{"id":41671,"date":"2020-05-16T18:03:58","date_gmt":"2020-05-16T17:03:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41671"},"modified":"2020-05-16T18:04:00","modified_gmt":"2020-05-16T17:04:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-il-diario-di-frida-di-paolo-vettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41671","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Il diario di Frida&#8221; di Paolo Vettori"},"content":{"rendered":"\n<p>Centossessanta chilometri, o poco pi\u00f9, separano Danzica da Kaliningrad, la pi\u00f9 giovane citt\u00e0 della Federazone Russa, costruita nell&#8217;immediato dopoguerra sulle rovine di Konigsberg e diventata oggi un&#8217;exclave della Russia di Putin nel cuore dell&#8217;Unione Europea, tra Polonia e Lituania.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tinerario tranquillamente percorribile in quattro\/cinque ore, ivi compresi i tempi di attesa alla frontiera. Dall&#8217;estate del 2013, da quand ho preso l&#8217;abitudne di trascorrere un paio di settimane sulle spagge di Sopot, la &#8220;Rimini Polacca&#8221;, nei pressi di Danzica, mi \u00e8 captato diverse volte di percorrere quell&#8217;itinerario.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autobus che collega le due citt\u00e0 baltche, attraversando il confine russo-polacco, parte da Danzica ogni mattina verso le sei e mezzo. Viaggiando su quella linea, ho avuto l&#8217;occasione di riassaporare, a distanza di quarant&#8217;anni, l&#8217;atmosfera dei miei viaggi degli anni &#8217;70, quando, in treno, dovevo affrontare, con un pizzico di ansia, i minuziosi controlli della Polizia Cecoslovacca o  della &#8220;VolksPolizei&#8221; della DDR, per oltrepassare la &#8220;Cortina di ferro&#8221; che, dalla fine della II  Guerra Mondiale, divideva l&#8217;Europa in due blcchi contrapposti.  Proprio perch\u00e8 sono preso dai miei ricordi giovanili, mi capita raramente di intrecciare conversazioni, pi\u00f9 o meno formali, con gli altri passeggeri.                                                                                                  Una sola volta, a inizio settembre del 2015, il viaggo per Kaliningrad mi ha offerto l&#8217;opportunit\u00e0 di un incontro breve ma di grande impatto emotivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattna ero in forte anticipo, circostanza piuttosto insolita, almeno per me.  Accanto al pullmino (un vecchio modello volkswagen con una capenza massma di 16 posti) c&#8217;era gi\u00e0 un&#8217;anziana signora, molto elegante. La presenza di quella &#8220;dama ingioiellata&#8221;&#8221; mi parve subito assai curosa, su una linea frequentata da studenti, operai o casalinghe, tutta gente abituata a viaggiare &#8220;al risparmio&#8221;. Approfittai del quarto d&#8217;ora d&#8217;attesa, prima della partenza, per scambiare con lei qualche rapida battuta, in Inglese.<\/p>\n\n\n\n<p>Disse di chiamarsi Frida ( o Frieda) e di venire da Lubecca, in Germania.     Aveva programmato (aggiunse) gi\u00e0 da tempo un viaggo in auto con la figlia sino a Kaliningrad, con tappe a Stettino e a Danzica. Poi, subito dopo l&#8217;arrivo a Danzica, la figlia era stata costretta, per problemi di lavoro, ad antcipare il ritorno a casa e lei, a quel punto, aveva deciso di proseguire il viaggio da sola.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Sei mai  stata a Kaliningrad?&#8221;, provai a domandarle.                                            Frida non rispose subito; si mise a fumare nervosamente una sigaretta.            <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;No, a Kaliningrad non sono pi\u00f9 tornata, per\u00f2 quella \u00e8 la citt\u00e0 dove sono nata, tanti anni fa, prima della Guerra, quando si chiamava ancora Konigsberg&#8221;.   Pronunci\u00f2 queste parole sotto voce, quasi stesse parlando con s\u00e8 stessa, mentre si apprestava a salire sul pullmino.                                       <\/p>\n\n\n\n<p>Scelse un posto vicino al finestrino e io andai a sedermi accanto a lei.             <\/p>\n\n\n\n<p>Temevo di apparire invadente ma al tempo stesso non volevo rinunciare all&#8217;occasione, del tutto insperata, di poter parlare con una testimone diretta della conquista sovietica della citt\u00e0 di Kant, per secoli capitale della Prussia Orientale,  e dell&#8217;esodo in massa della popolazione tedesca.                       <\/p>\n\n\n\n<p>Frida, per\u00f2, non sembrava avere alcuna intenzione di raccontare la propria storia ad uno sconosciuto.  Se ne stava assorta nei suoi pensieri e ogni tanto lanciava uno sguardo distratto alla campagna circostante.                           &#8220;Manca ancora molto al confine?&#8221;, mi chiese, alla partenza da Elblag.              <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Poco pi\u00f9 di un&#8217;ora. Posso chiederTi perch\u00e8 hai decso di tornare?&#8221;, azzardai. &#8220;Tornare da straniera nella citt\u00e0 in cui sono nata \u00e8 certo un&#8217;esperienza dolorosa, per cui ho esitato a lungo prma di intraprendere questo viaggio. Alla fine, per\u00f2, ha prevalso, dentro di me, il desiderio di rivedere il mio fiume, il Pregel, sulle cui rive ho trascorso giornate felici, da bambina&#8221;.   Cos\u00ec dicendo, si mise a rievocare alcuni moment dell&#8217;infanzia, in una famiglia borghese di Konigsberg, su cui le ombre della guerra non tardarono a far sentire la loro minacciosa presenza, sin dall&#8217;autunno del &#8217;40, con la partenza per il fronte del padre,  catturato, due anni dopo, dagli Inglesi nel corso della seconda battaglia di El Alamein.                                                          Man mano che si avvicnava alle fasi finali del Conflitto, il suo racconto si faceva pi\u00f9 sofferto.  Si ferm\u00f2 di colpo, per estrarre dalla borsetta una vecchia agenda, ormai del tutto scolotita.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il diario dell&#8217;anno scolastico 1944\/1945, su cui Frida annotava, per ciascuna giornata, le lezioni in classe e i compiti per casa.  Una routine scolastica  bruscamente interrotta a met\u00e0 gennaio, nei giorni in cui aveva avuto inizio l&#8217;assedio dell&#8217;Armata Rossa alla citt\u00e0. Da allora le pagine del diario riportavano soltanto l&#8217;elenco di parenti, amici, vicini di casa  compagni di scula, uccisi dalle bombe, dalle malattie e dalla fame.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultima annotazione portava la data del 20 marzo 1945:&#8221;Arrivata con Mamma al Porto di Pillau. Imbarco in serata su una nave diretta in Germania&#8221;.                                                                                                                    &#8220;E&#8217; l&#8217;unico ricordo che mi \u00e8 rimasto del terribile inverno del &#8217;45.-ci tenne a precisare lei &#8211; l&#8217;ho ritrovato per caso nel doppiofondo di una vecchia valigia proprio alla vigilia della partenza per questo viaggio della memoria&#8221;.                                         <\/p>\n\n\n\n<p>Sfogliava le pagine del diario, rileggendo le annotazini vergate di suo pugno settant&#8217;anni prima, quando era una bambina di appena dieci anni.                <\/p>\n\n\n\n<p>Il suo volto compassato era visibilmente scosso dal tumultuoso riemergere di emozioni, rimaste sepolte per decenni sotto una spessa coltre di ghiaccio.     <\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava un fiume in piena. Si mise a rievocare gli ultimi mesi nella sua citt\u00e0 natale, segnati da una catena interminabile di lutti( tra cui alcuni degli affetti pi\u00f9 cari, il fratellino e i nonni materni) e dall&#8217;angoscia per un futuro che si preannunciava funesto. Le truppe sovietiche erano ormai a un passo dall&#8217;espugnare Konigsberg, che sarebbe caduta il 9 aprile.                               Gli abitanti della citt\u00e0 cercavano d raggiungere con ogn mezzo il porto di Pillau (oggi Baltijsk) da dove la &#8220;KriegsMarine&#8221; aveva organizzato una gigantesca operazone di evacuazione della popolazione civile e dei soldati feriti verso i territoti ancora in mano alla Wehrmacht.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Quale \u00e8 il ricordo pi\u00f9 emozionante di quelle giornate?&#8221;, le domndai.               <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La partenza da Pillau e la lunga notte nella stiva, in mezzo a centinaia di persone atterritte dallo spettro della morte, magari per un siluro sovietico che avrebbe potuto affndare la nostra nave, come era gi\u00e0 successo a decine di altre imbarcazioni, che avevan tentato la stessa va di fuga. Poi, al mattino,  l&#8217;esplosione di una gioia incontenibile, all&#8217;annuncio dello sbarco nel porticciolo di Sassnitz, da dove, qualche giorno dopo, siamo ruscite ad arrivare a Lubecca, la citt\u00e0 nella quale avevano trovato riparo i miei nonni paterni&#8221;.                                                                                                                       &#8220;E&#8217; stata -concluse- una fuga disperata, che ha consentito per\u00f2 a me e a mia madre di sottrarci alle violenze e alle sopraffazioni di ogni tipo che, con la resa della citt\u00e0 ai primi di aprile, si sarebbero abbattute sulla popolazione inerme di Konigsberg, costretta infine ad abbandonare per sempre la propria terra&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il nostro pullmino si fermava alla Dogana, per l&#8217;avvio dei minuziosi controlli della Polizia di Frontiera, Frida accenn\u00f2 ad un sorriso, come se si sentisse finalmente pronta ad affrontare il ritorno nei luoghi della sua infanzia.  Un momento desiderato ma al tempo stesso temuto da oltre settant&#8217;anni. <\/p>\n\n\n\n<p>                      <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41671\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41671\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Centossessanta chilometri, o poco pi\u00f9, separano Danzica da Kaliningrad, la pi\u00f9 giovane citt\u00e0 della Federazone Russa, costruita nell&#8217;immediato dopoguerra sulle rovine di Konigsberg e diventata oggi un&#8217;exclave della Russia di Putin nel cuore dell&#8217;Unione Europea, tra Polonia e Lituania. 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