{"id":41533,"date":"2020-05-10T10:24:25","date_gmt":"2020-05-10T09:24:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41533"},"modified":"2020-05-11T11:02:18","modified_gmt":"2020-05-11T10:02:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-lettera-a-licia-marani-di-matilde-sciarrino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41533","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Lettera a Licia Marani &#8221; di Matilde Sciarrino"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><\/h2>\n\n\n\n<p>Gentile Licia,<\/p>\n\n\n\n<p>chi le scrive \u00e8 quella\nragazzina impertinente che riusc\u00ec a carpirle tanti segreti una mattina\nd\u2019autunno di&nbsp; tanto tempo fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno passati\nquarant\u2019anni. Era il mio primo viaggio in treno. L\u2019espresso Roma &#8211; Bologna\npart\u00ec di colpo nello stesso modo in cui lei entr\u00f2 nello scompartimento dove io\nsedevo sola, la testa appoggiata al finestrino fra i raggi del presente e le\nombre del futuro. Lei riemp\u00ec tutto lo spazio con il suo profumo speziato, il\nsuo corpo austero, snello in un tailleur Armani color antracite. Mi colpirono i\nsuoi capelli cotonati allora di moda, il foularino color turchese attorno al\ncollo sinuoso, la spilla di pietra dura dello stesso colore sgargiante sul\nbavero sinistro della giacca e l\u2019ombretto celeste sui piccoli occhi da\ngazzella. Pos\u00f2 la valigia di pelle con un movimento lesto, si sedette sulla\npoltrona dirimpetto alla mia, inforc\u00f2 gli occhiali e si mise a leggere. Si\ncomportava come se io non esistessi. Si sentiva solo lo sferragliare del treno\nche a tratti ci cullava e a tratti ci faceva sobbalzare all\u2019unisono. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScende a\nFirenze?\u201d cercai di imbastire una conversazione. Lei poggi\u00f2 appena il suo\nsguardo su di me. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBologna\u201d rispose\nsecca e seccata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo vado a\nFirenze. Mia zia \u00e8 all\u2019ospedale in fin di vita\u201d dissi come se dovessi darle\ndelle spiegazioni. \u201cLei dove va?\u201d chiesi d\u2019istinto non so neanch\u2019io perch\u00e9. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBologna\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVive l\u00ec?\u201d\ninsistei pentendomene immediatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono di Roma.\nVado a Bologna per lavoro\u201d disse non celando una certa insofferenza. Alz\u00f2 il\ngiornale come una barricata. Non so se lo fece di proposito oppure\ninavvertitamente, ma sulla pagina che mi mostrava c\u2019era una foto che la\nritraeva accanto all\u2019immagine della copertina di un libro. Lessi il titolo\ndell\u2019articolo: \u2018Licia Marani terr\u00e0 domani una Lectio Magistralis nell\u2019Aula Magna\ndella Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Alma Mater Studiorum di Bologna. Il\nsuccesso del suo ultimo romanzo \u201cChiara e Mauro\u201d conferma il suo grande talento\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLei \u00e8 la famosa\nscrittrice Licia Marani?\u201d chiesi non riuscendo a celare il mio stupore. Abbass\u00f2\nil giornale e mi guard\u00f2 da sopra le lenti cerchiati d\u2019oro. Il suo \u2018s\u00ec\u2019 suon\u00f2\npi\u00f9 come un rimprovero che come una risposta. Segu\u00ec un lungo silenzio. Lei\ncontinu\u00f2 a leggere o a far finta di leggere, io a riflettere, o a tentare di\nriflettere. Nella testa mi frullavano tante domande. Mi sentivo piccola, d\u2019et\u00e0\ne di statura. Poi, con la sfrontatezza dei miei vent\u2019anni le chiesi a bruciapelo:\n\u201cPerch\u00e9 scrive?\u201d Non si scompose, rimase zitta per un p\u00f2, forse per decidere se\nignorare la domanda o prenderla sul serio. Per mia fortuna scelse la seconda\nalternativa. <\/p>\n\n\n\n<p>Pieg\u00f2 il\ngiornale in quattro, lo poggi\u00f2 sul sedile accanto, accavall\u00f2 le gambe e si\nraschi\u00f2 la gola. Inizi\u00f2 a parlare piano e lentamente, poi sempre pi\u00f9 forte e\nveloce, come se davanti a s\u00e9 non avesse una ragazzina impertinente, ma una\nplatea di intellettuali. Mi parl\u00f2 della sua vita, dei suoi personaggi, delle\nsue storie, delle sue fonti, delle sue abitudini di scrittrice, del suo lessico\nprediletto, persino delle sue vicende personali. Mi raccont\u00f2 di come la sua\nvita si trasferiva nella pagina bianca e diventava vera, pi\u00f9 vera di quella\nreale. Pi\u00f9 bella o pi\u00f9 brutta, non importava, ma pur sempre pi\u00f9 significativa\nperch\u00e9 fatta di emozioni palpabili, imperiture. I suoi pensieri, i suoi\nsentimenti, gli accadimenti del suo quotidiano, anche i pi\u00f9 banali, si\ntrasferivano in un mondo che esisteva solo sulla carta tramite la sua immaginazione.\nE cos\u00ec i suoi viaggi diventavano diari di viaggio, i suoi compagni di vita\ncomplici o rivali nella scrittura, i suoi incontri, anche quelli casuali,\nmateriale narrativo. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScriver\u00e0 anche\ndi questo nostro incontro?\u201d le chiesi gi\u00e0 lusingata. Mi diede un buffetto sulla\nguancia \u201cForse\u201d rispose sorridendomi per la prima volta. Lessi l\u2019insegna \u2018Santa\nMaria Novella\u2019 con sorpresa e disappunto. Presi la valigia. Mi sembr\u00f2 pi\u00f9 pesante\ndi prima. Lei non mi tolse gli occhi di dosso, ma non mi tese la mano. Disse\nsoltanto:\u201dRicordati che fra il bene e il male c\u2019\u00e8 un velo di cipolla\u201d. Scesi e\nsostai sotto il finestrino in attesa che il treno ripartisse. Ci scambiammo uno\nsguardo d\u2019intesa come due vecchie amiche. Ma lei aveva il doppio dei miei anni\ne ci conoscevamo da poco meno di tre ore. A pensarci bene, non sapeva neanche\nil mio nome. <\/p>\n\n\n\n<p>A Firenze rimasi\nappena una settimana. Dopo il funerale della zia, prima di ripartire, andai in\nuna libreria del centro, comprai tutte le sue opere, un taccuino verde con i\ngigli dorati e una matita con la scritta \u2018I love Firenze\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Al rientro a\ncasa lessi i romanzi nell\u2019ordine in cui erano stati pubblicati. Quando prendevo\nil libro in mano, lei appariva al mio fianco ed era come se me li leggesse ad\nalta voce. Presi a scrivere il mio diario sul taccuino, come lei mi aveva\nsuggerito:\u201dSolo quello che scrivi resta!\u201d La sera, prima di spegnere le luci,\naprivo una pagina bianca, scrivevo la data e l\u2019ora e poi un breve resoconto\ndella mia giornata di studentessa universitaria, di insegnante, di moglie e di\nmadre. \u201cSpegni, \u00e8 tardi!\u201d diceva mio marito, ma io non gli davo retta. <\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni di\ntaccuini sul mio comodino se ne accumularono tanti. Era come se dovessi rendere\nconto a qualcuno della mia vita. Di tanto in tanto pensavo a lei e continuavo a\nleggere i suoi libri. Quando i figli, tre avuti uno dopo l\u2019altro, erano piccoli\nregistravo nei minimi particolari i loro progressi affinch\u00e9 un giorno potessero\nleggerli: i primi dentini, le prime pappe, le prime parole, i primi passi.\nQuando ero troppo indaffarata scrivevo solo participi e infiniti. E date e dati\nche nessuno ha mai letto. <\/p>\n\n\n\n<p>I figli crebbero\npi\u00f9 velocemente di quanto immaginassi o sperassi. Andarono a vivere lontano.\nNon ebbi pi\u00f9 nulla da scrivere sui miei diari. Io e mio marito ci ritrovammo\nsoli in una casa ormai troppo grande. Dur\u00f2 poco. Una mattina non si svegli\u00f2; il\nsuo cuore si era fermato mentre dormiva accanto a me senza che io me ne\naccorgessi.&nbsp; In fondo anche in vita spesso\nnon percepivo la sua presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019anno\ndecisi di andare in pensione: non avevo pi\u00f9 voglia di raccontare la stessa solfa\na dei ragazzini a cui la storia non interessava. Io, invece, cominciai a\nnutrirmi di ricordi. Scavavo dentro il passato con la stessa solerzia con cui\nfrugavo armadi, cassetti e scaffali per liberare spazio. Trovai i miei vecchi\ntaccuini, sistemati in perfetto ordine, anno dopo anno. Li sfogliai, non\nriconobbi neanche la mia stessa grafia e li riposi con cura insieme ai vecchi\nalbum di fotografie nella speranza che, se un giorno le immagini sbiadiranno,\npotranno essere chiamati come testimoni delle stagioni andate. Chiss\u00e0 se mai\navverr\u00e0. I miei figli, i miei nipoti sono tutti proiettati verso un futuro a\ncui io non apparterr\u00f2 mai. La donna di quei taccuini adesso non esiste pi\u00f9\nanche se tutti mi dicono che ho sempre la stessa aria curiosa e impertinente. <\/p>\n\n\n\n<p>Non esco di\ncasa. La spesa e le medicine me le consegnano a domicilio e il medico viene una\nvolta al mese. Alla compagnia delle persone preferisco la lettura, le orchidee sui\ndavanzali e il mio gatto persiano. E\u2019 lui che mi sveglia la mattina quando reclama\ni croccantini. Peccato che la domenica non mi porta il caff\u00e8 come faceva mio\nmarito. La scrittura riempie le mie giornate. Non ho pi\u00f9 fatti da registrare,\nma storie da raccontare, storie che trovo dentro di me, dove si sono accumulate\nnegli anni, fantasmi che appaiono all\u2019improvviso e guidano le mie dita. Alcune\nvolte ho l\u2019impressione di scrivere sotto dettatura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho gi\u00e0 riempito cinque\nquaderni, grandi, di quelli che usavano i miei studenti delle medie. Con la mia\nvecchia stilografica anche i caratteri appaiono pi\u00f9 forti, marcati e belli. Le\nstorie che scrivo, per\u00f2, non sono belle. Sono storie in cui quel velo di\ncipolla di cui lei mi parl\u00f2 fra Roma e Firenze viene squarciato e non esiste\npi\u00f9 il confine fra bene e male, quel male che era dentro di me, tenuto a bada\nda anni di ordinaria inquietudine sotto la cappa di quotidiana banalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel silenzio\ndelle stanze vuote sento una potenza demoniaca che, se non fosse mia, mi\nmetterebbe paura. Provo un piacere demiurgico nel far nascere i personaggi che\ndiventa pi\u00f9 intenso quando soffrono o provocano sofferenza. Nella scrittura\nsono martire e carnefice, tolgo e do la vita, tradisco e vengo tradita, uccido\ne mi uccidono, condanno e perdono e pago in prima persona oppure la faccio\npagare. E\u2019 la potenza della mia immaginazione che diventa tanto pi\u00f9 forte\nquanto pi\u00f9 deboli si fanno i miei occhi e fragili le mie ossa. E\u2019 una forza che\nmi trascina in un\u2019altra dimensione al punto che perdo la cognizione del tempo e\nmi ritrovo la sera tardi ancora china fra pagine imbrattate e pagine intonse\ncon l\u2019indice e il medio della mano destra neri d\u2019inchiostro. <\/p>\n\n\n\n<p>Scrivo di\nlacrime e sangue, storie che forse nessun editore oserebbe mai pubblicare e nessun\nlettore leggere. Ma sono le mie storie, originali, tutte mie. Storie di madri\nche uccidono figli, di figli che uccidono padri, di pazzie e di rinsavimenti,\ndi carnefici, di deviati e di redenti: la suora che scappa con il panettiere,\nl\u2019imprenditore che abbandona famiglia e carriera e si rifugia in un monastero, la\nmadre che taglia la corda e scompare per sempre, uomini che sterminano la\nfamiglia, incidenti che tolgono la vita o la stravolgono tanto improvvisamente\nquanto inesorabilmente. I miei personaggi sono tutti dei funamboli: consapevoli\no ignari, camminano tutti su un filo sottile fra il qui e l\u2019aldil\u00e0, fra\nl\u2019innocenza e il peccato, fra il caso e la determinazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che\nprendo in mano la penna penso a quel velo di cipolla che lei squarcia in tutti i\nsuoi romanzi. Anch\u2019io lo faccio adesso dando corpo e sostanza a tutte quelle\npersone che si affollano dentro la mia testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho letto da\nqualche parte che lei, ormai novantenne vive in un pensionato per artisti dove\nspero che questa mia lettera la raggiunga insieme alla mia devozione e alla mia\ngratitudine. Grazie per avermi insegnato che le parole scritte ci costringono a\nguardarci allo specchio, fanno uscire le bestie tenute a bada dentro di noi\nche, una volta liberi, ormai innocui, ci fanno compagnia,. E\u2019 questa la magia\ndella scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Cordialmente,<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde\nSciarrino<\/p>\n\n\n\n<p>Marsala, 06.04.2019<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41533\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41533\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gentile Licia, chi le scrive \u00e8 quella ragazzina impertinente che riusc\u00ec a carpirle tanti segreti una mattina d\u2019autunno di&nbsp; tanto tempo fa. 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