro\u00bb pens\u00f2 il maestro rimettendosi al lavoro. \u00abChe giri\ntortuosi fa la storia.\u00bb<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41740\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41740\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fratel Maso fece ruotare il lume, tutto era in ordine, usc\u00ec dallo scriptorium e s\u2019incammin\u00f2 con la sua andatura ormai lenta lungo il corridoio stretto e buio su cui si affacciavano le porte delle celle dei suoi confratelli. 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